Ecco un itinerario in 30 tappe che, seguendo i passi della vita di Fr. Gabriele Taborin, ci possono aiutare e stimolare a meditare e pregare personalmente. È anche una forma di avvicinarci alla sua persona e di farlo nostro compagno di viaggio.

La proposta è molto semplice e comprende, per ogni giorno:
– L ‘evocazione di un momento o di un aspetto della vita di Fr. Gabriele.
– Alcune domande che portino a meditare, a interiorizzare, ad aggiornare e personalizzare l’esperienza di vita di Fr. Gabriele con la quale io vivo, in modo che il processo sfoci in una preghiera e in un impegno personale per la giornata.
– Una formula di preghiera scritta o proposta, in ogni caso recitata da Fr. Gabriele che aiuti e sostenga la nostra preghiera.

Fr. Teodoro Berzal
Belley, agosto 2016

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1. Data e luogo di nascita

Gabriele Taborin è nato a Belleydoux (Ain – Francia) nel 1799. Non si erano ancora spenti gli echi della rivoluzione, ma già si stava aprendo un nuovo periodo in Francia e in Europa sotto il dominio di Napoleone I. Belleydoux è un paese di mezza montagna (900 metri di altitudine) situato tra le pendici del Jura e le alture dell’alto Bugey, in prossimità delle città di Nantua (Ain) e Saint-Claude (Jura). Oggi fa parte del gruppo di comuni di Oyonnax e del dipartimento dell’Ain. La parrocchia di Belleydoux appartenne alla diocesi di Ginevra, dopo la rivoluzione è stata inglobata a quella di Lione e poi a quella di Belley. Al momento della nascita di Gabriele la popolazione era di circa 800 abitanti raggruppati in circa 200 famiglie e distribuiti in vari casolari di Belleydoux ma anche di Gobet, Le Délivret, Orvaz, Bellevoîte. Le risorse di questi montanari, di costituzione robusta, temperamento forte e abituati al lavoro, erano quelle tipiche di un’agricoltura di montagna: l’allevamento del bestiame, il legno dei numerosi boschi, l’artigianato nei lunghi mesi invernali. Le comunicazioni per giungere al fondo della valle del Semine erano difficili a quel tempo. Le vie e i sentieri di accesso rimanevano con frequenza interrotti in inverno dalle abbondanti nevicate e dall’impeto dei torrenti. Fr. Gabriele non ha mai dimenticato il suo villaggio di origine. Vi tornò in visita in diverse occasioni, istituì a Belleydoux una scuola diretta dai Fratelli, contribuì alla ricostruzione della cappella di Sant’ Anna. Da parte sua, la popolazione di Belleydoux gli riservò una calorosa accoglienza in occasione dell’inaugurazione della cappella.

Per la riflessione e la preghiera:
Come posso sintetizzare le origini di Fr. Gabriele nel tempo e nello spazio?
In che cosa hanno contribuito le mie origini nel tempo e nel luogo alla costruzione della mia personalità?
Come posso esprimere nella preghiera il mio ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla mia crescita?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Dio mio, io ti ringrazio umilmente di avermi creato e conservato fino a questo giorno; di avermi fatto cristiano e cattolico; di avermi chiamato allo stato religioso; di aver perdonato i miei peccati e di tutte le altre grazie che mi hai concesso dalla mia nascita. Che cosa potrò darti, Dio mio, in cambio di tanti benefici? Con l’aiuto della tua grazia, farò tutto il bene di cui sarò capace e mi asterrò da tutto ciò che possa dispiacerti.


2. La famiglia Taborin

La famiglia di Gabriele era ben radicata nella comarca da tempo. I genitori di Gabriele, Claudio Giuseppe Taborin e Maria Giuseppina Poncet-Montange si sposarono nel 1786. Maria Giuseppina era rimasta vedova di un primo matrimonio che era durato solo cinque mesi. Ebbero sette figli: solo quattro giunsero all’età adulta: Francesco, Giuseppe Maria, Giacomo e Gabriele. Gli altri tre morirono molto piccoli. Sia il padre che la madre di Gabriele avevano una personalità forte e allo stesso tempo erano gentili e aperti agli altri e intraprendenti. Erano entrambi buoni cristiani. Oltre alle attività agricole e all’allevamento, la famiglia aveva una casa abbastanza spaziosa per ospitare una locanda con varie camere, aveva un piccolo commercio di formaggi e per qualche tempo anche di vasi di terracotta. In queste attività collaboravano anche due famigli. Tutto ciò indica che il nucleo familiare era assai esteso per la presenza di altre persone in modo più o meno permanente. Come nelle altre famiglie, i figli sin dalla fanciullezza e adolescenza, aiutavano nei lavori domestici e nei campi coi suoi genitori fu sempre buono, vi sono testimonianze che indicano alcune difficoltà. Se il rapporto di Gabriele con i suoi genitori era buono, ci sono testimonianze di difficoltà con i suoi fratelli. Pur essendo il minore, la sua forte personalità si impose presto tra i suoi fratelli e le sue numerose attività religiose causavano l’invidia e le critiche loro e di altre persone del villaggio. Fratel Gabriele si mantenne sempre in contatto con la sua famiglia, aiutò i suoi nipoti negli studi e accolse alcuni di essi nel noviziato. Sostenne anche moralmente ed economicamente sua madre e i suoi fratelli.

Per la riflessione e la preghiera:
Qual era il rapporto di Fr. Gabriel con i membri della sua famiglia?
Come posso descrivere il rapporto che ho con la mia famiglia e con ciascuno dei suoi membri?
Con quali espressioni manifesto al Signore la mia gratitudine per la mia esperienza di vita in famiglia?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Signor Gesù, Figlio unigenito di Dio, che per il nostro amore ti facesti bambino e non sdegnasti di vivere, per trent’ anni, una vita povera e lontana dal mondo, sottomettendoti umilmente a Maria, tua madre, e a san Giuseppe; accordaci le grazie che ti chiediamo con queste preghiere e, soprattutto, imitare la tua profonda umiltà, per poter godere della tua gloria nel cielo; tu che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per i secoli dei secoli. Amen. (NG)


3. L’educazione e la vocazione del giovane Gabriel
Siccome non c’era una scuola a Belleydoux, era il parroco chi si incaricava dei primi rudimenti di insegnamento e di catechesi per i bambini del villaggio. Gabriel cominciò molto presto ad assistere a queste lezioni nella chiesa parrocchiale e ad aiutare il parroco come chierichetto. A undici anni ricevette la prima comunione, il giorno della Santissima Trinità, e poi anche la cresima dalle mani del Cardinale Fesch in Oyonnax. Dopo questi eventi, che segnano il suo ingresso nell’adolescenza, Gabriele iniziò i suoi studi, dapprima per un anno nel comune confinante di Plagne e poi a Châtillon di Michaille, in un internato che preparava gli adolescenti ad entrare in seminario. Il progetto dei genitori e del parroco era, in effetti, che potesse diventare sacerdote. I tre anni di Châtillon segnarono il giovane Gabriel per varie ragioni. La forte personalità del P. Colliex, l’ambiente di lavoro della scuola seminario, la regolarità delle occupazioni e attività, il senso di obbedienza, il rispetto per la vocazione sacerdotale e le letture che faceva, costituirono la base di una spiritualità che non abbandonò mai. Fu in quel periodo di studi che fece il proposito di recitare tutti i giorni la preghiera “Veni Sancte” per chiedere allo Spirito Santo che lo illuminasse e che lo dirigesse durante la giornata; l’antifona ” Salve Regina”, per chiedere aiuto alla Madre della Misericordia, e l’invocazione “Angele Dei” per ottenere la protezione dell’angelo custode. Il suo biografo afferma che si mantenne fedele a queste pratiche durante tutta la vita, a tal punto di averlo sentito dire che credeva di non averle omesse nemmeno per un giorno. Ma Gabriele, leggendo la vita dei santi e dei monaci, giunse a una convinzione: aveva intuito profondamente che la sua vocazione non era il sacerdozio, bensì la vita religiosa. Il suo biografo dice: “Durante la permanenza in questo internato, un pensiero importante si impadronì via via di lui con tanta forza che arrivò a ossessionarlo. Gli si presentava in continuazione alla mente durante lo studio e le lezioni, nel trambusto della ricreazione; non lo abbandonava né di giorno né di notte. Usando le sue stesse parole: “Era l’idea di scegliere un genere di vita che unisse agli doveri propri della vita religiosa l’educazione dei giovani, la cura e l’ornamento degli altari e le altre funzioni secondarie del culto”. A tal punto che, con grande dispiacere dei suoi genitori e del suo parroco, prese la decisione di interrompere gli studi avviati e di tornare al suo villaggio natale mentre frequentava il 5° Corso e all’età di 16 anni. Il Fr. Gabriele ricordò sempre questa esperienza come uno dei momenti chiave della sua vita.

Per la riflessione e la preghiera:
Qual è stata l’intuizione centrale nella vocazione di Fr. Gabriele?
Posso identificare i momenti chiave in cui ho capito qual era la mia vocazione?
Come posso ringraziare Dio per il dono della mia vocazione e per il cammino che ho percorso finora?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Oh Dio, la cui sapienza governa tutte le cose e la cui Provvidenza destina ciascuno allo stato di vita che gli conviene perché si salvi, ti ringrazio di avermi chiamato nella Congregazione dei Fratelli della Sacra Famiglia. Concedimi la grazia di mantenere il voto di stabilità che mi lega ad essa. Illuminami sui doveri del mio stato e aiutami a compierli fedelmente. Fa’ che amando e stimando questa santa vocazione, mi renda degno di te che mi hai chiamato ad essa. (NG)


4. Le attività di Gabriele a Belleydoux

Gabriele comincia molto giovane una serie di attività che, a prima vista, si confondono con i giochi dei bambini, ma che molto presto acquistano un carattere religioso: processioni, preghiere, imitazione dei gesti liturgici nei campi e nei boschi o nella casa della famiglia. Le sue qualità di leader lo portano a riunire i suoi compagni e ad organizzare queste attività sempre più vaste e impegnative. Con l’interruzione degli studi, le circostanze lo portano ad essere il primo maestro di Belleydoux: la sua scuola è in una stanza della casa paterna. Tale attività professionale si aggiunge a quella di “clerc” della parrocchia, mansione che comportava diverse responsabilità come assistente del parroco. I due aspetti: l’insegnamento e le attività parrocchiali configurano il suo profilo di laico consapevole della propria responsabilità di battezzato e dedicato ad una missione di Chiesa. Gabriele si situa nel cuore stesso del dispositivo che la Chiesa aveva messo in moto in Francia per ravvivare la vita cristiana: le missioni popolari nelle parrocchie (Gabriele partecipa a diverse di esse), le confraternite e soprattutto la catechesi dei bambini e l’educazione cristiana per incidere in profondità. Vi sono inoltre in Gabriele uno sguardo di compassione sullo stato di abbandono dei bambini e dei giovani e sullo stato di abbandono delle chiese. Ecco alcune espressioni del suo biografo: “Oggi che vediamo l’educazione religiosa diffusa dappertutto, ci è difficile farci un’idea dell’abbandono in cui si trovavano allora molte parrocchie riguardo all’istruzione. I bambini si trovavano immersi in pieno nella vita, esposti al pericolo, senza un’istruzione che chiarisse loro le idee, senza un’educazione che li mantenesse sulla buona strada. Queste miserie morali incidevano molto su Gabriele, che sognava spesso come porvi rimedio… Un altro carenza impressionava il suo temperamento appassionato. Soffriva molto nel vedere la povertà degli altari delle parrocchie rurali, lui, che aveva desiderato sempre e in tutto la maggior gloria di Dio.” La presenza di Gabriele come animatore parrocchiale di un villaggio in pieno periodo di restaurazione di tutti i settori della vita religiosa e sociale, gli conferisce un dinamismo missionario che manterrà per tutta la vita.

Per la riflessione e la preghiera:
Quali motivazioni inducono Gabriele a prendere la decisione di agire responsabilmente nel suo villaggio e nella sua parrocchia?
Vedendo la situazione e le carenze dell’ambiente dove vivo, in quali attività posso impegnarmi?
Quali espressioni possono motivare la mia preghiera per impegnarmi nell’educazione dei bambini e dei giovani?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Maestro divino, che hai istruito i dottori della legge con i tuoi ammirabili insegnamenti, fa’ che insegni ai bambini per amor tuo e come hai fatto tu. Benedicili e rendili docili alla tua voce. Dammi l’intelligenza, la gentilezza e la pazienza di cui ho bisogno nel mio lavoro.

Ti ringrazio, Signore, per aver voluto servirti di me che sono un peccatore, per istruire la gioventù nella tua santa dottrina. Fa’ che il seme divino germogli nei loro cuori e produca abbondanti frutti di virtù. Che io stesso pratichi ciò che insegno agli altri nel tuo nome. (NG)


5. La partenza da Belleydoux

Gabriele aveva vissuto con gioia ed entusiasmo la sua missione a Belleydoux. Negli ultimi anni aveva avuto anche un ausiliario che gli consentiva di estendere e ampliare le sue attività educative e integrarle armoniosamente nella vita parrocchiale come era suo ideale. La gente del suo villaggio e dei dintorni lo chiamavano già “Fratello”. Ma nel 1821 aveva preso la decisione di seguire la vocazione religiosa che aveva cominciato a sentire dalla sua adolescenza. Tuttavia, i suoi genitori e il parroco si opponevano al suo progetto, poiché speravano ancora di vederlo un giorno diventare sacerdote. Gabriele nel 1824, all’età di 25 anni, lascia Belleydoux e si mette in cammino per cercare una comunità religiosa che risponda ai suoi desideri. Gabriele opta per una soluzione originale. Abbandona il suo villaggio per vivere una vocazione cristiana di laico, ma nella forma tradizionale della vita religiosa. Così dà vita alla vocazione di “Fratello”: un laico religioso che vive in comunità nel cuore della parrocchia, a fianco del sacerdote, ma con un’identità e una missione che lo differenziano nettamente da lui. La pretesa di realizzare questo ideale era certamente assai difficile in una Chiesa molto clericale, e in una società gerarchizzata e sempre più secolarizzata, come erano quelle del suo tempo. Una sequenza di eventi (Gabriele affermerà con tutta certezza che è stata la Provvidenza divina) lo portò a fondare la congregazione che stava cercando.

Per la riflessione e la preghiera:
Quali aspetti posso ammirare nella decisione di Gabriele di lasciare il suo paese per seguire la vocazione religiosa?
Come affronto le decisioni importanti nella mia vita?
Cercare nella preghiera alcune espressioni che mi portino a compiere la volontà di Dio in questa giornata.

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Dio mio, luce vera, illuminami e guidami in questo momento. Dammi la sapienza e la prudenza di cui ho bisogno per non prendere nessuna iniziativa contraria alla tua santa legge o all’obbedienza che devo alla regola e ai superiori. Ti offro il progetto che sto per cominciare; benedicilo e fa che riesca. Se ciò che ti piace è un’altra cosa, rinuncio a ciò che sto per fare, per compiere la tua santa volontà. (NG)


6. Iniziare una comunità e rimanere solo.

La coincidenza tra il desiderio di Gabriele di essere religioso e il progetto del vescovo di Saint-Claude (Jura), Mons. de Chamon, di poter contare su una comunità religiosa dedicata all’educazione cristiana dei bambini della sua città, sfociò nella creazione della comunità dei Fratelli di San Giuseppe. Gli amici di Gabriele lo aiutarono a raggruppare cinque giovani dei dintorni e con essi fece un ritiro in preparazione alla vestizione a Les Bouchoux (Jura) diretto da p. Manuel Charvin e dal canonico Desrumeaux. Quest’ultimo aiutò poi Fr. Gabriele a scrivere la prima regola di vita della comunità. Per Gabriele il giorno della vestizione fu un momento decisivo che visse con grande intensità e fu uno dei più belli della sua vita. Di fatto, non lascerà mai l’abito religioso e da quel momento si considererà sempre religioso. La giovane comunità si fece carico della scuola e del servizio della cattedrale il 1 novembre 1824. Ma molto presto i suoi compagni si scoraggiarono e alcuni mesi dopo Fr. Gabriele rimase solo. Fu allora che Fr. Gabriele seppe esprimere tutta la sua capacità di attribuirsi un fallimento e di continuare con il suo progetto basandosi sulla fede: “Soffrii questa umiliante prova, che era la prima, con una grande rassegnazione, dicendomi: se questa opera è solo tua, è un’opera che è nata morta; ma se è l’opera di Dio, egli saprà sostenerla di fronte a tutti e contro tutti”.

Per la riflessione e la preghiera:
Come è giunto Fr. Gabriele ad accettare il fallimento?
Quali sono abitualmente le mie reazioni in caso di insuccesso in una iniziativa o in una attività?
Quali espressioni di preghiera possono consolarmi e rimettermi in cammino?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Signore, hai permesso che ora sia afflitto. Mi associo a ciò che tu vuoi, amo la tua santa volontà e ad essa mi sottometto. Che tragga da questa afflizione il frutto che tu aspetti e, se questa è la tua santa volontà, che abbia termine, mio Dio; ma, se tu vuoi che venga prolungata per la tua gloria e il mio bene, sostienimi con la tua mano. Benedetto sii tu per i secoli dei secoli. Amen. (NG)


7. Vivere la precarietà e la fragilità

I due anni che seguirono il fallimento di Saint-Claude furono per Fr. Gabriele un tempo di precarietà e di fragilità. Benché personalmente Fr. Gabriele poteva svolgere il suo lavoro di maestro e di catechista, il suo progetto di fondare una comunità si trovò in gravi difficoltà. Quando cercò di raccogliere alcuni giovani postulanti a Jeurre, la casa che stavano riparando per ospitarli cadde in rovina. Quando poi andò ad abitare a Courtefontaine, il grande edificio di un vecchio monastero agostiniano che gli offrirono era completamente inadatto ai cinque o sei novizi che formavano la comunità. Nonostante il sostegno del parroco, P. Roland, che fu un amico e un buon consigliere di Fr. Gabriele per lunghi anni, le carenze di ogni tipo si moltiplicavano. In questa situazione di incertezza e di fragilità Fr. Gabriele accettò il consiglio di tornare alla sua Diocesi nativa di Belley e di cercare asilo con il suo gruppo di novizi nella casa religiosa di Ménestruel (Poncin, Ain), dove il P. Bochard stava iniziando la società della Croce di Gesù. Ma molto presto capì che questo non era il luogo dove poteva vivere la propria vocazione e pochi mesi dopo partì tra le forti critiche dei responsabili di questa comunità, che non lo ritenevano adatto a fondare una congregazione.
Il Fr. Gabriele rimase nuovamente solo.

Per la riflessione e la preghiera:
Come visse Fr. Gabriele l’alternativa tra continuare solo o fondare una comunità?
Quali ragioni mi spingono a condividere progetti con altri?
Come cercare nel rapporto con Gesù un cammino nella mia vita?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Signore, il servo non deve essere più grande del suo padrone. Ora che permetti che mi si perseguiti e che mi si tratti male, fa’ che ad esempio del tuo divin Figlio e per amor tuo sopporti con pazienza i disprezzi, le ingiurie e le calunnie. Perdono di tutto cuore ai miei nemici, ti prego che mi difenda da essi e che perdoni i miei peccati e i loro. Amen. (NG)


8. Fr. Gabriele affida il progetto alla Vergine e si mette a disposizione del Vescovo

Quando Fr. Gabriele lasciò la Congregazione della Croce di Gesù nel febbraio 1827, si diresse al santuario mariano di Fourvière (Lione). Si sa che molti altri personaggi hanno affidato i loro progetti e chiesto la protezione di Nostra Signora del Buon Consiglio in quel santuario; tra essi i fondatori della “Società di Maria”. Dopo Fr. Gabriele fu a Brénod, dove era parroco l’amico e consigliere P. Charvet. Questi gli consigliò di andare ad incontrarsi con Mons. Devie che iniziava in quegli anni a organizzare la diocesi di Belley. L’incontro con il Vescovo ebbe luogo a Genay. Per Fr. Gabriele fu un momento decisivo per la concretizzazione del suo progetto di fondazione. Egli stesso lo spiega in questi termini: “Tornammo, dunque, alla diocesi di Belley e ci presentammo per la prima volta a Mons. Devie che ci accolse con molta cortesia. Dopo avergli aperto il nostro cuore e avergli esposto i nostri piani e i motivi che ci avevano obbligato a lasciare la diocesi di Saint-Claude, questo degno Presule approvò il nostro progetto e ci promesse il suo aiuto e la sua protezione. Non ci sono mai mancati. Ci predisse che nel futuro non ci sarebbero mancati ostacoli e contrarietà, ma allo stesso tempo ci assicurò che, con le armi della preghiera, la prudenza, la pazienza e l’umiltà avremmo portato a buon fine tutto. Questi incoraggianti risultati del nostro primo incontro con questo santo Vescovo ci animarono moltissimo e ci unirono inviolabilmente a lui.” Le parole del Vescovo infusero una rinnovata fiducia in questo giovane ed entusiasta religioso pieno di buona volontà, che con i suoi 28 anni cercava di riunire attorno a sé una comunità.

Per la riflessione e la preghiera:
Quali sono i due elementi che permettono a Fr. Gabriele di operare il suo discernimento?
Qual è la mia fiducia nella preghiera e nel Consiglio dell’autorità?
Come cercare nella preghiera l’abbandono alla volontà di Dio?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Santa Maria, Madre del mio Dio e Signore Gesù Cristo, sempre vergine, elevata al cielo in corpo e anima, che sei stata concepita senza macchia di peccato originale, prega per me adesso e nell’ora della mia morte; proteggimi in tutte le mie imprese (e in particolare in questa che oggi ti affido) e veglia sulla mia salvezza. In te, dopo Dio, ho posto tutta la mia fiducia, o Madre di misericordia, che mai sei stata contaminata dal peccato. Così sia.


9. Vita itinerante

Dopo l’incontro con il suo Vescovo toccarono a Fr. Gabriele ancora due lunghi anni di vita itinerante in cui non poté trovare né il luogo né le circostanze idonee perché il suo progetto di fondazione mettesse radici. Prima risiedette per alcuni mesi a Brénod, dove il P. Charvet, che conosceva da quando era parroco a Belleydoux le buone qualità di Gabriele per la catechesi, gli affidò la preparazione dei bambini alla Prima Comunione. Lo stesso fece P. Gache, parroco del vicino villaggio di Champdor. Nella casa parrocchiale di quest’ultimo villaggio Fr. Gabriele disponeva di uno spazio un po’ più ampio e riunì alcuni giovani con l’idea di istituire una comunità, ma alla fine del mese di ottobre 1827 uno solo di essi si fermò con Fr. Gabriele. Fu in quel momento che Fr. Gabriele, dopo aver realizzato alcune attività anche in Hauteville, fu contattato dal sindaco e dal parroco di questa località per essere nominato maestro della scuola comunale e per il servizio della parrocchia, attività che coincidevano con la sua esperienza di Belleydoux. Fr. Gabriele svolse con soddisfazione di tutti tali funzioni durante il primo anno scolastico. Ma quando, durante il secondo, volle creare un internato per i giovani di altri comuni pensando anche di dar vita a una comunità religiosa, le difficoltà con le autorità locali divennero tali che decise di andarsene da un’altra parte.

Per la riflessione e la preghiera:
Quale elemento chiave mancava a Fr. Gabriele per consolidare la fondazione?
Come so distinguere tra il transitorio e ciò che darà continuità e fecondità ai miei progetti?
Quale relazione stabilisco tra il mio comportamento quotidiano e la mia preghiera?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Dio mio, rendimi prudente nelle mie azioni, forte nei pericoli, paziente nelle difficoltà e umile nei successi. Non permettere che dimentichi l’attenzione nella preghiera, la puntualità nel lavoro e la costanza nei miei buoni propositi. Signore, fa’ che sempre sappia curare la rettitudine di coscienza, la modestia nel comportamento, la delicatezza nelle conversazioni e la regolarità nella condotta. Fa’ che mi impegni nel dominare la mia natura, nell’assecondare l’azione della grazia, nell’osservare la legge e nel lavorare per la mia salvezza.


10. Una casa per ospitare un progetto

Fr. Gabriele, dopo vari anni itineranti, ritenne il suo arrivo a Belmont e l’acquisto di una casa spaziosa con l’aiuto del signor De Lauzière come qualcosa di provvidenziale. “La parrocchia di Belmont, nei pressi di Belley, fu scelta per essere la culla della nostra società e per formare in essa la nostra prima casa di noviziato.” Essendo stato nominato maestro della scuola comunale di Belmont, Fr. Gabriele comincia tale attività a titolo provvisorio nella propria casa mentre il comune costruisce la scuola. Ma subito dopo ottiene dal Rettore dell’Accademia di Lione anche la licenza per aprire un internato.
Entrambe le attività dovettero essere interrotte dopo solo un anno a causa della rivoluzione di luglio 1830. Fr. Gabriele lascia la casa di Belmont nelle mani della domestica Giovanna Villermoz e lavora come amministratore nel castello del barone di Champdor, posto che abbandona senza esitare un momento, nonostante l’insistenza del barone di abbandonare il suo progetto di fondazione e l’invito a rimanere con lui. Di ritorno a Belmont, Fr. Gabriele si vede privato della funzione di maestro comunale e si dedica completamente allo sviluppo dell’internato, che ogni anno aumenta in numero di allievi. La nascita della nuova congregazione si verificò attraverso la progressiva trasformazione di quell’ internato in noviziato, quando parecchi dei giovani residenti accettarono la proposta di vita religiosa di Fr. Gabriele. “Alcuni di quei giovani interni non volevano più separarsi da me e, con il permesso dei loro genitori, decisero di condividere i miei piani e dedicarsi allo stato religioso, come avevo fatto io”, dice Fr. Gabriele a Mons. Devie. Questa trasformazione si materializzò simbolicamente nel cambio del nome: da Fratelli di San Giuseppe, sotto il quale il Fr. Gabriele aveva vissuto dal 1824, a Fratelli della Sacra Famiglia.

Per la riflessione e la preghiera:
Come ha interpretato Fr. Gabriele l’acquisto di una casa a Belmont?
Quali mezzi concreti cerco per mettere in opera ciò che Dio mi sta chiedendo?
Come prendermi cura nella preghiera di coloro che mi sono affidati?

Una preghiera del Fr. Gabriele:
Grande San Giuseppe, servitore saggio e fedele al quale Dio ha affidato la cura della sua famiglia, tu che sei stato costituito custode e protettore della vita di Gesù Cristo, consolatore e sostegno della sua santa Madre, e cooperatore fedele del grande disegno della redenzione del mondo; tu che hai avuto la gioia di vivere con Gesù e Maria e di morire tra le loro braccia, casto sposo della Madre di Dio, modello e patrono delle anime pure, umili, pazienti e interiori : che tu possa sentire la fiducia che poniamo in te ed accogliere con bontà le prove della nostra devozione. Ringraziamo Dio per i favori singolari dei quali sei stato colmato e lo preghiamo, per tua intercessione, che ci faccia imitatori delle tue virtù. Prega dunque per noi, grande Santo, e per questo amore che hai avuto per Gesù e Maria, e che Gesù e Maria hanno avuto per te, ottienici la felicità incomparabile di vivere e morire nell’amore di Gesù e di Maria. Così sia. (CSF)


11. La povertà e la gioia degli inizi

La prima impressione del giovane Giovanni Charrière quando giunse a Belmont fu quella di entrare in una casa povera. In effetti, le quote versate dagli allievi interni e dai primi postulanti erano molto esigue e molte volte inesistenti. Per nutrire la trentina di ragazzi in età scolare e provvedere alle loro altre esigenze, nonostante i prodotti del frutteto che circondava la casa, ben gestiti dalla domestica e cuoca Giovanna, e di alcuni aiuti occasionali, le risorse erano insufficienti. Di fronte a questa situazione quasi permanente, Fr. Gabriele si vedeva obbligato con frequenza a chiedere l’elemosina. Lo faceva andando a Lione con una lettera di raccomandazione di Mons. Devie. Tale attività era poco gradita, penosa, gravosa e persino pericolosa, perché, se c’erano alcune persone generose, ce n’erano molte altre che non esitavano a umiliarlo, per di più la polizia aveva ordine di impedire la mendicità. Nonostante ciò, Fr. Gabriele vi si dedicava volentieri perché era il mezzo per poter continuare il suo progetto. In mezzo a queste difficoltà economiche e alla fragilità dell’istituzione, di cui Fr. Gabriele era ben conscio, la gioia regnava comunque a Belmont. Era innanzitutto la gioia interiore. Diceva Fr. Gabriele a Mons. Devie: “Queste difficoltà erano forti, ma devo dirle, Eccellenza, con tutta la sincerità dell’anima mia, che mai come in quei momenti ho sperimentato tanta gioia”. Aveva anche alcuni momenti di particolare soddisfazione e gioia comunitaria come quando la casa poté contare su una cappella e un cappellano, in occasione delle visite del Vescovo, delle prime vestizioni e prime professioni. Fr. Federico li sintetizza così: “La gioia inondava tutti i cuori e si rifletteva su tutti i volti. Alcuni aneddoti rivelano questo spirito giovanile e allegro, come quando i novizi suonarono la campana della casa per annunciare il “battesimo” del vino che Fr. Giovanni Charrière stava amministrando in cantina o quando, di fronte all’accusa fatta a Mons. Devie che il Fr. Gabriele conservava in quella stessa cantina alcune bottiglie di buon vino imbottigliato, il Fratello rispose al Vescovo: “Certo, Monsignor, è vero; ma è per offrirle a sua eccellenza o al nostro Padre spirituale (il canonico Robert) quando vengono a visitarci”.

Per la riflessione e la preghiera:
Che lineamenti evangelici caratterizzano la vita della comunità di Belmont?
Qual è il mio contributo alla creazione di un clima sereno e gioioso negli ambienti dove vivo?
Come creare nel mio cuore mediante la preghiera un atteggiamento di distacco e di liberazione che mi apra alla vita comunitaria?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Gesù, mio Salvatore, hai vissuto sulla terra tra privazioni e povertà e hai detto che per essere perfetto bisogna abbandonare tutto e seguirti. Io ho lasciato tutti i beni della terra per esserti gradito. Ti chiedo dunque che liberi sempre di più il mio cuore da quei beni per unirmi solo a te che sei la mia vera ricchezza e di aiutarmi a praticare la povertà che ho professato fin nei minimi dettagli, perché riceva nell’altra vita il centuplo che hai promesso a coloro che lasciano tutto per seguirti. Lo spero per i tuoi meriti infiniti e l’intercessione della Vergine Maria e di San Giuseppe, modelli perfetti di povertà. Così sia. (NG)


12. Fusioni e confusioni

Fr. Gabriele scriveva a Mons. Devie: “Sento dentro di me una voce che sembra dirmi che, nonostante la mia debolezza e il mio scarso talento, Dio vuol servirsi di me per fondare una congregazione diversa, per i suoi fini, da tutte quelle già esistenti.” Aveva fatto un ritiro con P. Favre, Superiore dei missionari di Savoia, ponendo come punto di discernimento il suo progetto di fondare una nuova congregazione e la risposta era stata pienamente positiva. Nonostante ciò, sono gli si presentarono parecchie circostanze nella vita nelle quali si pose la questione della fusione della sua Congregazione con altre: all’inizio, con la società della Croce di Gesù, con i chierici di San Viatore di P. Querbes, con la società di Maria di P. Colin, poi il tentativo di Mons. Devie di fondere tutte le forme di vita religiosa della sua diocesi in una sola; più tardi di nuovo con la società della Croce di Gesù e verso la fine della sua vita con i Fratelli di San Gabriele. In tutti questi casi Fr. Gabriele manifestò atteggiamenti costanti. In primo luogo, l’intima convinzione della chiamata di Dio a fondare una nuova congregazione, ma anche un’apertura e una disposizione a dialogare, non considerando la sua istituzione come un assoluto e prendendo in considerazione ciò che di buono vedeva nelle altre; bisogna poi aggiungere la sua franchezza con le autorità ecclesiali e la sua difesa decisa dell’identità della sua Congregazione, atteggiamento quest’ultimo che fece fallire tutti i tentativi di fusione.

Per la riflessione e la preghiera:
Come concilia il Fr. Gabriele la flessibilità e la fermezza quando si tratta della sua Congregazione?
Qual è il mio atteggiamento nei confronti della pluralità di istituzioni e di progetti?
Come vedere nella preghiera che la nostra opera è l’opera di Dio?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Dio mio, fa’ che la nostra casa sia la tua opera e non quella degli uomini; benedicila e proteggila, prendi cura di noi in ogni tempo e in ogni luogo e non abbandonarci al potere dei nostri nemici. Aiutaci a rinunciare alla nostra volontà per far la tua qui sulla terra come i beati la fanno in cielo. Ti chiediamo queste grazie per i meriti di nostro Signore Gesù Cristo, per intercessione della Vergine Maria e di San Giuseppe, nostri gloriosi Patroni. Così sia. (Prima versione della preghiera per l’Istituto).


13. Una regola di vita per la congregazione

Una delle attività alle quali Fr. Gabriele si dedicò con maggiore intensità e cura a Belmont fu quella di scrivere la regola della Congregazione che stava formando. La lettera con la quale presenta queste Costituzioni a Mons. Devie descrive in dettaglio tutti i passi del processo di discernimento che il Fondatore aveva effettuato e sottopone il suo testo alla correzione e autorizzazione del Vescovo. Fin dai primi commi Fr. Gabriele presenta l’intuizione centrale del suo carisma e della spiritualità della sua Congregazione: costruire la comunità avendo come modello la Sacra Famiglia di Nazareth in riferimento alla Trinità divina, dedicandosi ad ogni tipo di opere buone, ma in particolare all’istruzione dei bambini e dei giovani, alla catechesi e alle altre attività parrocchiali. Negli articoli successivi descrive l’identità di una Congregazione religiosa di Fratelli a carattere laicale, e dà le indicazioni e le norme necessarie per vivere i voti religiosi e gli altri aspetti della vita comunitaria e della missione nelle scuole e nelle parrocchie. Le tappe della formazione dei Fratelli e le motivazioni per una crescita spirituale hanno anche un posto importante. Completano il loro lavoro un libro di preghiera per la comunità con le indicazioni e le formule per ogni momento di preghiera comunitaria e un rituale per la vestizione e la professione religiosa, dove Fr. Gabriele sviluppa il suo fine senso liturgico e offre alcune intuizioni importanti sulla vita religiosa.

Per la riflessione e la preghiera:
Quale sapienza concreta dimostra Fr. Gabriele nello scrivere una regola di vita?
Come concretizzo le mie idee in modo che possano essere seguite da altri?
Come ricreare nella preghiera e nella vita l’intuizione centrale di Fr. Gabriele?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Oh Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che sei il principio e il Creatore di tutto ciò che è in cielo e in terra, proteggi il tuo popolo, allontana dalla tua Chiesa ogni classe di malvagità; guida i nostri passi, le nostre azioni, le nostre volontà, e quelle di tutti i tuoi servi sul cammino felice verso la tua gloria. Aumenta la nostra fede, la nostra speranza, la nostra carità e il pentimento dei nostri peccati; rinsaldaci nella grazia dell’uomo interiore, per mezzo dello Spirito Santo; che tutti i tuoi santi, e soprattutto quelli di cui la Chiesa celebra oggi la festa, ci assistano sempre e ovunque, per cui onorando i loro meriti, sperimentiamo gli effetti della loro intercessione, in particolare quella della beata Vergine Maria e di San Giuseppe, nostri gloriosi patroni e protettori, la cui memoria celebriamo con gioia e la cui assistenza speciale chiediamo con fiducia; preservaci del peccato, dalla morte improvvisa e da ogni disgrazia; che perseveriamo fino alla morte nella nostra vocazione di Fratelli della Sacra Famiglia, e che così adempiamo con fedeltà e con zelo tutti i doveri che essa comporta… (Preghiera universale alla Santissima Trinità e alla sacra famiglia C 1836 libro di preghiere).


14. Le prime professioni religiose e le prime comunità

L’anno 1838 segna la definitiva uscita dallo stato di incertezza e di provvisorietà dell’istituzione che Fr. Gabriele stava fondando. Il 3 novembre nella piccola cappella di Belmont, undici fratelli pronunciavano i loro primi voti religiosi per tre anni e Fr. Gabriele pronunciava i suoi voti perpetui in presenza di Mons. Devie. Lo stesso giorno, il presule gli conferiva solennemente il mandato di Superiore a vita. Poco dopo il Vescovo informò il clero della sua diocesi sulla nascita ufficiale della Congregazione della Sacra Famiglia invitando i suoi sacerdoti a inviare novizi a Belmont. Inoltre, anche se con molte modifiche e ritardi, aveva dato l’approvazione alla Regola della Congregazione e poi ne aveva addirittura finanziato la pubblicazione stampata. Tutto ciò dava uno statuto ecclesiale alla nuova Congregazione. Il giorno successivo alla professione, Fr. Gabriele apriva tre nuove comunità, e i primi Fratelli, aiutati da alcuni novizi, furono inviati alle loro rispettive destinazioni. Fr. Gabriele era già, dunque, il Superiore di undici Fratelli professi e di un gruppo numeroso di novizi, guidava la casa di noviziato di Belmont e poteva contare sulla presenza dei suoi Fratelli in sei parrocchie. Molto presto, tuttavia, cominciarono a sorgere problemi per il nuovo Superiore: uno di questi era il servizio militare dei nuovi professi, un altro le difficoltà con il canonico Francesco Robert, incaricato da Mons. Devie delle relazioni con la Congregazione. Così che, poco dopo, Fr. Gabriele poté scrivere al Sig. Roland: “Il nostro Presule, mentre distribuiva corone di rose ai miei Fratelli (allusione al rito della professione religiosa), metteva sul mio capo una di spine che comincio a sentire”.

Per la riflessione e la preghiera:
Che aspetti intervengono nel riconoscimento ecclesiale della Congregazione?
Quali sono i punti forti e i punti deboli del mio rapporto con la Chiesa?
Come vivo la preghiera che la comunità cristiana fa per me?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Dio infinitamente santo e buono, che hai dato con la tua misericordia a questi tuoi servi il potere di rinunciare a tutte le cose che possedevano nel mondo per unirsi a te come unico bene, ti chiediamo che, con l’aiuto della tua grazia, mantengano le promesse che hanno appena fatto, alle quali tu li hai chiamati e con le quali si sono impegnati al tuo servizio in modo più esigente, possano compierle fedelmente e progrediscano con fermezza ogni giorno sulle vie dello Spirito perché, crescendo tutta la loro vita in amore, si possano unire a te con il vincolo della carità, per i secoli dei secoli. Amen. (Rituale della professione religiosa)


15. Il trasferimento a Belley

Durante l’anno 1840 entrarono in noviziato 25 novizi. La Congregazione aumentava e la casa di Belmont diventava insufficiente. Pertanto, d’accordo con Mons. Devie, Fr. Gabriele organizzò il trasferimento a Belley, sebbene nella curia diocesana non tutti fossero d’accordo. L’antico convento della Visitazione, che era stato abbandonato dopo la rivoluzione, sembrava un luogo molto adatto per una comunità grande e con possibilità di crescita. Fr. Gabriele firmò un contratto di compravendita con il sindaco di Belley, poiché l’antico convento apparteneva al municipio. Ma, con gran sorpresa di Fr. Gabriele e dei suoi Fratelli, il giorno in cui effettuarono il trasferimento della comunità e dei loro beni, per insediarsi a Belley, furono informati che il contratto era stato annullato dal prefetto del dipartimento dell’Ain e la numerosa comunità si trovò così per strada. In questa situazione così imbarazzante fu nuovamente il Vescovo che trasse d’impiccio la comunità mettendo a loro disposizione un piccolo edificio nell’orto del Vescovado. Fr. Gabriele ha interpretato così quel momento tanto difficile: “Eravamo di fronte ad una situazione simile a quella che hanno vissuto i nostri Santi Patroni, Maria e Giuseppe, quando si recarono a Betlemme. Sembrava che tutti ci rifiutassero, e non trovavamo una casa da comprare o affittare.” Più di quaranta persone dovettero essere alloggiate in quel luogo così angusto e scomodo per più di un mese, fino a che Fr. Gabriele poté conseguire altri edifici nei pressi della cattedrale. Ma, come annota un testimone oculare: “Non si udì né dai novizi né dai Fratelli una parola di lamentela, né la più lieve mormorazione, né espressioni di sconforto in mezzo di quella situazione di disagio generale e di estrema necessità che provavano giorno e notte. Quello spirito stupendo fece presagire i migliori auspici per il futuro della nostra nascente Congregazione.”

Per la riflessione e la preghiera:
Che qualità mostra Fr. Gabriele nella guida di un gruppo in difficoltà?
Qual è il mio abituale atteggiamento quando i gruppi o le comunità a cui appartengo sono in difficoltà o in crisi?
Come trovare nella preghiera un cammino per uscire dalle difficoltà in modo costruttivo?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Sacra Famiglia, che dopo averci dato in terra l’esempio delle più sublimi virtù, godi ora della gloria del cielo, guarda a me con bontà poiché ho l’onore di appartenere a una Congregazione posta sotto la tua potente protezione. Sacra Famiglia, desidero onorarti durante tutta la mia vita con un culto speciale, per questo ti consacro il mio cuore, la mia mente e tutto quello che sono. E, siccome ho bisogno di imitare la tua santità, ricorro umilmente a te, Maria, Madre buona, e a te Giuseppe, mio santo protettore, perché mi otteniate da Gesù, mio Salvatore, tutte le virtù proprie del mio stato di vita. (NG) 15.


16. I primi anni di Belley

I primi anni di Belley furono ancora tempo di povertà, di privazioni e disagi. L’episodio della povera Giovanna che doveva provvedere alla numerosa comunità senza che il Superiore potesse darle il denaro sufficiente e che fu aiutata più volte dalle suore Mariste con verdure del loro orto, rivela la precaria situazione economica. In effetti, Fr. Gabriele aveva dovuto indebitarsi per acquistare le prime case dove abitava la Comunità, situate nei pressi della Cattedrale, che erano evidentemente insufficienti. Per questo, e nonostante l’insufficienza di mezzi, Fr. Gabriele confidando nella divina Provvidenza, proseguì con un vasto programma di acquisto di altre proprietà confinanti, in particolare l’ex cappella di San Vincenzo e il convitto Manjot. Le varie costruzioni furono riunite in un edificio unico dando all’insieme l’aspetto di una casa religiosa degna. Questo primo programma di costruzioni culminò con la consacrazione della cappella nel 1844, alla quale diede il nome di Sacra Famiglia. Un altro aspetto importante di questi primi anni della vita di Fr. Gabriele a Belley furono i suoi frequenti colloqui con Mons. Devie. Se fino ad allora si era incontrato con il Vescovo per trattare le questioni della Congregazione, ora lo faceva quasi quotidianamente con l’obiettivo di progredire nella sua formazione come Superiore e formatore dei Fratelli e novizi. Sappiamo che il Vescovo privilegiava in questi colloqui due punti essenziali: il progresso nella preghiera e i consigli per la direzione spirituale dei fratelli. È lecito pensare che alcune questioni morali erano anche affrontate da chi era stato professore di morale nel seminario e stava facendo il possibile per propagare la morale di San Alfonso de’ Liguori, caratterizzata da una maggiore attenzione alla misericordia di Dio e alla persona che al rigore delle norme e alla specie di peccati.

Per la riflessione e la preghiera:
Come viveva Fr. Gabriele la sua attenzione ai Fratelli, senza trascurare la sua formazione e crescita spirituale?
Come sto vivendo io attualmente queste due dimensioni importanti della mia vita?
Come integrare armoniosamente nella preghiera l’amore di Dio e l’amore del prossimo?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Dio mio, io credo in te, ma rafforza la mia fede; spero in te, ma conferma la mia speranza; amo te, ma aumenta il mio amore; mi pento di aver peccato, ma aumenta la mia contrizione. Ti adoro perché sei la mia origine; ti desidero, perché sei la mia meta; ti ringrazio perché sei il mio costante benefattore; ti invoco perché sei il mio supremo intercessore. Signore, disciplina la mia vita con la tua sapienza, dirigimi con la tua giustizia, consolami con la tua misericordia e proteggimi con il tuo potere. A te affido i miei pensieri, le parole, le opere e le sofferenze perché d’ora in poi pensi solo a te, parli soltanto di te, agisca solo secondo la tua volontà e soffra solo per te. Signore, desidero solo quello che tu vuoi, perché tu lo vuoi, come tu lo vuoi e in quanto tu lo vuoi. Ti prego di illuminare la mia comprensione, rafforzare la mia volontà, purificare il mio corpo e santificare la mia anima. Dio mio, aiutami a espiare le colpe passate, a vincere le tentazioni future, a correggere le passioni che mi dominano e a praticare le virtù di cui ho bisogno (NG).


17. Le approvazioni

L’approvazione da parte della Sede apostolica di Roma (1841) e del governo degli Stati Sardi di Torino (1842) sono stati due punti di supporto molto importanti per il rafforzamento e lo sviluppo della Congregazione. Fr. Gabriele vedeva come le comunità di Fratelli si stavano stabilendo in diverse diocesi e le richieste di nuove fondazioni non cessavano di arrivare alla Casa Madre. Dall’altra parte il numero dei Fratelli stava crescendo rapidamente. In queste condizioni non esitò a rischiare, nonostante sembrasse un obiettivo difficile da raggiungere, di recarsi a Roma accompagnando il Vicario Generale della diocesi di Belley, P. Ireneo Depéry, per chiedere al Papa Gregorio XVI l’approvazione del suo istituto. Il Breve di approvazione ottenuto ribadiva l’autenticità evangelica del progetto di Fr. Gabriele e introduceva la Congregazione nella vita della Chiesa universale. Basandosi sull’approvazione ecclesiale, Fr. Gabriele l’anno successivo chiese quella del re Carlo Alberto, cosa che pure sembrava difficile da raggiungere. Ma il sovrano concesse la richiesta del Fondatore, che contava con il sostegno di Mons. Billiet, Arcivescovo di Chambéry, e che vedeva il bene che i Fratelli facevano nelle scuole. La Congregazione poté così prendere un nuovo impulso nelle province di Savoia, territorio che formò parte integrante degli Stati Sardi fino alla loro unione alla Francia nel 1860. Una conseguenza importante di tale approvazione fu l’esenzione del servizio militare dei Fratelli savoiardi, che erano la maggioranza nella Congregazione. È vero che Fr. Gabriele non poté mai ottenere, come tanto desiderò e a tale fine tanto lavorò, l’approvazione dell’Istituto da parte del governo francese né l’approvazione della regola da parte di Roma. Anche così, le approvazioni da parte della Chiesa e dello Stato davano una legittimità al suo progetto di fondazione, nonostante le incomprensioni e le grandi difficoltà che gli vennero da una parte e dall’altra.

Per la riflessione e la preghiera:
Che importanza avevano per Fr. Gabriele la legittimità ecclesiale e civile della sua Congregazione?
Come vivo queste due dimensioni nella mia attività professionale o in altre attività?
Come integrare armoniosamente entrambe le dimensioni nella mia preghiera?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Signore, ascolta la nostra preghiera per il nostro Santo Padre il Papa, per il nostro Vescovo, per il nostro sovrano e la sua famiglia e per tutti coloro che ci governano. Signore, abbi pietà della tua Chiesa, del nostro paese, della nostra diocesi, della nostra parrocchia, dei nostri familiari, amici e benefattori. Signor, abbi pietà dei fedeli defunti e, in modo speciale, dei nostri familiari, Fratelli e benefattori. Santi Patroni dell’Istituto, tutti voi Santi e Sante, aiutateci, pregate il Signore che conservi i nostri giorni nella pace, che ci preservi da ogni peccato e da ogni disgrazia e ci conduca alla vita eterna. Amen. (NG)


18. La creazione di comunità

Il processo di fondazione di una nuova comunità di Fratelli richiedeva un’attenzione particolare da parte del Superiore. La richiesta iniziale poteva arrivare alla Casa Madre in varie forme: le più frequenti provenivano da parroci desiderosi di fornire un’educazione cristiana ai bambini della loro parrocchia, ma aveva anche richieste di sindaci, di presidenti di qualche associazione o altre istituzioni private; alcune richieste gli arrivavano tramite le autorità ecclesiastiche o i Fratelli di altre comunità già esistenti. Fr. Gabriele accenna nella sua corrispondenza e nelle sue circolari alla grande quantità di richieste ricevute e alla possibilità di dar seguito solo ad una minima parte di esse. L’unico criterio di preferenza espresso talvolta ai parroci era di fornirgli postulanti da formare da poter poi inviare in missione come Fratelli. Il fatto che la maggior parte degli fondazioni create fossero scuole comunali richiedeva naturalmente l’intervento delle autorità locali e delle autorità accademiche. Le norme variavano tra le scuole della Savoia e della Francia, ma in ogni caso bisognava attenersi alle leggi stabilite. Tutto ciò si specificava in un contratto di fondazione di una durata di dieci anni, in cui si fissano le condizioni della fondazione (edificio e mobilio della scuola, stipendio dei Fratelli, ecc.), firmato dal sindaco e dal superiore. Fr. Gabriele mostrò in tanti casi una capacità di adattamento alle esigenze dei comuni con scarse risorse, pur di portare “il beneficio dell’istruzione” a tutti. Una buona parte della corrispondenza, attiva e passiva dell’Amministrazione dell’Istituto, rende conto di frequenti conflitti con le autorità locali: ecclesiali, comunali, accademiche, militari. Nonostante i contratti e la buona volontà, si verificavano, in effetti, situazioni poco chiare o fragili, tenendo conto anche delle limitazioni e della debolezza umana. Tutto ciò portava le fondazioni a una durata limitata e alla loro frequente chiusura e apertura. Fr. Gabriele si faceva un dovere di accompagnare sempre i Fratelli che aprivano una nuova fondazione per parlare direttamente con le autorità e risolvere alcune questioni concrete, inoltre ogni anno faceva almeno una visita ad ogni comunità.

Per la riflessione e la preghiera:
Che qualità si percepiscono nell’agire di Fr. Gabriele?
Come preparo e accetto le difficoltà delle mie nuove attuazioni educative?
Come posso trasformare in preghiera le espressioni di Fr. Gabriele che seguono?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Che bella e grande è la professione di regnare sui cuori per mezzo dell’educazione! … Gesù Cristo, il Maestro dei dottori, si compiaceva nel conversare con i bambini. Tale è altresì la rispettabile missione dei maestri e delle maestre. Come dovete lodare e ringraziare Dio per avervi chiamato ad una funzione così rilevante ed elevata! A voi, maestri e maestre, il Signore ha affidato la porzione più cara e più preziosa della sua vigna, mettendo nelle vostre mani l’incarico di istruire i bambini, che sono la speranza dello Stato e che devono essere un giorno il suo sostegno, il conforto della loro famiglia, fino a divenire santi per il cielo. È un tesoro che merita la massima cura, perché Dio e gli uomini ve ne chiederanno conto. (ACPA)


19. La fondazione di Ars

Fr. Gabriele ha conservato tutta la sua vita il ricordo del primo incontro con il Santo Curato, perché alla fine della sua vita ha potuto dichiarare sotto giuramento nel processo di beatificazione: “Sono rimasto vivamente impressionato nel vedere la sua figura, sulla quale si disegnavano i lineamenti della santità. Ho sempre creduto che nel salutarmi, mi avesse chiamato per nome e che, dopo avermi chiesto come stavo, si era informato sullo stato della piccola Congregazione della Sacra Famiglia. “Ma, sig. Curato, – replicai molto commosso – come fa a conoscermi?” – “Oh, – mi rispose con un amabile sorriso – gli amici del buon Dio devono conoscersi bene”. A partire da questo primo momento il rapporto amichevole tra i due continuò a rafforzarsi come dimostrano alcune lettere e soprattutto la fondazione della comunità di Ars nel 1849. Le circostanze di questa fondazione, con i suoi ritardi e ostacoli, mostrano la forte volontà di entrambi i di procurare il bene dell’istruzione ai bambini di Ars e l’attenzione alla vita parrocchiale in tutti i suoi aspetti. I dieci anni che i Fratelli hanno vissuto in contatto diretto con il santo Parroco di Ars e hanno beneficiato della sua attività pastorale, hanno dato luogo ad un intenso scambio, mentre tutte le espressioni del loro carisma hanno incontrato il suo pieno sostegno. Da parte sua, Fr. Gabriele condivise più volte i suoi piani con il Santo Curato chiedendo consiglio e aiuto; questi inviò al Noviziato di Belley circa quaranta giovani, la metà dei quali perseverarono come Fratelli; Fr. Gabriele attribuì a lui la sua guarigione di un’ernia doppia e riconobbe le sue molte liberalità a favore della Congregazione. L’episodio relativo al libro L’angelo conduttore dei pellegrini di Ars (il santo Curato rifiutò di approvare il libro scritto dal Fr. Gabriele perché conteneva alcuni elogi alla sua persona nell’introduzione) mostra da una parte l’intensità e la delicatezza dei sentimenti e dall’altra il desiderio di inserirsi attivamente nel progetto pastorale del pellegrinaggio di Ars e della sua parrocchia, oltre a una grande lezione di umiltà.

Per la riflessione e la preghiera:
Come segnò la vita di Fr. Gabriele la sua relazione con il Santo Curato d’Ars?
Ho avuto occasione di incontrare qualche persona che mi ha influenzato positivamente per molto tempo?
Come progredire nell’umiltà per la via della preghiera?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Figlio eterno di Dio, che sei uguale al Padre e che essendoti sminuito nel prendere la natura umana e la forma di servo, ti umiliasti facendoti obbediente fino alla morte di croce, insegnami l’umiltà. Fa che impari da te che sei mite e umile di cuore. Insegnami questa grande lezione, in che cosa consiste la scienza dell’uomo: che da solo io sono nulla, e che, se sono qualche cosa, l’ho ricevuto da te e lo devo a te. Mettimi sotto la tua potente mano affinché riconosca e senta il mio nulla, la mia debolezza e i miei peccati… Che non mi lasci sedurre dall’adulazione e dalle lodi, e che, lasciandole da parte, non le cerchi mai, e che dentro di me sospiri e tremi davanti a te, quando le ascolto dagli uomini. Che lungi dal crescere davanti agli altri e cercare i primi posti, mi ritenga beato all’ultimo posto. Che consideri gli altri superiori a me; che lasci loro l’onore, che accondiscenda volentieri ai loro desideri, che sia contento quando sono preferiti a me e che io sia l’ultimo. Infine fa’, Dio mio, che sia veramente umile, che ami essere ignorato e che avendo umili sentimenti sulla mia pochezza e sul mio nulla, accetti di essere disprezzato da tutti. (ACPA)


20. La vita di ogni giorno

Un’occhiata all’orario della casa madre offre la migliore idea della vita di Fr. Gabriele e dei Fratelli a Belley. Bisogna tener conto del fatto che, oltre al ritmo giornaliero, c’era anche il ciclo settimanale e mensile, modificando alcune attività, e che Fr. Gabriele si assentava con frequenza per i suoi numerosi viaggi. Nell’introduzione all’orario leggiamo: “I Fratelli devono sforzarsi di imitare ogni giorno le virtù e la vita santa dei loro celesti patroni e protettori Gesù, Maria e Giuseppe. Per raggiungere questo obiettivo, la regola generale è fare tutte le cose con intenzione retta e pura e in un ordine tale che, una volta stabilito, non deve subire ulteriori modifiche che i cambi d’ora estivi e invernali e le varianti previste dalla Regola per i giorni di vacanza e di ritiro.”

Alle 5,00, alzata
Alle 5,20, preghiera e meditazione.
Alle 6,00, ciascuno va al suo lavoro.
Alle 7,00, messa.
Alle 7,30, prima colazione e diporto.
Alle 8,00, ciascuno va al suo lavoro.
Alle 11,15, lezione di canto.
Alle 11,45, esame particolare e altre preghiere in uso nell’Istituto.
A mezzogiorno, pranzo, seguito dalla recita delle litanie della Divina Provvidenza e dalla ricreazione.
All’1,30, ciascuno va al suo lavoro.
Alle 4,30, ricreazione.
Alle 5,00, lettura spirituale.
Alle 5,20, ciascuno va al suo lavoro.
Alle 6,25, ufficio, rosario, visita al Santissimo Sacramento e canto della Salve Regina.
Alle 7,00, cena e poi ricreazione.
Alle 8,30, preghiera e lettura del tema della meditazione.
Alle 9,00, riposo.
E nella conclusione: “I Fratelli non dimentichino che i nostri giorni e le nostre ore sono contati davanti al Signore e che dobbiamo viverli come se dovessimo morire al termine di ogni ora o di ogni giorno. Per questo motivo dobbiamo compiere bene tutte le nostre azioni.”

Per la riflessione e la preghiera:
Che equilibrio concreto trovò Fr. Gabriele per le diverse circostanze della vita?
Come è disciplinata normalmente la mia giornata per trovare tempi di lavoro e di riposo, di preghiera e di vita personale e comunitaria?
Come mettermi in atteggiamento di preghiera per vivere la mia giornata sotto lo sguardo di Dio?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Che cosa succederà oggi, o mio Dio? Non lo so. L’unica cosa che so è che nulla avverrà che tu non abbia previsto, regolato e voluto da tutta l’eternità. Questo mi basta, Dio mio, questo mi basta. Adoro i tuoi impenetrabili e eterni disegni e li accetto per amor tuo. Tutto voglio, tutto accetto, tutto ti offro in sacrificio e unisco questo sacrificio a quello di Gesù Cristo, mio divin Salvatore. Ti chiedo in suo nome e per i suoi meriti infiniti, la pazienza nelle difficoltà e la perfetta sottomissione che ti è dovuta in tutto ciò che vuoi o permetti. Così sia.


21. La Casa Madre

Se l’orario ci dà la distribuzione del tempo, la casa è lo spazio dove si svolge la vita di ogni giorno. Per Fr. Gabriele, la Casa Madre aveva un alto valore simbolico. Era il luogo dove i Fratelli avevano iniziato la loro vita religiosa il giorno della loro professione e “dove possono venire a concludere la loro santa esistenza; in essa saranno caritativamente curati nelle loro malattie, acciacchi e vecchiaia, dopo essere stati utili al prossimo con ogni tipo di opere buone.” La costruzione della casa madre era stata per Fr. Gabriele una preoccupazione durata fino alla fine dei suoi giorni. La collocazione di una grande croce sulla porta di ingresso e di una statua della Vergine nel giardino ne sono un esempio. Ma l’ampliamento dei locali, contando con scarse risorse, suscitava una grande fiducia nella Provvidenza Divina: “Proprio lì, cari fratelli, per più di trenta anni, abbiamo trovato i materiali necessari per costruire la nostra cara Congregazione. Proclamiamo ciò a maggior gloria di Dio e anche perché conosciate questa miniera divina dalla quale tanti e così buoni materiali possiamo estrarre.” Non potendo contare su aiuti esterni, Fr. Gabriele poteva dire ai Fratelli: “La nostra Casa Madre è opera unicamente nostra. Dopo averla potuto costruire, dobbiamo benedire il Signore e ringraziarlo, chiedendogli allo stesso tempo che ce la conservi per farne il paradiso di tutti i suoi residenti attuali e futuri ” E, all’interno della casa, la cappella aveva un significato molto speciale: “Consideriamo la cappella della Casa Madre come la pietra fondamentale, senza la quale l’edificio della nostra Associazione si sgretolerebbe. Effettivamente, cari fratelli, in questo luogo benedetto risiede notte e giorno Gesù Cristo, sovrano Signore del cielo e della terra e ci rafforza con i sacramenti della penitenza e dell’eucaristia.” Una delle soddisfazioni di Fr. Gabriele fu poter lasciare ai Fratelli una casa dignitosa e adattata alle attività della Congregazione: “Le case religiose dove regna la santità, sono effettivamente case di Dio, perché in esse la sua infinita bontà riunisce le anime ferventi che lo lodano e servono ogni giorno con più fedeltà di quelle che ha lasciato nel mondo. La nostra Casa Madre è anche la casa di Dio. Il suo bel campanile, sormontato da un elegante e alta freccia che simboleggia la redenzione, annuncia a coloro che passano che Dio abita in questa casa.”

Per la riflessione e la preghiera:
Come posso sintetizzare il grande valore che la Casa Madre aveva per Fr. Gabriele?
Come sono disposte le diverse parti della casa dove vivo?
Come far sì che la mia casa sia anche la casa di Dio?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Mi avvicino a te, Signore, e mi prostro ai tuoi piedi per adorare il tuo sacro Corpo per mezzo del quale parlasti agli uomini e che hai poi offerto per la salvezza del mondo. Confesso con il Centurione che io non sono degno di riceverti in casa mia, ma siccome mi avvicino al tuo santo altare, ti prego, Signore, di concedermi l’umiltà profonda del Centurione e la fede di Zaccheo, i quali ti hanno ricevuto nella loro casa e nel loro cuore. Vieni a me, Signore, divino ospite dell’anima, e dimora in me. La tua presenza sarà una fonte di grazie e benedizioni. Così sia. (NG)


22. La riunione annuale

La riunione annuale di tutti i fratelli nella Casa Madre di Belley aveva un’importanza vitale per la Congregazione. Fr. Gabriele preparava con anticipo queste settimane importanti di convivenza di tutti i Fratelli: inviava loro una lettera circolare e li invitava con motivazioni sempre nuove, contattava un predicatore per il ritiro, ecc. Aveva scritto un regolamento per unificare tutti gli elementi che l’incontro comprendeva: dall’organizzazione dell’economia con la presentazione dei conti annuali fino alle nuove destinazioni dei Fratelli nelle comunità per il nuovo anno. La settimana di Esercizi spirituali era il momento essenziale della rivitalizzazione personale e comunitaria. Ma comprendeva altri momenti anche molto importanti come la richiesta di reciproco perdono delle offese commesse durante l’anno, la celebrazione della festa della Sacra Famiglia per dinamizzare il punto focale della spiritualità, le prime professioni e il rinnovo dei voti che mostravano la crescita della famiglia, la Santa Messa celebrata per tutti i fratelli defunti. Anche se era tempo di vacanze, nei giorni che seguivano il ritiro avevano luogo gli esami dei Fratelli più giovani mentre i Fratelli più sperimentati davano alcune conferenze pedagogiche per la loro formazione professionale. Il giorno del commiato rivestiva un carattere solenne: durante la Messa si cantava il Credo come segno di unità nella fede prima di essere inviati nuovamente alla missione. Questa alternanza periodica di riunioni per promuovere la comunione fraterna e di invio per la missione era ciò che dava lo slancio vitale alla Congregazione. Per Fr. Gabriele il periodo dell’incontro annuale era di intensa attività: oltre all’organizzazione generale, aveva un incontro personale con ogni fratello e, durante la settimana di ritiro, dettava ogni giorno almeno una conferenza, c’erano inoltre gli adeguamenti dell’ultima ora nella distribuzione dei Fratelli e altri imprevisti. Per questo, dopo che i Fratelli erano partiti per le varie comunità, faceva un ritiro per conto suo a Lione.

Per la riflessione e la preghiera:
Che cosa significava per Fr. Gabriele il duplice movimento di riunione e dispersione di tutti i Fratelli ogni anno?
Come armonizzo concretamente i miei tempi di incontro per rivitalizzarmi e di invio per la missione?
Come vivere nella preghiera la chiamata ad una conversione permanente?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Dio mio, faccio ricorso alla tua infinita bontà per chiedere il più grande, il più prezioso e il più necessario dei favori dal quale dipende la mia salvezza eterna: si tratta, Dio mio, di una totale e sincera conversione e della perseveranza nel tuo amore. Te lo chiedo per l’intercessione della santa e immacolata Vergine Maria che i popoli non hanno mai invocato invano. Vergine santa, concedimi la grazia della conversione e della perseveranza, senza la quale le altre grazie mi sarebbero inutili. E tu, Padre amoroso, attento pastore delle anime, lasciati commuovere dalle suppliche di Maria, asilo e rifugio dei poveri peccatori, lasciati commuovere dai dolori e dalle sofferenze che il tuo divin Figlio ha sofferto per salvarmi. Che mi allontani dal peccato e che in questo stesso istante mi trasformi totalmente per effetto della tua misericordiosa bontà. Fa’ che, stanco di tanto smarrimento, ami solo a te fino al giorno della mia morte e agisca solo per servirti e piacerti. Così sia.


23. La formazione

Fr. Gabriele non ha avuto una formazione accademica sistematica e completa. Conseguì tuttavia il diploma di maestro elementare, titolo che lo autorizzava anche dirigere un internato. In tutti gli altri aspetti è stato essenzialmente un autodidatta. Il programma di formazione stabilito per i Fratelli nella regola di vita era articolato in due fasi: la formazione iniziale durante il noviziato (in generale di un anno di durata) comprendeva la formazione alla vita cristiana, alla vita religiosa e la formazione alle attività proprie dell’Istituto (istruzione, catechesi, cura della chiesa) e i servizi alla comunità (attività manuali). La formazione permanente consisteva invece in diversi anni di studi religiosi (con un esame annuale) e la preparazione per ottenere il diploma di maestro (per i fratelli educatori). Vi erano inoltre i mezzi ordinari di formazione come la partecipazione all’incontro annuale nella Casa Madre e quelli offerti dalla vita comunità (lettura spirituale e altri). Come criterio per la formazione professionale aveva proposto ai Fratelli che “La formazione del Fratello della Sacra Famiglia non deve essere inferiore a quella degli altri maestri laici o religiosi delle scuole primarie”. Anche se ebbe numerosi collaboratori, come i FF. Maurizio, Amadeo e Raimondo, e i cappellani della casa madre, Fr. Gabriele si dedicò durante tutta la sua vita alla formazione dei Fratelli e dei Novizi: riteneva questo un aspetto fondamentale del suo compito di Fondatore e Superiore. Oltre alle lezioni e alle meditazioni collettive, dedicava molto tempo all’accompagnamento personale attraverso il colloquio con ogni postulante che si presentava alla casa di formazione e poi, periodicamente, con ogni fratello, alle visite alle comunità, alla corrispondenza, ecc. Nonostante tutto questo sforzo, viveva la tensione tra le esigenze della formazione iniziale e le urgenze della missione (mi portano via i Fratelli per metà ancora da formare, diceva); tensione tra il programma di formazione iniziale e permanente e la scarsità di formatori e di mezzi, come constatava Fr. Amadeo; tensione tra il momento forte di formazione nella Casa Madre e la fragilità delle situazioni nelle comunità; tensione tra la stabilità della formazione proposta dalla regola e l’evoluzione della società, soprattutto nel campo dell’educazione (legislazione, diplomi, contenuti e metodi di insegnamento, ecc.).

Per la riflessione e la preghiera:
Come viveva Fr. Gabriele la problematica della formazione?
Considero la mia formazione e di quella degli altri, come un compito importante?
Come esprimere nella preghiera l’esigenza della mia crescita e maturazione permanente in tutte le dimensioni della mia vita?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Oh Dio, la cui sapienza disciplina tutte le cose e la cui Provvidenza destina a ciascuno la grazia che gli è propria, io ti ringrazio e sono contento dello stato al quale mi hai voluto chiamare. Fammi conoscere i miei doveri e dammi la grazia di compierli. Fa’ che ami mia vocazione, che le sia fedele, e che agisca in modo tale che sia degno di te, che mi hai chiamato. Non permettere che mi lasci trascinare dall’irrequietezza di uno spirito inquieto, che si infastidisce o diventa meno rigoroso nel suo lavoro, che ama i cambiamenti, e che invidia la felicità che immagina presente nello stato degli altri. Dammi la sottomissione alla tua volontà; riempimi del tuo spirito, della sapienza, dell’intelligenza e della scienza che sono necessarie nel lavoro che mi hai affidato; fa’ fruttificare nelle mie mani il talento che vi hai posto e di cui devo renderti conto. Concedimi di dedicarmi a tutto ciò che mi chiedi, che compia tutto il bene che posso, affinché adempia la tua volontà in tutto e ovunque. Amen. (CS)


24. La crescita dell’Istituto

Nell’introduzione alla Nuova Guida, scriveva Fr. Gabriele: “La nostra Congregazione, cari fratelli, al pari di tutte le cose ha avuto un inizio… Per noi è una soddisfazione, cari Fratelli, vedere che i rami di questo albero tanto caro si estendono su un gran numero di diocesi e che sotto la sua ombra generosa vengono a ripararsi migliaia di bambini.” Nonostante i difficili inizi della fondazione, Fr. Gabriele constatava che l’Istituto cresceva: le numerose richieste di Fratelli che riceveva, soprattutto da parte dei parroci, gli confermavano l’utilità della Congregazione per la Chiesa e per lo Stato, nonostante gli ostacoli che le pervenivano da più parti. In molte occasioni espresse la sua profonda convinzione che se l’Istituto cresceva, era grazie alla protezione divina. Così in occasione del primo Capitolo della Congregazione, dice: “Siamo convinti che, in questa circostanza come in tante altre, è la mano di Dio che agisce: questo ci dà una nuova prova che l’Istituto è più l’opera di Dio che quella degli uomini.” (N. G.). Fr. Gabriele manifestò molte volte la sua ammirazione per lo sviluppo di un’opera che, seppur di modeste proporzioni, si era consolidata con il tempo e presentava buone prospettive per il futuro. Dice nel suo Testamento Spirituale: “Mi riesce difficile immaginare che la divina Provvidenza, nella quale ho sempre avuto la più grande fiducia e che sempre mi ha aiutato in maniera tangibile, abbia potuto scegliere uno strumento così debole per fondare una Congregazione religiosa, approvata dal sovrano Pontefice, per portarla, con l’aiuto di Dio, allo stato in cui oggi si trova.”

Per la riflessione e la preghiera:
Come interpretava Fr. Gabriele la crescita della Congregazione?
Come vedo la mano di Dio nello sviluppo delle istituzioni e dei gruppi nei quali sono coinvolto?
Come esprimere il mio ringraziamento e chiedere la benedizione di Dio sui settori in cui si svolge la mia vita?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
La cosiddetta “preghiera per l’Istituto” è stata una delle esperienze spirituali più profonde di Fr. Gabriele, come egli stesso testimonia: “Questa preghiera fu ispirata durante la Messa al momento dell’elevazione a uno dei primi Superiori della Società quando questa si trovava ai suoi inizi.”, Dio mio, fa’ che il nostro istituto sia opera tua e non quella di uomini; benedicilo e proteggilo, prendine cura in ogni tempo e in ogni luogo e non abbandonarlo al potere del nemico. Aiutaci a rinunciare alla nostra volontà per far la tua qui in terra come i beati la fanno in cielo. Ti chiediamo queste grazie per intercessione della Vergine Maria e di san Giuseppe, nostri gloriosi patroni, e per i meriti di nostro Signore Gesù Cristo. Amen.


25. L’invio di Fratelli negli Stati Uniti

La fondazione di Fr. Gabriele si iscrive nel movimento della Chiesa di Francia che va dalle missioni popolari parrocchiali, promosse per ricostruire le comunità cristiane dopo la rivoluzione, fino all’irradiazione nelle missioni in altri paesi. Il modo di parlare e di esprimersi di Fr. Gabriele fin dalla sua giovinezza era molto segnato da quello dei missionari. Nel 1854 Fr. Gabriele rispose immediatamente alla richiesta del vescovo di Saint-Paul (Minnesota) offrendo la collaborazione dell’Istituto a “portare il buon odore di Cristo al di là dei mari”. Nella stessa lettera dice che egli stesso sarebbe andato, se gli fosse stato possibile. Nonostante questi buoni desideri, Fr. Gabriele sapeva quanto rischioso fosse l’invio dei Fratelli in una missione così lontana. Oltre alle difficoltà del viaggio e delle comunicazioni, dell’apprendimento della lingua inglese, alla non conoscenza della situazione locale, vi erano i limiti personali: solo alcuni Fratelli giovani si erano presentati come volontari e tra di essi nessuno aveva un’esperienza sufficiente per svolgere tale missione. Tuttavia, Fr. Gabriele si assunse il rischio e inviò quattro Fratelli. Gli inizi erano promettenti: apertura di una scuola, di una casa per la comunità e persino, un po’ più tardi, di un noviziato. Molto presto, però, la situazione della comunità si deteriorò per varie cause: dispersione dei suoi membri per la missione, mancanza di intesa tra loro e di fiducia nel Direttore, decesso di Mons. Cretin, il Vescovo che li aveva chiamati, proprio quando avevano maggior bisogno del suo sostegno. Dinanzi a tale situazione e vedendo che, nonostante tutti gli sforzi, le cose non si sistemavano, Fr. Gabriele prese la decisione di richiamare i Fratelli alla Casa Madre. Cercava così di salvare almeno le persone, dato che la missione era fallita. Due di essi rimasero in America (uno dei quali si fece sacerdote nella Congregazione della Santa Croce) e gli altri due tornarono in Francia (uno di loro diventerà poi sacerdote in Argentina). In una lettera del 1859 a Mons. Grace, il nuovo Vescovo di Saint-Paul, fa una lucida analisi dell’evoluzione degli eventi e assume con fede e umiltà il fallimento della missione.

Per la riflessione e la preghiera:
Come viveva Fr. Gabriele lo spirito missionario ed evangelizzatore?
Ho una visione ampia e universale della mia attività nella Chiesa?
Come coniugare nella preghiera l’impegno concreto nel mio posto di lavoro con l’apertura missionaria?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Signore, arrivo al luogo dove il Superiore mi invia, come andavano gli Apostoli quando tu li hai mandati. Fa’ che, animato dal loro stesso zelo e spirito, io vi possa fare il bene. Disponi favorevolmente tutte le persone di questa parrocchia all’opera alla quale mi dedicherò interamente, benedicile e proteggile. Desidero estendere ovunque il tuo buon odore, amandoti e facendo in modo che altri ti amino, odiando il peccato e facendolo odiare, praticando la virtù e portando altri a praticarla. Ti chiedo umilmente che mi dia le luci e le forze di cui ho bisogno per svolgere con frutto la missione che mi hai affidato. Signore, sii la mia forza e il mio sostegno in ogni occasione. Che i tuoi santi angeli e i nostri Santi patroni siano sempre i miei protettori e che la mia intenzione nell’agire sia sempre quella di riparare i miei peccati, la mia propria santificazione e il desiderio di essere utile al prossimo, spiritualmente e materialmente. Purifica le mie intenzioni perché, nella missione che mi è stata affidata abbia soltanto come meta la gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. (NG)


26. La Nuova Guida

Fr. Gabriele scrisse più volte la regola di vita della sua Congregazione. Al pari di altri fondatori, il compito di redigere la regola e di ottenerne l’approvazione da parte dell’autorità ecclesiastica come garanzia dell’autenticità cristiana del cammino che proponeva, lo accompagnò tutta la vita. Tra gli altri suoi scritti, la Nuova Guida rappresenta l’espressione più completa del suo pensiero e del suo carisma. Insieme al Cammino della Santificazione (1843), scritto per le scuole dei Fratelli, che doveva costituire “tutta la biblioteca” di una famiglia, la Nuovo Guida era il libro fondamentale del Fratello della Sacra Famiglia. In esso, oltre a tutte le indicazioni per spiegare la natura e l’organizzazione della Congregazione, il Fratello vi trovava le norme per tutti gli aspetti della sua vita: la preghiera e le virtù che lo devono caratterizzare, le attività della vita comunitaria e della missione, le diverse funzioni nella Congregazione. Inoltre, il libro della Regola aveva un carattere eminentemente formativo dell’interiorità del Fratello: “Disseminate tra le Regole troverete insegnamenti per la vita mistica. Non abbiamo fatto questa mescolanza senza un particolare disegno: abbiamo voluto che, nel leggere le norme e le leggi del nostro istituto, poteste incontrare anche il cibo adatto alla vostra pietà” (NG). Per questo motivo i Fratelli dovevano leggere la regola una volta all’anno. L’8 settembre 1858, nonostante le numerose difficoltà per la pubblicazione, Fr. Gabriele fece la solenne distribuzione del libro ai Fratelli nel primo giorno del ritiro annuale. Ecco alcune delle espressioni dell’introduzione che fanno capire l’importanza che Fr. Gabriele attribuiva alla Nuova Guida: “Cari Fratelli: proviamo una grande gioia nel pubblicare oggi la Nuova Guida che avete atteso da tanto tempo. Ve la consegniamo in nome di Dio; ricevetela, dunque, con rispetto, considerandola come un secondo Vangelo.” “Questa Regola, cari fratelli, è l’eredità più bella che possiamo lasciarvi. Osservatela con fedeltà e gusterete la dolcezza di una grande pace. Per una felice coincidenza, la pubblichiamo nella festa di Pentecoste, giorno in cui si celebra la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, la promulgazione della Legge nuova del Vangelo e l’istituzione della Chiesa. Voglia il cielo che ci sentiamo tutti animati da questo spirito di amore, che ci facciamo degni dei suoi preziosi doni e che possiamo vivere nella pratica fedele della Legge evangelica”.

Per la riflessione e la preghiera:
Che armonia trovò Fr. Gabriele tra le norme che regolano la vita e le motivazioni che spingono alla crescita umana e spirituale?
Come accetto e vivo le diverse norme che inquadrano e vivificano la mia vita?
Come vedere nella preghiera l’espressione della volontà di Dio nelle direttive e nei mandati?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Ricordatevi cari fratelli, che l’esatta osservanza della regola è la gloria, l’ornamento, la ricchezza, la forza, la bellezza, la felicità del religioso e la via della sua santificazione. (Circ 21) Ti ringrazio, Signore e mio Dio, per avermi concesso di stare alla tua presenza e per i buoni sentimenti che mi hai ispirato. Dammi la grazia di evitare il più piccolo peccato e di adempiere fedelmente tutti i miei obblighi di cristiano e di religioso, camminando per la via dei tuoi comandamenti e praticando costantemente la Regola della Congregazione a cui mi onoro di appartenere. Fa’ che cerchi solo la tua maggior gloria in tutte le cose e che raggiunga un giorno la vita eterna, per godere della tua adorabile presenza per sempre, in compagnia della Vergine Maria, di san Giuseppe, di san N., miei gloriosi patroni, e di quella di tutti i beati nella dimora della gloria. Amen. (NG)


27. Tamié

Fr. Gabriele aveva scritto che “la vita del buon religioso è una preghiera continua” (NG). E Lui stesso sentì tutta la sua vita una certa nostalgia per la vita contemplativa. Per questo motivo, quando finalmente si presentò l’occasione di acquistare l’abbazia di Tamié in Savoia, decise di acquistarla, consapevole del grande sforzo che avrebbe dovuto fare per renderla abitabile, dato che era abbandonata fin dai tempi della rivoluzione. Il progetto che aveva in mente per il monastero era piuttosto ampio e comprendeva diversi aspetti: lo sdoppiamento del Noviziato con una casa sussidiaria di quella di Belley per l’amministrazione dell’Istituto; la creazione di una casa di riposo per i Fratelli al termine delle loro attività nelle scuole o in altri impieghi, l’accoglienza di sacerdoti o laici desiderosi di trascorrere un tempo più o meno lungo di serenità, e infine la formazione di un convitto per giovani. Tutto ciò doveva costituire una sorta di “trappa mitigata”, come egli la chiamava, ciò che complicava la natura del suo Istituto, che era nettamente laicale e di vita attiva. Dopo le prime attività per ripristinare l’edificio, che furono dirette personalmente da Fr. Gabriele, cominciarono a sorgere diversi problemi: il rifiuto dell’Arcivescovo di Chambéry di fornire un sacerdote come cappellano (Fr. Gabriele dovette recarsi da quello di Belley o ricorrere ad altri sacerdoti in situazioni più o meno delicate), la direzione della casa (lui o Fr. Amadeo potevano guidarla, ma la presenza di entrambi era necessaria a Belley), le denunce dei parroci vicini al monastero che vedevano come i loro parrocchiani accorrevano volentieri al monastero perché era loro più comodo e le celebrazioni erano ben preparate… L’organizzazione dell’internato, seppur ben pianificata, comportava la necessità di personale addizionale. Inoltre, l’isolamento del monastero e il rigore del clima contribuivano alla riluttanza dei Fratelli ad andare a Tamié. Dinanzi a tale situazione, Fr. Gabriele decise nel 1862 di rinunciare a ciò che aveva sognato essere la “porta del cielo” per lui e per altri   e la vendette ai suoi vecchi risiedenti, i monaci cistercensi.

Per la riflessione e la preghiera:
Qual è il significato della fondazione di Tamié per Fr. Gabriele?
Vedo nella mia vita la necessità di tempi e luoghi di silenzio, di raccoglimento e di interiorizzazione?
Come scoprire nei luoghi abituali della mia vita la presenza di Dio?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
La preghiera “è un incontro dell’anima con Dio”.
Oh mio Dio, mio Creatore, mio ultimo fine e mio tutto, credo fermamente che siete qui presente; che sono totalmente in te e che tu sei in me; che i tuoi occhi si fissano su di me come se non ci fosse nessun altro al mondo a cui pensare. Credo che non esiste luogo che non sia riempito dalla tua divina presenza. Convinto di questo, Dio mio, mi prostro dinanzi a te, ti adoro con tutto il rispetto di cui sono capace, unendo la mia umile adorazione e venerazione a quella che ricevi dagli angeli e dai santi in cielo e in terra. Che cosa sono io, mio Dio, per parlare con te? Non sono altro che un povero peccatore che si è ribellato a te. Ti chiedo perdono per i miei peccati; li confesso davanti a te, alla tua santa Madre, agli Apostoli e a tutti i santi. (NG)


28. Ritorno alle origini

Fr. Gabriele dopo aver lasciato Belleydoux, vi ritornò raramente (in occasione dell’ultima malattia di sua madre e in qualche altra occasione), ma alla fine della sua vita vi tornò due volte per la festa di Sant’ Anna. Le iniziative intraprese in questi viaggi sono state interpretate come la volontà di lasciare nel suo paese natale alcuni segni concreti del carisma che egli aveva ricevuto e iniziato a vivere proprio lì. Innanzitutto vi era il ristabilimento della comunità dei Fratelli, che era stata soppressa alcuni anni prima e che si sarebbe occupata della scuola comunale e del servizio della Chiesa. Ma vi era anche il restauro della cappella di Sant’ Anna, impegno assunto da tempo. Non era stata Sant’ Anna che lo aveva orientato verso la Sacra Famiglia? E infine c’era la creazione della Confraternita di Sant’ Anna per la quale Fr. Gabriele aveva chiesto l’autorizzazione al Vescovo di Belley e alcuni privilegi al Papa. Fr. Gabriel era stato generoso con la cappella che, prima della Rivoluzione, era appartenuta alla sua famiglia. L’aveva dotata di diversi oggetti e ornamenti liturgici, come pure di una campana e un armonio. Tutto questo sottolineava l’interesse di Fr. Gabriele per la celebrazione della liturgia e per la vita parrocchiale. Per la Confraternita scrisse un manuale che conteneva una vita di Sant’ Anna, gli statuti della confraternita e un piccolo trattato delle virtù cristiane, preparato in forma di novena, insieme ad altre parti destinate alla partecipazione nella liturgia parrocchiale. Fr. Gabriel ricevette al suo paese un’accoglienza molto buona, secondo la testimonianza delle Efemeridi della Casa Madre. “I suoi compagni di infanzia, ricordando la pietà che avevano ammirato in passato in lui; quelli che furono i suoi allievi, evocando i santi insegnamenti che diede loro con tanto zelo; i suoi numerosi parenti, tutti volevano esprimergli i sentimenti che li univano a lui; quelli che non l’avevano mai visto… insomma, tutti si precipitavano al suo passaggio e difficilmente poteva separarsi da quella moltitudine contenta di vederlo”. Tra i suoi compagni di infanzia tornò a vedere, non senza emozione, Simone Poncet, che era stato uno dei suoi primi Fratelli di San Giuseppe nel 1824. Inoltre Fr. Gabriele non tornò a Belley con le mani vuote, poiché in questa occasione, come in tante altre lo aveva fatto, propose la vita religiosa a due dei figli di Simone che, poco dopo, si presentarono nel noviziato di Belley. Era anche una forma di ritornare alle origini.

Per la riflessione e la preghiera:
Dov’erano le radici del percorso di Fr. Gabriele?
Mi chiedo alcune volte qual è l’origine delle mie convinzioni e delle mie credenze più profonde?
Come scoprire nella semplicità della preghiera il senso della vita?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, che la tua grazia mi accompagni; tu sei benedetta fra tutte le donne, e benedetta sia Sant’ Anna, tua madre, da cui sei nata senza macchia di peccato. Oh Vergine Maria, tu hai dato la vita a Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente. Così sia


29. Termine del percorso

Gli ultimi anni di Fr. Gabriele furono anni di attività traboccante com’era sempre stato. Si occupava con tutte le sue forze dell’animazione e del governo dell’Istituto in tutti i suoi aspetti: spiritualità, formazione, attività dei Fratelli nella missione, economia, relazioni con l’esterno, ecc. Ma queste forze andavano diminuendo e la carica di Superiore gli pesava sempre di più, come a volte confidava nelle sue Circolari, quando non trovava una risposta adeguata da parte dei Fratelli ai suoi richiami all’unità, alla carità fraterna, all’entusiasmo apostolico. D’altra parte alcuni fatti lo aveva colpito profondamente: la fine di Tamié e della comunità degli Stati Uniti, la mancata approvazione dell’Istituto da parte del governo Francese e della Regola da parte delle autorità ecclesiastiche, il conflitto con il Vescovo di Belley, ecc. Il suo ritorno a Belleydoux, la redazione di un Testamento Spirituale e di una autobiografia (incompleta) che avrebbe dato un resoconto anche dello sviluppo dell’Istituto, la disposizione dei suoi beni a favore del Vice-Superiore e di un canonico di Belley (non essendo l’Istituto riconosciuto in Francia) sono segni che egli stesso vedeva che si avvicinava la fine del suo percorso. In una delle sue Circolari aveva scritto: “Non sappiamo quando e dove moriremo, ma quando ci troveremo in prossimità dell’ultimo istante, se ci fosse concesso, ci piacerebbe concludere la vita in mezzo a voi, nella nostra casa madre di Belley o nella nostra casa di Tamié, vi chiedo che veniate a circondare il nostro letto di morte, non per piangere chi è stato il vostro Fratello e il vostro primo Superiore religioso (giacché la Provvidenza ve ne prepara un altro migliore) ma a cantare insieme il simbolo della nostra fede, il Credo. Se non potremo unire la nostra voce alle vostre, lo reciteremo internamente, e in questo modo, confesseremo ancora una volta, nel consegnare la nostra anima a Dio, che abbiamo amato la bellezza delle sue cerimonie e dei suoi canti e che ci siamo compiaciuti nel benedire il Signore nell’assemblea dei santi. Come segno del nostro apprezzamento per il favore anticipato che vi chiediamo cari fratelli, vi daremo la nostra ultima benedizione come Padre. Voglia poi il Signore che andiamo ad aspettarvi nell’eternità beata.” La situazione dell’Istituto alla morte del suo Fondatore si può sintetizzare così. Il personale comprendeva 200 Fratelli circa (contando anche i novizi); i Fratelli in attività erano 150 distribuiti in 50 comunità (la maggioranza in scuole comunali); l’economia si basava sul lavoro dei Fratelli con un bilancio leggermente positivo; le proprietà erano unicamente la Casa Madre, la tenuta di Belley e il convitto d’Ars.

Per la riflessione e la preghiera:
Come vedeva Fr. Gabriel il termine della sua vita?
Mi sono chiesto qualche volta qual è il senso globale della mia vita?
Come esprimere nella preghiera il senso della mia esistenza?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Signore e Dio mio, vengo al termine di questo giorno a prostrarmi ai piedi della tua sovrana maestà per adorarti e ringraziarti di tutti i tuoi benefici. Tu sei, Signore, creatore del cielo e della terra, e il sovrano assoluto dell’universo davanti al quale io sono soltanto polvere e cenere. Ti ringrazio umilmente di avermi creato, di avermi fatto cristiano e cattolico, di avermi chiamato allo stato religioso, di avermi perdonato i peccati e di tutte le grazie che mi hai concesso da quando esisto. Credo fermamente, Dio mio, tutte le verità che crede e insegna la tua santa Chiesa, perché tu stesso gliele hai rivelate e non puoi né ingannarti né ingannarci. Spero che per le tue promesse e per i meriti infiniti di Gesù Cristo tu mi conceda la tua grazia in questo mondo e la vita eterna nell’altro. Ti amo con tutto il mio cuore al di sopra di tutte le cose perché sei infinitamente buono e degno di essere amato e, per amor tuo, amo il mio prossimo come me stesso. (NG)


30. Vita eterna

Fr. Gabriele morì nella Casa Madre il 24 novembre 1864 circondato dall’ affetto e dalle cure dei Fratelli. Le sue ultime parole furono di soddisfazione per la soluzione positiva di un problema con l’ispettore dell’Accademia di Chambéry. ” Fr. Raimondo ha risolto molto bene le cose a Chambéry; sono molto soddisfatto”. Il suo solenne funerale ebbe luogo due giorni dopo nella cattedrale di Belley. Le sue spoglie mortali, dopo essere state poste successivamente nel cimitero di Belley e nella casa dei Fratelli, tornarono in questa stessa cattedrale (cappella di Sant’ Anna) nel 1998. “Benedire il Signore nell’assemblea dei santi”, era il desiderio che Fr. Gabriele aveva espresso, come abbiamo visto. Questa profonda aspirazione l’ aveva trasmessa ai Fratelli in una delle sue circolari: “Dio ha creato l’uomo per farlo felice, ed è in cielo, cari Fratelli, che gli ha preparato la felicità. Lo ha posto per qualche tempo in terra perché si meriti questa felicità, che non vuole concedergli se non a titolo di ricompensa. Dopo di ciò, l’anima, uscita dalle mani di Dio, deve tornare a lui per riunirsi per sempre con l’autore della sua esistenza. Ecco in che cosa consiste questa felicità: vedremo Dio, lo ameremo e lo possederemo. Ma lo vedremo senza veli, lo ameremo senza divisione e lo possederemo senza timore di non perderlo più.” Nel suo Testamento Spirituale aveva inoltre affermato la sua volontà di continuare una intercessione incessante per la Congregazione che aveva fondato e per tutti coloro che furono e che sono relazionate ad essa: “Se Dio mi dà la grazia di andare in cielo, non dimenticherò nel riposo della gloria eterna la cara Comunità della Sacra Famiglia né coloro che sono stati i suoi protettori e benefattori. Non dimenticherò i miei cari genitori e amici. Pregherò anche per i miei confessori e per coloro che sono stati i miei Superiori in terra. Inoltre pregherò per la Francia, la mia cara patria, e per il villaggio che mi vide nascere. Queste sono le mie intenzioni. Chiedo a Dio di poterle realizzare nella dimora dei beati. Possano le mie azioni meritarmi tale felicità. ”

Per la riflessione e la preghiera:
Come viveva Fr. Gabriele la sua aspirazione alla vita eterna?
Come interpreto e vivo la fede nella “comunione dei santi”?
Desidero associarmi ancora una volta alla preghiera di Fr. Gabriele e averlo come amico e intercessore davanti a Dio?

Una preghiera di Fr. Gabriele:
Signore onnipotente, Dio di Israele, ascolta la preghiera che ti rivolgo e che voglio rivolgerti eternamente per la cara Congregazione che mi hai affidato e che io metto ora tra le tue mani. Fa’ che sia la tua opera e non la mia; proteggila, prendine cura in ogni tempo e in ogni luogo; non abbandonarla al potere dei nemici; soccorrila continuamente nelle sue necessità e fa’ che, sotto la tua mano protettrice, cerchi la tua gloria. Mostrati propizio, Dio mio, verso tutti i Fratelli e Novizi di questa amata società; effondi su ciascuno di essi le tue grazie abbondanti; aumenta in essi la fede, la speranza e la carità; ispira loro un vivo orrore del peccato e un sincero pentimento di quelli commessi, di quelli di cui io possa essere la causa per i miei cattivi esempi o per la mia mancanza di vigilianza; fa’ che abbiano in orrore il vizio, che amino la loro vocazione e le siano fedeli, che vivendo così si santifichino e lavorino per santificare gli altri; rendili tutti felici in questa vita e nell’altra. Questa è la preghiera che ti rivolge, Dio mio, con il maggiore ardore il più povero dei religiosi e il più indegno dei Superiori. Ascoltala, Signore, dall’alto trono della tua divina Maestà e benedici coloro per i quali umilmente te l’ho rivolta. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia. (TE)