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Il mandato
di Gesù
"amatevi
gli uni gli altri come io vi ho amati"
deve essere il segno distintivo delle relazioni nella Famiglia
Safa.
"Andate e dite
ai miei fratelli che vadano in Galilea,
là mi vedranno"
(Mt) 28,10)
Carissimi Fratelli,
membri delle Fraternità Nazarene,
delle Comunità Educative,
delle Comunità Cristiane,
Catechisti
ed Amici della Famiglia SaFa
Ho voluto iniziare il
mio saluto con un versetto del Vangelo di San Matteo di chiara
risonanza comunitaria, per condividere la gioia della
Resurrezione con tutti i Fratelli e gli Amici della Famiglia
Safa. Che la certezza del Signore risorto renda più umano il
nostro cuore e quello delle persone che sono in relazione con
l'Istituto, specialmente il cuore dei giovani che educhiamo!
E’il mio desiderio per
questo tempo pasquale.
Fare nostro il messaggio della Pasqua
in questo ambiente di famiglia allargata suppone uscire da noi
stessi ed andare incontro agli altri. In questo contesto, il
mandato di Gesù "amatevi gli uni gli altri come io vi ho
amati" deve essere il segno distintivo delle relazioni nella
Famiglia Safa, sempre bisognosa di una relazione più grande, di
fiducia e di lavoro in comune.
Constatiamo
che oggi c’è una visibile mancanza di relazioni nelle famiglie,
nei diversi gruppi sociali, negli ambienti di lavoro, e anche
nella chiesa. Stringere relazioni è una manifestazione della
Pasqua, ed una esigenza fondamentale della nostra appartenenza
al gruppo dei discepoli di Gesù. Dalla Pasqua sorge con
rinnovata forza la fraternità cristiana, nella quale Gesù
c'invita a vivere come fratelli ed a condividere l'esperienza di
Dio, la fede, la Parola, i carismi, i successi, le difficoltà e
i fallimenti della vita.
Dalla fede nel Risorto nasce
l'amicizia intima con Gesù, e chi la vive in comunione con Lui
acquisisce una nuova sensibilità per vedere e giudicare in modo
diverso. Gesù in alcune occasioni si manifesta alle persone che
dubitano e, in altre, a quelle che lo cercano appassionatamente.
Chi percorre coraggiosamente ed amorevolmente il cammino del
calvario, come Maria Maddalena, diventa misericordioso davanti
ai calvari di questo mondo dove ci sono, come ci ricordava il
36° Capitolo Generale, "gradi di disumanizzazione legati alla
perdita del valore della vita e del senso della dignità umana."
Per umanizzare ed
umanizzarci dobbiamo ripercorrere sempre il cammino della
misericordia. La nostra misericordia deve tradursi anche in
nuove forme d’accoglienza e d’accompagnamento degli adulti, dei
bambini e dei giovani che ci sono stati affidati. Per questo,
dobbiamo aprire gli occhi a Gesù che passa tra noi ed
compenetrarci dei suoi atteggiamenti d’umanità, di servizio, di
vicinanza, di disponibilità, di sforzo e di lavoro ben fatto.
La Pasqua di
Gesù ci fa riflettere anche su coloro che lo seguono. E questo,
per le nostre comunità religiose e per i gruppi associati alla
Famiglia Safa, suppone una nuova chiamata. I primi discepoli si
sentono spinti a testimoniare quello che credono, sempre
sostenuti dai membri della loro comunità. Ragione evidente per
potenziare e rinforzare i legami che ci uniscono e continuare a
dare impulso alla missione dell'Istituto.
Mi permetto, Fratelli ed Amici, di
lasciarvi alcune domande per una vostra riflessione in questi
giorni: ‘Che cosa suppone in
concreto per noi credere in Gesù Risorto? La Risurrezione è
veramente il fondamento della nostra fede? Sentiamo l’urgenza di
annunciare la Risurrezione di Gesù? Quali sono le situazioni che
sottomettono a dura prova la nostra fede nel Risorto? Speriamo
anche noi di risuscitare un giorno?’
Che la nostra vita
manifesti la certezza e l’allegria di Cristo Risorto.
Felice Pasqua di
Risurrezione.!
Fratello Juan
Andrés Martos Moro SG
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L'incarnazione del Figlio di Dio
è l'espressione più grande
dell'amore di Dio verso l'uomo.
"Rimani
con noi, oh Emmanuele!"
Carissimi Fratelli,
Membri delle Fraternità Nazarene,
delle Comunità Educative,
delle Associazioni e dei vari Gruppi
d’impegno,
Catechisti
ed Amici della Famiglia Sa.Fa.
Gesù che nasce per umanizzare gli
uomini è la buona notizia che la Chiesa ci annuncia,
perché riflettiamo, in questo periodo natalizio.
La tenerezza che riflette la nascita
del Bambino Gesù ci mostra la vicinanza di Dio
all'uomo e viene ad illuminare la realtà delle
nostre vite e della nostra storia. Accogliamo con
gratitudine questa gioiosa notizia e meditiamo nel
nostro cuore il mistero dell'Incarnazione.
Rallegriamoci, dunque, perché la
nascita del Figlio di Dio, fatto uomo, ci ha dato
l'opportunità di vivere come figli di Dio e fratelli
tra noi. Riceviamo con gioia la buona notizia del
Natale e diciamo con fede, "Oggi ci è nato un
Salvatore, gloria a Dio nel Cielo e pace sulla terra
agli uomini di buona volontà!"
Cari Amici e Fratelli, vi invito a
leggere in questi giorni, lentamente, il racconto
della nascita di Gesù nel vangelo di San Matteo e,
davanti al tabernacolo delle cappelle delle nostre
Comunità o delle nostre parrocchie, dedichiamo
qualche minuto ad approfondire il mistero della
nascita di Gesù, incarnazione di tutte le nostre
speranze e superamento delle nostre frustrazioni.
L'incarnazione del Figlio di Dio è
l'espressione più grande dell'amore di Dio verso
l'uomo.
Il 36º Capitolo Generale c'invita ad
avere come riferimento costante della spiritualità
della nostra missione la pedagogia del Mistero
dell'Incarnazione, dove Gesù si fa uomo per
umanizzarci.
La sua nascita in una grotta
c'interpella a favore di quanti non trovano posto al
tavolo della dignità della vita.
Accompagniamo in questi giorni la
Sacra Famiglia a Betlemme. Le circostanze della
nascita furono dure per lei e, nonostante tutto ha
percorso in quel contesto il suo cammino di fede.
Giuseppe e Maria affrontarono il rischio, i dubbi e
le incertezze e collaborarono così al piano divino
di Dio. Nella storia della salvezza, Dio ha una
preferenza costante per quello che è piccolo e
debole, e questi aspetti diventano evidenti nelle
circostanze che circondano l'incarnazione di Gesù.
Anche oggi, come a Giuseppe e Maria,
il Signore chiede a noi una risposta forte al suo
progetto di salvezza.
Ancora una volta, il Natale ci
ricorda l’importanza della famiglia per Dio. Il
Figlio di Dio volle nascere in una famiglia. Una
famiglia che visse la triste esperienza di
dare alla luce suo figlio in un contesto di rifiuto,
obbligata ad adempiere la legge del censimento,
nonostante la situazione in cui si trovava.
Una famiglia che come tante altre
sentì i disagi del viaggio, l'allegria della
nascita, la preoccupazione del viaggio di ritorno ed
i giorni di lavoro in Nazaret.
Ritorniamo a Nazaret ed imitando la
Sacra Famiglia apprezziamo il dono della nostra
famiglia umana e religiosa. Facciamo in modo che
siano famiglie dove si coltiva l'amore e la vita;
famiglie dove Dio può incarnarsi; famiglie dove si
coltiva la fede, la si vive e la si trasmette, e
famiglie dove si irradia, con gesti di amore e di
solidarietà, l'amore ai poveri.
Guardiamo in questi giorni a quanto
ci sta attorno con un cuore cristiano e scopriamo la
realtà delle tante povertà che ci sono nel nostro
mondo. Ognuno poi vedrà che cosa può e deve fare per
non lasciare che il dolore della disumanizzazione
s’impadronisca di tanti esseri umani, perché dipende
anche da noi che arrivi a qualcuno di essi la
carezza consolatrice dell'amore di Dio.
Desideriamo fortemente che i frutti
dell'Incarnazione del Figlio di Dio facciano delle
nostre case e Comunità spazi umanizzanti, dove si
ascolta ogni giorno la chiamata a vivere la
fraternità.
Fratelli ed amici, nei nostri
momenti di preghiera ripetiamo questa supplica del
nostro Fondatore: "Signore, metto tutta la mia
fiducia in te e spero con tutte le mie forze che per
l'Incarnazione di tuo Figlio ci conceda le grazie di
cui abbiamo bisogno per salvarci”. Facciamo nostra
questa invocazione e lasciamoci interrogare con la
stessa fede e speranza che permisero a fratel
Gabriele Taborin d’interiorizzare il Mistero
dell'Incarnazione.
Fratel Gabriele contemplò l'amore e
la vicinanza di Dio nei volti dei Fratelli e dei
bambini della sua epoca. Tocca oggi a noi continuare
con zelo apostolico quell'amore attivo verso i
bambini e i giovani che ci sono stati affidati e
verso i membri delle nostre famiglie e Comunità
Religiose. Siamo disposti ad accettare Dio nei
nostri cuori, nei nostri piani e nella nostra
maniera di vivere e di agire affinché nasca anche
nelle nostre vite?
Che questo Natale sia per tutta la
Famiglia Sa-Fa l’impegno a ricevere il Bambino-Dio
tra noi e ci permetta di avvicinarci sempre di più a
Dio, ai membri della nostra famiglia ed ai Fratelli
della nostra Comunità. Questo è il mio desiderio per
tutti voi. Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti.
H. Juan
Andrés Martos Moro, SG
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4Guardare il mondo
con gli occhi di fratel Gabriele |
Cari Fratelli e
Amici tutti della famiglia Safa,
Nel centoquarantatreesimo anniversario della
morte del nostro Fondatore, fratel Gabriele Taborin, vi invito a
volgere lo sguardo alla sua vita per contemplare ed imitare la sua
forza spirituale ed il suo ardore apostolico. Il patrimonio
spirituale che ci ha lasciato è per i Fratelli e per le persone
vicine all'Istituto un esempio per un cammino di santità ed uno
sprone per l’evangelizzazione, e deve essere sempre per noi
riferimento che ci aiuta a rispondere alle necessità della società
di oggi.
Durante questo mese di novembre le case dei
Fratelli, gli ambienti scolastici dell’Istituto, le abitazioni dei
membri delle Fraternità Nazarene, degli amici, ricordano in tanti
modi che la sua figura è viva tra noi. Ripercorrere la sua vita,
rileggere i suoi scritti, invocarlo e presentarlo come intercessore
presso Dio, ci aiuti ad imprimerlo sempre di più nella nostra
memoria e nel nostro cuore.
Il racconto della sua storia ci parla del suo
ambiente familiare, del suo paese, dei suoi amici e del contesto
ambientale in cui è nato ed è vissuto. Alcune pagine ci ricordano le
sue esperienze d’infanzia, i suoi sogni di adolescente, le sue gioie
e delusioni, le sue prove e le sue difficoltà, il suo zelo e la sua
fiducia nel Signore. Non mancano poi i racconti emotivi della sua
attività parrocchiale ed educativa, dei suoi incontri con personaggi
potenti, dei suoi gesti paterni nella vita comunitaria e del suo
ardore missionario. In questo racconto troviamo inoltre riferimenti
alla sua personalità, al suo modo tanto umano di relazionarsi con i
suoi Fratelli, alla sua capacità di perdono, alla sua devozione
all'Eucaristia ed al suo ardore nella missione evangelizzatrice.
Senza dubbio, in questo percorso, scopriamo
che la vita di fratel Gabriele, come quella di ognuno di noi, è
fatta di esperienze, avvenimenti, incontri, decisioni, sofferenze,
malattia, successi e fallimenti. I punti cardini che sostennero la
sua vita possono aiutarci a scoprire i nostri. Perciò, il Gabriele
bambino, o il Gabriele giovane, o il Gabriele Fratello, o il
Gabriele adulto può diventare la guida o il maestro che ci stimola a
rispondere come lui, nelle differenti tappe della nostra vita.
Ripercorrendo quindi come in un libro le
pagine della vita di fratel Gabriele vi invito, cari Amici e
Fratelli, a soffermarvi sul suo “modo di guardare il mondo", sguardo
che equivale a "spirito" perché quello che abitualmente percepiamo
del mondo è intimamente legato al nostro modo di guardarlo. Avere
coscienza dello sguardo del fratel Gabriele, è, dunque, guardare con
gli occhi della fede gli aspetti più profondi dell'uomo e del mondo.
Guardando con gli occhi della fede, fratel
Gabriele si sente inviato a dare una risposta alle necessità del
mondo. "Eredi del carisma educativo di fratel Gabriele, ci
dice il 36° Capitolo Generale, nato dalla sua compassione per le
situazioni disumanizzanti dei bambini e dei giovani della sua epoca,
ci sentiamo chiamati a rispondere alle necessità della società
attuale seguendo la sua intuizione carismatica e favorendo nella
nostra missione l’unità tra fede cristiana e costruzione dell’uomo”.
La vita di fratel Gabriele la si capisce solo
alla luce di una fede profonda nel Padre, che dà senso ad ognuno dei
suoi atti, anche ai più piccoli. Per questo motivo, Dio sarà il suo
consigliere in ogni situazione. Il suo sguardo sulla realtà umana è
innanzitutto un sguardo di fede e "procurare la sua gloria".
Per fratel Gabriele è uno sguardo mistico ed un obiettivo
esistenziale.
Inoltre, nella vita di fratel Gabriele, v’è
ugualmente un sguardo compassionevole sul mondo nel quale vede forme
concrete disumanizzanti e di negazione del Regno. È un sguardo
profetico. "La formula tanto cara da fratel Gabriele di "formare
buoni cittadini per la società e santi per il cielo” che ci
ricorda il 36° Capitolo Generale, riassume la sua intenzione di
dedicarsi a formare l’uomo, nella sua dimensione personale, sociale,
morale e religiosa."
Nella vita di fratel Gabriele c’è pure uno
sguardo che abbraccia tutta la comunità. La Comunità Religiosa,
quella Educativa e Parrocchiale si convertono in forza solidale e in
“scuole umanizzanti” dove ogni giorno si impara a vivere la
comunione fraterna e la corresponsabilità nella missione.
Cari Fratelli della Sacra Famiglia, Fratelli e
Sorelle della Fraternità Nazarena, educatori, catechisti e
collaboratori, è mio desiderio che durante questi giorni il
ripercorrere la storia di fratel Gabriele susciti in ciascuno di noi
nuove forme di guardare gli uomini ed il mondo di oggi con "sguardi"
più mistici, più profetici e più comunitari, che ci aiutino a
crescere in umanità, in fraternità e in comunione. A questo
proposito, propongo alcune riflessioni:
* Davanti alle necessità educative ed
evangelizzatrici degli uomini del suo tempo, fratel Gabriele si
lascia coinvolgere e cerca soluzioni. E noi come ci lasciamo
coinvolgere davanti alle necessità disumanizzanti del mondo di oggi?
* Nell’alternativa di seguire il proprio progetto
personale o seguire il Progetto di Dio, fratel Gabriele opta
incondizionatamente per il progetto di Dio. Che scelta facciamo noi?
* Fratel Gabriele è un uomo di relazioni
umanizzanti: “voi" siete tutti fratelli. Come sono le nostre
relazioni?
* Fratel Gabriele per dieci anni esercita la
missione di evangelizzatore quasi da solo e mostra così la sua
costanza. Come ci situiamo noi davanti agli impegni della nostra
vita?
* Fratel Gabriele trova a Nazaret "la saggezza che
lo guiderà nella vita". Dove cerchiamo la saggezza della nostra
vita?
* Fratel Gabriele ebbe il coraggio di chiamare altri
a seguire la vita religiosa. Abbiamo anche noi questo stesso
coraggio?
Cari amici, mentre in questa festa di famiglia
ringraziamo Dio per il dono che ha fatto alla Chiesa con il carisma
di fratel Gabriele, rinnoviamo la nostra disponibilità alla chiamata
del Signore e preghiamo per essere audaci, coraggiosi ed innamorati
di Dio come lo è stato fratel Gabriele.
Ed in unione di cuori ricordiamo questo passo
del suo Testamento spirituale: "Signore onnipotente, Dio
d’Israele, ascolta ancora la preghiera che ti rivolgo e desidero
rivolgerti eternamente per la cara Congregazione che mi hai affidato
e che riconsegno nelle tue mani. Fa’ che sia la tua opera e non la
mia; proteggila, prendine cura in ogni tempo ed in ogni luogo; non
abbandonarla in potere dei nemici che potrebbe avere; provvedi
continuamente alle sue necessità e fa’ che procuri la tua gloria.”
Che la fede, la speranza e l'amore
manifestati in gesti di servizio e di dedizione siano il migliore
regalo che possiamo offrire in questa commemorazione.
In Gesù, Maria e Giuseppe, celebriamo con gioia e
fede la festa del Fondatore.
H. Juan Andrés Martos Moro SG
Roma, 24/11/2007
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5Saluto
ai membri dell'Istituto |
Cari
Fratelli:
Il giorno trentun luglio, giorno di San Ignazio di Loyola, il
Capitolo Generale mi ha affidato la responsabilità di servire
l'Istituto dai Fratelli della Sacra Famiglia come Superiore Generale
per i prossimi sei anni. Questo fatto ha riaffermato un'altra volta
la mia convinzione che è il Signore che conduce la nostra storia.
Ringrazio per la fiducia depositata nella mia persona dalle qualità
limitate e per le dimostrazioni di sostegno e di augurio ricevute
dai Fratelli e spero che, con l'aiuto delle vostre preghiere, del
vostro amore fraterno, della vostra comprensione e con l'aiuto del
Consiglio Generale possa rispondere degnamente alla missione che mi
è stata raccomandata. Devo manifestarvi che nell'abbraccio fraterno
di augurio che ho ricevuto da ognuno dei Fratelli Capitolari ho
sentito l'affetto di tutti voi.
La mia gratitudine sincera al Vicario Generale, Fr. Carlo Ivaldi ed
ai nuovi Fratelli Consiglieri: Aurelio Arreba, Bonaventure Yougbare
ed Enzo Biemmi. Grazie per la vostra disponibilità e generosità nel
servizio della Congregazione.
Raccolgo l’eredità di Fr. Lino Da Campo a cui voglio esprimere la
mia più sincera gratitudine per il lavoro che durante più di trenta
anni ha svolto al servizio della Congregazione nell'Amministrazione
Generale. Fratel Lino ci ha aiutati a crescere come famiglia e ci ha
offerto gli opportuni orientamenti che continueranno ad essere un
punto di riferimento per l'animazione delle nostre Comunità. Sono
sicuro che continueremo a contare sulla sua preziosa collaborazione.
Tante grazie, Fratel Lino.
Non sarei sincero se non vi manifestassi i miei dubbi e
tentennamenti.
Dal primo momento ho avuto la sensazione di assumere una
responsabilità che supera le mie capacità ma, quando nel dialogo
interiore le riserve si moltiplicano, mi conforta sentire la stessa
voce": ti basta la mia grazia" o," io sarò sempre con voi." Da
questa ottica di fede, nasce la serenità e la fiducia che svolgere
la missione di Fratello Superiore Generale è possibile e, se mi è
consentito, sopportabile.
Devo esprimere, Fratelli, che non ho troppa conoscenza dell'Istituto
perché la mia attività apostolica si è limitata sempre ai confini
della Provincia Nostra Provincia Sig.ra dell'Assunzione, ma da
questo momento mi metto già a vostra totale disposizione e vi offro
il mio tempo, le mie energie ed il mio accompagnamento durante i
prossimi anni. Cercherò di visitarvi presto. È mio desiderio che con
una migliore conoscenza mutua possiamo camminare insieme nella
fedeltà del Signore.
Nell'animazione della vita dell'Istituto, chiedo la
corresponsabilità e la collaborazione di tutti voi, nel senso più
ampio. Vi invito a che facciate uso di questa partecipazione in
ognuna delle sue fasi: definire necessità, descrivere problemi,
apportare soluzioni, assumere compiti di responsabilità o accettare
possibili decisioni. Collaborare in ogni aspetto del processo di
animazione e di governo dell'Istituto lo considero un eccellente
esercizio di fraternità religiosa.
Ogni epoca ha i suoi segni di identità e la Vita Religiosa attuale
ha pure i suoi. Vi incoraggio a vivere con gioia la vita consacrata
ed ad essere, semplicemente, Fratelli della Sacra Famiglia.
Sforziamoci di essere uomini innamorati di Dio, in sintonia con la
nostra missione e col desiderio di essere suoi testimoni in mezzo
ai bambini e ai giovani, e a tutte le persone che sono in contatto
con noi. Aneliamo un Istituto che viva la novità del Regno e
collaboriamo per costruire una società dove questa novità possa
essere possibile.
Viviamo con semplicità la nostra vocazione di Fratelli della Sacra
Famiglia ed offriamo questo stile appreso sotto l'umile tetto di
Nazaret a quanti entrano in contatto con noi. Manifestiamo il senso
della nostra ospitalità ed accoglienza, segni di identità del nostro
spirito di famiglia, ed apriamo le nostre Comunità e, soprattutto,
le nostre persone per testimoniare che il Regno di Dio è a portata
di mano. Facciamo delle nostre Comunità spazi samaritani che
manifestino i valori del Vangelo nella vita giornaliera della
missione.
Vi invito a trovare nello svolgimento della nostra missione uno
stimolo per la nostra vita interiore. Se troviamo Dio nell'esercizio
della vocazione di educatori, nell'animazione pastorale e liturgica,
nella catechesi, nell'azione missionaria o nelle attività più
diverse dei nostri mandati comunitari, vivremo in maniera feconda la
nostra vocazione. Accogliamo i tentativi di rinnovamento che bussano
insistentemente alle nostre porte ed rischiamo in quei campi e stili
di vita che, a partire dalla povertà evangelica, si richiedono oggi
alla Vita Religiosa.
Noi Fratelli siamo la maggiore ricchezza che ha
l'Istituto. Perciò, in questo saluto, voglio esprimere il mio
apprezzamento ai Fratelli anziani che manifestano con la loro vita
la verità della donazione; ai Fratelli in piena maturità che
sostengono gli impegni e le responsabilità dell'Istituto, ed ai
Fratelli più giovani che, in mezzo ai loro dubbi e difficoltà,
sognano una vita religiosa autentica. Ricevete il mio più cordiale
saluto e sappiate che da questo momento sono a vostro servizio.
Voglio ricordare anche in questo saluto i giovani Aspiranti,
Postulanti e Novizi dell'Istituto che invito a non avere paura a
seguire Gesù nella Vita Religiosa e propongo loro come orizzonte del
loro discernimento vocazionale: volere vivere come Gesù è vissuto.
Ringrazio anche per i numerosi messaggi di augurio e le promesse di
preghiere che ho ricevuto da tutta la famiglia Safa. Sono un segno
bello della nostra fraternità condivisa. Voglio ringraziare tutti i
membri delle Fraternità Nazarene e chi condivide la nostra missione
e spiritualità, per la loro adesione al carisma ed il loro desiderio
di continuare a consolidare i vincoli che ci uniscono per servire il mondo e la Chiesa.
Metto sotto la protezione della Sacra Famiglia il compito che mi è
stato affidato e desidero che, sotto questo patrocinio e mediante
la meditazione assidua del mistero dell'incarnazione, continuiamo ad
imparare la saggezza che ci guiderà nella vita. Imparare alla scuola
di Nazaret è il migliore augurio che posso esprimervi.
Il Fratel Gabriel vive con noi. Se traduciamo in atteggiamenti e
comportamenti questa certezza, il suo carisma continuerà a fecondare
a poco a poco il nostro impegno di evangelizzazione. Che la sua
eredità carismatica e la vita di tutti i Fratelli che ci hanno preceduto incoraggino e sostengano la nostra vita religiosa di
Fratelli della Sacra Famiglia.
Ricevete tutti il mio più affettuoso saluto.
H. Juan Andrés Martos Moro, SG.
Valladolid, 1 di agosto di 2007
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