Presentiamo una selezione di lettere di Fratel Gabriel Taborin destinate a una lettura personale o comunitaria. Questa scelta non può essere rappresentativa dell’insieme di una corrispondenza che comprende 6719 lettere, secondo l’ultimo computo stabilito. Si tratta soltanto di qualche flash su alcune circostanze della vita di Fr. Gabriele Taborin.
Anche così, prese nel loro insieme, queste lettere offrono un panorama in ordine cronologico sui momenti più significativi del cammino del Fondatore della Congregazione dei Fratelli della Sacra Famiglia. Ho cercato di includere una certa varietà di destinatari (fratelli, autorità religiose e civili, parroci, ecc.) e anche di situazioni (scuole, parrocchie, conflitti, ecc.).
Il lettore può porsi alcune domande, la cui risposta può sfociare nella riflessione personale o in un dialogo.
– La lettera tratta di una circostanza molto concreta della vita di Fr. Gabriel Taborin, ma quali tratti della sua personalità evidenza?
– Ogni lettera ha un destinatario; posso immaginare una risposta di quest’ultimo a Fr. Gabriele? In qualche caso tale risposta esiste.
– Posso stabilire qualche collegamento, per analogia o per contrasto, con circostanze della mia vita? Quali insegnamenti o orientamenti posso ricavarne?
Il testo di ogni lettera è preceduto da una piccola introduzione che aiuta a collocarla nel contesto della vita di Fr. Gabriel Taborin e in ambiti più ampi.

Belley, 2017

Fr. Teodoro Berzal

1 : Al signor Mermet, sindaco di Belleydoux (ACS). 25-10-1826 – n. 0001
E’ la prima lettera che si conserva di Fr. Gabriele Taborin. La scrive da Ménestruel (municipio di Poncin nel dipartimento dell’Ain), dove era appena arrivato proveniente da Courtefontaine (Jura) con 5 novizi.
La lettera è rivolta a Claudio Mermet, che è stato sindaco di Belleydoux dal 1808 al 1837, con un’interruzione di tre anni (1832-1835). Fu il grande ricostruttore del villaggio dopo la rivoluzione e godeva dell’amicizia e della fiducia della famiglia Taborin, fino al punto di nominarlo esecutore testamentario di Claudio José Taborin, padre di Fr. Gabriele, che era deceduto il 6 marzo 1826 all’età di 67 anni. Il testamento, redatto tre giorni prima della morte, fa la distribuzione dei beni del sig. Taborin tra la sua sposa, Maria Giuseppina, e i suoi quattro figli. Nel testamento, come nella lettera, si fa riferimento alle camere di Gabriele nella casa familiare, una delle quali è servita da aula.
Si può notare l’elogio un po’ convenzionale di Fr. Gabriel nei confronti dei Superiori della Congregazione della Croce di Gesù. Sono gli stessi che poco dopo criticheranno severamente la sua decisione di lasciare la congregazione per proseguire il suo progetto di fondazione. È inoltre da tener presente che Fr. Gabriele assume già gli obblighi della povertà religiosa che non gli permette di disporre direttamente dei suoi beni patrimoniali.

Signor Sindaco,

La presente è per rinnovarle i miei sinceri sentimenti di affetto e di riconoscenza che le devo per tutte le considerazioni e le attenzioni che mi ha sempre mostrato, e per aver avuto la compiacenza di continuare a prendersi cura delle mie faccende, che senza dubbio saranno per lei motivo di disturbo e di problemi, nel vedere il disaccordo dei miei fratelli sui beni lasciati dal mio povero padre. Ma le chiedo per favore, signor Sindaco, che voglia gentilmente continuare ad essere il curatore dei beni che il mio stato non mi consente di gestire. Sarà ricompensato per questo, come è logico, da piccoli favori spirituali e materiali.
Ho appreso con pena che la divisione dei nostri beni non è stata completata. Temo che sia a causa dei debiti di Francesco. Di conseguenza, la prego di accelerare le pratiche di gestione e, da parte mia, la prego che obblighi i miei fratelli alla suddivisione il più presto possibile.
Dopo aver riflettuto ho deciso di tenermi le mie camere, poiché vi vedo una situazione vantaggiosa, come può vedere dalla lettera che scrivo a mia madre e che la prego gentilmente di volerle leggere al momento di consegnargliela.
Il vescovo di Saint-Claude ha unificato la nostra istituzione con quella del Rv.do P. Bochard, a Poncin, dove ci troviamo da 12 giorni. Grazie a Dio, dobbiamo rallegrarci di questo cambiamento. Abbiamo il piacere di avere superiori davvero degni di stare a capo di una Comunità così santa, conosciuta col nome di FRATELLI DELLA CROCE DI GESÙ. Per questo motivo non dovremmo lesinare sforzi al fine di trarre lezioni preziose, le uniche in grado di garantire la nostra felicità in questa vita e nell’altra.
Non entro nei dettagli sugli studi che facciamo, perché lo stato al quale siamo destinati li presuppone.Non vorrei chiudere la mia lettera senza pregarla di estendere il mio ricordo a sua moglie, come pure alla sua gentile famiglia, soprattutto al mio amico Claudio, al quale invio un abbraccio in nostro Signor Gesù Cristo. La mia stanza nella scuola rimarrà sempre a disposizione di Caterina.
Termino supplicandola di mandarmi sue notizie, e la prego di credermi, Signor Sindaco, suo umile e rispettoso servitore.

Fr. Gabriele Taborin

2 : Al P. Roland, Lons-le-Saunnier 9-10-1835 – n. 0008
Il P. Jean François Roland (1784 – 1865), sacerdote della diocesi di Saint-Claude, è stato uno dei migliori amici e consiglieri di Fr. Gabriele. L’abbondante corrispondenza in nostro possesso tra i due testimonia la fiducia reciproca. Il P. Roland era parroco a Courtefontaine quando Fr. Gabriel giunse in quella località con i suoi novizi nel 1826. Accolse con bontà e aiutò come poté la piccola comunità, ma la sua nomina a direttore spirituale del Seminario Maggiore affrettò la partenza di Fr. Gabriel da Courtefontaine.
Durante il periodo di Belmont, Fr. Gabriele gli confidò più volte le sue inquietudini e i suoi progetti. Uno di questi era che P. Roland venisse a Belmont per farsi carico della congregazione come superiore (o meglio ancora, come delegato del Vescovo).
In questa prima lettera che gli indirizza da Belmont gli rende conto della vita e delle difficoltà della nascente Congregazione e gli chiede un aiuto per consolidare la formazione dei suoi novizi. Si può notare la continuità del progetto di Fr. Gabriele da quando ha cominciato a Saint-Claude così come il cambio significativo di nome della Congregazione.

Molto amato Padre,
Nel rivolgerle la presente non faccio altro che soddisfare il desiderio del mio cuore, perché davvero sono ansioso di ricevere sue notizie e comunicarle le mie, ciò che avrebbe già dovuto essere fatto anni addietro. Sono mortificato per questo ritardo; la prego di scusarmi e creda che, nonostante questo prolungato silenzio, l’ho ricordata al Signore. Come sarebbe possibile dimenticare, non fosse per un istante, un padre così buono e amorevole con me?
Sono a Belmont da sei anni; ho comperato a credito, e con le risorse della Provvidenza, una bella casa, nella quale ho aperto un internato per giovani; tutto ciò mi ha permesso di continuare l’opera iniziata nella diocesi di Saint-Claude, come può vedere dal prospetto che le accludo e che le mando volentieri perché so di farle cosa gradita. Il nostro santo Vescovo è dalla nostra parte, ci aiuta economicamente per l’ampliamento della nostra casa, ci ha già chiesto due Fratelli per il Palazzo Vescovile di Belley e gliene manderemo altri due per Tutti i Santi. Ci chiedono Fratelli da tutte le parti ma, essendo ancora in pochi, non possiamo aprire nessuna casa per quest’anno. Il Signore sembra ricompensarmi delle prove che ho dovuto subire durante una decina d’anni per rimanere fedele alla mia vocazione iniziale e per fondare una Società utile. Siamo in casa nostra, il numero di associati cresce ogni giorno grazie allo zelo con cui il nostro degno e venerato Vescovo ci protegge e raccomanda la nostra Società. È la stessa di Courtefontaine, ma per l’avvenire ci saranno anche Fratelli conversi per ospedali e la cura dei malati e dei prigionieri. Abbiamo preso il nome di Fratelli della Sacra Famiglia. Il nostro abito è quello dei “clercs”, senza collarino ma con una croce. Avremmo bisogno per il momento di un buon maestro dei novizi e di un professore di latino. Le saremmo molto grati se potesse mandarcelo per l’inizio del corso. Il Signore la ricompenserà. È vero che abbiamo due cappellani in casa, ma gli impegni non permettono loro di dedicarsi all’insegnamento. Credo che nel suo seminario o nella Scuola Normale di Courtefontaine si potrebbero trovare; ma li riceveremo solo se si uniscono alla nostra società della Sacra Famiglia. Vorremmo sempre averla come Superiore della nostra Società. Il nostro santo Vescovo ne sarebbe contento e noi al colmo della felicità, ma non ci meritiamo ancora questa grazia del cielo. Tre settimane fa sono andato a Bourg, avevo pensato di passare a vederla. Ho appreso con rammarico, per mezzo di una Sorella della Carità, che lei non era a Lons-le-Saunnier. Non perdo la speranza di vederla, lo farò appena mi sarà possibile. La prego di volermi comunicare sue notizie appena potrà e inviarci candidati per la nostra Società; con ciò si farà creditore, in maniera speciale, della nostra gratitudine.
Le rinnovo i miei sentimenti di rispetto, riconoscenza e affetto con i quali mi dichiaro, Rv.do Padre, suo umile e attento servitore.

3 : A Sua Maestà il Re dei Francesi. 01-07-1836 – n. 0043Il

Il “Re dei Francesi” (lui stesso preferiva chiamarsi così, piuttosto che re di Francia) era Luigi Filippo di Orléans. Era succeduto sul trono a Carlo X, ultimo re della dinastia Borbone. Regnerà dalla Rivoluzione del 1830 fino alla Rivoluzione del 1848. Per la Francia fu un periodo di industrializzazione e di espansione coloniale. Luigi Filippo come capo del governo si mostrò riservato e prudente e manifestò un grande attaccamento al potere. Contava sul sostegno sociale della borghesia e il vantaggio di un periodo di crescita economica. In politica estera cominciò ad avvicinarsi alla Gran Bretagna per porre fine alla rivalità franco-britannica nel Mediterraneo e in Spagna. Avviò anche un ravvicinamento all’Austria perché il suo regno guadagnasse il rispetto dei paesi autoritari.
Durante il suo regno molte delle congregazioni religiose fondate in Francia dopo la rivoluzione ottennero il riconoscimento giuridico. Fr. Gabriele invia al re questa lettera, che è quasi solo come un biglietto di presentazione, per fargli conoscere l’esistenza e lo scopo dell’opera che stava cominciando e per chiedere il suo aiuto e la sua protezione. Come è solito fare quando si rivolge alle autorità civili, Fr. Gabriele sottolinea la finalità sociale del suo progetto di fondazione.

Belmont, 1° luglio 1836

Maestà,
Gabriel Taborin, il più rispettoso, fedele e devoto dei suoi sudditi, osa presentare la sua richiesta presso il trono di Sua Maestà.
Da sette anni il suddetto Taborin esercita legalmente, con zelo e successo, le funzioni di maestro di istruzione primaria a Belmont, dove ha il suo domicilio.
Proprietario di una casa destinata al bene pubblico denominata Opera della Sacra Famiglia la cui finalità è di formare uomini che, sottoposti alle leggi civili ed ecclesiastiche, andranno nelle parrocchie a richiesta delle autorità, per esercitare le funzioni di maestri di scuola, catechisti, “Clercs” , cantori e sacrestani. Alcuni di loro saranno inviati alle prigioni per curare i prigionieri; inoltre il summenzionato Taborin ospita in casa un asilo gratuito per bambini abbandonati e orfani poveri. Intende in tal modo preparare per la società una generazione che risplenda per l’onore e l’onestà, pronta ad ogni sacrificio per il suo Dio, il suo re e la sua patria.
La casa del sottoscritto, riconosciuta dal Consiglio reale, che autorizza il nominato Taborin a ricevere alunni pensionati, è divenuta molto piccola per accogliere tutti gli alunni che si presentano e che sono destinati alle funzioni suddette, e si trova nella necessità di un ulteriore ampliamento.
Le spese per questa buona opera sono stimate, secondo i disegni e i bilanci, in 12.000 franchi. Tali spese per la nuova costruzione sono considerevolmente superiori alle possibilità del sottoscritto che, avendo consacrato i suoi beni, i suoi talenti e la sua persona all’istituzione che dirige, non vede altra forma, Eccellenza, che quella di rivolgersi con fiducia a Sua Maestà per ottenere i mezzi necessari per ampliare la casa suddetta.
Se Sua Maestà si degna di fare un accertamento al riguardo, riconoscerà che le urgenze del sottoscritto sono pienamente fondate, e la sua istituzione ispirerà l’interesse di Sua Maestà, di cui, con il più profondo rispetto, mi professo il più fedele, sincero e docile dei sudditi.

4: A Francesco Poncet, Saint-Claude. 16-11-1836 – n. 0057
Francesco Poncet era cugino e buon amico di Gabriel Taborin. Quando questi stava cercando il modo concreto di vivere la vocazione religiosa, alla quale si sentiva chiamato dall’adolescenza, andò a Lione per cercare una comunità. Francesco Poncet lo accompagnò in questo viaggio perché condivideva i suoi ideali. E quando poco dopo lasciò il posto di cameriere del Vescovo di Saint Claude Mons. di Chamon per fondare la comunità dei Fratelli di San Giuseppe, fu Francesco Poncet che lo ha sostituì, rimanendo in questo posto per più di 20 anni. Si mantennero in contatto per molto tempo grazie a una corrispondenza segnata sempre da rispetto e amicizia.
Quando morì Fr. Gabriele, Francesco Poncet inviò una lunga testimonianza su di lui, raccontando a suo modo alcuni fatti della vita del giovane Gabriele e dei primi passi della fondazione. In questa lettera, scritta in occasione del decesso della Madre di Francesco, possiamo apprezzare un panorama sull’andamento della nascente Congregazione di Fr. Gabriele e il riferimento a persone ben note e molto stimate da entrambi in Saint-Claude.

Mio caro e intimo amico,
Vi è un po’ di negligenza da parte sua nel darmi sue notizie. Quanto a me, il mio stato non mi consente di dedicarmi a me stesso e a taluni amici come lei che ricordo con particolare affetto. Spesso sento amarezza pensando che i miei amici credono che li dimentico visto che non scrivo loro, come richiede l’amicizia e la riconoscenza, ma è il tempo che mi manca molto più della volontà. Farvi l’elenco delle miei occupazioni quotidiane sarebbe troppo lungo; inoltre, mi vedo costretto a muovermi da un posto all’altro per gli affari della Congregazione. Ho aperto quest’anno numerose case: Belley, Seyssel, Chambéry, dove ho dovuto fermarmi per un certo tempo; per questo è solo da dieci giorni che ho ricevuto la sua lettera. Ho trascorso anche tutta la Quaresima a Lione, dove ho fatto una colletta il cui fine vedrà spiegato nella nota allegata.
Mi avrebbe fatto molto piacere poter parlare un po’ con lei nel nostro povero e piccolo monastero che Dio attualmente benedice. Nel visitare il nostro venerato Vescovo, con il quale mantengo eccellenti relazioni, mi sarebbe piaciuto incontrarlo e presentargli il mio umile ossequio. Spero di essere più fortunato in altra occasione, è ciò che desidero ardentemente. Sia lei l’interprete dei miei sentimenti presso il buono e venerato P. Desrumeaux; ma ciò che è differito non è perduto. Gli riferisca pure che ci sarà un gran carillon nel convento di Belmont quando verrà il prossimo anno. Sua figlioccia, la campana, unirà la sua voce argentina alle nostre per cantarle un inno di riconoscenza.
Non dimenticherò mai il buono e preparato canonico Girod; anche a lui presenti i miei rispettosi saluti e il mio vivo e sincero ringraziamento per tutto il bene che mi ha fatto.
La vita santa e le lunghe sofferenze della sua buona madre ci consentono di sperare che sia nell’eternità beata, dopo le miserie di questa vita. Ho unito e unirò le mie preghiere alle sue per il suo riposo eterno. Consoliamoci nel Signore per le nostre pene e per la perdita dei nostri genitori, parenti e opere; la nostra vita è seminata di miserie, ma saremo beati e saggi se cerchiamo di vivere ogni giorno nello stato in cui desideriamo trovarci nell’ora della morte. Dobbiamo sperare che Gesù, per intercessione della sua santa Madre, ci conceda questa grazia e quella di arrivare un giorno a riunirci con i nostri genitori, amici e compaesani in cielo. Caro amico, uniamo le nostre preghiere affinché sia così. Con questi sentimenti ispirati dalla fede, la prego che mi creda suo sincero, fedele e affettuoso compaesano e amico.

5: Al sig. Giacomo, padre di Fr. Bernardo 25-05-1837 – n. 0072
Questa lettera è la risposta di Fr. Gabriele a una lettera che ricevette dal padre del giovane Luis Bernard Jacob in data 19 maggio 1837 in cui, tra le altre cose, dice: “Con gioia le dichiaro, Signore, che sono disposto e ben preparato a fare tutti gli sforzi che possono contribuire all’ammissione di mio figlio nella sua Sacra Famiglia; mi considero molto felice nel sapere che si è unito a questa istituzione; io esclamerei con il padre di famiglia: “Mio figlio era perduto, ed è stato ritrovato”. Mia moglie è dello stesso parere. Sì, faremo tutto il possibile per contribuire alla sua felicità.” Come altre dello stesso genere, questa lettera è una testimonianza del rapporto, non sempre facile, che il Superiore della Congregazione intratteneva con le famiglie dei Fratelli e sul ruolo importante di queste ultime nel discernimento vocazionale dei figli.
Luis Bernard Jacob nacque a Vésenaz (dintorni di Ginevra) nel 1819, fece la sua prima professione con il nome di Fr. Bernardo nel 1838 insieme ad altri 11 Fratelli. Lavorò come maestro a Seyssel e La Rochette e uscì dell’Istituto nel 1840, dopo il ritiro annuale di Belley. La corrispondenza di Fr. Gabriel non permette di stabilire le cause per cui ha lasciato l’Istituto. Dopo essere uscito, rimase per qualche tempo nel convento dei Cappuccini a Chambéry, da dove scrisse una lettera nella quale chiede con insistenza a Fr. Gabriele di tornare di nuovo in Congregazione, ciò che mai avvenne.

Stimato Signore,
Con vero piacere ho ricevuto la Sua lettera, attesa da molto tempo. Essa ha portato molta gioia al mio cuore, come la porterà senza dubbio a suo figlio quando gliela avrò fatta conoscere. Quando mi presentò suo figlio nella nostra casa, non potevamo ammetterlo senza esserci informati sulla sua condotta e la sua famiglia. Le informazioni ricevute dall’ ecclesiastico di Savoia sono state molto soddisfacenti e vedo, dalla sua lettera e dalla buona condotta di suo figlio, che non sono stato ingannato.
Dopo esserci assicurati dei pii sentimenti di suo figlio e della sua vocazione, lo abbiamo ricevuto e non possiamo che rallegrarci della sua entrata nella nostra Congregazione. Da qualche mese ha vestito solennemente il nostro abito religioso e, attualmente, è in una parrocchia importante dove abbiamo un’opera di cui gli è stata affidata la direzione. La scuola primaria che dirige con altri due religiosi è molto numerosa. Fa bene il suo lavoro. Ne siamo molto contenti, come anche i signori parroci, i vicari e la popolazione dove è destinato. Confidiamo che perseveri nella sua vocazione e che continui a lavorare per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. I buoni sentimenti che lo animano mi danno questa speranza. Non vi dimentica, ne sono sicuro, nelle sue preghiere, benché abbia pensato di essere stato totalmente dimenticato. Questo buon Fr. Bernardo, questo è il suo nome in religione, sarà molto contento quando gli avrò comunicato le sue notizie, che ormai non si aspettava più.
Le abbiamo chiesto per la sua ammissione 750 franchi e il corredo, è ciò che chiediamo a tutti. Ha portato solo il corredo. La prego mi faccia pervenire quanto prima possibile la quantità prescritta, o per lo meno una parte. Siamo nel bisogno e gliene saremo molto grati. Sono tranquillo sapendo che si è fatto carico degli arretrati di suo figlio, cosa che mi preoccupava assai. Ha fatto una buona opera. Il Signore che è così buono non lascerà senza ricompensa questo gesto e quanto ha fatto per suo figlio che ha la ferma determinazione di seguire i consigli evangelici nello stato religioso.
E’ possibile che nel corso di questa estate o il prossimo autunno abbia l’onore di conoscere personalmente lei e la sua degna famiglia, in quanto devo andare a Ginevra per affari. Nell’attesa, riceva la certezza dei miei sentimenti di rispetto e di stima con i quali la saluto come suo umile e devoto servitore.

6: A un Fratello 19-07-1837 – n. 0077
Fr. Gabriele era molto discreto quando si trattava della corrispondenza con i Fratelli. Vi sono molti casi in cui nel registro è indicato il nome dell’interessato, ma in altri no, come nel caso di questa lettera. Si potrebbe forse cercare di sapere di quale fratello si tratta (se ci fosse un qualche interesse in questo) perché le comunità al di fuori Belmont nel 1837 erano solo tre: Belley, Seyssel e La Motte Servolex, e i Fratelli 8. All’inizio e alla fine della lettera si accenna a Fr. Joseph Doublier (1777-1855), uno dei primi Fratelli e uomo di fiducia di Fr. Gabriele.
La lettera è un insieme di avvertimenti e consigli a un Fratello che aveva commesso alcune mancanze. Fr. Gabriele era particolarmente sensibile alle assenze dalla Comunità non autorizzate. Oltre ai consigli dettati dalla propria esperienza e autorità, Fr. Gabriele fa riferimento a due libri: l’Imitazione di Gesù Cristo e la Regola, dove l’interessato è invitato a trovare le motivazioni per un buon comportamento. Come seguito della comunicazione stabilita per lettera si invita il Fratello in questione al dialogo diretto con il suo superiore e non tramite terzi.

Caro Fratello,
Non ho bisogno che Fr. Joseph o altre persone fungano da tramiti per mettermi al corrente sulla sua persona. La conosco da tempo, caro amico, e so come devo procedere nei suoi confronti.
Dovrebbe sapere che conosco meglio di qualsiasi altro le debolezze umane e che chiudo gli occhi di fronte a molte cose; ma vi sono alcune colpe frutto di malizia che non si scuserebbero in un libertino e, a maggior ragione, in un religioso o in una persona che indossa l’abito clericale.
Fa molto bene a riferirsi all’Imitazione di Gesù Cristo. Sì, caro Fratello, quando pratichiamo bene ciò che questo santo libro ci prescrive, compiremo tutti i nostri doveri verso Dio, verso noi stessi, verso il prossimo e coloro che ci sono affidati. Non daremo scandali né in parole, né in atteggiamenti né nelle nostre azioni e resteremo fedeli alla nostra vocazione e agli impegni religiosi assunti.
Non abbiamo cambiato nulla alla nostra Regola, se non l’aggiunta, per validi motivi, che i Fratelli non possono assentarsi neanche un solo giorno dalla casa, senza autorizzazione del Superiore principale. Segua dunque questa norma, essa la condurrà alla sola felicità vera che è la santificazione e la proteggerà da ogni critica.
La invito a non picchiare né maltrattare gli alunni, per evitarle personalmente situazioni sgradevoli di cui non conosce la portata e che non valuta a sufficienza, impegnandosi invece a rispettare i suoi obblighi. Nonostante tutto le rinnovo la sicurezza del mio sincero affetto.
Caro fratello, mi sarebbe piaciuto vederla al posto di Fr. Joseph e non avrebbe fatto altro che il suo dovere venendo, perché glielo avevo raccomandato per valide ragioni, ma poiché ha paura di venire, verrò io da lei la settimana prossima, se posso al mio ritorno da Bourg. Non tolleri che si dicano parole sconvenienti in sua presenza, andate d’accordo, perché le cose vadano ogni giorno meglio nella sua istituzione e prenda i mezzi perché l’opera non decada per causa sua. Tutto il negativo ricadrebbe su di lei. Sia un buon religioso sempre, si rispetti e si faccia rispettare e attirerà benedizioni. Osservi la Regola in tutti i suoi punti; in questo modo persevererà nella sua vocazione e si guadagnerà le benedizioni del Signore e la stima di tutti.
La abbraccio e le rinnovo la mia amicizia e il mio sincero affetto

7: A Mons. Devie, Vescovo di Belley 08-07-1838 – n. 0101
Fr. Gabriele doveva essere abbastanza deluso quando scrisse questa lettera al suo Vescovo. Dopo un’attesa di quasi due anni, i due quaderni voluminosi che aveva affidato a Mons. Devie con la Regola manoscritta della Congregazione per chiedere l’approvazione episcopale, erano stati ridotti a 30 brevi articoli e inoltre il dossier che gli aveva inviato il canonico Robert non conteneva l’approvazione richiesta. Fr. Gabriel allude solo a quest’ultima circostanza e chiede con umiltà ma con fermezza a Mons. Devie che dia l’approvazione promessa. Il risultato di questa lettera è stata la piena approvazione firmata nel Seminario Maggiore di Bourg-en-Bresse il 15 agosto 1838. Oltre a questa Fr. Gabriel nell’edizione stampata della Regola della Congregazione sotto il titolo di ‘Guida dei Fratelli della Sacra Famiglia’, ha introdotto cinque regolamenti sui vari aspetti della vita e attività dei Fratelli, più il libro di preghiera della comunità. L’approvazione di Mons. Devie che figura in capo al libro si estende agli “Statuti e Regolamenti della Congregazione della Sacra Famiglia”. Bisogna inoltre aggiungere che Mons. Devie ha finanziato il costo della stampa.

Monsignore,

Ho l’onore di informarla che il P. Robert mi ha inviato il quaderno con gli Statuti che Sua Eccellenza ha voluto gentilmente esaminare e che, a quanto pare, ha ritenuto appropriati ma mi ha rattristato alquanto non trovare l’autorizzazione promessa, senza la quale gli Statuti sono un corpo senza anima. P. Robert mi dice che Lei gli aveva promesso di approvarli con il suo nome. Ma non essendo P. Robert autorità riconosciuta, la sua approvazione sarebbe considerata nulla per il pubblico e soprattutto agli occhi di Mons. Arcivescovo di Chambéry e di Sua Maestà il Re di Sardegna, ai quali mi propongo di sottoporli per ottenere la loro approvazione, vantaggiosa sotto vari aspetti.
Così, Monsignore, mi permetto di pregarla umilmente di tener fede alla parola e concedere l’autorizzazione che le chiedo a nome della nostra piccola Società che si è formata sotto la sua tutela e i suoi saggi consigli e che è sempre stata sostenuta e protetta da sua Eccellenza. Sì, Monsignore, Sua Eccellenza si è dimostrato costantemente nei nostri confronti come il migliore e più delicato dei padri; voglia continuare ad esserlo sempre per il bene che può fare alla nostra Istituzione. Venga incontro ai nostri desideri accordandoci ciò che chiediamo forse troppo insistentemente. Stimolati da questo, intensificheremo il nostro zelo accrescendo così il desiderio che abbiamo di affidarci al Signore con i voti e di prometterle obbedienza.
Ho promesso a Sua Eccellenza di presentarle il Regolamento che il Signore sembra avermi ispirato, che determina i nostri esercizi di pietà, come pure ciò che ci servirà da guida e stabilirà l’uniformità nelle nostre scuole. Avrò il piacere di presentarglielo a Bourg nei prossimi quindici giorni perché dia loro più forza con la sua approvazione che, ripeto, è assolutamente necessaria per rafforzare la nostra piccola Società e per svilupparci in Savoia, che ci offre possibilità maggiori della nostra Francia.
Ho l’onore di professarmi, con profondo rispetto e vivo ringraziamento, umile e obbediente servitore di Sua Eccellenza.

8: Ai Fratelli della Sacra Famiglia 08/09/1838
L’introduzione che Fr. Gabriele scrisse alla prima edizione della Guida è in forma di lettera indirizzata a tutti i Fratelli ai quali dedica il libro. Il primo paragrafo è naturalmente di ringraziamento e riconoscimento per il ruolo fondamentale di Mons. Devie nella fondazione della Congregazione.
È sorprendente l’affermazione di Fr. Gabriele dove dice che sta pensando seriamente a una regola di vita   “da più di venti anni”, il che ci riporta ai suoi ultimi anni di Belleydoux. La maturazione della sua vocazione, comportava già anche una forma di vita espressa in una regola?
Scrivere la regola di vita di una Congregazione può essere una creazione personale ma, essendo destinata ad essere vissuta in Comunità da persone che, pur unite da una stessa vocazione, presentano caratteristiche diverse, la sua redazione esige un dono particolare di saggezza pratica e di equilibrio. Come è normale, l’esortazione a vivere secondo la Regola occupa un posto importante nel testo della lettera.
Uno dei paragrafi della lettera (“In verità la nostra professione non ha nulla di attraente secondo il mondo …”) esprime per la prima volta questo contrasto tra la mentalità mondana e il cammino del Vangelo, tra la sublimità della vocazione del Fratello e l’umiltà e la semplicità delle sue attività, tema che il fratello Gabriel tornerà a ribadire in diverse altre occasioni.

Belmont, 8 settembre 1838.

Carissimi e stimati Fratelli,

Già da tempo mi chiedevate con insistenza la Guida che contiene i nostri Statuti, i Regolamenti, il Cerimoniale e il Libro di Preghiere del nostro piccolo Istituto. Finalmente le nostre attese sono state colmate. Vi dedichiamo oggi questo bellissimo libro a nome di Mons. Devie, Vescovo di Belley e primo Superiore del nostro Istituto. La fondazione della nostra casa e la nostra consacrazione alla vita religiosa si devono, in effetti, alla dedizione e alla grande pietà di questo degno e venerato Presule. Siamone riconoscenti a Dio, cari Fratelli, e preghiamolo perché ci conservi questo padre comune.
Le regole contenute in questo libro sono state, da più di venti anni, oggetto delle nostre più serie riflessioni. Dopo aver verificato, per esperienza, che tutte esse sono facili da praticare, ve le abbiamo consegnate prima manoscritte e abbiamo più volte chiesto la vostra opinione su di esse. Tutti avete risposto che le amavate e che eravate fermamente disposti a osservarle per tutta la vostra vita; lo prometteste anche davanti all’altare il giorno della vestizione del santo abito della Congregazione.
Non osando contare solo sulle nostre deboli luci e non volendo intraprendere nulla senza i saggi consigli di Monsignor Vescovo di Belley, Presule così pronto ad incoraggiare le pie iniziative come a portarle lui stesso a termine, abbiamo sottoposto alla sua approvazione i presenti Statuti e Regolamenti con il desiderio di attenerci solo alla sua decisione, che abbiamo sempre considerato come quella di Dio stesso. Lui, dopo averli letti con una scrupolosa attenzione, li ha autorizzati, come potete vederlo.
Una mano più abile avrebbe reso senza dubbio più piacevole e più interessante la lettura di questo libro. Ma non è stato scritto per le persone del mondo né per i saggi, ma per voi e per me e per i semplici e poveri di spirito che saranno chiamati a seguire i consigli evangelici, associandosi alle nostre pesanti ma lodevoli funzioni.
Convinciamoci, cari Fratelli, della portata degli obblighi che ci siamo imposti. Sono grandi, in effetti, questi doveri, ma non rimarranno senza ricompensa davanti a Dio, se li adempiamo con spirito di fede. Siccome siamo destinati per le nostre funzioni a vivere in mezzo al mondo, molti sono i pericoli che in esso ci attendono. Il nemico della nostra salvezza non ci lascerà in pace e utilizzerà ogni sorta di stratagemmi per perderci, ma noi lo vinceremo se ci rafforziamo nella pietà e nei buoni principi che ci sono stati   insegnati e, soprattutto, se seguiamo fedelmente le regole della presente Guida.
Ricevetela, dunque, cari Fratelli, con sottomissione e rispetto, perché produca un totale cambiamento in noi e mantenga l’uniformità in tutti i nostri centri. Leggiamola con spirito di semplicità e con un sincero desiderio di conoscere i nostri doveri; è questo il mezzo per una lettura fruttuosa e per contribuire seriamente alla nostra santificazione e a quella degli altri.
In verità la nostra professione non ha nulla di attraente secondo il mondo né offre vantaggi personali; non ci aspettiamo di arricchirci o di diventare famosi; ci aspetta invece un vita di lavoro monotono; avremo spesso come unica ricompensa la critica e l’ingratitudine; saremo continuamente sottoposti all’obbedienza; non avremo nulla in proprio; moriremo ai nostri gusti e alla nostra volontà; vivremo nel mondo senza prendere parte ai suoi piaceri; sacrificheremo libertà, gioventù, talenti, salute e la vita stessa per essere utili al prossimo; infine, ci esauriremo in sacrifici neppure rilevati dai beneficiari, lavoreremo per gli uomini senza poter sperare ricompensa alcuna in questa vita. Ma, cari Fratelli, noi tendiamo a qualcosa di molto più prezioso; ci proponiamo di rendere gloria a Dio, di salvare le anime e di santificare noi stessi, odiando il peccato e facendolo odiare, amando Dio e a facendolo amare laddove i nostri superiori vogliano inviarci, e, in tal modo, otterremo il tesoro inestimabile della felicità eterna.
Coraggio, perciò, cari Fratelli! Se è vero che costa un po’ vivere da buoni Fratelli della Sacra Famiglia, sarà molto confortante morire da predestinati.
Con l’aiuto della grazia anche noi faremo la nostra parte per essere i primi a praticare le Regole del nostro Istituto, nel quale ci siamo impegnati in modo irrevocabile.
Conoscendo la vostra buona volontà, speriamo che tutti gareggeranno in generosità per fare il bene e attirarci così sempre di più la protezione di Gesù, Maria e Giuseppe, nostri santi Patroni e Protettori.
Con questi profondi sentimenti potete credermi sempre il vostro devoto e premuroso Fratello,

Fratel Gabriele

Belmont, nella nostra prima Casa di noviziato, l’8 settembre 1838.

9: A Fr. Agostino Richard, Direttore, Seyssel 17-12-1839 – n. 0201
Il Fr. Agostino Richard nacque a Bourget (Savoia) nel 1815 e fece la sua professione religiosa a Belmont nel 1839. Nel corso della sua vita fu in numerose comunità dell’Istituto in qualità di educatore e molte volte di direttore. Partecipò al primo Capitolo Generale e a tutti i successivi fino alla sua morte. Morì a Belley nel 1896.
La lettera che Fr. Gabriele gli scrive quando era direttore a Seyssel (ACS) riflette molto bene la buona relazione esistente tra i due e al tempo stesso tutto il ventaglio della problematica della Congregazione all’epoca finale di Belmont: le relazioni con le autorità locali e tra i Fratelli, l’ambiente educativo di una scuola primaria, i problemi di vita religiosa e quelli economici, lo spettro del servizio militare che incombeva sui giovani fratelli, ecc. Fr. Gabriele coglie l’occasione per dargli alcuni buoni consigli spirituali e per ricordargli i motti della Congregazione: “Stato di grazia, Umiltà, Preghiera” e “Dio, Regola e Superiore”.

Belmont, il 17 dicembre 1839.

Carissimo Figlio,

Ho ricevuto la sua lettera con tanta gioia; era da molto tempo che la stavo aspettando. Avrei voluto che mi fornisse ulteriori dettagli sulla nomina di Fr. Joseph (Doublier). Mi dice solo che i suoi documenti sono stati inviati a Belley per la nomina, ma avrei voluto sapere, come avevo chiesto, se i documenti che ho preparato qui per Fr. Joseph sono stati accettati dalle autorità di Seyssel, oppure se è stato necessario prepararne altri, se hanno accettato di firmare il certificato di buona condotta per il tempo in cui il Fratello è rimasto a Seyssel, se il Consiglio Comunale ha promesso di riceverlo come maestro comunale e se si è inviata a Belley la documentazione necessaria a tal fine. Ci tengo molto a conoscere nei dettagli tutto ciò.
Mi dica anche se, da quando mi ha scritto, il Sindaco le ha restituito il Regolamento e se lo ha firmato, come si sperava e, se non lo avesse ancora fatto, vada a chiedergli che lo faccia. Questo documento le sarà più utile di quanto immagini; cerchi dunque DI ottenercelo bene in regola; cioè che sia firmato dai membri del Consiglio Comunale di Seyssel, con il timbro del comune; è possibile che lo si faccia stampare, ma deve fare attenzione a che non si cambi nulla.
Per quanto riguarda la scuola per adulti, le lascio la libertà, caro fratello, di farla gratuitamente; senta tuttavia il parere del buon Fr. Joseph.
Sono d’accordo che tutte le sere riuniate i quattro sorveglianti; ne farete degli amici, come di tutti quelli che vi frequentano. Farebbe una buona opera, se potesse ispirare in loro il gusto per il nostro santo stato.
Mi piace che faccia marciare gli allievi per strada in fila per due, e che siano molto più rispettosi di prima nei luoghi santi: benedetto sia Dio, caro fratello; ecco i frutti della sua missione; benedico per questo il Signore e spero che siano sempre più abbondanti. Avrà in tal modo tutta la gloria in questo mondo e il merito davanti a Dio.
Il nostro sarto sta preparando la tonaca del caro Fr. Joseph; penso che sarà confezionata con l’intenzione di accontentare questo buon Fratello; questa tonaca costa 48 franchi, ci rimborserà l’importo appena le sarà possibile.
Le invio dei buoni che ho fatto stampare per stimolare gli alunni delle nostre scuole; non dimentichi che sono uno strumento importante per incoraggiare gli studenti e i genitori; aggiunga un premio maggiore e li distribuisca come prescrive la nostra regola; avrebbe di che rammaricarsi più tardi se non facesse uso di questi piccoli incentivi che hanno più successo nelle città che nelle campagne; il totale di questi biglietti è di 4 franchi.
L’Esame di coscienza e le Meditazioni, che le ho inviato da quando è a Seyssel, costano – credo – 8 franchi. Spero, caro Fratello, che la sua istituzione ci rimborsi debitamente tali spese che abbiamo anticipato, e il cui totale è di 60 franchi, compresa la veste di Fr. Joseph. Non dimentichi questa nota.
I 50 franchi che il sig. Carrel deve per la frequenza dell’anno scorso, sono da mandare alla nostra Casa-Madre. La prego che ce li faccia avere non appena questo signore ve li avrà versati. Se ce li potesse far pervenire insieme gliene saremmo grati poiché ne abbiamo veramente bisogno in questo momento; il sig. Parroco di Seyssel vi darà il buono che ha nelle sue mani.
Fr. Antelmo (Lavalette) ha ricevuto oggi 15 la sua cartolina, deve essere a Bourg il 6 gennaio; contro ogni speranza, spero che Dio ce lo faccia ritornare e, a tal fine, ordino che facciate dire la sera e la mattina un Padre nostro e un’Ave Maria nelle vostre scuole, senza dirne tuttavia agli alunni il motivo; perché non voglio che si sappia che i Fratelli sono partiti; ho ordinato le stesse preghiere in tutte le nostre case fino all’Epifania. Questa storia mi infastidisce assai e, per stare in tema, anche il povero Fratello Maurizio (Beaudé) è proprio malconcio; temo che abbia l’itterizia; ha dovuto fare uno sforzo eccessivo per scrivere quello che gli dettavo, credo che i medicinali lo obblighino a stare a letto.
Sono molti gli esterni che vengono ora; pregate per noi, voi a cui è toccata la parte migliore. Sono estremamente contento della buona armonia che esiste tra lei e Fr. Joseph. Non può essere altrimenti quando si è generosi e si ha lo spirito del nostro stato, come l’avete voi. Mi fa molto piacere anche che siate contenti del buon Guillot; l’ho sempre considerato un buon giovane; sono persuaso che non si metterà contro di voi; ditegli anche parole di amicizia da parte mia, e presentate i miei ossequi al sig. Parroco; poi fatevi ben pagare ciò che vi corrisponde per il servizio della chiesa; nelle città si paga il maestro-cantore; mi sembra che la parrocchia potrebbe inserire qualcosa per voi nel suo bilancio.
Esercitate bene i vostri allievi sul sistema metrico, e datemi spesso notizie di come vanno; desidero ardentemente visitarvi, ma lo farei più volentieri se non mi toccasse attraversare la città.
Non appena il sig. Parroco riceve l’ Ordo del 1840, pregatelo che ve lo mostri perché vediate la nota relativa alla nostra Istituzione che Monsignore ha voluto aggiungere.
Quando l’ispettore passerà, non tema di illustrargli la necessità di sistemare le aule scolastiche e la vostra casa, soprattutto se vi è speranza che Fr. Joseph sia nominato maestro comunale.
Non occorre raccomandarle che faccia tutto meglio che può. Vi considero due persone che cercano solo il bene. Vi sono alla fine dell’anno alcune visite di circostanza alle quali non potete sottrarvi; andate entrambi; Fr. Joseph è nuovo, ha così l’occasione di incontrare le più importanti personalità di Seyssel.
Il buon Fr. Maurizio vuole esprimere qui i suoi sentimenti di amicizia; sono lieto di permetterglielo, pregandovi di raccomandare la sua salute a Dio. ll sig. Parroco di Avressieux, avendo saputo della morte del nostro Fr. Francesco (Dugnat), ha celebrato un funerale solenne per il riposo eterno del Fratello, invitando i suoi parrocchiani e i Fratelli di Pont a parteciparvi; gli sono veramente grato per questo.

Tutti le nostre case vanno bene, grazie a Dio. Fr. Clemente (Plattier) mi ha scritto una lettera ammirevole; è totalmente dedito al suo lavoro (in Sornay). Se entro in questi dettagli è perché la ritengo sempre molto vicino a me e sempre coinvolto nella Gestione della nostra Società. Penso che non si infastidirà per questo piccolo dettaglio di apprezzamento e per la stima che nutro nei suoi confronti.
Bene, caro Fratello, concludo ricordandole questi santi motti di un buon Fratello della Sacra Famiglia: “Stato di grazia, Umiltà, Preghiera” e “Dio, Regola, Superiore”.
Sì, caro figlio; ricordi spesso queste massime, e non si discosti mai dei suoi doveri; Dio la benedirà, assieme al suo lavoro. Questi sono i profondi desideri di colui che lo abbraccia con tutto il suo cuore, assieme al buon Fr. Joseph.

Fr. Gabriel, Superiore.

P.S. – Credevo di potervi inviare il sarto, ma ha molto lavoro. Le invio Francesco (Dumollard), che andrà fino a Droisy a cercare il denaro a casa del fratello di Fr. Maria (Mestrallet)). Mancano 13 bottoni alla sottana di Fr. Joseph. Non ce n’erano più in casa; ne troverà altri a Seyssel. Mi scriva approfittando dell’occasione.

10: A Mons. Devie, Vescovo di Belley 01-04-1840- N 0232
Si tratta di una delle numerose lettere scritte da Fr. Gabriel nel momento cruciale del trasferimento della comunità da Belmont, culla della Congregazione, a Belley, la città episcopale che offriva maggiori possibilità di sviluppo e di contatti con la società civile e con quella ecclesiastica.
In essa si può vedere il Fondatore in piena gestione degli affari dell’Istituto alla ricerca del suo bene più grande. Senza trascurare tutti gli aspetti della prudenza umana, prendendo consiglio e discernendo le possibilità migliori, comunica a Mons. Devie anche la sua fiducia nella Divina Provvidenza.
Fr. Gabriel provò grande nostalgia nell’abbandonare Belmont! Lasciare questo luogo per andare a vivere altrove fu per lui un vero sacrificio. Nell’art. XII delle Costituzioni del 1836, aveva dato 8 motivi per mantenere la casa madre in questo comune. L’ultimo era: “8°. Infine, perché Belmont sembra essere il luogo dove Dio ha voluto fissare la Casa Madre. Essendo la nostra Società nata a Belmont, la casa che ne è stata la culla e che è situata in tale borgata è divenuta naturalmente la casa madre del noviziato”.

Monsignore,

Poiché mi ha dato la sua parola per il trasferimento del nostro noviziato a Belley e l’acquisto della casa di Santa Maria, ho ritenuto il cambio come sicuro e da realizzarsi entro breve termine. Queste considerazioni mi rallegrano e rallegrano tutta la comunità. Tuttavia, mi intimoriva il pensiero che la casa potesse diventarci gravosa per molti motivi, poiché temo di trovare difficoltà nella vendita; ma a metà di una novena che abbiamo fatto, la Provvidenza che mai ci abbandona, è venuta in nostro aiuto. Si è presentato un procuratore del tribunale di Belley, il sig. Garin che, dopo un lungo scambio sul prezzo e le condizioni, ha acquistato la casa di sopra e quella di sotto al prezzo di 10.500 franchi. Mi aspettavo un importo superiore, ma il sig. De Lauzière, il sig. Parroco di Belmont, nostro degno e zelante cappellano, e la comunità, consultata prima di concludere il tutto, mi hanno consigliato di accettare l’offerta. Di fronte alla nostra necessità e alla seccatura in cui queste due case ci metterebbero andando a Belley, visto che il denaro derivante da questa vendita ci risultava di grande aiuto per la casa di Belley e, soprattutto, intravedendo la difficoltà di trovare un acquirente al quale potesse convenire la nostra proprietà e potesse pagarne il prezzo che chiedevo, ho deciso di accettare queste condizioni. Dall’altra parte, ho venduto seguendo il consiglio di Sua Eccellenza. Vi confesso, Monsignore, che al momento di firmare il documento mi sono affidato a Dio per reggere il dolore che mi causava il dover abbandonare questo luogo, una casa che avevo abitato per 10 anni e mezzo e che è stata la culla della nostra Società. Ma sono contento di questo sacrificio; spero che il Signore lo accolga e lo traduca in bene per l’Istituto. Penso anche che Sua Eccellenza sia soddisfatta della mia decisione. Le farò avere una copia dell’atto di vendita perché ne conosca i termini. Ora aspetto il suo arrivo a Belley per esaminare altre questioni. Per molte ragioni, ci risulterebbe conveniente il trasferimento della comunità a Belley per Pasqua. La prego di fare il possibile affinché così avvenga; le chiedo anche che ci tenga presenti presso le persone ricche di Bourg e altre che potrebbero aiutarci in questi momenti in cui ci accingiamo a stabilire a Belley la nostra Casa Madre, dove riceveremo orfani poveri. Il nostro Istituto si rallegra, Monsignore, dei suoi favori, soprattutto di avergli dato come padre spirituale il P. Poncet. Questa scelta, che auspicavo, ci soddisfa pienamente; ne benediciamo Dio perché si rifletterà a gloria sua e al bene dell’Istituto. Spero e mi auguro che sua Eccellenza non tardi nel comunicare questa notizia alla diocesi.
Voglia il Signore tre volte Santo ricondurla in buona salute e conservare la vita di Sua Eccellenza all’amore di questa comunità e del suo gregge che lo predilige e venera per lungo tempo. Con questi sentimenti mi professo con profondo rispetto suo umile e obbediente figlio.

11: Al sig. Vice-Prefetto di Belley – 11-05-1841 n. 0309
Il Vice-Prefetto di Belley era il sig. Nicolás Antelme Lavigne che ha esercitato tale funzione da 1830 a 1848.
Si tratta di una lettera di carattere amministrativo rivolta a un funzionario dello Stato, il Vice-Prefetto che aveva anche alcune funzioni connesse con l’insegnamento. In questa occasione Fr. Gabriele, nell’arrivare a Belley, desidera e chiede di mantenere l’autorizzazione del Rettore dell’Accademia di Lione per dirigere un internato. Con questa copertura legale ha funzionato il noviziato prima a Belmont e poi a Belley. Più tardi Fr. Gabriele avviò anche le pratiche necessarie per gli internati di Tamié e di Ars.
È stata una preoccupazione costante di Fr. Gabriele rispettare la legislazione sia civile che ecclesiastica. La corrispondenza raccoglie un buon numero di casi attinenti all’insegnamento nelle scuole e al servizio militare dei Fratelli, ecc. Nella lettera si fa una chiara distinzione fra l’esistenza legale di un centro e il riconoscimento dell’Istituto nel suo insieme che Fr. Gabriele richiederà più tardi.

Signor Vice-Prefetto,

Ho l’onore di informarla che ho l’intenzione di aprire un pensionato in questa città per l’istruzione elementare. Il 6 novembre scorso ho inviato a tal fine al Comitato del Consiglio Comunale e al Comitato del Distretto di Belley i documenti richiesti dalla legge. Il Comitato, dopo aver esaminato il mio diploma, il mio certificato di buona condotta e di buoni costumi, il piano del locale destinato a pensionato, dopo aver visitato il locale e rilasciato la sua relazione su mia richiesta, avrebbe dovuto, signor Vice-Prefetto, trasmettere al sig. Rettore dell’Accademia di Lione tutto il fascicolo. Sono già passati sei mesi e non ho ricevuto risposta alcuna alla mia insistente richiesta. Contrariato per il lungo ritardo e temendo d’altro lato che il mio diploma e gli altri documenti consegnati al Comitato possano andare smarriti, mi appello a lei, onorevole Vice – Prefetto, per chiederle che mi si rimandino i documenti citati dei quali ho bisogno.
Il mio Centro, sig. Vice – Prefetto, posto sotto la sua ispezione e quella dell’autorità civile ed ecclesiastica di Belley, offrirà tutta una serie di garanzie, lo spero, atte a dissipare prontamente gli eventuali pregiudizi a suo riguardo. E’ ormai da 24 anni che mi dedico all’insegnamento e ho sempre rispettato scrupolosamente i miei doveri di maestro; i certificati concessi dall’autorità civile ed ecclesiastica ne garantiscono la serietà; del resto nessuno può presentare fatti in grado di compromettere il mio onore e la mia integrità. Il fine che mi propongo, sig. Vice-Prefetto, come può vedere dal prospetto che allego e che la prego di esaminare, è che mi si rinnovi l’autorizzazione. Ciò mi obbliga a chiederle di avere la cortesia di intercedere, se necessario, perché la mia richiesta sia accolta dal Sig. Rettore e dal Ministro della Pubblica Istruzione, al fine di essere autorizzato a ricevere solo alunni pensionati.
Non chiedo l’autorizzazione del nostro Istituto, chiamato della Sacra Famiglia: questo è una questione a parte della quale si occupa il Sig. Vescovo.
Tutto ciò che avrà la bontà di fare, sig. Vice –Prefetto, sia la restituzione dei miei documenti, sia il rilascio dell’autorizzazione che sollecito e che mi è stata accordata durante 20 anni, sia concedermi la sua protezione, che considero di grande valore, sarà per me un motivo nuovo di incoraggiamento per adempiere i compiti che mi impongono le mie gravose ma lodevoli funzioni, Voglia fin d’ora gradire in anticipo il mio sincero ringraziamento.
La prego di accettare l’omaggio del mio profondo rispetto, con il quale mi professo, Sig. Vice–Prefetto, suo umile e obbediente servitore.

12: A Sua Santità il Papa Gregorio XVI 15-05-1841 – n. 0312
Si tratta di una richiesta importante che Fr. Gabriele ha dovuto preparare con cura e che ha consegnato personalmente al Papa quando si è recata a Roma. Questa richiesta di approvazione dell’Istituto era supportata da quelle di Mons. Devie, vescovo di Belley, e Mons. Billiet, Arcivescovo di Chambéry.
In essa possiamo trovare un’espressione di forte adesione alla Chiesa (per Fr. Gabriele si trattava di passare dal livello diocesano a quello della Chiesa universale) e un’ampia descrizione della finalità e della missione dell’Istituto. In essa si distingue una gradualità tra il fine principale della missione e le altre attività dei Fratelli. Vi sono due aspetti che Fr. Gabriele sottolinea e ai quali papa Gregorio XVI era particolarmente sensibile: il sostegno ai missionari e l’attività di contenimento del protestantesimo nel territorio di Ginevra.
Possiamo dire che la risposta a questa lettera è il Breve di approvazione dell’Istituto accordato da Gregorio XVI il 28 agosto 1841, mentre rimaneva in sospeso il tema dell’approvazione della Regola.

Congregazione religiosa dei Fratelli della Sacra Famiglia
Casa di Noviziato
Belley (ACS) Frontiera con la Savoia

Beatissimo Padre
Io sottoscritto, Fr. Gabriel Taborin, Superiore dei Fratelli della Sacra Famiglia, umilmente prostrato ai piedi di Sua Santità con profondi sentimenti di fede viva, cercando la gloria di Dio, la salvezza delle anime e l’edificazione del prossimo nella Santa Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana, alla quale appartengo e nella quale voglio vivere e morire, espongo umilmente a Sua Santità che la Provvidenza Divina mi ha ispirato da diversi anni di lavorare per la fondazione di una Società chiamata Fratelli della Sacra Famiglia.
L’Istituto ha come scopo ogni tipo di opere buone, soprattutto la santificazione dei suoi membri. Il suo scopo principale è di aiutare i Sacerdoti della campagna e della città come insegnanti, catechisti, cantori e sacrestani.
L’Istituto prepara anche Fratelli per il servizio materiale nei seminari e in ogni altra istituzione di pubblica utilità. I Fratelli destinati alle funzioni indicate sopra possono stabilirsi e fare il bene dappertutto, d’accordo alle leggi civili ed ecclesiastiche della Diocesi e dello Stato in cui si stabiliscono. Inoltre possono aiutare a diffondere la fede in terra di missione; a tal fine accompagneranno i missionari e li aiuteranno secondo le loro forze.
Detta Società apre case per gli orfani, nati da genitori poveri; istruisce cristianamente questi fanciulli, insegna loro mestieri, affinché possano guadagnare onestamente la loro vita, se non sentissero inclinazione ad entrare nella Congregazione della Sacra Famiglia come Fratelli.
Le prime case dell’Istituto dei Fratelli della Sacra Famiglia sono state stabilite nella diocesi di Belley da Monsignor Alessandro Raimondo Devie. E’ allo zelo e alla profonda pietà di questo degno e venerabile Presule che noi dobbiamo la nostra formazione alla vita religiosa; per la stessa ragione l’Istituto, del quale lui è il primo Superiore, si compiace di vivere sotto la sua autorità pastorale e la considera a buon titolo suo protettore.
La Società della Sacra Famiglia si è estesa ormai in diverse diocesi, dove i Vescovi l’ accolgono con bontà e la favoriscono; sono soprattutto i Vescovi della Savoia e del Piemonte che non hanno istituzioni di questo genere quelli che ci chiedono di aprire case nelle loro diocesi. Diverse sono state già aperte e funzionano con successo e con la soddisfazione e tutela dei Presuli. Il Governo Sardo ha promesso il riconoscimento ufficiale dell’Istituto non appena sarà approvato dalla Santa Sede.
Umilmente prostrato ai piedi di Sua Santità, facciamo consegna di un esemplare degli Statuti e Regolamenti della nostra Società, pregando che voglia prendere conoscenza degli stessi. Sono approvati da Monsignor Vescovo di Belley; la prego, Santo Padre, di volerci accordare la sua autorizzazione e approvazione apostolica.
Purtroppo, il protestantesimo fa progressi in Francia; i divulgatori di Calvino si moltiplicano e cercano di attirare nella loro setta le pecore del suo gregge; ci sentiremmo molto soddisfatti, Santo Padre, se il cielo volesse servirsi della nostra Società per arginare il male che i nostri sfortunati fratelli vogliono fare, e ci rallegreremmo nel Signore, se potessimo corroborare la vera religione e dissuadere con il nostro esempio e le nostre parole coloro che si trovano in pericolo di perdersi. Contando più sull’aiuto del Cielo che sulle nostre forze, osiamo assicurarle, Santo Padre, che metteremo tutto il nostro zelo e impegno nel formare la gioventù della classe povera alla pietà e istruirla nella pratica dell’onestà, preparando così buoni cittadini per lo Stato e santi per il Cielo.
Santo Padre, il Vescovo di Belley e l’Arcivescovo di Chambéry sostengono la nostra umile supplica e, alla mia, hanno anche voluto aggiungere la loro. La sua approvazione, Santo Padre, colmando i nostri desideri, aumenterà e fortificherà il nostro zelo e la nostra abnegazione e per noi sarà un grande conforto nelle pene e un motivo in più per pregare con maggior fervore per la Santa Sede alla quale ci sentiamo visceralmente uniti.
Santo Padre, umilmente prostrato ai suoi piedi, la preghiamo con insistenza di dare a noi e alla nostra Società la sua benedizione apostolica e di credere che saremo sempre il vostro umile, sottomesso e rispettoso figlio in Gesù Cristo Nostro Signore.

Belley, Casa di noviziato, 15 maggio 1841.

Fr. Gabriel Taborin
Superiore Generale dei Fratelli della Sacra Famiglia.

13: A Mons. Billiet, Arcivescovo di Chambéry 07-10-1841 – n. 0338
Mons. Alessio Billiet (1783 -1873) era Arcivescovo di Chambéry dal 1840. Fu nominato senatore da Carlo Alberto nel 1848 e creato Cardinale da Pio IX nel 1861. Suscitò un grande interesse il Mémorial sull’istruzione nel ducato di Savoia che Mons. Billiet presentò nella seduta di apertura della Società Accademica di Savoia nel 1844. Era basato su una minuziosa indagine e presentava una valutazione molto critica di come l’insegnamento si stava degradando fin dall’inizio del secolo. Per questo motivo sostenne con tutte le sue forze tutti i responsabili dell’istruzione: congregazioni religiose, sacerdoti, direttori scolastici, maestri e maestre.
Fr.. Gabriele trovò sempre in Mons. Billiet un consigliere prudente e un buon sostegno per le sue procedure presso le autorità degli Stati Sardi fino all’annessione della Savoia alla Francia nel 1860. Questa lettera ha attinenza con il servizio militare dei Fratelli, ma ci informa anche sul nascente sviluppo della Congregazione in Savoia, da dove proveniva la maggior parte dei Fratelli.

Monsignore,
Sono infinitamente grato a Sua Eccellenza per aver avuto la bontà di presentare la mia supplica al Re e per la cortesia di raccomandarla. La ringrazio anche, Monsignore, per la sua lettera e il lavoro che si addossa per ottenere l’esenzione dei nostri Fratelli; la prego umilmente di voler continuare a favorirci con le sue attenzioni, che apprezziamo grandemente. Il ritardo della risposta del Re circa l’esenzione dei nostri Fratelli mi preoccupa, ma mi preoccuperebbe di più se non avessi fiducia in Dio e in Sua Eccellenza.
Allego alla presente i documenti che Sua Eccellenza mi ha chiesto per l’esenzione dei sei Fratelli che devono tirare a sorte quest’anno. Ho redatto la nota molto coscienziosamente. Colgo l’occasione, Monsignor, per trasmetterle l’originale e una copia del breve, per il quale il sovrano Pontefice autorizza la nostra Società e le attribuisce numerose indulgenze. Ne approfitto anche per rimandarle alcuni opuscoli che abbiamo appena fatto stampare; Sua Eccellenza vi troverà ciò che chiediamo per inviare Fratelli alle parrocchie; le chiedo farmi avere, dal latore, l’originale dei due brevi, dopo averne preso conoscenza.
Monsignor Vescovo di Annecy ci ha chiesto un gruppo di nostri Fratelli; siccome sono un grande ammiratore di Monsignor Rey gliene ho promessi due per la parrocchia di Saint-Jeoire-en-Faucigny, ma abbia la certezza, Monsignore, che la mia preoccupazione maggiore sarà sempre quella di dare priorità alla sua diocesi prima di qualsiasi altra. Oltre alla casa di Les Echelles, destinerò quest’anno un Fratello in più alla parrocchia di Fréterive e due a quella di Saint-Pierre, oltre ai quattro che sono già lì.
Spero, Monsignore, che l’autorizzazione del Sovrano Pontefice consolidi la nostra Società e attiri ogni giorno su di essa maggiori benedizioni celesti. Sabato scorso abbiamo terminato gli esercizi spirituali; la chiusura è stata celebrata con tutta solennità dal nostro Vescovo che ha imposto l’abito a 27 novizi e ha ricevuto la loro professione; la maggior parte di questi giovani appartiene alla sua diocesi; il loro comportamento esemplare durante il noviziato mi permette di nutrire la speranza che tutti saranno buoni operai nella vigna del Signore. Le chiedo, Eccellenza, la sua benedizione su di loro; benedica anche la nostra comunità che insieme a me la include quotidianamente nelle sue preghiere.
Voglia, Monsignore, accettare l’omaggio rispettoso del suo umile e obbediente figlio.

14: Al sig. Francesco Blanc, Rue Ste. Hélène, nº 22, Lione 20-11-1844 – n. 0883
Francesco Blanc nacque nel 1822 e fece la sua professione religiosa nel 1841 con il nome di Fr. Ignazio. Fu nelle comunità di Aiguebelle e de La Motte Servolex, esercitò l’insegnamento e si ritirò dall’Istituto nel 1844. Si conservano di lui una ventina di lettere rivolte a Fr. Gabriele. In esse nulla lascia intravedere una crisi vocazionale.
Tuttavia, in una lettera che scrive da Lione dopo aver abbandonato l’Istituto e datata 18/11/1844, manifesta al tempo stesso la sua ferma decisione di lasciare la vita religiosa e implora il perdono del Superiore per il disappunto che gli ha causato. Fr. Gabriele gli risponde a giro di posta e, facendo leva sui buoni sentimenti che esprime, gli propone di tornare in Congregazione.
Come questa, si conserva un certo numero di lettere indirizzate ai Fratelli nella fase critica dell’abbandono della Congregazione nelle quali Fr. Gabriele sa coniugare mirabilmente il tono fermo ed esigente con una grande delicatezza.

Caro Fratello,

Ha agito molto male, cosa che non avrei mai pensato di lei; mi ha causato un grande dispiacere e non mi stupisce che oggi si rammarichi di questo. Povero figlio, cosa sarà di lei se persiste nel suo triste stato. La cosa migliore che potrebbe fare sarebbe chiedere perdono al Signore delle sue mancanze e rientrare nell’ovile della Sacra Famiglia. Il suo ritorno porterà la pace e il conforto ai suoi Fratelli, ai suoi genitori, ai suoi amici e a tutti quelli che la conoscono; vincerebbe il demonio, glorificherebbe Dio e ritroverebbe la pace interiore, unico bene che l’uomo può desiderare quaggiù. La nostra Comunità, mi creda, avrà per lei le attenzioni che il Padre ha avuto al ritorno di suo figlio prodigo, la riceverà con bontà; gliene garantisco la certezza. Faccia dunque uno sforzo per rompere i legami che la vincolano al mondo corruttore e venga senza indugio; apro già le braccia per darle il mio abbraccio di pace e di riconciliazione e prometterle, caro Fratello, lo stesso affetto che ho avuto in passato e che le conservo ancora, prova di ciò è che non l’ho ancora denunciata presso il Ministero della Guerra, come avrei dovuto fare; sempre ho creduto che sarebbe tornato ai suoi primi sentimenti; ma se non accetta l’invito amoroso e paterno che oggi le faccio, dovrò denunciarla come disertore del nostro Istituto, nel quale era esentato dal servizio militare; allora il Governo Sardo procederebbe con lei di conseguenza.
Non possiamo dispensarla dei suoi voti, non vi è alcuna ragione per farlo. Se l’Istituto l’avesse espulso o le rifiutasse il pane, potrebbe allora chiedere che le venga concessa l’esenzione dai suoi voti per poter entrare in un’altra comunità e guadagnarsi il sostentamento. Tutta la colpa ce l’ha lei; nonostante ciò vogliamo dimenticare tutto, riceverla per sempre nell’Istituto o almeno restarvi fino alla scadenza dei suoi voti temporanei.
Mi creda, caro amico, segua i miei suggerimenti e venga presto; è la decisione più prudente e saggia; si eviterà molti dispiaceri e difficoltà; le sue mancanze non le saranno rinfacciate; sarei il primo a oppormi; tutto andrà bene e troverà la pace e la gioia.
Con questa speranza le ribadisco la sincerità del mio profondo affetto.

15: Al P. Montgaillard, Vicario Generale di Saint-Claude 13-08-1846 – n. 1215
Questa lettera ci informa di un dettaglio che bisogna collocare nella lunga serie di attività e iniziative di Fr. Gabriele per collocare la Sacra Famiglia al centro della spiritualità e della vita dei Fratelli: preghiere, dediche delle cappelle di Belmont e di Belley, reliquia della Sacra Famiglia portata da Roma a Belley, stendardo della Sacra Famiglia, riflessioni nella Regola e nelle Circolari, ecc.
Il grande senso liturgico di Fr. Gabriele lo portò a creare la festa della Sacra Famiglia per la sua Congregazione, quando questa ancora non esisteva nel calendario romano. Per celebrarla, un elemento indispensabile era poter contare su tutti i testi della festa liturgica: Messa e Ufficio di Lodi, Vespri e Compieta. Per questo motivo chiese al Vicario Generale della diocesi di Saint-Claude, che conosceva attraverso il P. Roland, di comporre alcuni testi liturgici che poi ha integrato nel libro MESSA E VESPRI DELLA SACRA FAMIGLIA, SOLENNITÀ DELLA SACRA FAMIGLIA.
Fr. Gabriel chiese l’approvazione di questa Messa alla Congregazione per il Culto Divino di Roma, ma ottenne solamente quella di Mons. Devie. La celebrazione della festa aveva luogo al termine del ritiro annuale e in tale occasione la popolazione di Belley era invitata a partecipare alla solenne processione che si svolgeva nel giardino della Casa Madre e che culminava nella Cappella con i Vespri e la Benedizione del Santissimo Sacramento.

Sig. Vicario Generale,

Mi prendo la libertà di rivolgerle la presente per esprimerle il grande desiderio della nostra comunità di avere una messa particolare in onore della Sacra Famiglia sotto il cui patrocinio è posta. Abbiamo trovato questa Messa, ma manca una prosa e un inno per i Vespri del giorno in cui celebriamo solennemente la festa dei nostri santi Patroni, Gesù, Maria e Giuseppe. Non conosco nessuno in grado come lei, signor Vicario Generale, di comporre questa prosa e questo inno. Questo è anche il parere di Mons. Vescovo di Belley. Fiducioso nella sua bontà e zelo, vengo a supplicarla, sig. Vicario Generale, di farci questo servizio; così contribuirà ad onorare la Sacra Famiglia e farà un’opera gradita alla nostra Comunità che benedirà la sua memoria e chiederà costantemente alla Santa Famiglia lunghi giorni felici per lei che ha consacrato la sua vita a procurare la gloria di Dio nella Diocesi dove fa tanto bene.
Se ha la bontà di farci questo favore, vorremmo avere la prosa e l’inno, se è possibile, nei primi giorni del mese di settembre, per farli stampare e averli per il giorno della nostra festa nello stesso mese. Troverete, insieme alla presente, la musica della prosa e dell’inno sulla quale vorremmo cantare questi due pezzi ognuno dei quali dovrebbe avere, indicativamente, dieci o dodici strofe. I due pezzi dovrebbero essere un panegirico della Sacra Famiglia e una richiesta di protezione sulla nostra Società e su tutti coloro che a lei ricorreranno per ottenere la grazia di vivere e morire santamente. Questo è ciò che più o meno desidereremmo fosse il contenuto di questi due canti; per il resto, non mi inquieto a questo proposito, perché le sue profonde conoscenze e la sua saggezza le permetteranno di trovare l’ispirazione degli inni religiosi che gentilmente osiamo chiederle.
Accetti, in anticipo, il mio umile ringraziamento e l’omaggio del mio rispetto col quale mi professo, Signor Vicario Generale, suo umile e attento servitore.

16: Al P. Meunier, parroco di Le Poizat (ACS) 06-06-1847 – n. 1370
In questa lettera al parroco di Le Poizat si affronta un argomento particolarmente delicato: quello dei Fratelli sistemati da soli in una scuola parrocchiale. Da una parte Fr. Gabriele desiderava portare il “beneficio dell’istruzione” anche nelle località più remoti e povere, ma dall’altra esistevano vari pericoli per la vita religiosa di questi Fratelli, che vivevano normalmente nella casa parrocchiale. Lo avevano notato anche altre congregazioni di Fratelli, a cominciare da quella di San Giovanni Battista de La Salle. Inoltre era una delle obiezioni che avevano fatto a Fr. Gabriel a Roma quando si trattò dell’approvazione della Regola della Congregazione.
Per questo motivo, sebbene gli Statuti del 1853 lasciassero aperta questa possibilità, di fatto si verificò una progressiva diminuzione. Se nel 1853 c’erano 14 Fratelli sistemati da soli, in 1855 ne restavano solo sei e nel 1858 erano ridotti a due. La decisione definitiva di non inviare più, di lì in poi, Fratelli “soli” e quella di chiudere i posti esistenti fu presa dal Consiglio della Casa Madre nel 1855. Il Capitolo Generale del 1858 la ratificò, segnando praticamente la fine di tale esperienza.

Stimato Signor Parroco:
So che il Fr. Eliseo si trova con un eccellente sacerdote e senza dubbio sarà felice a Le Poizat, ma si annoia per essere lontano da altri Fratelli. Egli mi ha fatto capire che se lo lascio più tempo da solo, la sua vocazione correrebbe pericolo.
Effettivamente, il re Carlo Alberto, che ho incontrato il mese scorso a Torino, mi disse che ho avuto una grande idea nel preparare Fratelli anche per le piccole parrocchie, ma che l’essere da soli rappresenta un pericolo, particolarmente quando sono giovani. È quanto penso da tempo anch’io e glielo condivido pregandola che insista affinché il vostro comune prenda due Fratelli. Me lo ha fatto già capire, stimato signor Parroco. Il suo comune è ricco; può farlo, tutto andrà meglio. Stiamo per prendere la decisione di non inviare Fratelli da soli, per la nostra tranquillità, per il loro bene e quello dei comuni. Del resto, sarebbe più vantaggioso per la nostra Congregazione, poiché vi sono molti comuni che ci chiedono due o tre Fratelli dei quali un solo è diplomato. In questo modo sistemeremmo più Fratelli e avremmo più garanzie per la loro condotta e perseveranza.
Attendo sempre sue notizie e quelle del Fratello che non scrive molto spesso; vorrei che mi informasse del suo comportamento, di come fa scuola e se è riuscito a ottenere la naturalizzazione. Per non vivere più a lungo nell’incertezza, mi dica quanto prima se può sistemare le cose in modo che ci siano due Fratelli a Le Poizat per il prossimo anno.
Vorrei fare una visita a Le Poizat, ma i miei incarichi sempre più numerosi non me lo consentono. Mi piacerebbe che lei potesse venire per la festa di Sant’ Antelmo; la sua camera è pronta a casa nostra, non solo per le feste, ma per tutte le volte che voglia onorarci con una sua visita.
Mi saluti il nostro Fratello, insistendo perché scriva una lettera lunga; accetti la sincera espressione del mio affetto e rispetto, con i quali mi professo, Signor Parroco, suo umile e attento servitore.

17: Signor Marchese Costa Beauregard, 26-07-1848 – n. 1557

Questa lettera si inserisce nel quadro del cambiamento di tendenza che si verificò negli Stati Sardi a partire dalla rivoluzione del 1848. Lo Statuto Albertino inaugura un regime rappresentativo e centralizzato; con la sua approvazione, le leggi scolastiche sarde tendono a stabilire il monopolio dell’insegnamento, sottraendolo all’influenza del clero. La Monarchia Costituzionale attacca il monopolio della Chiesa e lavora per sostituirlo con una organizzazione che tende a fare dell’istruzione un servizio pubblico. La legge organica Buoncompagni (1848) revoca i privilegi agli ecclesiastici e li sottopone al diritto comune. L’articolo 58 mette fine all’ autorità episcopale sull’insegnamento tanto primario che secondario.
La nuova situazione in Savoia provoca una scossa nel contesto tranquillo e prospero della trentina di scuole che i Fratelli della Sacra Famiglia avevano nel Granducato. A partire da questa data le scuole dei fratelli in Savoia devono affrontare problemi sempre più complessi che ostacolano sensibilmente il loro sviluppo.
In tale contesto, Fr. Gabriel scrive al Marchese Costa di Beauregard, deputato del distretto di Chambéry, per congratularsi con lui per l’eloquente discorso pronunciato a Torino nella sessione del 17 luglio 1848 a favore delle istituzioni religiose. Ma le idee liberali continuano il loro cammino e la legislazione scolastica attacca due privilegi che i Fratelli della Sacra Famiglia e i Fratelli delle Scuole Cristiane avevano in Savoia: il privilegio della lettera di obbedienza (che li esonerava da qualsiasi esame) e l’esenzione dal servizio militare. A partire dall’anno successivo i Fratelli dovranno frequentare la “Scuola di Metodologia”.

Sig. Marchese,
Ho appena letto sul Courier des Alpes l’importante discorso che ha pronunciato a Torino alla Camera dei Deputati, nella seduta del 17 del corrente mese, in difesa delle Congregazioni religiose, oggi più che mai in lotta contro l’odio di certi spiriti traviati da passioni e pregiudizi. Se le loro argomentazioni dovessero prevalere, creeranno paura nella Società.
Quando ho letto le sue cortesi parole a favore dei Fratelli della Sacra Famiglia mi sono emozionato fino alle lacrime, pensando che la nostra società ha in lei un potente protettore e la nazione un risoluto sostenitore delle libertà religiose. Tutto risponde ai principi cristiani che ha ereditato dai suoi antenati e che riconosco in lei; sì, onorevole Marchese, questo fa onore al suo zelo per la causa e la difesa di un paese che ha voluto rendere omaggio ai suoi meriti eleggendolo Deputato.
Le Congregazioni religiose come la nostra formuleranno auspici e uniranno quotidianamente le loro preghiere all’Onnipotente affinché effonda le sue grazie su di lei e la sua famiglia, come ricompensa per la difesa dei suoi interessi e di quelli della religione che poi coincidono; imploreranno anche le luci dello Spirito Santo per assisterla nei problemi fondamentali che affronterà nella prima sessione legislativa.
Lei lo sa bene, Onorevole Marchese, i Fratelli della Sacra Famiglia sono destinati a rendere grandi servizi per il fine nobile che si propongono nell’esercizio delle modeste funzioni di maestri di scuola primaria, nelle città e nei piccoli comuni rurali, obbedendo alle leggi e alle nostre Regole; esercitano anche le funzioni di cantori e sacrestani. Un gran numero di comuni del Ducato di Savoia possiedono scuole che gestiscono autonomamente; in molte altre località desiderano affidare ai religiosi le scuole comunali; tali esempi di fiducia e di preferenza sono la prova che non si sono alienati la stima delle popolazioni; è infatti ben noto il bene che fanno e i servizi che prestano alla gioventù savoiarda. Sua Maestà Carlo Alberto ha compreso tutto questo quando ha lodato lo zelo di cui i Fratelli danno prova, laddove esercitano le loro penose ma lodevoli funzioni; per questo ha autorizzato la Congregazione nei suoi Stati con le Lettere Testimoniali del 31 maggio 1842; ha concesso loro di stabilire una casa di noviziato nel Ducato di Savoia e ha esentato dal servizio militare, con la Determinazione Sovrana del 14 novembre 1842, i giovani che appartengono a questa Società.
A partire dal momento in cui i Fratelli della Sacra Famiglia hanno ottenuto questo privilegio, non hanno deluso, al contrario, ho la grande soddisfazione di vedere che godono della stima generale. Allontanarli sarebbe far loro, e ai comuni che li vogliono e li esigono apertamente, un danno considerevole; sarebbe fare un’offesa al degno e augusto Sovrano, che li ha voluti nei suoi Stati per compiere la santa missione alla quale si sono dedicati, anche se non ha nulla di attraente per il mondo e dalla quale non ricavano alcun interesse personale.
I Fratelli della Sacra Famiglia non dimenticheranno mai che è alla vostra eminente protezione, Sig. Marchese, che devono la loro esistenza legale negli stati dell’augusto Sovrano che le mostra la sua stima e se sono esentati dal servizio militare. Voglia Dio che questi favori continuino; i Fratelli non si renderanno indegni di essi né di tutti quelli che Lei vorrà ancora concedere loro.
Nonostante le rivoluzioni succedutesi fino al presente, grazie a Dio, né la nostra Casa Madre di Belley, né alcuna delle nostre Case di Francia e di Savoia sono state disturbate. Ieri ho avuto notizie della famiglia del sig. De Seyssel; tutti stanno bene ma, come noi, non si sentono tranquilli fino a che la calma e l’ordine siano ristabiliti nella nostra povera Francia.
Accetti l’omaggio del mia profonda deferenza e viva riconoscenza con le quali mi professo, sig. Marchese, suo umile e attento servitore.

18: Al P. Vianney, Curato di Ars (ACS) 07-02-1849 – n. 1652 l
L’iniziativa di affidare la scuola maschile di Ars ai Fratelli della Sacra Famiglia è stata presa dal Santo Curato d’Ars nel 1847, nello stesso momento in cui affidava la scuola di bambine alle Suore di San Giuseppe. Aveva messo a disposizione a tal fine una somma di circa 20.000 franchi che aveva affidato con questa finalità al Vescovado di Belley, ma non avevano detto nulla a Fr. Gabriel. Quando alla fine del 1848 Fr. Gabriel fece visita al curato d’ Ars, questi si lamentò del suo ritardo nell’inviare i Fratelli e così si scoprì la manovra della Cancelleria. La suddetta quantità beneficiava sia i Fratelli della Sacra Famiglia, che potevano disporre immediatamente di un capitale consistente, sia il comune di Ars, che poteva avvalersi gratuitamente della scuola.
Questa lettera conferma i termini dell’accordo seguito a tale colloquio fra il Santo Curato e Fr. Gabriele il quale assicura l’invio immediato dei Fratelli in modo piuttosto insolito; infatti la destinazione dei Fratelli nelle comunità avveniva nel ritiro annuale perché questi potessero raggiungerei loro posti a fine ottobre. Fr. Gabriele dovette fare diversi cambiamenti improvvisati e il 10 marzo si presentò a Ars con tre Fratelli per aprire la comunità.
Nella lettera si menziona il dono di un libro che Fr. Gabriel presenta al Santo Curato. Non può trattarsi che del Cammino della Santificazione, pubblicato alcuni anni prima. Tale dettaglio ci ricorda l’avventura di un altro libro pubblicato da Fr. Gabriele e presentato al Santo Curato nella sagrestia di Ars, con la toccante scena che seguì.

Venerato sig. Curato,
La mia speciale deferenza nei suoi confronti mi induce ad accogliere con singolare compiacimento la sua richiesta di Fratelli. Questo richiesta parla del suo zelo per la gloria di Dio e la felicità dei suoi parrocchiani. Non potrei, sig. Curato, affidare i Fratelli a guida migliore che la sua; per questo avrò il piacere di mandargliene due quando tutto sarà pronto.
Monsignore e P. Raymond mi hanno parlato del capitale che consente di garantire in perpetuo due Fratelli ad Ars, uno come maestro e un altro come sacrestano.
Questo capitale sarà più o meno sufficiente, con ciò che il comune e il servizio della Chiesa possono dare. Mi permetto di farle notare, stimato Sig. Curato, che bisognerà anche fornire ai Fratelli un piccolo corredo e suppellettili semplici come lo esige la regola. Mi auguro che la Divina Provvidenza, che le fornisce risorse così numerose, le venga in aiuto per questa opera, affinché nulla manchi all’arrivo dei Fratelli, che spero, facciano il bene a Ars, seguendo gli esempi del loro santo pastore. Imploro di cuore le grazie e le benedizioni del Cielo sull’Istituzione che sta per aprire e che porterà gioia alla Società dei Fratelli della Sacra Famiglia; la prego, stimato sig. Curato, di prenderla sotto la sua protezione e di raccomandarla a Dio nelle sue sante preghiere, e di aiutarla un po’ nelle sue necessità materiali, che sono diventate così urgenti in questo momento a causa della rivoluzione. Ci farebbe un grande favore se inviasse alla nostra Società, approvata dal Sovrano Pontefice e che Dio benedice alcuni giovani con disposizione per la vita religiosa.
Accetti l’ossequio del piccolo opuscolo che il Signore mi ha ispirato e che potrebbe produrre molto bene nelle famiglie; è con questa speranza che l’ho preparato; è approvato dal vescovo Mons. Devie; il P. Raymond avrà la bontà di consegnarglielo
Ho bisogno delle grazie di Dio per la mia posizione di Superiore per dirigere la nostra numerosa Società; la prego, sig. Curato, di rendermi partecipe delle sue sante preghiere nelle quali ho grande fiducia e voglia accettare l’omaggio del mio profondo rispetto, con il quale, sig. Curato, mi professo suo umile e devoto servitore.

19: Al signor Presidente della Repubblica, Luigi Napoleone, Parigi 22-11-1851 – n. 2283
Luigi Napoleone Bonaparte nacque nel 1808 ed era nipote di Napoleone I. Quando quest’ultimo cadde Luigi-Napoleone era in prigione e visse in esilio; tornò in Francia durante la rivoluzione del 1848. Fu eletto Presidente della Repubblica a suffragio universale nel 1850, ma il 2 dicembre 1851 fece un colpo di Stato autoproclamandosi Imperatore con il nome di Napoleone III. Governò inizialmente in modo molto autoritario e poi più liberale fino alla guerra franco-prussiana del 1870 e morì in esilio in Inghilterra nel 1873.
Quando il Fr. Gabriel si rivolge a Luigi Napoleone era dunque ancora Presidente della Repubblica. Tra le espressioni formali e le congratulazioni di circostanza Fr. Gabriel informa che ha esercitato il suo diritto di voto. È interessante confrontare queste espressioni con l’elogio che Fr. Federico (cap. XXVIII) fa del generale Cavaignac, principale oppositore di Luigi Napoleone nelle elezioni del 1850. Ma il problema principale della sua lettera è la presentazione della Congregazione e la richiesta di legalizzazione della stessa in Francia. E’ Interessante il primo paragrafo dedicato a presentare l’attività dei Fratelli nelle sette diocesi francesi in cui erano presenti.

Signor Presidente:
I Fratelli della Sacra Famiglia le sono forse sconosciuti tuttavia, umilmente aderiscono e rispettano le misure che sua Eccellenza ha adottato per salvare la Francia dal naufragio che la minacciava. Principe illustre, il suo felice trionfo sulla demagogia, sui nemici dell’ordine e sugli uomini di partito, è segno che la Provvidenza veglia su Sua Eccellenza in un modo speciale, e che la destina a essere il saggio pilota che condurrà la nostra bella patria sul cammino della prosperità e della gloria. E’ con questa convinzione che ci rallegriamo nel Signore e che abbiamo depositato nelle urne il nostro voto. Quelli che non hanno agito così trascurano gli interessi della Francia né provano la riconoscenza che ogni francese le deve per aver salvato la patria dell’anarchia, e per aver preso le redini dello Stato che sei milioni di cittadini le hanno affidato. Possa la votazione che si è appena svolta assicurarle ancora per molti anni la guida del governo della Francia. Sono questi, signor Presidente, i nostri auguri e i nostri più ardenti desideri.
Principe, le corporazioni religiose di Francia le sono sottomesse, perché ispira loro grande fiducia. Se si degna di rivolgere i suoi sguardi benevoli su di esse, troverà in queste corporazioni, e soprattutto in quella della Sacra Famiglia, altri soldati fedeli, difensori della Patria e del suo degno Capo. Lo faranno, non con la spada, ma con la parola e il buon esempio e, soprattutto, con le armi della preghiera, così potenti presso Colui che conferisce autorità ai re.
Ci consenta, signor Presidente, che nel presentarle le nostre sincere congratulazioni, le esponiamo umilmente quanto segue: la Società Fratelli della Sacra Famiglia si consacra a ogni tipo di opere buone, soprattutto all’insegnamento elementare e alla direzione delle case di provvidenza o asili per bambini poveri o orfani. I suoi membri non lavorano soltanto nelle città, ma anche nei comuni rurali, dove non possono andare i Fratelli di altre congregazioni religiose, e dove non potrebbero vivere i maestri sposati. Questa Associazione è chiamata a fare un gran bene alla Francia, e aiuterà i governanti a moralizzare la gioventù. E’ da più di 30 anni che ho fondato questa associazione nella diocesi di Belley, con l’aiuto e la protezione del degno Vescovo della diocesi. Molti comuni apprezzano già i servizi dell’Istituto, e i Fratelli della Sacra Famiglia godono della stima pubblica delle popolazioni e del loro affetto. Si tratta ora di consolidare quest’opera encomiabile per il suo fine, e solo sua Eccellenza lo può fare concedendole l’insigne favore di riconoscerla legalmente in tutta la Francia con un decreto. Questa è, onorevole Presidente, la grazia che vengo a chiedere alla sua bontà, d’accordo con i Vescovi di Belley, Grenoble, Gap, Valence, Autun, Dijon e di Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo di Besançon.
Le Lettere dei suddetti Vescovi e la mia richiesta al riguardo sono state consegnate nella giornata di oggi al Signor Ministro della Pubblica Istruzione; fanno parte del fascicolo depositato presso il Ministero della Pubblica Istruzione il 27 maggio scorso, per ottenere la legalizzazione dei Fratelli della Sacra Famiglia. Voglia, Signor Presidente, accogliere favorevolmente la mia insistente petizione. Con ciò farà un servizio alla Francia e alla Religione e sarà per noi un motivo per raddoppiare i nostri auguri e le nostre preghiere per tutto ciò che può contribuire alla sua felicità e alla prosperità della nostra cara patria.
Mi professo, con il rispetto più profondo, Signor Presidente, suo umile e devoto servitore.

20: a Mons. Depéry, Vescovo di Gap (Hautes-Alpes) 30-12-1851 – n. 2289
Mons. Depéry è stato Vicario Generale della diocesi di Belley dal 1833 fino alla sua nomina a Vescovo di Gap. La sua consacrazione episcopale da parte di Mons. Devie ha avuto luogo nella Cattedrale di Belley il 01/09/1844. Svolse una intensa attività nella diocesi, soprattutto nella ricostruzione di chiese e nella conservazione del patrimonio, e fu un amico e protettore della nascente Congregazione dei Fratelli della Sacra Famiglia. Possiamo ricordare che Fr. Gabriele e il Vicario Generale viaggiarono insieme a Roma nel 1841.
Mons. Depéry appena giunto nella sua diocesi di Gap (Hautes-Alpes) volle contare sulla presenza di alcune comunità di Fratelli, ciò che avvenne poco tempo dopo nelle località di Serres e Veynes.
In mezzo all’abbondante corrispondenza tra Fr. Gabriele e Mons. Depéry (una quarantina di lettere da entrambe le parti), quella che si propone per la lettura si situa negli anni in cui Fr. Gabriele chiede con grande insistenza il suo appoggio per l’approvazione della Congregazione in Francia: il sostegno dei vescovi era indispensabile a tal fine.

Monsignore,
Le porgo i miei auguri di Buon Anno Nuovo e quelli della mia Comunità. Voglia accettarli, nascono dal fondo del cuore, poggiano sulla preghiera a Dio perché lei sia il più felice dei Vescovi, e che la sua vita sia lunga e serena. Lei ben merita tutto ciò, Monsignore, non fosse che per l’immensa bontà che testimonia in modo così paterno e affabile ai Fratelli della Sacra Famiglia e al loro povero Superiore.
Mi consenta di dirle, Monsignore, che in questi auguri non voglio tralasciare nessuna delle degne persone del suo entourage nel palazzo vescovile, né la servitù, né la sollecita Maria.
Mi sento felice di aver trovato in Sua Eccellenza un amico sincero, un padre buono e un protettore attento. La ringrazio mille volte dal profondo del mio cuore. Da parte mia, non posso fare altro che pregare e dare la mia vita per Sua Eccellenza, e per tutto ciò che la riguarda; questi sono i miei sentimenti, frutto delle sue molteplici attenzioni.
Ho appreso con grande rammarico la disgrazia del Sig. Chanal, prefetto di Bourg. Non ho potuto consegnargli la garbata lettera che lei aveva scritto in nostro favore.
Per quanto riguarda la sua supplica al Ministro dell’Istruzione Pubblica, l’ho inviata il 22 del corrente mese a Parigi assieme a quelle dei sigg. Vescovi di Grenoble, Belley, Dijon, Autun e quella del sig. Cardinale de Besançon. Tutte queste testimonianze sono ottime, e abbiamo buone speranze di successo, visto che il Presidente, mi si dice, è ben disposto.
Il Principe Luigi Napoleone è soddisfatto della votazione a suo favore; bisogna riconoscere che ha tratto la Francia dall’anarchia e le ha reso un grande servizio. Pregheremo perché Dio gli dia le grazie per governare bene la nostra bella Patria fino a che gliene vorrà lasciare la guida.
Apprendo, Monsignore con vera soddisfazione che la nostra comunità di Veynes funziona molto bene, e che si è guadagnata la fiducia della popolazione, ma andrebbe ancora meglio se si potesse rimuovere Prieur.
Ogni giorno mi giungono nuove richieste, vedo che la messe è abbondante, ma mancano operai. Abbiamo bisogno di fare un reclutamento di novizi. Vorrei che la Provvidenza inviasse tutta una colonia di giovani dalle sue Alpi; li riceveremmo con piacere e li metteremmo immediatamente “a pane bianco”.
Nulla di nuovo a Belley; le elezioni si sono svolte senza intoppi, vi sono stati molti sì. Sua sorella sta più o meno bene, a volte soffre, credo che le abbia scritto ieri. Mons. Chalandon ripercorre città e villaggi della sua diocesi per il giubileo; ora è a Lagnieu. Monsignor Devie ha presieduto a Natale, ma non ha partecipato alla Messa di mezzanotte, era stanco e aveva nausea e vomito.
Voglia, Monsignore, benedirci e accettare gli auguri e l’umile e rispettosa deferenza con la quale mi professo, Monsignore, suo umile e obbediente servitore.

21: Al Sig. Fortoul, Ministro della pubblica Istruzione 04-05-1852 – n. 2363
Ippolito Fortoul fu Ministro dell’Istruzione dal 1851 fino alla sua morte nel 1856. Come tale stimolò la modernizzazione dell’istruzione: studio delle lingue vive, introduzione della ginnastica, divisione in due orientamenti, scienze e lettere, ecc. Toccò a lui applicare la famosa legge Falloux (1850) sulla libertà di insegnamento. Personalmente era poco favorevole a questa legge perché riteneva che l’insegnamento statale meritava più fiducia di quello privato e temeva un’eccessiva espansione di quest’ultimo. Ciononostante, durante il suo ministero varie congregazioni religiose ottennero il riconoscimento legale e molte continuavano a svilupparsi vigorosamente.
Fr. Gabriele pensava che anche la sua Congregazione, come lo espone in questa lettera, riunisse tutte le condizioni per essere approvata. Ciò che egli ignorava era che al ministero dell’Istruzione Pubblica giaceva un rapporto sfavorevole sulla sua persona come conseguenza dell’incidente all’Hotel du Levant (Lione), che i funzionari tiravano fuori ogni volta che egli inviava una richiesta di riconoscimento legale e che, in ultima analisi, rese infruttuosi tutti i suoi sforzi per ottenere il riconoscimento legale.

Signor Ministro,
Mi prendo la rispettosa libertà di chiederle che abbia la bontà di tenere in considerazione: 1º che l’Associazione dei Fratelli della Sacra Famiglia, con sede a Belley, fa tutto il bene che è nelle sue possibilità, con zelo e dedizione; 2º che ha già dato prova di totale obbedienza alle varie richieste del Governo, gli ha offerto con rispettoso impegno i suoi servizi per aiutarlo a moralizzare la gioventù, e chiede ardentemente in cambio che le si dia l’esistenza legale di cui ha assoluto bisogno; se ciò non avvenisse vegeterebbe e non potrebbe fare con efficacia tutto il bene che è chiamata a rendere in Francia nella direzione di scuole primarie, che è il suo scopo principale.
Mi permetto di ricordarle, signor Ministro, che nel mese di febbraio ultimo mi fece l’insigne onore di concedermi due udienze di cui conserverò sempre un grato ricordo; approfittai di quella bella opportunità per chiederle con insistenza di volersi occupare del nostro riconoscimento legale. Si degnò di darmi buone speranze. Ciò non mi sorprese, dato che il governo attuale è animato da buone intenzioni; ma mi fece capire che in quel momento le mancava il tempo necessario per potersi occupare immediatamente del caso. Se ora fosse meno occupato, Signor Ministro, le ribadirei la mia richiesta. Abbia la cortesia di darle seguito e rivolgere uno sguardo benevolo alla nostra Società. Essa benedirà il suo nome rispettato, e moltiplicherà i suoi voti e preghiere per la conservazione della sua salute, per la sua felicità e per la conservazione del nostro amato e degno Principe Presidente, che Dio si è degnato di trarre tra i suoi più preziosi tesori per arricchire la Francia: questa è la mia convinzione.
Le ricordo anche, signor Ministro, che il 28 maggio 1851 ho depositato negli uffici del suo Ministero gli Statuti della nostra Associazione con una richiesta, unita ad un’altra che ho consegnato sempre lì il 22 dicembre dello stesso anno insieme alle lettere testimoniali di sei Vescovi che si sono uniti a me per illustrarle i servizi che i nostri Fratelli intendono offrire e chiederle allo stesso tempo di riconoscere legalmente la loro Società in tutta la Francia. Oso sperare che essi non si renderanno indegni di questo grande favore.
Invoco con santa fiducia le benedizioni di Dio su di lei, Signor Ministro, sulla Francia e sul suo degno Presidente, e mi professo, con il massimo rispetto, Signor Ministro, suo umile e fedele servitore.

22: Al sig. Buron, parroco di Eclaron (Haute-Marne) 14-08-1852 – n. 2415
Lo scopo immediato di questa lettera è la fondazione di una comunità a Eclaron (Haute-Marne). Come in molte altre lettere ai parroci che volevano affidare l’istruzione dei bambini ai Fratelli, si tratta di fissare le condizioni della fondazione e di stabilire le relazioni con l’autorità civile locale.
Ma in questo caso occorre tener conto di una finalità più ampia in due sensi. Fr. Gabriele era in contatto da diversi anni con Monsignor Parisis, vescovo di Langres, diocesi alla quale appartiene Eclaron. A Langres ci fu anche una comunità di Fratelli al servizio della Cattedrale per molti anni. Monsignor Parisis, oltre ad essere un Vescovo molto attivo nella sua diocesi, era deputato al Parlamento, ed è a questo titolo che Fr. Gabriele lo ha contattato in vista dell’approvazione dell’Istituto. D’altra parte il parroco P. Buron intervenne a sua volta in un progetto di fusione dei Fratelli della Sacra Famiglia di Belley con i Fratelli di San Giuseppe di Amiens.

Sig. Parroco,
Mi sento onorato di aver avuto la fortuna di conoscerla, perché ho trovato in lei l’uomo di Dio e il vero sacerdote con il quale si può fare il bene e rigenerare la gioventù, non solo di Eclaron, ma di tutta la Champagne. Ho solo un rammarico, venerato Parroco, ed è quello di essere troppo lontano da lei; le dirò senza adulazione che per me sarebbe un grande piacere vederla con frequenza, perché tutto in lei mi ha edificato singolarmente, e mi ha fatto piacere allo stesso tempo, perché ho pensato che i nostri Fratelli avranno solo da guadagnare sotto la sua guida saggia e paterna. L’opera che abbiamo in mente di avviare nella sua regione giungerà a buon fine grazie a lei e al patrocinio del venerabile Vescovo della cui presenza la diocesi di Langres si è da poco arricchita. Quanto a me, sento ogni giorno che non sono all’altezza della mia missione; mi sento umiliato pensando che Dio ha voluto servirsi di me, povero strumento, per portare avanti l’opera della Sacra Famiglia; tra poco estenderà alcuni dei suoi rami nella parrocchia che ha la fortuna di averla come pastore.
Mi fa molto piacere sapere che la nuova opera di Eclaron è una questione di convittori e novizi; questo è un buon segno. Sono inoltre commosso per i segni di interesse che Monsignore, il suo venerato Vescovo, ha per noi; non ci perderà nulla, perché io farò pregare tutti i giorni per lui perché viva giorni felici nella diocesi che si onora di averla come Vescovo.
Avrò il piacere, Signor Parroco, di inviarle nei primi giorni di ottobre il Fr. Agostino con altri due Fratelli. Per quanto riguarda il nostro cappellano, P. Ausone, mi sarà impossibile mandarglielo; la sua presenza è indispensabile nella casa madre, come così quella di Fr. Claudio, che impiegherà un intero anno per realizzare dipinti nella nostra cappella. I tre Fratelli di cui le ho parlato in un primo momento saranno sufficienti per iniziare. La famiglia del Salvatore non era costituita al principio che da tre persone, solo più tardi essa è cresciuta con discepoli e apostoli; le cose si ordineranno in questo modo per Eclaron. Tuttavia, se la scarsità di soggetti non ci desse tanti problemi, le prometterei un altro Fratello. Abbiamo pazienza; se l’opera che abbiamo progettato di avviare è opera del Divino Maestro, le risorse non ci mancheranno; di ciò le posso parlare per esperienza, sig. Parroco, perché ho sperimentato gli effetti della Provvidenza sulla nostra Società quando l’ho iniziata; non provo per essa altro che immensa gratitudine per tutto ciò che ha fatto per noi.
Dato che le mancano i prospetti informativi, gliene invio oggi per posta una dozzina. Allo stesso modo, nel corso della prossima settimana, le invierò la mia circolare scritta per il nostro ritiro annuale.
Concludo, mio venerato Signor Parroco, esprimendole tutta la mia riconoscenza per le dimostrazioni di apprezzamento che si è compiaciuto dimostrarmi; eppure non sono altro che un povero religioso che ha un grande bisogno delle grazie di Dio e dell’aiuto delle sue preghiere per procurarsele: sia buono e non mi neghi tale aiuto; le sue preghiere varranno più che i due scudi di cinque franchi che ha lasciato sotto il candeliere nella camera dove ha dormito. Non avrei voluto che pagasse in questa forma la povera minestra al formaggio preparata dal nostro Fratello cuoco. Se mai avremo l’onore di ospitarla nella nostra Casa Madre, la sorveglieremo più da vicino perché non trovi un nuovo nascondiglio, cosa che non approverei mai.
Voglia accettare la rinnovata espressione dei rispettosi sentimenti con i quali ho l’onore di essere, Sig. Parroco, suo umile e attento servitore.

23: Alla signorina Caterina Lassagne, Ars (ACS) 04-11-1852 – n. 2485
Caterina Lassagne e Benedetta Lardet erano le due giovani che il Santo Curato inviò nel 1823 a Fareins (località vicina di Ars) perché si formassero con le Suore di San Giuseppe e poi assumessero la direzione dell’orfanotrofio per bambine che intendeva aprire. Dal 1824 fino all’arrivo delle Suore di San Giuseppe nel 1847 Caterina fu direttrice della Provvidenza. A partire da quel momento, si ritirò in una camera attigua alla casa parrocchiale e proseguì l’opera di servizio al Santo Curato e alla parrocchia di Ars. Bisogna dire che prestava anche servizi ai Fratelli della Sacra Famiglia. Fu testimone eccezionale e diretta della vita e santità del Curato d’ Ars e, insieme a Fr. Atanasio, ci ha fornito le notizie più interessanti per scrivere la sua biografia.
Siccome auspicava che i suoi beni patrimoniali fossero impiegati nell’educazione dei bambini di Ars, fece un testamento in favore di Fr. Gabriele. Tale documento si conserva ancora nell’archivio di Belley. Questo tema sta all’origine di alcune lettere tra i due e che continueranno con Fr. Amedeo. Caterina Lassagne morì nel 1883.
A proposito della nomina del Curato d’ Ars a canonico onorario di Belley, Caterina racconta con lusso di dettagli la scena in cui, a sorpresa, il Vescovo riuscì a mettergli la mozzetta di canonico all’entrata della chiesa. E aggiunge che quando Monsignore se ne andò, il Santo Curato vendette subito la mozzetta per cinquanta franchi e scrisse una lettera di ringraziamento al Vescovo in cui tra l’altro gli diceva: “Monsignore, mi mancavano cinquanta franchi per concludere la fondazione di una missione e ho pensato che le avrebbe fatto piacere contribuire a tale fondazione”.

Signorina e carissima Sorella in nostro Signore.
Ho ricevuto il suo testamento olografo, credo che servirà; ma sarebbe preferibile una donazione in vita. Abbia la certezza che i suoi desideri saranno rispettati fedelmente, mi impegno in coscienza davanti a Dio e davanti agli uomini.
Tutti i documenti sono ora gelosamente custoditi negli Archivi della nostra Comunità, ove saranno conservati con cura e ci serviremo di essi al momento opportuno, al fine di compiere la sua volontà così ammirevole e confacente a contribuire al bene dei giovani della parrocchia di Ars, a favore dei quali vuole disporre dei suoi beni, per aiutare in questo modo il suo venerato e santo Curato ad accrescere gli introiti della scuola gratuita che egli ha fondato a Ars per loro.
Per quanto riguarda il documento che ha firmato e del quale mi parla, sarebbe opportuno, e me lo hanno consigliato, conservarlo perché offre maggiori garanzie del testamento fatto a mio favore; del resto, non la impegna a nulla, perché non si possono richiedere, dopo la sua morte, più beni di quelli che lei ha promesso. Stia tranquilla al riguardo; quando verrò ad Ars, le spiegherò le cose meglio di quanto possa farlo per lettera.
Continui, Signorina e cara Sorella, a prestare le sue cure filiali al suo santo Curato, che noi consideriamo come nostro amico e Padre comune. Gli presenti il mio omaggio di profondo rispetto e le mie sincere congratulazioni per la sua nomina a canonico di Belley, elezione che ben merita. Con tale gesto, Mons. Chalandon ha riparato a una dimenticanza di Mons. Devie prima di morire, e trova tutti d’accordo e contenti.
Mi tenga presente, cara Sorella Caterina, nelle sue sante preghiere, e creda nei miei sentimenti di stima e di rispetto con i quali sono sempre a sua disposizione in Gesù, Maria e Giuseppe.

Il Superiore Generale.

24: Al P. Colletta, parroco di Oyonnax (ACS) 24-03-1853 (GU n n. 2584)
Fr. Gabriele manteneva un buon rapporto di fiducia e amicizia con il parroco di Oyonnax, località vicina a Belleydoux, in cui vivevano alcuni dei suoi familiari. P. Colletta ebbe a che fare più volte con i parenti di Fr. Gabriele.
In questa lettera si allude a diversi altri temi di interesse. Occorre sottolineare soprattutto il nobile atteggiamento di Fr. Gabriel nei confronti dei Fratelli delle Scuole Cristiane ai quali riconosce una maggiore competenza: la cosa importante è che si faccia il bene. Ciò non gli impedisce più avanti di sottolineare le migliori possibilità che ha una missione caratterizzata da maggior flessibilità e meglio integrata nelle parrocchie, con attività che, oltre all’istruzione, sostengono l’animazione liturgica, la catechesi ecc. Tocca così il punto chiave della specificità del suo carisma riguardo alla missione.
Collegato alla missione vi è anche il tema della grande quantità di richieste di Fratelli. Fr. Gabriele richiama più volte nella sua corrispondenza questa forte domanda perché a suo avviso era una conferma dell’utilità della sua Congregazione per la Chiesa e per lo Stato, nonostante tutte le difficoltà che trovava nel realizzarla e farla riconoscere.

Stimato Sig. Parroco:
Le auguro di tutto cuore che possa procurarsi le risorse necessarie per avere i Fratelli che da molto tempo desidera e che ben merita; non potrebbero essere posti sotto migliore direzione della sua, stimato Sig. Parroco; ma, nonostante il piacere che avrei di inviarle i nostri Fratelli, non mi dispiacerebbe se desse la preferenza ai buoni Fratelli delle Scuole Cristiane, che hanno più esperienza dei nostri. Purché si faccia il bene, è ciò che dobbiamo sempre desiderare. Per il resto, il campo del Padre di famiglia è sufficientemente esteso per occupare tutti gli operai che chiama a lavorare in esso. Se chiama i Fratelli della Dottrina, mi rallegrerei sinceramente nel Signore.
Sono talmente sbalordito dalla quantità di richieste di Fratelli che ciò assorbe tutti i miei momenti. Il fatto che la maggioranza li preferisca ad altre congregazioni è che possono essere destinati da soli e offrono il servizio di cantori e sagrestani oltre a quello di maestri. D’altro canto, siamo forse più accondiscendenti e i sigg. Parroci trovano maggiore disponibilità nei nostri Fratelli che nei Fratelli delle Scuole Cristiane, che conservano una grande indipendenza.
La ringrazio, mio venerato Parroco, per i complimenti sul nostro Cappellano. Questo degno Sacerdote, effettivamente, non lascia nulla a desiderare. Si è unito alla nostra Società con voti i perpetui; vive come i semplici Fratelli; predica magnificamente e sempre in consonanza con la vita religiosa. Non esce mai di casa, se non per passeggiare con i Fratelli e i Novizi. È religioso nel pieno senso del termine; non riceve nemmeno l’onorario per le Sante Messe che celebra: tutto è per la Comunità; ci fa risparmiare mille e duecento franchi che spendevamo annualmente per i suoi predecessori: questo sì è effettivamente un buon acquisto. Dio me lo doveva per compensarmi di tutti i problemi che mi ha causato il suo predecessore, il Padre Curial, del quale non ho potuto disfarmi se non lottando strenuamente. Non è un cattivo Sacerdote; non gli desidero il male, ma sono molto contento che si trovi lontano. Le dico questo in modo molto confidenziale e senza la minima intenzione di danneggiarlo.
Sig. Parroco, lei invidia miei opuscoli; se attribuisce loro un senso religioso, vedrà che si fondano sulla Fede, la preghiera e la fiducia in Dio; in questo lei mi supera e i suoi scritti sono molto superiori ai miei. Oh, è molto meglio avere a che fare con Dio che con gli uomini, la cui malizia e invidia alcune volte fanno tanto male; ma correndo a rifugiarci nel Cuore del buon Gesù e mettendoci sotto la protezione del Signore, ne usciamo sani e salvi e lasciamo passare le tempeste.
Si avvicinano le grandi feste di Pasqua; gliele auguro serene e felici, e spero che il confessionale, nel quale fa tanto bene e al quale la sua carità lo tiene costantemente legato, non comprometta in alcun modo la sua preziosa salute durante questo tempo pasquale.
Voglia accettare l’espressione dei miei sentimenti pieni di rispetto e di religiosa amicizia con i quali mi professo, sig. Parroco, suo umile e attento servitore.

25: A Sua Eccellenza Mons. Cretin, Vescovo di Saint-Paul, Stati Uniti d’America 27-02-1854 – n. 2873
Fr. Gabriele ricevette nello stesso anno 1854 due richieste d’invio di Fratelli nelle missioni: una per le isole Seyschelles, ex colonia francese nell’Oceano Indiano ma già passata sotto dominio inglese, e l’altra per gli Stati Uniti d’America. Era il momento di sviluppare l’aspetto missionario della sua Congregazione.
Mons. Cretin, vescovo di Saint-Paul (Minnesota) era originario di Montluel (Ain) ed era stato consacrato vescovo da Mons. Devie nel 1851. Nella sua risposta alla richiesta del vescovo, Fr. Gabriel, oltre a determinare alcuni aspetti concreti, manifesta le sue convinzioni e i suoi desideri missionari e la preferenza che dà all’invio di Fratelli in missione in un paese lontano, rispetto alle richieste che riceveva dalla Francia. Era ben consapevole, tuttavia, delle difficoltà che si potevano presentare e dello scarso numero di Fratelli con i quali poteva contare per la realizzazione di questo progetto. Il Fondatore dei Fratelli della Sacra Famiglia si iscrive così in quel grande movimento evangelizzatore e missionario della Chiesa nel XIX secolo, nonostante alcune ambiguità.
Come sappiamo, l’invio di quattro Fratelli negli Stati Uniti si verificò alla fine di quello stesso anno e questa prima esperienza missionaria terminò con un fallimento.

Monsignore,
Nel desiderio di rispondere ai suoi auguri, il nostro illustre, venerato e amato Vescovo Monsignor Chalandon mi ha fatto pervenire la sua richiesta di avere alcuni Fratelli della nostra Congregazione della Sacra Famiglia, di cui la Provvidenza mi ha affidato le redini.
Penso, Monsignore, al bene che si può fare nella sua vasta diocesi e negli Stati Uniti e come è necessario inviare a Sua Eccellenza operai che condividano i suoi sudori, che sono altrettante perle che abbelliranno la sua corona in Cielo. Schiudere alle anime a prezzo dei più grandi sacrifici e persino a rischio della vita la vera via che conduce al cielo è, Monsignore, il compito che il suo zelo e la sua grande carità le ha ispirato. Come sarei felice se qualcuno dei nostri Fratelli potesse lavorare sotto la sua saggia guida nel campo del Padre di famiglia che le è toccato in sorte e portare così il buon odore di Cristo al di là dei mari. Se la mia età e i legami indissolubili che mi vincolano alla sede della nostra Società non fossero un ostacolo, sarei io stesso il primo a rispondere alla sua chiamata pastorale, così lusinghiera per la Congregazione che Dio benedice. Ambirei di più il titolo di catechista in terra di missione di qualsiasi altro.
Naturalmente, Monsignore, sono ansioso di inviarle una colonia di catechisti e insegnanti, convinto che con il soccorso della Grazia divina, e assistiti dai suoi consigli, faranno tanto bene. Le prometto, Monsignore, che saranno tre, se ho la fortuna di trovarne con questa vocazione e con le qualità per l’apostolato al quale vuole destinarli.
E’ con pena che metto una restrizione alla mia promessa. Ma Sua Eccellenza non se ne sorprenderà, visto che fino al presente, avendo molte richieste in Francia e negli Stati Sardi, non ho potuto occuparmi delle missioni d’oltremare. Aggiungerò che le vocazioni per questo tipo di apostolato finora non si sono manifestate tra i Fratelli, senza dubbio perché non si è pensato a ciò. Attendo dunque fino al prossimo settembre nel ritiro annuale oppure invierò loro una circolare circa la sua richiesta perché coloro che si sentono attratti dalle missioni estere me lo facciano sapere. Se ne incontro alcuni, farò una selezione accurata e glieli preparerò quanto prima possibile. Sarei lieto di affidarli al suo Vicario Generale, quando verrà a Belley in aprile; anche se penso sarà difficile averne qualcuno preparato per tale data.
Devo avvertirla, Monsignor, che la nostra Congregazione è povera in ogni senso e che ha debiti; pertanto, ci è impossibile, nonostante la buona volontà, consegnare soldi e oggetti ai tre Fratelli che spero di poter inviare. Ci troviamo in un momento di ristrettezze e la carestia di quest’anno ha aggravato le cose; questa è la causa per cui i Fratelli non possono portare nulla se non l’abito, alcune camicie, fazzoletti, calze, il Vangelo, il libro dei salmi, le Regole, l’Imitazione di Cristo, il catechismo e la vita dei santi. D’altra parte, è in questo modo che i Fratelli della Sacra Famiglia vanno ai posti che l’obbedienza assegna loro. Coloro che li richiedono devono provvedere loro, d’ accordo con quanto prescrivono le Regole, il denaro necessario per i viaggi, il mobilio, l’alloggio e un salario annuale sufficiente per vivere. Per coloro che lavorano in Francia e Savoia questo è di 600 franchi per Fratello.
I tre religiosi che le invierò, Monsignor, saranno sempre uniti all’Istituto e ne osserveranno la Regola. Sua Eccellenza si servirà di loro secondo le sue necessità, per la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime; ma Sua Eccellenza dovrà provvedere ai loro bisogni materiali, e suffragare tutte le spese del viaggio a Saint-Paul e quelle che dovrebbero fare qualora dovessero tornare per qualsiasi ragione.
Abbiamo, Monsignore, migliaia di parrocchie che in continuazione richiedono i nostri Fratelli, persuasi del bene che fanno, e si impegnano a rispettare tutte le condizioni della Regola. Dando a Sua Eccellenza la precedenza, li sottraggo a queste parrocchie che li chiedono da tempo. D’altra parte questa separazione mi richiederà un grande sacrificio pensando che potrei non vedere più quaggiù questi Fratelli della Sacra Famiglia che mi sono così cari. Tuttavia, Monsignore, queste considerazioni non mi fermano, perché desidero in qualche modo cooperare al bene che sua Eccellenza e i suoi degni missionari fanno con tanto zelo e abnegazione. Inoltre, devo anche pagare la mia quota per l’opera santa della Propagazione della Fede, inviando Fratelli per far conoscere, amare e servire Dio agli infedeli, guadagnarli a Cristo e alla nostra santa e bella religione, al di fuori della quale non c’è salvezza.
Con profondo rispetto, Monsignore, mi professo di Sua Eccellenza, il più umile e obbediente servitore.

Fr. Gabriele.

26: Al P. Mermillod, parroco di Belleydoux (ACS) 03-12-1854 – n. 3127
Il reverendo Giovanni Pietro Mermillod è stato parroco di Belleydoux per circa 40 anni. Era zio del celebre P. Gaspard Mermillod, che difese Fr. Gabriel quando si pubblicò a Ginevra il pamphlet: Les Jésuites de Belley, e che poi divenne Arcivescovo di Losanna e cardinale.
Dopo la partenza dal suo villaggio natale il Fr. Gabriel ha sempre contato sul P. Mermillod come uomo di fiducia per tutte le questioni che si riferivano a Belleydoux. Nella corrispondenza tra i due figurano molti accenni alla famiglia di Fr. Gabriele, come pure tutto quanto concerne la fondazione della scuola dei Fratelli e la vita della comunità, il programma di ricostruzione della Cappella di Sant’ Anna, ecc.
In questa lettera il Fr. Gabriel gli confida alcune delle sue preoccupazioni come Superiore della Congregazione e soprattutto i suoi progetti di ricostruzione della Cappella di Sant’Anna che aveva da molti anni.

Sig. Parroco,
Approvo il suo progetto di dedicare una cappella a Sant’ Anna; avrei voluto io stesso ampliare e ricostruire per conto mio la nostra antica cappella. Ne ho avuto mille volte il pensiero ma ho avuto il rammarico di non poter procedere alla sua esecuzione per mancanza di risorse e per il mio voto di povertà che mi spoglia di tutte le cose di questo mondo. Contribuirò in tutto ciò che potrò, se il Consiglio della Congregazione me lo consente. Sono Superiore solo per i grattacapi, le preoccupazioni e la grande responsabilità che ho davanti a Dio e agli uomini; è da tempo che vorrei sgravarmi di tale responsabilità; non so quando Dio mi concederà tale grazia; se me la concedesse, sarei beato se solo mi fosse concessa una stamberga al fianco della cappella di Sant’ Anna ed essere il sacrestano di questo piccolo santuario, di cui attendo la ricostruzione perché contribuisca ad attirare le benedizioni del Cielo sulla nostra cara parrocchia.
Comincio aprendo una sottoscrizione di 200 FRS per l’opera progettata. Tale somma è quella del salario di due Fratelli di Belleydoux per il presente anno scolastico. Inoltre per l’abbellimento della cappella darò due bei quadri di 4 o 5 piedi di altezza, uno di S. Giuseppe e un altro di S. Gioacchino; questi due quadri varrebbero più di 300 FRS.; se posso, ne provvederò uno della Vergine, ma è necessario che sia in bronzo perché possa resistere alle intemperie delle stagioni. Il più prezioso dono che posso offrire a questa Cappella, se si riuscirà a realizzarla, è un reliquiario con le reliquie di Santa Ana, della Vergine, di S. Giuseppe e di S. Gioacchino. Questo prezioso oggetto mi è stato dato a Roma dal Santo Padre Gregorio XVI con autentica. Così, i pellegrini che visitassero la cappella avrebbero la fortuna di poter venerare queste reliquie. Ho intenzione di tornare a Roma; otterrò sicuramente alcuni grandi privilegi per questa cappella e per chi la visita.
Sono del parere di fare la facciata in pietra scolpita, ma per inviarle un piano, bisogna sapere esattamente la lunghezza, la larghezza e l’altezza, e sapere con esattezza dove si vuole collocare la nicchia e se si sono necessarie due finestre a ciascun lato della porta. Sarebbe auspicabile che la cappella avesse 15 piedi di larghezza e 24 (o 30) di lungo; questo è il minimo, sarebbe meglio renderla più grande e costruire una volta.
La ringrazio sinceramente, sig. Parroco, e con lei i miei cari compaesani per il vostro impegno nella ricostruzione della cappella di Sant’ Anna e per i sacrifici nel realizzare questa buona opera che attirerà grazie su di loro e le loro famiglie. Che Dio li benedica, assieme al loro Pastore.
Accetti, sig. Parroco, l’espressione dei miei sentimenti molto rispettosi e sinceri e mi creda, in unione di preghiere, il suo umile servitore.

Fr.. Gabriele

27: Al P. Gourmand, parroco di Neuville-les-Dames (ACS) 11-04-1855 – n. 3217
Gourmand (1814 – 1872) è stato Cappellano dei Fratelli della Sacra Famiglia dal 1839 al 1848. Nel noviziato, oltre alle attività della cappellania, era Professore di varie discipline: religione, grammatica, matematica, ecc. I Fratelli che sono stati suoi allievi lo ricordano come un bravo insegnante. Durante il trasferimento del Noviziato da Belmont a Belley ha condiviso in ogni momento le difficoltà della comunità, essendo un buon esempio per tutti.
Nel 1848 Mons. Devie lo nominò parroco di Neuville-les-Dames, ma è rimasto sempre in contatto con i Fratelli, interessandosi dello sviluppo della Congregazione e di coloro che erano stati i suoi studenti. Fr. Gabriele gli scrisse più volte e ogni anno gli mandava la circolare di convocazione del ritiro.
In questa lettera Fr. Gabriele condivide con il vecchio cappellano, come aveva fatto in altre occasioni, le sue gioie e le sue sofferenze. Inoltre offre una descrizione dettagliata della situazione dei Fratelli dedicati all’insegnamento sia in Francia che in Savoia.

Sig. Parroco:
La sua cortese lettera dell’8 del corrente mese mi ha procurato una grande gioia. La ringrazio, caro amico, per il ricordo che ha dei Fratelli della Sacra Famiglia e del loro povero Superiore. I Fratelli che l’hanno conosciuta quando è stato nostro cappellano, non l’hanno dimenticata; parlano sempre di lei con particolare affetto. Quanto a me, il suo nome mi è particolarmente caro e dolce e resterà sempre impresso nel mio cuore insieme a quello di Mons. Devie, di felice memoria, che mostrava di interessarsi di entrambi.
Se non le scrivo e non vado a visitarla tanto spesso come vorrei è perché non riesco a causa dei miei impegni nella nostra Società; ma nessuno, mi creda, l’apprezza tanto come il povero Superiore della Sacra Famiglia.
Mi riserverò sempre il piacere di farle pervenire le mie piccole circolari. Hanno l’impronta della mia semplicità e del mio povero sapere. La ringrazio per la sua lettura e la ringrazio, Sig. Parroco, per il suo ricordo nel “memento” del nostro Fr. Giuseppe. Non mancò di giocarci qualche scherzo con la sua morte, ma si preparò così bene che Dio gli avrà usato misericordia e perdonato la sua mancanza di aver gettato 100 FRS nel pozzo che scavò in Parcieux e che chiamano il pozzo di Fr. Giuseppe. Non le racconto questa storia, la conosce.
E’ desolante vedere la persecuzione contro la Chiesa e gli ordini religiosi negli Stati Sardi. Dall’oggi all’indomani non solo hanno escluso la nostra Congregazione, ma in quest’anno ci hanno pure tolto il privilegio di esenzione dal servizio militare, come hanno fatto con i Fratelli delle Scuole Cristiane. Ah! Signore, e quanto rimpiango il regno del buon Re Carlo Alberto. Ora ci arrivano pochi soggetti dalla Savoia, sia per la soppressione della dispensa dal servizio militare, sia per la persecuzione ai religiosi; ma Dio che è buono e mirabile in tutte le cose, ci risarcirà inviandoci Fratelli francesi; ce ne sono arrivati 4 la settimana scorsa, tutti buoni candidati. Nonostante la persecuzione di cui ho appena parlato, conserviamo tutte le nostre case in Savoia e ne abbiamo aperto altre due l’anno scorso, una a Novalaise, paese della De Charcot, suo amico, con il quale parlo di lei tutte le volte che ci incontriamo.
Disponiamo ora di un certo numero di Fratelli che sono ben istruiti, ma i bei giorni sono passati per noi riguardo all’insegnamento. Prima in Savoia si insegnava con una semplice lettera di obbedienza del Superiore; ora è necessario che ogni Fratello abbia superato l’esame e ottenuto le abilitazioni che equivalgono all’attestato di capacità francese; inoltre non vogliono nelle scuole che i testi ordinati dall’Università. I Fratelli sono controllati da Ispettori che valgono ben poco. In Francia in passato si insegnava all’età di 18 anni, si fosse o no francese, purché si avesse il diploma. Oggi, non basta avere il diploma, bisogna essere francese, aver insegnato per tre anni come maestro aggiunto o maestro supplente, questo a partire dai 21 anni, e che si abbia almeno 25 anni. Non si può essere nominato maestro comunale senza soddisfare queste condizioni; inoltre bisogna figurare nella lista di ammissibilità degli insegnanti del dipartimento in cui si vuole insegnare. Ciò mi ha creato molti inconvenienti e mi ha infastidito terribilmente nella destinazione dei Fratelli, perché questo che è francese e diplomato, non ha 25 anni, l’altro perché non ha ancora tre anni di pratica, ecc. ecc. Come rimpiango quei bei tempi, sotto tutti gli aspetti. Ma lei, stimato Parroco, non rimpianga le belle e sagge istruzioni che spesso e con tanto zelo fa ai suoi parrocchiani, presto o tardi, produrranno i loro frutti e lei riceverà un giorno la ricompensa in Cielo.
Devo comunque dirle che, nonostante tutte le mie miserie e i miei fastidi, non mi sono mai lasciato andare allo scoraggiamento neppure per un solo istante; conservo la mia attività e non retrocederò mai, con la grazia di Dio, nemmeno di fronte ai cannoni che sono puntati in questo momento su Sebastopoli. Compio nel modo migliore che posso la missione che Dio ha voluto affidarmi, conto sul suo aiuto e spero di non sbagliarmi al riguardo. Vedo ogni giorno che la Provvidenza mi aiuta in tutti i modi e mi conferma che la nostra Congregazione è opera sua; c’è di che incoraggiarmi e suscitare la mia riconoscenza al Signore.
Le richieste di avere Fratelli ci giungono in grande quantità e da ogni angolo di Francia; ci mancano solo soggetti per poterle soddisfare. Penso partire la settimana prossima per aprire una fondazione in una città della diocesi di Gap; da lì mi recherò in quella di Montpellier, dove aprirò una magnifica istituzione nella città di Florensac. Porto con me 4 Fratelli che là avranno, senza esagerare, una casa altrettanto bella come il vescovado di Belley; è il castello di un conte che, al morire, lo destinò per i Fratelli, con una rendita di 2000 franchi all’ anno. Lo stabilimento di Dortan sembra essere ben consolidato; chiedo al Signore che continui sempre bene. Ho avuto il piacere di contribuire con la mia quota a favore delle missioni estere, inviando 4 Fratelli.
Ho la consolazione di vedere che lo spirito religioso regna ora nella nostra Casa Madre, ciò mi dà speranza per il futuro.
Non dimentichi, Sig. Parroco, che ha un diritto particolare nella casa della Sacra Famiglia che ha fondato con me a Belley; spero che vorrà sempre venire, senza formalità; Dio voglia che abbia presto il piacere di vederla qui. Nell’attesa, voglia accettare l’espressione del mio sentimento di rispetto e la certezza della mia religiosa amicizia con la quale mi professo, Sig. Parroco, suo umilissimo e devoto servitore.

Fr. Gabriele.

28: A Fr. Amedeo Depernex, Vice-superiore, Belley 05-05-1856 – n. 3544
Nonostante l’intensa collaborazione tra Fr. Gabriele e il Vice-superiore Fr. Amedeo durante lunghi anni, la corrispondenza tra i due non è molto abbondante, perché spesso si trovavano entrambi a Belley. Solo durante i viaggi dell’uno o dell’altro e, in questo caso, a causa della permanenza di Fr. Gabriel aTamié, esiste una corrispondenza.
Attraverso questa lettera possiamo conoscere la situazione dell’abbazia di Tamié all’arrivo dei Fratelli nel 1856 e l’insieme dei temi correnti in un determinato momento dell’amministrazione in riferimento ai Fratelli e alle Comunità. Si può scoprire anche un aspetto interessante della collaborazione di Fr. Amedeo nella redazione e correzione dei libri pubblicati da Fr. Gabriele.

Caro Fr. Amedeo,
Le scrivo da Annecy dove sono venuto con Fr. Nicola (Tardy) e Giovanni Pommier (Fr. Barnaba) per fare acquisti. Fanno in tutto 400 FRS tra commestibili, vasellame e utensili per i nostri falegnami. Il denaro se ne va senza che ci rendiamo conto. Quando si tratta di ricostruire una casa come Tamié e vivere avendo solo le quattro pareti, la piccola borsa si esaurisce molto presto; ma siamo i figli della Provvidenza e confidiamo in essa, che non ci deluderà mai, soprattutto se viviamo d’accordo ai suoi disegni.
Il giorno del nostro arrivo a Tamié abbiamo suonato le campane e fatto scoppiare i botti. Il giorno dell’Ascensione (1° maggio) vi è stata molta gente sia alla Messa che ai Vespri; eravamo emozionati nel vedere tanta gente; ho rivolto loro, dopo la Messa e dopo i Vespri, una esortazione a modo mio. Durante l’Ufficio ci fu grande raccoglimento. Si è continuato con i botti per quasi tutta la giornata. Il figlio del sig. Favre ha ricevuto un piccolo colpo al naso e sulla faccia quando un botto è esploso, ma grazie a Dio senza conseguenze. La brava gente delle nostre montagne sembra contenta che siamo qui.
Mi piace Tamié in tutti i sensi; ma sono preoccupato per le molte necessità materiali e per il freddo che ci ha raggiunto come fosse gennaio; venerdì scorso abbiamo avuto 3 pollici di neve, ma è scomparsa presto; è nevicato anche a Annecy; abbiamo paura del gelo.
Le ho mandato Fr. Francesco (Dumollard); deve arrivare oggi a Belley, ma è contento di andarci; avrebbe voluto rimanere a Tamié, diceva, ma in fondo avrebbe preferito, anche se non l’ha detto, tornare a La Rochette. Questo Fratello è un po’ pigro e svogliato nelle sue mansioni; è sempre nelle nuvole e si lamenta in continuazione; non si sa che cosa gli farebbe piacere; bisogna motivarlo, altrimenti l’orto della casa madre sarà trascurato. Vigili affinché si semini a tempo debito, altrimenti sarebbe una perdita. Fr. Francesco non chiede mai a nessuno di aiutarlo, anche quando c’è tanto da fare; bisogna avere cura di aiutarlo durante le ricreazioni, sia per l’irrigazione o altro.
Tutti i nostri Fratelli e i nostri eccellenti Novizi di Tamié sembrano contenti e mostrano molto zelo per il lavoro; Fr. Giacinto, soprattutto, vi mette cuore e anima; gli piace Tamié e vuole restare qui.
Vorrei rimandarle Fr. Alberto (Rey) per aiutare il nostro eccellente maestro dei Novizi; ma avrebbe bisogno di un compagno di viaggio e per di più abbiamo bisogno di lui per il canto; non c’è che lui, visto che Fr. Nicolás (Tardy) suona la tromba incantando i nostri montanari.
Abbiamo urgente necessità di una mucca; ma ci costerà 200 FRS; e anche di un cavallo o di una mula; il vecchio parroco di Plancharine ha un bel carro leggero con una bella giumenta di soli 5 anni. È un animale che si adatta a tutto: calesse, trotto, soma , secondo quanto mi assicura il sig. Favre; vorremmo proprio acquistarlo subito; avremmo il carro, le imbracature, la montatura e il cavallo per 600 FRS., ma ci è impossibile, le nostre risorse non ce lo consentono; contiamo sul buon Fr. Rolando (Dumas) per questo acquisto; lo preghi da parte mia che ci faccia questo grande favore dato che lo ha promesso; potrebbe scrivere subito per far giungere questo denaro, anzi, sarebbe meglio che andasse lui stesso a cercarlo, cosa che lei le permetterà e, più in là, invoglieremmo questo buon fratello a stabilirsi a Tamié; prenderà a suo carico il cavallo e il carro. Conto sulla generosità di questo buon Fratello; il suo esempio incoraggerà gli altri ad aiutare, a sacrificarsi per la nostra seconda casa di Tamié che è incantevole e attira l’attenzione di tutti i visitatori.
Ho ricevuto i giornali che mi ha inviato, ma ci arrivano con un certo ritardo; sta bene che li legga, ma non tardi affatto nell’ inviarceli. I Fratelli sono ansiosi di essere informati.
Anche le sue notizie si fanno aspettare come pure quelle del Noviziato, e quelle del buon Padre Giuseppe del quale la prego di darmi dettagli mentre gli trasmette i miei ossequi. Desidero, caro amico, che mi tenga perfettamente al corrente delle lettere che mi arrivano al noviziato come pure di quelle alle quali l’ho autorizzata a rispondere dopo averle lette.
Vorrei che tutti i funzionari doganali andassero in paradiso; ma non sarà così facile per i capi, perché ho costatato il latrocinio che ci hanno fatto per i vasi sacri: sono già 60 FRS, compreso l’ostensorio che abbiamo dovuto inviare a Chambéry e poi a Seyssel.

Non si dimentichi di scrivere una lettera cambiale a Morin per il 22 del corrente mese, come gli ha già detto suo figlio (Fr. Emilio), a meno che quest’uomo non abbia chiesto un rinvio; in questo caso sarebbe necessario inviargli un nuovo scritto per dirgli che vogliamo il pagamento urgente prima della fine del mese.
La tela e la cretonne sono molto care qui; bisogna ordinare la tela da Guillez o da Chardeyron, per fare almeno 80 camicie per Tamié, che farà cucire, lavare e usare una volta o due ai novizi di Belley perché possano passare più facilmente la dogana.
Stando a quanto ho sentito dire, sembra che ci invierebbero dei convittori a Tamié; ma non è ancora certo. In ogni caso siamo obbligati a fare tavoli e letti di assi per loro.
Avrei un grande desiderio di fare il nostro ritiro a Tamié ma vi sono parecchi inconvenienti. I Fratelli della Savoia lo sperano, vedremo alla fine delle vacanze ciò che possiamo fare.
Fr. Claudio (Grobel) potrebbe venire a dipingere alcuni quadri che sarebbero indispensabili; ma vorrei che ci venisse di buona voglia, che si dedicasse ai dipinti religiosi e fosse obbediente; lo prepari per questo; quando verrà a Tamié sarà incoraggiato a lavorare bene.
Le invio la Preghiera del Mattino; vorrei che la facesse stampare subito con le preghiere che seguono e che devono formare la ‘Guida’. Può mandare a stampare le bozze e quando il tipografo gliele restituirà, le esaminerò; ma le riveda anche lei, cancellando, aggiungendo, ordinando come lo riterrà opportuno. Quanto a me, mi trovo assorbito dai lavori di Tamié; tuttavia, bisogna fare in modo che il libro di Preghiere possa essere distribuito ai Fratelli per le vacanze; non abbiamo molto tempo da perdere. Non lo dimentichi.
Concludo facendo voti particolari che rivolgo a Dio per la sua salute, tanto utile al nostro istituto, e perché Dio le dia le luci e le grazie necessarie per fare le cose secondo le mie intenzioni, ma soprattutto secondo quelle di Dio. Prego anche per tutti i nostri buoni Fratelli e Novizi della Casa Madre, in particolare per i cari Fratelli Raimondo (Joly), Urbano (Pinget) e Luciano (Burnier) che sono i suoi collaboratori.
Vi abbraccio tutti e vi benedico con amore. Non smettano di pregare per il loro povero Superiore che li porta nel cuore, e soprattutto lei, mio caro Fratello, che è il mio braccio destro e la grande colonna che deve sostenere l’edificio della Sacra Famiglia. Salute e profonda amicizia.

Fr. Gabriele.

P.S. – Non si dimentichi di scrivere subito a Chambéry, a quel tipo che l’agente di Yenne ha chiesto di far causa a Perron, per ottenere il pagamento che ci deve. Gli comunichi la nostra grande sorpresa per il ritardo e lo preghi in modo perentorio di rispondere per dire a che punto stanno le cose, dicendogli che io andrò a Verrès per conoscere i motivi del ritardo, in caso non pagasse.

29: A Mons. De Langalerie, Vescovo di Belley 20-07-1858 – n. 4210
E’ una delle lettere che meglio mettono a nudo alcuni degli aspetti più intimi di Fr. Gabriele e alcuni tratti della sua personalità negli ultimi anni della sua vita. Il conflitto con il Vescovo di Belley a proposito della Regola è stata una dura prova che Fr. Gabriele ha saputo affrontare con umiltà, forza e serenità.
Il punto principale della controversia era la questione del sacerdozio nell’Istituto. Mons. de Langalerie non ammetteva questa possibilità che, tuttavia, figurava negli statuti approvati dai suoi due predecessori e dall’Arcivescovo di Chambéry. Gli sembrava che un sacerdote non dovesse essere sottoposto a un Superiore laico. Fr. Gabriele scriveva a Mons. Billiet: “Monsignor De Langalerie non vuole ammettere sacerdoti. Il Vescovo di Belley può avere le sue ragioni ma le abbiamo anche noi e valide per ricevere i sacerdoti che ci sono necessari nelle nostre case di noviziato.
Nonostante il conflitto, Fr. Gabriele in questa lettera come in altre rivolte al Vescovo di Belley, cerca di mantenere o ripristinare un rapporto piuttosto fragile con alcuni dettagli molto personali e riferendosi sempre a ciò che egli ritiene il bene dell’Istituto.

Monsignore,
Considerando che una Congregazione religiosa non può vivere senza Regola che non sia approvata dall’Ordinario del luogo, mi ritengo nel doppio dovere di sottoporre alla sua approvazione la Regola che abbiamo osservato fino ad ora e che è stata approvata dai suoi due venerati predecessori, per animare e consolidare la nostra Congregazione e mantenerla nella diocesi.
Non vengo di nuovo a chiedere questa approvazione, che la sua Eccellenza non ha voluto dare. Mi ritengo, tuttavia, nel dovere di dirle che i Fratelli non tarderanno a sentire gli effetti della prova a cui li ha sottoposti con tale rifiuto. Spero che sappiano sopportarla con rassegnazione e non faccia vacillare la loro vocazione.
Lo dico con dolore, la maggior parte di loro non ha lo spirito religioso e sono di difficile gestione. Un povero Superiore ha solo la Regola per ricordare il dovere, ma nel constatare che non è approvata dal Vescovo del luogo, non vi faranno caso e non la osserveranno senza il minimo scrupolo. Lei stesso, Monsignore, non avrà su di loro e sulla Congregazione lo stesso ascendente. Se continuiamo a vivere sotto la sua giurisdizione come andranno le cose? È un Vescovo secondo il cuore di Dio e lascio queste considerazioni al giudizio di Sua Eccellenza.
Quanto a me, il suo inatteso rifiuto mi ha amareggiato, ma non mi spavento, il mio sacrificio è fatto. Dio che ha permesso la prova, mi ha concesso la grazia di sopportarla e di saper discernere nei casi incresciosi. Inoltre, sento che la mia carriera si concluderà presto. Se non mi si lascia che la termini in pace, mi incoraggerà il pensiero di Giobbe che la vita è un combattimento e che il discepolo non è più del Maestro.
Recentemente ho avuto l’onore di vedere Sua Eccellenza, le ho dimostrato la mia sottomissione filiale e una abnegazione non comune tra i Superiori di Congregazioni. L’ho fatto con sincero spirito religioso e in vista del bene. Mi rallegrerò tutta la mia vita di ciò. L’ ha forse considerata una finzione o un inganno? Si sbaglierebbe. Sia come sia, non avendo Sua Eccellenza accettato il mio atto di sottomissione, mi ritengo svincolato. Mi è impossibile, Monsignor, fare il bene là dove non c’è fiducia reciproca tra i Superiori ecclesiastici e il sottoscritto.
Il canonico Desseignez mi ha consegnato l’altro ieri un scritto suo senza firma, ma mi ha detto che questo era il sentire di Sua Eccellenza e che potevo crederlo. Considero il documento come un rimedio, sebbene insufficiente, che vuole applicare sulla piaga. La ringrazio sinceramente per questo, Monsignore; ciò mi ha un poco confortato. Mi dispiace che la sua benevolenza sulla nostra Regola sia arrivata così tardi; se non lo avesse fatto, sarei andato a cercare conforto da un’altra parte e avrei messo i nostri Fratelli e la Regola al sicuro.
Anche se non incontro simpatia nella Curia di Belley e lì non ho amici, non mancherò di formulare voti per la sua felicità. Chiedo al Signore la pronta guarigione della sua gamba.
Non ho potuto consegnare personalmente questa lettera come me l’ero proposto, ma avrò l’onore di vederla domani prima di partire per un lungo viaggio.
Con profondo rispetto, Monsignore, mi professo di Sua Eccellenza l’umile e obbediente figlio.

Fr. Gabriele

P.S. Mi è appena stato consegnato un esemplare della nostra Guida; la prego, Monsignore, di volerne accettare l’omaggio rispettoso.

30: Al sig. Simone Poncet-Montange, proprietario in Gobet, Belleydoux (ACS) 12-04-1864 – n. 6377
Secondo la testimonianza di Fr. Federico, Simone Poncet, di Belleydoux, era uno dei cinque Fratelli di San Giuseppe che hanno preso l’abito a Les Bouchoux con Fr. Gabriele nel 1824 dopo una settimana di ritiro.
I due figli ai quali fa allusione la lettera sono i Fratelli Joseph Silvain, fondatore in Uruguay, e León Benoît, che morì nel 1869. Fr. Gabriele gli propose di entrare nel Noviziato di Belley, insieme con altri due giovani di Belleydoux, in occasione di uno dei suoi viaggi al suo paese natale per l’inaugurazione della Cappella di Sant’ Anna.
In questa lettera il Fr. Gabriele, già anziano, si lascia trascinare dal ricordo delle sue montagne e dall’ideale della sua giovinezza che intendeva condividere con altri giovani della sua età: servire Dio. Ma, facendo un balzo nella fede, vede il prolungamento di questo ideale degli inizi nella vita eterna (servire Dio per sempre con gli eletti nel Cielo) da un lato, e dall’altro in coloro che continuano a impegnarsi nella vita religiosa o nel matrimonio.
È difficile stabilire l’identità del Claudio Mermet che figura nel post scriptum perché vi sono diversi personaggi con lo stesso nome e cognome, due dei quali sono stati sindaci di Belleydoux durante la vita di Fr. Gabriele. In ogni caso questo nome ci permette, ancora una volta, di risalire alla gioventù di Fr. Gabriele: un Claudio Mermet che è destinatario della prima lettera di questa serie e che Fr. Gabriele, assieme al parroco Jacques Charvet, nominò maestro di scuola e “clerc” a Belleydoux.

Caro amico Simone:
Con molto piacere ho ricevuto la sua lettera e l’acconto di 500 FRS per il vitto e l’alloggio dei suoi due figli. Gabriele Poncet, mio figlioccio, me li ha consegnati da parte sua. Mi è spiaciuto proprio non poterla vedere, ero assente quando è venuto, l’avrei incaricato di portarle questa lettera che non ho scritto prima perché ero in viaggio.
I suoi due figli sono proprio bravi, hanno buona salute e la loro condotta è eccellente. Ce la mettono tutta nello studio, e con il tempo, spero diventino buoni religiosi. Come la gente delle nostre montagne, sono timidi, incapaci di prendere in giro chicchessia, di difendersi, ma il tempo migliorerà tutto. L’essenziale per loro è amare e servire Dio fedelmente. Abbia la certezza che attireranno le benedizioni del Cielo sulla sua famiglia e pregheranno per la sua salute.
L’età, caro Simone, non le consente di viaggiare molto, ma mi piacerebbe che venisse con suo figlio maggiore. Mi ricordo della nostra gioventù, insieme volevamo servire Dio.
Vorrei, adesso che ci avviciniamo all’eternità, che il Signore ci concedesse la grazia di servirlo con gli eletti in cielo. Chiediamo questo favore. Chiediamogli la guarigione del suo degno e venerato pastore perché lo conservi ancora per molti anni a Belleydoux.
I suoi figli, mio caro amico, mi chiedono di ringraziarla. Mandano ricordi affettuosi al fratello maggiore e alla sorella. Suo figlio maggiore è un giovane affascinante che apprezzo per le sue qualità. Prego che trovi una compagna secondo il cuore di Dio. Mi sarebbe piaciuto che fosse diventato dei nostri, ma il Signore vuole che sostenga lei nella sua anzianità e la sua famiglia.
La abbraccio, mi affido alle sue preghiere e le rinnovo la mia religiosa amicizia.

P.S. Quando abbia la possibilità di vedere l’eccellente consigliere comunale di Belleydoux, Claudio Mermet, che è anche un mio grande amico, me lo saluti affettuosamente. Mi piacerebbe che anche lui venisse a trascorrere qualche giorno con noi.