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1 I riti iniziali:

           Affermare la propria identità e riconoscerci mutuamente.

L’Eucaristia incomincia nella vita, nel vivere ordinario, nel posto dove ognuno vive: fori del tempio; È l’affermazione della nostra condizione laicale.

Dopo viene  la precessione d’”entrata” che può essere più o meno lunga, tranquilla, precipitosa, animata, fino ad arrivare all’assemblea convocata, “la chiesa”, la famiglia di Dio.

La prima cosa è incontrarci (vedere il viso dell’altro) e riconoscerci mutuamente, (ci siamo visti già altre volte). E dopo avere cantato insieme, sentiamo il saluto: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, il Dio che crea e mantiene la diversità nell’unità, l’identità di ognuno nella comunione. La Trinidad ci avvolge nell’abbraccio del segno della croce.

Subito ci rendiamo conto della distanza che ci sono tra il desiderio di Dio, il suo piano di salvazione, e i nostri limiti, malvagità e peccati, tra il suo grande amore e i nostri atteggiamenti e atti di esclusione, di dispersione, d’invidia e avversione. Dell’invito a chiedere perdono germoglia la confessione, il “Signore abbi pietà” e se è giorno di festa l’inno di gloria.

           E finisce questo primo momento con la preghiera “colletta” che raccoglie quello che ognuno ha espresso spontaneamente in fondo del suo cuore negli istanti di silenzio che la precedono. È importante rispettare quella dinamica: silenzio-parola, individuo comunità. La preghiera colletta dà il tono ed esprime il tema della liturgia del giorno, ci situa nel tempo della storia.

2 La liturgia della Parola

            Aprirci  alla Parola ed entrare in dialogo.

La prima cosa  è avere un atteggiamento di ascolto e di accoglienza silenziosa come quella di Maria e Giuseppe. A volte possiamo essere noi stessi che prestiamo la nostra voce alla Parola di Dio leggendo per gli altri.

Se la presenza incomincia a costruire la famiglia, la Parola le da importanza, (della sua vita e della sua storia), e dà maggiore intensità ai lacci che la uniscono con Dio e ai suoi membri tra loro.

Durante l’anno liturgico si va spiegando nelle letture della Bibbia tutto il disegno di Dio nella storia della salvazione. Chi l’ha presente, quando si tocca un punto di questa salvazione, in una lettura concreta, risuonano nella sua mente come in un’armonia molti altri: possiamo meditare e vedere come incarnare la Parola nella nostra vita.

La risposta individuale diventa comunitaria nel salmo e nella preghiera dei fedeli. L’omelia è di per sé un “dialogo familiare” (“la conversazione di una madre” Evangeli Gaudium139), nella quale il presidente dell’assemblea commenta come un buon padre di famiglia la Parola letta, aiuta a comprenderla, a viverla, a concretarla.

La liturgia della Parola termina se è giorno di festa con la professione di fede espresso comunitariamente nel Credo per rinforzare la nostra convinzione di credenti e metterci in comunicazione con le altre comunità cristiane, non solo attuali bensì con quelle che si sono successe lungo i secoli, da quella degli apostoli.

3 La liturgia Eucaristica

          Fare memoria e condividere il Corpo e il Sangue di Cristo

Il passo dalla “mensa della Parola” al “banchetto dell’Eucaristia” comincia con la presentazione del pane e del vino: elementi materiali della creazione e frutto dell’attività umana. È il momento di raccogliere tutti i frammenti della nostra realtà umana per unirli a quelli che sono trasformati affinché così abbiano un senso nuovo e pieno.

Il grande preghiera eucaristica va preceduta per un solenne ringraziamento e un’acclamazione comunitaria normalmente cantata: Santo, santo, santo. La preghiera eucaristica, il canone, ha oggi varie forme e tonalità, tutte esse molto ricche di contenuto ed espressività, ma sempre con quell’ampiezza che abbraccia tutta la storia della salvazione e della famiglia umana. Nel cuore di questa preghiera ci sono le parole della consacrazione del pane e il vino trasformati nel Corpo e il Sangue di Cristo. In questo memoriale del momento chiave di storia e profezia della vita eterna risiede il sacrificio della nuova alleanza. E dentro quella memoria preghiamo per la Chiesa e per tutti gli uomini, (ogni tanto possiamo avere un ricordo speciale per i membri vivi e defunti della Famiglia Sa-fa).

E così entriamo nella comunione: ci prepariamo con il “Padre nostro”, la preghiera della famiglia dei figli di Dio; In questo modo la comunione sacramentale non è solo un atto, il più profondo e intimo del credente con suo Signore, bensì l’incorporazione a tutta l’assemblea e attraverso lei alla Chiesa e l’umanità per costruire nel Corpo di Cristo una fraternità universale.

4 La conclusione e l’invio

            Testimoniare con la vita

La celebrazione vissuta suppone il compimento gioioso della propria vocazione, il quale suscita una profonda azione di grazie, ma anche la gran responsabilità di assumere il proprio compito di apportare il nostro granello di sabbia alla costruzione del Regno di Dio in questo mondo.

Per questo motivo la benedizione e le parole d’invio ci confidano la missione di testimoniare con la nostra vita, personalmente e in famiglia, in comunità, quello che abbiamo celebrato: la possibilità che le situazioni concrete che viviamo, mediante la grazia di Dio e la nostra azione, si trasformino ed acquisiscano un nuovo senso.

Belley, gennaio 2014

Hno. Teodoro Berzal