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2Pasqua 2008

Il mandato di Gesù
"amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati"
deve essere il segno distintivo delle relazioni nella Famiglia Safa.

"Andate e dite ai miei fratelli che vadano in Galilea,
là mi vedranno" (Mt) 28,10)

Carissimi Fratelli,
 membri delle Fraternità Nazarene,
delle Comunità Educative,
delle Comunità Cristiane,
Catechisti
ed Amici della Famiglia SaFa

 

Ho voluto iniziare il mio saluto con un versetto del Vangelo di San Matteo di chiara risonanza comunitaria, per condividere la gioia della Resurrezione con tutti i Fratelli e gli Amici della Famiglia Safa. Che la certezza del Signore risorto renda più umano il nostro cuore e quello delle persone che sono in relazione con l'Istituto, specialmente il cuore dei giovani che educhiamo!

E’il mio desiderio per questo tempo pasquale.

Fare nostro il messaggio della Pasqua in questo ambiente di famiglia allargata suppone uscire da noi stessi ed andare incontro agli altri. In questo contesto, il mandato di Gesù "amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati" deve essere il segno distintivo delle relazioni nella Famiglia Safa, sempre bisognosa di una relazione più grande, di fiducia e di lavoro in comune.

Constatiamo che oggi c’è una visibile mancanza di relazioni nelle famiglie, nei diversi gruppi sociali, negli ambienti di lavoro, e anche nella chiesa. Stringere relazioni è una manifestazione della Pasqua, ed una esigenza fondamentale della nostra appartenenza al gruppo dei discepoli di Gesù. Dalla Pasqua sorge con rinnovata forza la fraternità cristiana, nella quale Gesù c'invita a vivere come fratelli ed a condividere l'esperienza di Dio, la fede, la Parola, i carismi, i successi, le difficoltà e i fallimenti della vita.

Dalla fede nel Risorto nasce l'amicizia intima con Gesù, e chi la vive in comunione con Lui acquisisce una nuova sensibilità per vedere e giudicare in modo diverso. Gesù in alcune occasioni si manifesta alle persone che dubitano e, in altre, a quelle che lo cercano appassionatamente. Chi percorre coraggiosamente ed amorevolmente il cammino del calvario, come Maria Maddalena, diventa misericordioso davanti ai calvari di questo mondo dove ci sono, come ci ricordava il 36° Capitolo Generale, "gradi di disumanizzazione legati alla perdita del valore della vita e del senso della dignità umana."

Per umanizzare ed umanizzarci dobbiamo ripercorrere sempre il cammino della misericordia. La nostra misericordia deve tradursi anche in nuove forme d’accoglienza e d’accompagnamento degli adulti, dei bambini e dei giovani che ci sono stati affidati. Per questo, dobbiamo aprire gli occhi a Gesù che passa tra noi ed compenetrarci dei suoi atteggiamenti d’umanità, di servizio, di vicinanza, di disponibilità, di sforzo e di lavoro ben fatto.

La Pasqua di Gesù ci fa riflettere anche su coloro che lo seguono. E questo, per le nostre comunità religiose e per i gruppi associati alla Famiglia Safa, suppone una nuova chiamata. I primi discepoli si sentono spinti a testimoniare quello che credono, sempre sostenuti dai membri della loro comunità. Ragione evidente per potenziare e rinforzare i legami che ci uniscono e continuare a dare impulso alla missione dell'Istituto.

Mi permetto, Fratelli ed Amici, di lasciarvi alcune domande per una vostra riflessione in questi giorni: ‘Che cosa suppone in concreto per noi credere in Gesù Risorto? La Risurrezione è veramente il fondamento della nostra fede? Sentiamo l’urgenza di annunciare la Risurrezione di Gesù? Quali sono le situazioni che sottomettono a dura prova la nostra fede nel Risorto? Speriamo anche noi di risuscitare un giorno?’

Che la nostra vita manifesti la certezza e l’allegria di Cristo Risorto.

Felice Pasqua di Risurrezione.!

Fratello Juan Andrés Martos Moro SG
 

3Natale 2007

 
L'incarnazione del Figlio di Dio

 è l'espressione più grande dell'amore di Dio verso l'uomo.

 

 "Rimani con noi, oh Emmanuele!"

Carissimi Fratelli,
Membri delle Fraternità Nazarene,
delle Comunità Educative,
delle Associazioni e  dei vari Gruppi d’impegno,
Catechisti
ed Amici della Famiglia Sa.Fa.

 

Gesù che nasce per umanizzare gli uomini è la buona notizia che la Chiesa ci annuncia, perché riflettiamo, in questo periodo natalizio.

La tenerezza che riflette la nascita del Bambino Gesù ci mostra la vicinanza di Dio all'uomo e viene ad illuminare la realtà delle nostre vite e della nostra storia. Accogliamo con gratitudine questa gioiosa notizia e meditiamo nel nostro cuore il mistero dell'Incarnazione.

Rallegriamoci, dunque, perché la nascita del Figlio di Dio, fatto uomo, ci ha dato l'opportunità di vivere come figli di Dio e fratelli tra noi. Riceviamo con gioia la buona notizia del Natale e diciamo con fede, "Oggi ci è nato un Salvatore, gloria a Dio nel Cielo e pace sulla terra agli uomini di buona volontà!"

Cari Amici e Fratelli, vi invito a leggere in questi giorni, lentamente, il racconto della nascita di Gesù nel vangelo di San Matteo e, davanti al tabernacolo delle cappelle delle nostre Comunità o delle nostre parrocchie, dedichiamo qualche minuto ad approfondire il mistero della nascita di Gesù, incarnazione di tutte le nostre speranze e superamento delle nostre frustrazioni.

L'incarnazione del Figlio di Dio è l'espressione più grande dell'amore di Dio verso l'uomo.

Il 36º Capitolo Generale c'invita ad avere come riferimento costante della spiritualità della nostra missione la pedagogia del Mistero dell'Incarnazione, dove Gesù si fa uomo per umanizzarci.

La sua nascita in una grotta c'interpella a favore di quanti non trovano posto al tavolo della dignità della vita.

Accompagniamo in questi giorni la Sacra Famiglia a Betlemme. Le circostanze della nascita furono dure per lei e, nonostante tutto ha percorso in quel contesto il suo cammino di fede. Giuseppe e Maria affrontarono il rischio, i dubbi e le incertezze e collaborarono così al piano divino di Dio. Nella storia della salvezza, Dio ha una preferenza costante per quello che è piccolo e debole, e questi aspetti diventano evidenti nelle circostanze che circondano l'incarnazione di Gesù.

Anche oggi, come a Giuseppe e Maria, il Signore chiede a noi una risposta forte al suo progetto di salvezza.

Ancora una volta, il Natale ci ricorda l’importanza della famiglia per Dio. Il Figlio di Dio volle nascere in una famiglia. Una famiglia che visse la  triste esperienza di dare alla luce suo figlio in un contesto di rifiuto, obbligata ad adempiere la legge del censimento, nonostante la situazione in cui si trovava.

Una famiglia che come tante altre sentì i disagi del viaggio, l'allegria della nascita, la preoccupazione del viaggio di ritorno ed i giorni di lavoro in Nazaret.

Ritorniamo a Nazaret ed imitando la Sacra Famiglia apprezziamo il dono della nostra famiglia umana e religiosa. Facciamo in modo che siano famiglie dove si coltiva l'amore e la vita; famiglie dove Dio può incarnarsi; famiglie dove si coltiva la fede, la si vive e la si trasmette, e famiglie dove si irradia, con gesti di amore e di solidarietà, l'amore ai poveri.

Guardiamo in questi giorni a quanto ci sta attorno con un cuore cristiano e scopriamo la realtà delle tante povertà che ci sono nel nostro mondo. Ognuno poi vedrà che cosa può e deve fare per non lasciare che il dolore della disumanizzazione s’impadronisca di tanti esseri umani, perché dipende anche da noi che arrivi a qualcuno di essi la carezza consolatrice dell'amore di Dio.

Desideriamo fortemente che i frutti dell'Incarnazione del Figlio di Dio facciano delle nostre case e Comunità spazi umanizzanti, dove si ascolta ogni giorno la chiamata a vivere la fraternità.

Fratelli ed amici, nei nostri momenti di preghiera ripetiamo questa supplica del nostro Fondatore: "Signore, metto tutta la mia fiducia in te e spero con tutte le mie forze che per l'Incarnazione di tuo Figlio ci conceda le grazie di cui abbiamo bisogno per salvarci”. Facciamo nostra questa invocazione e lasciamoci interrogare con la stessa fede e speranza che permisero a fratel Gabriele Taborin d’interiorizzare il Mistero dell'Incarnazione. 

Fratel Gabriele contemplò l'amore e la vicinanza di Dio nei volti dei Fratelli e dei bambini della sua epoca. Tocca oggi a noi continuare con zelo apostolico quell'amore attivo verso i bambini e i giovani che ci sono stati affidati e verso i membri delle nostre famiglie e Comunità Religiose. Siamo disposti ad accettare Dio nei nostri cuori, nei nostri piani e nella nostra maniera di vivere e di agire affinché nasca anche nelle nostre vite? 

Che questo Natale sia per tutta la Famiglia Sa-Fa l’impegno a ricevere il Bambino-Dio tra noi e ci permetta di avvicinarci sempre di più a Dio, ai membri della nostra famiglia ed ai Fratelli della nostra Comunità. Questo è il mio desiderio per tutti voi.  Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti.
 

H. Juan Andrés Martos Moro, SG

4Guardare il mondo
con gli occhi di fratel Gabriele

 

Cari Fratelli e
Amici tutti della famiglia Safa,

 

  Nel centoquarantatreesimo anniversario della morte del nostro Fondatore, fratel Gabriele Taborin, vi invito a volgere lo sguardo alla sua vita per contemplare ed imitare la sua forza spirituale ed il suo ardore apostolico. Il patrimonio spirituale che ci ha lasciato è per i Fratelli e per le persone vicine all'Istituto un esempio per un cammino di santità ed uno sprone per l’evangelizzazione, e deve essere sempre per noi riferimento che ci aiuta a rispondere alle necessità della società di oggi.  
  Durante questo mese di novembre le case dei Fratelli, gli ambienti scolastici dell’Istituto, le abitazioni dei membri delle Fraternità Nazarene, degli amici, ricordano in tanti modi che la sua figura è viva tra noi. Ripercorrere la sua vita, rileggere i suoi scritti, invocarlo e presentarlo come intercessore presso Dio, ci aiuti ad imprimerlo sempre di più nella nostra memoria e nel nostro cuore.

  Il racconto della sua storia ci parla del suo ambiente familiare, del suo paese, dei suoi amici e del contesto ambientale in cui è nato ed è vissuto. Alcune pagine ci ricordano le sue esperienze d’infanzia, i suoi sogni di adolescente, le sue gioie e delusioni, le sue prove e le sue difficoltà, il suo zelo e la sua fiducia nel Signore. Non mancano poi i racconti emotivi della sua attività parrocchiale ed educativa, dei suoi incontri con personaggi potenti, dei suoi gesti paterni nella vita comunitaria e del suo ardore missionario. In questo racconto troviamo inoltre riferimenti alla sua personalità, al suo modo tanto umano di relazionarsi con i suoi Fratelli, alla sua capacità di perdono, alla sua devozione all'Eucaristia ed al suo ardore nella missione evangelizzatrice.  

  Senza dubbio, in questo percorso, scopriamo che la vita di fratel Gabriele, come quella di ognuno di noi, è fatta di esperienze, avvenimenti, incontri, decisioni, sofferenze, malattia, successi e fallimenti. I punti cardini che sostennero la sua vita possono aiutarci a scoprire i nostri. Perciò, il Gabriele bambino, o il Gabriele giovane, o il Gabriele Fratello, o il Gabriele adulto può diventare la guida o il maestro che ci stimola a rispondere come lui, nelle differenti tappe della nostra vita.  

  Ripercorrendo quindi come in un libro le pagine della vita di fratel Gabriele vi invito, cari Amici e Fratelli, a soffermarvi sul suo “modo di guardare il mondo", sguardo che equivale a "spirito" perché quello che abitualmente percepiamo del mondo è intimamente legato al nostro modo di guardarlo. Avere coscienza dello sguardo del fratel Gabriele, è, dunque, guardare con gli occhi della fede gli aspetti più profondi dell'uomo e del mondo.  

  Guardando con gli occhi della fede, fratel Gabriele si sente inviato a dare una risposta alle necessità del mondo. "Eredi del carisma educativo di fratel Gabriele, ci dice il 36° Capitolo Generale, nato dalla sua compassione per le situazioni disumanizzanti dei bambini e dei giovani della sua epoca, ci sentiamo chiamati a rispondere alle necessità della società attuale seguendo la sua intuizione carismatica e favorendo nella nostra missione l’unità tra fede cristiana e costruzione dell’uomo”.  

   La vita di fratel Gabriele la si capisce solo alla luce di una fede profonda nel Padre, che dà senso ad ognuno dei suoi atti, anche ai più piccoli. Per questo motivo, Dio sarà il suo consigliere in ogni situazione. Il suo sguardo sulla realtà umana è innanzitutto un sguardo di fede e "procurare la sua gloria". Per fratel Gabriele è uno sguardo mistico ed un obiettivo esistenziale.

  Inoltre, nella vita di fratel Gabriele, v’è ugualmente un sguardo compassionevole sul mondo nel quale vede forme concrete disumanizzanti e di negazione del Regno. È un sguardo profetico. "La formula tanto cara da fratel Gabriele di "formare buoni cittadini per la società e santi per il cielo” che ci ricorda il 36° Capitolo Generale, riassume la sua intenzione di dedicarsi a formare l’uomo, nella sua dimensione personale, sociale, morale e religiosa."  

   Nella vita di fratel Gabriele c’è pure uno sguardo che abbraccia tutta la comunità. La Comunità Religiosa, quella Educativa e Parrocchiale si convertono in forza solidale e in “scuole umanizzanti” dove ogni giorno si impara a vivere la comunione fraterna e la corresponsabilità nella missione.  

   Cari Fratelli della Sacra Famiglia, Fratelli e Sorelle della Fraternità Nazarena, educatori, catechisti e collaboratori, è mio desiderio che durante questi giorni il ripercorrere la storia di fratel Gabriele susciti in ciascuno di noi nuove forme di guardare gli uomini ed il mondo di oggi con "sguardi" più mistici, più profetici e più comunitari, che ci aiutino a crescere in umanità, in fraternità e in comunione. A questo proposito, propongo alcune riflessioni:  

* Davanti alle necessità educative ed evangelizzatrici degli uomini del suo tempo, fratel Gabriele si lascia coinvolgere e cerca soluzioni.  E noi come ci lasciamo coinvolgere davanti alle necessità disumanizzanti del mondo di oggi?  

* Nell’alternativa di seguire il proprio progetto personale o seguire il Progetto di Dio, fratel Gabriele opta incondizionatamente per il progetto di Dio. Che scelta facciamo noi?  

* Fratel Gabriele è un uomo di relazioni umanizzanti: “voi" siete tutti fratelli. Come sono le nostre relazioni?  

* Fratel Gabriele per dieci anni esercita la missione di evangelizzatore quasi da solo e mostra così la sua costanza. Come ci situiamo noi davanti agli impegni della nostra vita?  

* Fratel Gabriele trova a Nazaret "la saggezza che lo guiderà nella vita". Dove cerchiamo la saggezza della nostra vita?  

* Fratel Gabriele ebbe il coraggio di chiamare altri a seguire la vita religiosa. Abbiamo anche noi questo stesso coraggio?

    Cari amici, mentre in questa festa di famiglia ringraziamo Dio per il dono che ha fatto alla Chiesa con il carisma di fratel Gabriele, rinnoviamo la nostra disponibilità alla chiamata del Signore e preghiamo per essere audaci, coraggiosi ed innamorati di Dio come lo è stato fratel Gabriele.  

    Ed in unione di cuori ricordiamo questo passo del suo Testamento spirituale: "Signore onnipotente, Dio d’Israele, ascolta ancora la preghiera che ti rivolgo e desidero rivolgerti eternamente per la cara Congregazione che mi hai affidato e che riconsegno nelle tue mani. Fa’ che sia la tua opera  e non la mia; proteggila, prendine cura in ogni tempo ed in ogni luogo; non abbandonarla in potere dei nemici che potrebbe avere; provvedi continuamente alle sue necessità e fa’ che procuri la tua gloria.”  

  Che la fede, la speranza e l'amore manifestati in gesti di servizio e di dedizione siano il migliore regalo che possiamo offrire in questa commemorazione.  

   In Gesù, Maria e Giuseppe, celebriamo con gioia e fede la festa del Fondatore.  

H. Juan Andrés Martos Moro SG
Roma, 24/11/2007

5Saluto
ai membri dell'Istituto

 Cari Fratelli:  
 

  Il giorno trentun luglio, giorno di San Ignazio di Loyola, il Capitolo Generale mi ha affidato la responsabilità di servire l'Istituto dai Fratelli della Sacra Famiglia come Superiore Generale per i prossimi sei anni. Questo fatto ha riaffermato un'altra volta la mia convinzione che è il Signore che conduce la nostra storia.  
  Ringrazio per la fiducia depositata nella mia persona dalle qualità limitate e per le dimostrazioni di sostegno e di augurio ricevute dai Fratelli e spero che, con l'aiuto delle vostre preghiere, del vostro amore fraterno, della vostra comprensione e con l'aiuto del Consiglio Generale possa rispondere degnamente alla missione che mi è stata raccomandata. Devo manifestarvi che nell'abbraccio fraterno di augurio che ho ricevuto da ognuno dei Fratelli Capitolari ho sentito l'affetto di tutti voi.

  La mia gratitudine sincera al Vicario Generale, Fr. Carlo Ivaldi ed ai nuovi Fratelli Consiglieri: Aurelio Arreba, Bonaventure Yougbare ed Enzo Biemmi. Grazie per la vostra disponibilità e generosità nel servizio della Congregazione.  

  Raccolgo l’eredità di Fr. Lino Da Campo a cui voglio esprimere la mia più sincera gratitudine per il lavoro che durante più di trenta anni ha svolto al servizio della Congregazione nell'Amministrazione Generale. Fratel Lino ci ha aiutati a crescere come famiglia e ci ha offerto gli opportuni orientamenti che continueranno ad essere un punto di riferimento per l'animazione delle nostre Comunità. Sono sicuro che continueremo a contare sulla sua preziosa collaborazione. Tante grazie, Fratel Lino.  

  Non sarei sincero se non vi manifestassi  i miei dubbi e tentennamenti. Dal primo momento ho avuto la sensazione di assumere una responsabilità che supera le mie capacità ma, quando nel dialogo interiore le riserve si moltiplicano, mi conforta sentire la stessa voce": ti basta la mia grazia" o," io sarò sempre con voi." Da questa ottica di fede, nasce la serenità e la fiducia che svolgere la missione di Fratello Superiore Generale è possibile e, se mi è consentito, sopportabile.  

  Devo esprimere, Fratelli, che non ho troppa conoscenza dell'Istituto perché la mia attività apostolica si è limitata sempre ai confini della Provincia Nostra Provincia Sig.ra dell'Assunzione, ma da questo momento mi metto già a vostra totale disposizione e vi offro il mio tempo, le mie energie ed il mio accompagnamento durante i prossimi anni. Cercherò di visitarvi presto. È mio desiderio che con una migliore conoscenza mutua possiamo camminare insieme nella fedeltà del Signore.  
  Nell'animazione della vita dell'Istituto, chiedo la corresponsabilità e la collaborazione di tutti voi, nel senso più ampio. Vi invito a che facciate uso di questa partecipazione in ognuna delle sue fasi: definire necessità, descrivere problemi, apportare soluzioni, assumere compiti di responsabilità o accettare possibili decisioni. Collaborare in ogni aspetto del processo di animazione e di governo dell'Istituto lo considero un eccellente esercizio di fraternità religiosa.  

  Ogni epoca ha i suoi segni di identità e la Vita Religiosa attuale ha pure i suoi. Vi incoraggio a vivere con gioia la vita consacrata ed ad essere, semplicemente, Fratelli della Sacra Famiglia. Sforziamoci di essere uomini innamorati di Dio, in sintonia con la nostra missione e col desiderio di essere  suoi testimoni in mezzo ai bambini e ai giovani, e a tutte le persone che sono in contatto con noi. Aneliamo un Istituto che viva la novità del Regno e collaboriamo per costruire una società dove questa novità possa essere possibile.
  Viviamo con semplicità la nostra vocazione di Fratelli della Sacra Famiglia ed offriamo questo stile appreso sotto l'umile tetto di Nazaret a quanti entrano in contatto con noi. Manifestiamo il senso della nostra ospitalità ed accoglienza, segni di identità del nostro spirito di famiglia, ed apriamo le nostre Comunità e, soprattutto, le nostre persone per testimoniare che il Regno di Dio è a portata di mano. Facciamo delle nostre Comunità spazi samaritani che manifestino i valori del Vangelo nella vita giornaliera della missione.
  Vi invito a trovare nello svolgimento della nostra missione uno stimolo per la nostra vita interiore. Se troviamo Dio nell'esercizio della vocazione di educatori, nell'animazione pastorale e liturgica, nella catechesi, nell'azione missionaria o nelle attività più diverse dei nostri mandati comunitari, vivremo in maniera feconda la nostra vocazione. Accogliamo i tentativi di rinnovamento che bussano  insistentemente alle nostre porte ed rischiamo in quei campi e stili di vita che, a partire dalla povertà evangelica, si richiedono oggi alla Vita Religiosa. 
   Noi Fratelli siamo la maggiore ricchezza che ha l'Istituto. Perciò, in questo saluto, voglio esprimere il mio apprezzamento ai Fratelli anziani che manifestano con la loro vita la verità della donazione; ai Fratelli in piena maturità che sostengono gli impegni e le responsabilità dell'Istituto, ed ai Fratelli più giovani che, in mezzo ai loro dubbi e difficoltà, sognano una vita religiosa autentica. Ricevete il mio più cordiale saluto e sappiate che da questo momento sono a vostro servizio.  

  Voglio ricordare anche in questo saluto i giovani Aspiranti, Postulanti e Novizi dell'Istituto che invito a non avere paura a seguire Gesù nella Vita Religiosa e propongo loro come orizzonte del loro discernimento vocazionale: volere vivere come Gesù è vissuto.
  Ringrazio anche per i numerosi messaggi di augurio e le promesse di preghiere che ho ricevuto da tutta la famiglia Safa. Sono un segno bello della nostra fraternità condivisa. Voglio ringraziare tutti i membri delle Fraternità Nazarene e chi condivide la nostra missione e spiritualità, per la loro adesione al carisma ed il loro desiderio di continuare a consolidare i vincoli  che ci uniscono per servire il mondo e la Chiesa.  

  Metto sotto la protezione della Sacra Famiglia il compito che mi è stato affidato e desidero che, sotto questo patrocinio  e mediante la meditazione assidua del mistero dell'incarnazione, continuiamo ad imparare la saggezza che ci guiderà nella vita. Imparare alla scuola di Nazaret è il migliore augurio che posso esprimervi.  

  Il Fratel Gabriel vive con noi. Se traduciamo in atteggiamenti e comportamenti questa certezza, il suo carisma continuerà a fecondare a poco a poco il nostro impegno di evangelizzazione. Che la sua eredità carismatica e la vita di tutti i Fratelli che ci hanno preceduto incoraggino e sostengano la nostra vita religiosa di Fratelli della Sacra Famiglia.  

Ricevete tutti il mio più affettuoso saluto.

H. Juan Andrés Martos Moro, SG.

 

Valladolid, 1 di agosto di 2007