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VILLA BREA...
“PICCOLA ARS”
La
fraterna amicizia che legava i Fratelli della Sacra Famiglia a S.
Giovanni Maria Vianney spiega il perché di tante reliquie a Villa Brea.
Tutto è cominciato ad Ars nell’estate 1837: quel giorno, tra i
pellegrini, c’è un giovane religioso-fratello. Il Santo lo saluta:
“Fratel Gabriele, come va la sua piccola comunità?”. Alla sorpresa
del giovane, il Santo mormora: «Gli amici di Dio si conoscono”.
Tra i due nasce un’amicizia che durerà tutta la vita. Il Santo sarà
ricco di aiuti spirituali e materiali alla Comunità nascente.
I l Venerabile Taborin dopo insistenza del Curato gli
invierà alcuni Fratelli, per la scuola, il convitto maschile fondato per
loro e a loro affidato e per la parrocchia.
I Fratelli dedicati alla parrocchia saranno poi preziosi durante
l’assalto dei pellegrini, sempre più numerosi.
Fratel Gerolamo, quasi “guardia del corpo” del Santo assisterà il Santo
nella malattia e raccoglierà l’ultimo suo respiro.
Si può dire che i Fratelli hanno “canonizzato” il Vianney già prima
della morte, hanno trovato perciò naturale conservare oggetti e abiti
appartenuti al Santo e soprattutto custodire gelosamente i suoi preziosi
regali, quali un maestoso ostensorio, due calici, paramenti vari…,
offerti per la coppella della nascente e povera congregazione.
Quando, poi, nel 1903 il primo ministro Emilio Combes ordinò
ai religiosi di togliere l’abito religioso o di lasciare la Francia, i
Fratelli della Sacra Famiglia scelsero l’esilio e si rifugiarono in
Italia. Nella stazione ferroviaria di Chieri (To), insieme con le povere
masserizie, i Fratelli scaricarono le reliquie del Vianney e da più di
un secolo le custodiscono gelosamente.
Per l’anno dedicato ai sacerdoti, il Papa ha additato San G.M.
Vianney come modello, e per questo i Fratelli di Villa Brea hanno
creduto opportuno allestito una preziosa esposizione di oggetti
appartenuti al Santo Curato e sono lieti di accogliere i pellegrini, che
non possono recarsi in Francia, e quindi scelgono la vicina “piccola
Ars” di Chieri |