La spiritualitá di Fratel Gabriele Taborin (1799-1864)

Fin dalla nascita al cielo di Fratel Gabriele i suoi contemporanei Fr. Amedeo e Fr. Federico dichiarano di essere stati testimoni oculari della sua teñera devozione sia alla Santa Famiglia sia alla SS. Trinitá; per quest’ultima aveva l’abitudine di ripetere molto sovente – durante la giornata – la dossologia trinitaria (Gloria) in forma di invocazione o di acclamazione, soprattutto prima di ogni azione, iniziativa, meditazione, preghiera e persino nelle perplessitá (BDF, 71-74; Vie 436-439,456).

Per Fr. Gabriele i Patroni della Congregazione – lo afferma chiaramente – sono «la Santa Famiglia e la Santa Trinitá» (L III 149): e questo il «mistero» cristiano che egli sceglie come riferimento spirituale.

L’evidenza di tutto ció viene dai molti dati documentati che si rivelano indizi convergenti a livello normativo, iconografico, eucologico e catechistico. Come dunque vive e trasmette questa duplice contemporanea devozione alle «due Trinitá»?

In primo luogo a livello normativo. Dalle Costituzioni del 1836 in poi egli esprime chiaramente che la finalitá della Congregazione e di onorare la Santa Trinitá imitando le virtú e la vita santa di Gesú. Maria e Giuseppe (CSF 19-20) nel ministero di evangelizzazione tramite l’educazione religiosa e l’animazione del culto. Questa finalitá si esprimerá anche a livello iconografico, eucologico e catechistico.

A livello iconografico basti pensare al blasone, e al timbro ufficiali dell’Istituto (CSF 120-121; NG 487) – riprodotti anche sulla medaglia cerimoniale del Superiore Generale e desiderati addirittura sui bottoni della talare -, allo stendardo (descritto nel 1844) e al labaro (presumibilmente del 1861) utilizzati nelle processioni, e alle varie immaginette: tutte queste raffigurano unite la SS. Trinitá e la Santa Famiglia. Queste immagini sono ció che si presentava davanti agli occhi dei Fratelli e di tutte le persone dei luoghi in cui essi erano presenti e che venivano a contatto con loro.

A livello eucologico si puó pensare quanto influsso possa aver avuto nelle menti dei Fratelli e nella formazione del loro orientamento spirituale: .ogni….gi.orno, al mattino (dopo la comunione – durante la Messa, culto latreutico trinitario) e alla sera recitare l’ «orazione universale alla Santa Trinitá e alla Santa Famiglia» (G 59, 188-189); con scansione triadica, recitare le lítame (da Fratel Gabriele preferite proprio per l’invocazione trinitaria iniziale) del santo Nome di Gesú al mattino, di san Giuseppe a mezzogiorno e della beata Vergine Maria alla sera (NG 272); nei vari momenti della giornata, recitare le altre preghiere caratterizzate ora dall’orientamento trinitario ora da invocazioni alla Santa Famiglia; ogni domenica. recitare l’Ufficio con l’intenzione di onorare la Santa Trinitá e la Santa Famiglia (NG 584, 276); ogni anno. celebrare solennemente, e con concorso di popolo, la festa della Santa Famiglia con la Messa e l’Ufficio propri appositamente approvati (NG 305-307). In questo modo Fr. Gabriele vuole educare e allenare i suoi Fratelli a vivere questo culto esistenziale strutturando la preghiera secondo un ritmo trinitario

Infine a livello catechistico alcune espressioni di sintesi lasciano intuire la profonditá di rapporto fra la SS. Trinitá e la Santa Famiglia. La Santa Famiglia viene chiamata (LC 48-49; ACPA 395-396; NG 305-307) «Trinitá. terrestre» quasi a suggerire che essa sia un richiamo luminoso del mistero trinitario resosi disponibile agli uomini sulla terra. Viene detto inoltre che la Santa Famiglia e «sola in relazione diretta con il Cielo» per sottolineare l’unicitá della sua relazione con la SS. Trinitá, la sua indispensabilitá all’incarnazione del Verbo e quindi la sua appartenenza all’ordine ipostatico. La Santa Famiglia viene invocata, nelle Litanie ad essa rivolte (NG 717), come «immagine dell’augusta Trinitá sulla terra» per le analogie con la SS. Trinitá nell’unione profonda e nelle relazioni reciproche delle persone (paternitá e maternitá, figliolanza e obbedienza, relazione di amore). Infine Fratel Gabriele sottolinea quanto non ci sia nulla «di piú grande, dopo

l’adorabileTrinitá,della  Santa    Famiglia» (NG 49-50) in quanto a

esemplaritá e ad efficacia di intercessione. In altre parole si potrebbe dire che Gesú, Maria e Giuseppe hanno vissuto (meriti), vivono (in cielo) e aiutano a vivere (intercessione) continuamente «alla presenza di Dio» e «nel nome e per la gloria del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».

Risulta, a questo punto, di una evidenza inoppugnabile che Fratel Gabriele abbia scelto e proposto come riferimento spirituale «la Santa Famiglia e la Santa Trinitá» unite come riferimento spirituale per sé, per i Fratelli della sua Congregazione e per tutti i beneficiari del loro apostolato. Per usare un paragone, si potrebbe dire che per Fratel Gabriele la Santa Famiglia e come un «dito puntato» che indica l’ «orizzonte» a cui bisogna volgere costantemente lo sguardo, cioe la SS. Trinitá di Dio.

Egli non coltiva una spiritualitá «nazaretana» nel senso che si limiti al periodo in cui Gesú, Maria e Giuseppe sono vissuti insieme «a» Nazareth.

Non si sofferma mai ad immaginare la loro vita familiare a Nazareth come invece fanno altri autori spirituali o Fondatori e Fondatrici dell’Ottocento.

A lui interessa la Santa Famiglia nel suo essere in passato «trinitá terrestre» e al presente «famiglia celeste» (LC 145; MCSA 149). Si tratta invece di una spiritualitá «nazarena» nel senso che fa riferimento alle loro singole persone (diremmo: Gesú di Nazareth, Maria di Nazareth e Giuseppe di Nazareth), nelle loro relazioni interpersonali (nell’unione del vincolo di famiglia) e nelle loro relazioni con Dio Trinitá.

E si tratta contemporaneamente di una spiritualitá «trinitaria» perché guarda alla Santa Famiglia «dopo l’adorabile Trinitá», nell’ottica del suo essere «unica in relazione diretta con il Cielo, Trinitá terrestre», «immagine dell’augusta Trinitá sulla terra». L’imitazione delle virtú di Gesú, Maria e Giuseppe e finalizzata ad «onorare la Santa Trinitá» cioe a fare tutto per la gloria di Dio, come hanno fatto loro.

Gesú, Maria e Giuseppe sono le persone, unite tra loro (nell’unicitá della famiglia teandrica), «immerse» nella vita della Trinitá nell’atteggiamento di accoglimento del Mistero e di dono di questo all’umanitá. Cosi i cristiani, uniti nella Chiesa: in qualitá di discepoli di Cristo vivono «immersi» («battezzati») nel mistero del Dio Unitrino e in qualitá di apostoli di Cristo sono chiamati ad «immergere» («battezzare») tutte le nazioni nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Questo insegna a guardare e a trattare ogni persona, a partire da se stessi, come creatura voluta e amata da Dio Padre, preziosa perché redenta dal sangue di Gesú Cristo e illuminata e santificata dallo Spirito Santo.

In quest’ottica trinitaria Fratel Gabriele, facendo gli auguri del nuovo anno ai suoi Fratelli, scrive loro:

«L’Onnnipotente conservera la vostra salute e voi l’adopererete, con zelo sempre crescente, per fare il bene che Dio, la societá e i Superiori attendono da voi: sarete perseveranti nella vostra santa vocazione fino alla morte; fuggirete il peccato e tutte le occasioni per commetterlo; sarete colmi delle consolazioni divine e dei sette doni dello Spirito Santo; avrete lo spirito del vostro santo stato e porterete dappertutto il buon profumo di Gesú Cristo: tutto questo vi procurerá la felicitá in questa vita e vi meriterá il Paradiso nell’altra» (LC 363).

La centralitá di Cristo si manifesta nel fatto che e proprio l’accoglienza di Gesú Cristo (che ascolta il Padre lasciandosi guidare dallo Spirito Santo) che immerge nella vita trinitaria. Per questo anche nel ministero educativo i Fratelli sono chiamati ad attuare la stessa katabasi e la stessa kenosi cheristo stesso ha realizzato nella sua incarnazione e missione salvifica: occorre «imitare la profonda umiltá e l’ineffabile caritá dell’Uomo-Dio, che ci ha insegnato ad amare i fanciulli, e a diventare piccoli e semplici come loro, annunciandoci che il regno dei cieli appartiene solo a quelli che somigliano a loro» (LC 291), coltivare «buona condotta e zelo nel portare il profumo del divino Salvatore tra i ragazzi interessanti delle nostre buone popolazioni della campagna facendoci piccoli come loro per conquistarli tutti a Gesú Cristo» (LC 144), perché «per elevare il ragazzo fino a sé occorre saper discendere fino a lui» (LC 223). I Fratelli devono fare questo ovunque: sono chiamati ad «imitare nostro Signore Gesú Cristo il quale, quando era sulla terra, insegnava nelle borgate, nei villaggi e nelle cittá, ovunque era chiamato dalla gloria del Padre» (LC 371).

E la Trinitá, Dio amore, che e sorgente di unitá nella Congregazione (e nella stessa Chiesa): «ció che contribuisce grandemente alla felicitá, alla prosperitá e alla forza di una corporazione religiosa […] e lo spirito di corpo e di famiglia. Esso trae la sua sorgente dalla caritá, e per conseguenza da Dio, che e la caritá stessa» (LC 446; cf. NG 37, 55).

E l’agire di Dio Padre che e sorgente della virtú della laboriositá e dell’autoritá educativa. E l’obbedienza del Figlio eterno che e sorgente sia della sottomissione di Gesú all’autoritá paterna-materna-divina sia dell’evangelizzazione. E l’azione interiore dello Spirito Santo che e sorgente della castitá che fa fruttificare la capacitá di amare.

In questo senso la Santa Famiglia e la Santa Trinitá costituiscono il núcleo catalizzatore che unifica ed illumina tutti gli aspetti della vita cristiana dei fedeli e religiosa dei Fratelli. Al termine di questo studio risultano ora quanto mai illuminanti e ricche di significato le considerazioni dello storico estensore della Positio e dell’ottavo consultore teologo per la causa di beatificazione e canonizzazione:

«Il rapporto fra la Santa Trinitá del cielo e la Santa Famiglia, “trinitá della terra”, e stato frequentemente sottolineato da Fr. Gabriele nei suoi scritti. Questo rapporto […] e alla base della spiritualitá dell’Istituto» (P LIV).

«Il Servo di Dio non aveva una formazione teologica sistematica, e tanto meno completa, non avendo fatto studi superiori. Ma e sorprendente notare come egli metta sovente in relazione tra loro la Trinitá Divina e la Santa Famiglia di Nazaret: mistero e nascondimento. Il suo pensiero, piú che con parole, lo esprime con immagini stampate che presentano unite la Trinitá Divina e la Santa Famiglia» (CongregatioproCausisSanctorum- Relatio et Vota… super Virtutibus, 78).

(Da: La spiritualitá nazareno-trinitaria di Frere Gabriel Taborin. Estratto, 87-90)