A
Nazaret si lavorava, si pregava e ci si amava.
Guardiamo il quadro: a prima
vista è la Santa Famiglia al lavoro. San Giuseppe è al
suo banco di falegname, Maria, seduta di fronte a lui,
tiene sulle ginocchia il proprio lavoro. Cuce; la mano
che tiene l'ago si è fermata, sospesa. La madre
contempla l'obbedienza di Gesù che, all’indicazione di
Giuseppe, prende un martello e un pezzo di legno e
ascolta gli ordini che gli dà suo padre putativo.
L'amore di
Maria e Giuseppe e la loro unione sono stati resi in
modo molto espressivo dalla vicinanza e dalla
disposizione dei personaggi.
Gesù appare come il legame fisico e materiale dei due santi sposi, nello
stesso momento in cui li unisce con gli sguardi degli
occhi, del cuore e dell'anima che Maria e Giuseppe
posano contemporaneamente su di lui.
I tre personaggi sono
uniti da un atto di obbedienza di Gesù, che Giuseppe
richiede e che Maria ammira.
Ma Gesù, che nel
quadro rappresenta questo legame, è anche la figura che
esprime più direttamente la preghiera.
Egli ascolta gli ordini
di Giuseppe, suo padre qui in terra, ma il suo sguardo
contempla chiaramente un altro Padre, che, dall'alto dei
cieli, gli comanda per bocca di San Giuseppe.
Maria non dimentica un
solo istante questo divino rapporto di suo Figlio col
Padre celeste, ed è l'estasi interiore, che prova nel
vedere questo Dio così grande obbedire con tanta umiltà,
che tiene il suo sguardo rivolto agli atteggiamenti del
Figlio.
San Giuseppe, pur
dando ordini, non ha dimenticato che suo figlio e
garzone ha in sé la luce di Dio stesso. Ed è per questo
che, pur comandando ad un figlio, ha abbassato gli occhi
davanti alla saggezza del Creatore, in atteggiamento
devoto di omaggio e di adorazione.
La preghiera, l’amore
ed il lavoro sono quindi raffigurati nel nostro quadro.
Il lavoro vi è
più evidente, ma ciò che risalta di più è l’obbedienza
di Gesù, è l’incarnazione della parola del Vangelo:
“era loro sottomesso”.
(Documenti
d’archivio 1935)