Il profilo spirituale dell'Istituto       Fà  che il nostro Istituto sia opera tua!
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    La presenza viva fra noi del Fondatore    
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Lettera circolare

sul profilo spirituale dell’Istituto,

alla luce di tre aspetti vissuti dai Fratelli:

la Parola di Dio, la Santa Famiglia, il Fondatore.

 

1. "Confirma fratres tuos" (Lc 22,32).

Questo imperativo evangelico, mi ha guidato durante la visita canonica alle comunità dell’Istituto, iniziata il 13 febbraio del 2006 e terminata il 17 aprile del 2007.

Per raggiungerlo mi ero proposto di dialogare a lungo con ogni Fratello, d’incoraggiare la conversione del cuore e della mente, cammino che l’Istituto in molte parti sta compiendo seriamente; invitare ogni Fratello a lasciarsi penetrare sempre più dalla Parola di Dio, approfittando seriamente del tempo della meditazione e della lettura spirituale, di resistere alla tentazione dell’attivismo, che affatica il fisico, offusca la mente ed indurisce il cuore, e di rimanere aperti al fratello, là dove l’obbedienza chiama a vivere il nostro apostolato. In aggiunta a quanto sopra, di ravvivare ed approfondire la relazione con la Santa Famiglia, modello e sostegno della nostra vita spirituale, fraterna e apostolica, e di riscoprire sempre più in profondità il Fondatore, padre amoroso, guida sicura e stimolo costante.

Di fronte, poi, alle varie difficoltà che oggi si possono incontrare nel cammino di santità ed agli scarsi successi, ho ricordato ai Fratelli di non disanimarsi, perché, nonostante tutto, ognuno di noi è un dono specifico di Dio alla Chiesa e all’Istituto.

Ai Fratelli più giovani ho chiesto di avere sempre presente che la loro giovane sensibilità religiosa può essere uno stimolo importante perché tutti ci manteniamo in formazione continua.

Se, durante la visita, nell’incontro con i Confratelli, ci fu da parte mia, un’insistenza più accentuata su un punto specifico, questa insistenza aveva proprio lo scopo di richiamare l’attenzione sulla dimensione spirituale della vita del Fratello, base della dimensione spirituale dell’Istituto.

Questo aspetto avevo già cercato di sottolinearlo nella circolare del 12 ottobre 2005, richiamando ripetutamente la necessità di rafforzare la nostra dimensione spirituale per vivere in pienezza come religiosi e apostoli, e non solo, o non tanto, come apprezzati "operai di bene". Convinto che un Fratello è "forte" quando è unito ai suoi Fratelli, soprattutto nell’ambito spirituale, e che può arricchirsi attingendo all’esperienza spirituale dei suoi Confratelli, inoltre, sicuro che la fede diventa più forte se la si condivide e la si comunica, vi propongo nella presente circolare, quanto ho colto circa l’incidenza che la Parola, la presenza della Santa Famiglia ed il Fondatore, hanno nella nostra vita di Fratelli della Sacra Famiglia.

In questo tentativo mi sono stati di stimolo il senso profondo della vostra collatio nella Lectio Divina, le proposte dell’ultimo Capitolo Generale e la sensibilità dei giovani Fratelli del nostro Istituto, che nel loro messaggio, al termine dell’ incontro al Campanero in Uruguay, riguardo al tema dell’ "ESPERIENZA DI DIO", si proponevano di mantenere viva la coscienza della presenza di Dio nella loro vita. E a partire da questa esperienza esserne dei testimoni, condividendola in comunità, impegnandosi ad essere prossimi, disponibili, capaci di ascoltare, di accompagnare e di vivere lo spirito di Nazaret.

Ho costatato che molti "Progetti di vita comunitari" esprimono questo desiderio, ma, purtroppo, ho notato anche che questo desiderio molte volte rimane disatteso. La sfida di condividere in comunità la nostra esperienza di Dio, infatti, incontra, un poco ovunque, una certa difficoltà. C’è come una resistenza interiore a manifestarsi. E, ne parlano come di una sfida, anche i nostri Fratelli giovani, che sentono il bisogno di condividere fraternamente non solo ciò che fanno nel loro lavoro professionale o in campo apostolico, ma anche la dimensione più intima della vita: la fede, l’incontro con Dio, le relazioni personali con la Parola, con la Santa Famiglia, con il Fondatore.

Per potere dare a questa sfida una risposta vera, per una conoscenza più concreta e reale, durante la recente visita canonica ho quindi cercato di raccogliere dalla viva voce di ogni Fratello 1’ "intimità delle sue esperienze spirituali", esperienze che difficilmente si possono ascoltare negli incontri comunitari. Mi considero il primo beneficiato di questa intima comunicazione, che ho percepito venire dal cuore dei Fratelli.

C'è da riflettere profondamente di fronte alle meraviglie che Dio compie, meraviglie che sovente, soprattutto nei Fratelli più anziani, vengono nascoste da un velo di modestia, o di timore, frutto di una educazione ricevuta.

Sollevare il velo e scoprire quello che Dio può fare, ed ha fatto, nel cuore di un Confratello, conforta molto, soprattutto nei momenti difficili o di disorientamento.

Ogni "rivelazione" che il Fratello fa del suo intimo, per piccola che sia, è un grande dono ai Confratelli. È come la lampada di cui parla il Vangelo: illumina la stanza "della fraternità".

Ogni "rivelazione" contribuisce a rafforzare quello spirito di famiglia che ci è assolutamente necessario per vivere nella gioia e nella pace il carisma di fratel Gabriele. È un inno di lode e di ringraziamento per la storia di salvezza che Dio scrive nella vita dei Fratelli e dell'Istituto.

Più di una volta, ve lo confesso, ho percepito la vostra gioia di esprimervi liberamente, proprio perché non sempre, come ho già sottolineato, si osa farlo in comunità. Infatti, ciò che abbiamo di più intimo, come le relazioni con Dio, è talmente delicato, unico e prezioso che sovente non ce la sentiamo di esternarlo a chi non ci ha fatto capire che ci ha aperto il suo cuore per accoglierlo. Per poter ricevere in profondità e degnamente quanto un Confratello ci confida del suo intimo e riconoscenti meravigliarci del misterioso agire di Dio, è necessario un cuore fraterno, umile e attento.

Personalmente, e non mi stanco di ripetervelo, quello che ho raccolto è stato, e continua ad essere per me, un vero motivo di meraviglia e di riconoscenza a Dio.

E proprio per questo lo propongo anche a voi, perché sono certo che quanto dice un Confratello della sua vita interiore, del suo incontro con Gesù, con la Santa Famiglia e con il Fondatore vi sarà di stimolo per crescere interiormente.

Avvicinarci al mistero del Fratello ci aiuta ad avvicinarci al mistero di Dio. Il mistero di Dio e il mistero del fratello camminano insieme, ma hanno bisogno di una buona dose di contemplazione per essere percepiti. Vi auguro di poterlo realizzare.

Nel riportare quello che mi avete detto, ho conservato lo stile colloquiale, perché credo che porti in sé una forza particolare e una delicata bellezza, facilmente percepibili. Sarebbe stato certamente ancora più bello, se avessi potuto riportare anche la vivacità ed il tono con cui vi siete espressi.

Nella classificazione del materiale raccolto ho fatto emergere per ognuno dei temi, il sentire dei Fratelli suddivisi in tre fasce di età "religiosa": quelli con oltre cinquanta anni di vita religiosa, quelli compresi tra i venticinque e i cinquanta anni di vita religiosa, e quelli al di sotto dei 25 anni di vita religiosa.

In ognuna di queste fasce, emerge il "profilo di Fratello", con il quale ci si può confrontare.

Per altre considerazioni rimando ai testi, raggruppati sotto titoli che offrono una certa comodità di consultazione, anche se le risposte contengono sovente più di una prospettiva. Fatta eccezione per alcune ripetizioni testuali, ho preferito riportare le varie risposte come sono state espresse.

Nel trascrivere poi quello che ho ascoltato, ho cercato di essere il più fedele possibile. Chiedo anche venia se a volte non sono riuscito ad esprimerne tutta la profondità e la bellezza.

Sono certo che anche voi, al termine della lettura, farete la mia stessa constatazione e ne trarrete la conclusione, logica ed esaltante allo stesso tempo, che: radicati nella Parola di Dio, particolarmente nel Vangelo, all'esempio e con il sostegno della Santa Famiglia, guidati ed accompagnati da fratel Gabriele Taborin, noi possiamo aiutarci a fare dell'Istituto un nuovo Nazaret, una casa che rivela che l'Emmanuele, il Dio con noi, è presente, ed è il Signore!

Fratelli, vi restituisco quindi quello che mi avete confidato con espressione semplice e sincerità di cuore: il profilo spirituale dell'Istituto che emerge dalla risposta a tre domande su realtà da voi vissute: Quale testo scritturistico, o quale atteggiamento di Gesù o di altro personaggio biblico, ha animato e sta animando la tua vita? Chi è per te la Santa Famiglia? Chi è per te fratel Gabriele Taborin?

Ringrazio ancora una volta ciascuno di voi per quello che è, e ringrazio Dio per di avermi dato questi Confratelli!

I. IL MIO INCONTRO CON DIO NELL’INCONTRO CON LA SUA PAROLA

 

2. Quale testo scritturistico, o quale atteggiamento di Gesù (o di un personaggio biblico) ha animato e sta animando la tua vita?

La nostra regola parlando dell’incontro giornaliero del Fratello con la Parola di Dio dice che avviene soprattutto in quattro momenti: nella liturgia delle ore, nella meditazione, nella celebrazione liturgica della messa, nello studio o nella lettura meditata della parola di Dio.

Quando la Parola può entrare nella mente e mettere radici nel cuore diventa importante per la vita. La parabola del seminatore ci ricorda, infatti, che la Parola è germe di vita, ma che necessita dell’accoglienza del cuore per germinare e portare frutto.

Il momento che offre lo spazio di maggior apertura alla Parola è quello della meditazione. Non per nulla negli ultimi Capitoli generali si è molto insistito sulla meditazione. E dell’importanza della meditazione ne ho parlato anch’io, in comunità o nel colloquio personale. La meditazione infatti aiuta a prendere coscienza di chi siamo, di cosa abbiamo bisogno, e di cosa dobbiamo fare, e di quello che la Parola accolta può operare nella nostra vita.

Le risposte date lasciano intravedere che la Parola ha trovato buon terreno nel cuore del Fratello, un terreno più o meno profondo, ma sufficiente per permettere che generi vita e la illumini.

Se, come si dice, la bocca parla dell’abbondanza del cuore, personalmente posso dar testimonianza che nelle risposte ascoltate appare qualcosa a lungo meditato, a lungo amato, e da tempo vissuto. Per questo ascoltare l’esperienza che un Confratello fa della Parola è intravedere cosa c’è nel cuore dell’Istituto.
 

3. Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto detto dai Fratelli che hanno più di 50 anni di vita religiosa

Per i Fratelli compresi in questa fascia di età la meditazione dovrebbe ormai aver raggiunto la contemplazione, e la contemplazione avrebbe dovuto trasformarsi in riconoscenza, ringraziamento, gioia e pace.

Le risposte, in base alla scelta del testo, rivelano anche il grado di esperienza contemplativa.

Ho trovato Fratelli con grande ricchezza interiore; con il gusto della contemplazione semplice e profonda; con la pace derivante dalla saggezza, dovuta anche all’età, con la gioia limpida del povero che riceve tutto come dono.

Con altrettanta onestà devo dire, però, che in alcuni il senso contemplativo è poco sviluppato e poco profondo. È mancata forse una formazione capace di aiutarli a rinnovarsi nel tempo. E questo anche se c’è fedeltà al tempo di meditazione previsto dalla Regola.

Sì, per gli uni e per gli altri si nota un forte senso di fedeltà al proprio dovere, in tutti i campi. Questo senso, nell’ambito della preghiera, li porta (e li ha sempre portati) ad essere fedeli alle pratiche comunitarie di pietà, sempre puntuali e fedeli al tempo stabilito, ed è raro che il tempo della meditazione superi la tradizionale mezz’ora prevista dalla Regola.

Nonostante questi limiti, sono riconoscente al Signore per quanto di positivo ho potuto constatare nel cuore dei Fratelli.

La loro scelta dei testi sui quali meditare è significativa. Alcuni amano meditare quelli proposti dalla liturgia della parola della messa del giorno. Si coglie chiaro che nell’amore al vangelo del giorno si manifesta l’amore al "quotidiano della vita", un camminare con Gesù, giorno dopo giorno tra la gente con cui si vive.

Questo potrebbe far pensare che si tratta della "virtù dell’abitudine", in realtà nasconde un’altra dimensione, quella di un ritmo di vita pieno di serenità, di semplicità, di attesa riconoscente, di memoria, e anche un assaporare la speranza di piccoli progressi. È come uno che guarda sereno verso l’incontro definitivo.

Per numerosi di questi Fratelli emerge forte l’ amore a Dio e al prossimo. In loro è forte il richiamo a "convertirsi all’amore di Dio e del prossimo". Non è tanto un invito ad una conversione dell’ultimo minuto, quanto il desiderio di giungere alla pienezza dell’amore di Cristo che, "li amò fino alla fine" ( li sta amando fino alla fine), e con questo ci indica come amare in pienezza Dio e gli uomini.

I due amori, quello a Dio e quello al fratello si richiamano vicendevolmente: "Impara ad amare il prossimo e imparerai ad amare Dio". Quando l’amore al fratello visibile diventa "saggezza", esperienza di vita, anche l’amore al Dio invisibile si purifica e diventa stabile. Si vive della certezza che "Dio è amore", e fonte di ogni amore. E il banco di prova lo si vede quando si accetta il "voi siete tutti fratelli", e quando continua ad essere sempre nuovo il comandamento "amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amato", avendo imparato che ogni cosa che viene fatta al fratello "è a me che l’avete fatta".

Come amare? L’inno alla carità di Paolo (cf 1 Cor 13) ne è la guida. La lettura della parabola, normalmente detta del figlio prodigo, viene letta soprattutto dall’angolatura dell’amore del Padre verso i due figli, entrambi bisognosi dell’amore "paterno".

Resta sempre forte, in parecchi, il riferimento alla vocazione. Inizia riconoscendo che "non voi avete scelto Me, ma Io ho scelto voi" e si sviluppa come cammino lungo e a volte faticoso: "Signore, da chi andremo? Sei tu che hai le parole della vita". La vocazione permane dialogo con Colui che ce l’ha data, un dialogo che dura tutta la vita .

La vocazione è una risposta continua, risposta generosa che diventa desiderio di "fare la volontà di Dio" fino alla fine, perché "messa mano all’aratro non si deve guardare indietro".

Anche se fisicamente si invecchia, si cerca di tenere affinato l’udito, perché "il Signore è alla porta e bussa", o continua a stimolarci con il suo "duc in altum", fino all’ultimo giorno della vita, e non possiamo fare finta di non udirlo.

Cristo è "il centro di tutto" e, come buon pastore ci attrae. Lo si sente come la vera vite, il pane di vita, la via, la verità e la vita. Soprattutto è il buon samaritano. Si cammina con Paolo per raggiungere il "per me vivere è Cristo".

A tutte le età è importante "ripartire da Cristo" ogni giorno, e continuamente celebrare nella preghiera il "mio Signore e mio Dio".

Con gli acciacchi che gli anni ci portano, diventa fonte di contemplazione la sua "passione, morte e resurrezione", il suo essere venuto per servire, non per essere servito.

Gesù, però, è anche Colui che propone ed insegna il cammino della beatitudine e che ci dice che questa comincia dalla sua amicizia: "voi siete i miei amici".

Assumere l’invito di Paolo: "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù", diventa la saggezza più grande, l’impegno più serio.

Per i Fratelli di questa età non mancano i riferimenti a Maria: l’Annunciazione è la pagina evangelica più luminosa per capire il suo "fiat". Come non manca un richiamo all’importanza e alla bellezza della preghiera, alla gioia del canto, allo stimolo che viene dai Salmi, soprattutto da quelli che invitano all’incontro con Dio.


4. Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto dicono i Fratelli di età compresa tra i 25 ed i 50 anni di vita religiosa

Questi Fratelli centrano la loro attenzione soprattutto sull’impegno apostolico e sulle responsabilità che vengono loro affidate. La meditazione per tanti è ancora ricerca, ma s’intravede che a poco a poco diventerà contemplazione. L’agire si focalizza soprattutto sul "compiere il proprio dovere", e su questo sono particolarmente esigenti talvolta anche critici, leggendo in questo senso il: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt 7,21).

Emergono alcune preferenze significative.

Guidati dalla certezza che Dio ci ama, anche per loro, il vangelo della liturgia del giorno resta un punto di riferimento importante. La parabola dell’amore misericordioso è letta collocandosi dalla parte del figlio prodigo, ma già si profila la sensibilità dell’amore "scandaloso" del Padre verso i due figli.

Tra le pagine più amate del vangelo, abbiamo i Vangeli dell’infanzia, con le figure di Giuseppe e di Maria, il Prologo di Giovanni, la samaritana, il samaritano, i vangeli della risurrezione e del giudizio finale, e soprattutto i capitoli dal 6 al 13 del vangelo di Giovanni.

L’amore a Dio e al prossimo porta a centrarsi maggiormente sull’amore al prossimo. Si direbbe che la convinzione che ogni uomo è tuo fratello obbedisce a quello che dice Giovanni: "come puoi pensare di amare Dio che non vedi se non ami il fratello che vedi". Pertanto lo sguardo si pone orizzontale più che verticale: l’altro è mio fratello. Dietro il volto del fratello è intuibile il misterioso volto di Dio.

Giorno dopo giorno, qualcuno sta scoprendo, la forza del "ma voi siete tutti fratelli".

La regola d’oro "ama il prossimo come te stesso" la si vive "animati da affetto fraterno", soprattutto nel saper perdonare, guidati dalle indicazioni pratiche dell’ "inno alla carità", e con la constatazione concreta, e certamente sperimentata, che "c’è più gioia nel dare che nel ricevere".

L’atteggiamento di "vicinanza" di Gesù, ad ogni persona in necessità, diventa esempio importante per l’apostolato.

Anche per loro la vocazione è tema di primissimo piano, quello toccato dal maggior numero. È vista soprattutto come risposta esplicita al "vieni e seguimi", perché "sei tu che mi hai scelto", riconoscendo che continua ad essere una ricerca che deve rimanere sempre viva ed impegnativa, perché: "Da chi andremo? Tu hai le parole che danno pienezza alla vita". È una risposta che diventa disponibilità a Gesù e fiduciosa dedizione al suo volere: "fai di me ciò che vuoi, come lo vuoi, e quando lo vuoi".

Sono importanti alcuni personaggi biblici che hanno vissuto la loro vocazione nella difficoltà ed anche in forma drammatica: Abramo, il Servo sofferente, Geremia, Pietro, Zaccheo.

Alcuni la sentono e la vivono come la lotta di Giacobbe al fiume Yabbok, ma sanno che può diventare come il profumo di Betania o l’esperienza sublime del "per me, vivere è Cristo". E in questi momenti difficili si aggrappano al "ti basta la mia grazia".

La vocazione per l’impegno apostolico cerca di diventare "disponibilità nel servizio, umiltà nell’azione, perseveranza nella preghiera", senza fare accezione delle persone, fiduciosi che "il Signore completerà per me l’opera sua".

In questa età ci si sente più forti e coraggiosi, si crede fermamente a quanto Gesù ha detto: "Non temete!"

Dovrebbe apparire più chiara anche la gioia, sia perché, come dice Neemia (Ne 8,10) "la gioia del Signore è la vostra forza", sia perché mostrerebbe un volto più attraente per le nuove vocazioni e per il popolo di Dio.

Si crede a quanto Gesù ha detto: "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò", e quindi lo si cerca per sostare accanto a Lui .

Anche il desiderio della preghiera si fa più insistente e frequente.
 

5. Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto dicono i Fratelli con meno di 25 anni di Vita religiosa

I Fratelli pongono l’attenzione soprattutto sulla persona di Cristo, partner affascinante e misterioso, sulla vocazione, che maturando diventa più coinvolgente e sull’amore fraterno, sostegno indispensabile per la loro fedeltà a Dio e all’apostolato.

La meditazione è soprattutto ricerca di comprensione del senso della propria vita religiosa. Appaiono le prime esperienze di contemplazione.

L’esperienza più sentita è la vocazione. Vari Fratelli evidenziano la forza che ha per loro il testo: "Signore, da chi andremo? Sei Tu che hai le parole della vita eterna".

Sembra che il giovane Fratello ricerchi la sicurezza della sua scelta. Gli abbandoni di alcuni compagni di cammino sono vissuti come un rimettere in questione aspetti, sentimenti, convinzioni, decisioni, che durante il noviziato sembravano una certezza acquisita.

Nella sua risposta vocazionale il Fratello sta scoprendo quanto sia fondamentale assumere a poco a poco l’invito esistenziale di Paolo: "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù".

Nello stesso tempo, però, deve continuamente controllare la ricerca dell’autoaffermazione e la sequela di quel Gesù che "non è venuto per essere servito, ma per servire". Convinto che chi lo segue deve fare quello che Lui ha fatto, per sentire e vivere come Lui.

I Fratelli sono convinti che la vocazione è soprattutto risposta personale: "ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni". Personale è pure l’esperienza del "ti basta la mia grazia". Anche se ti senti "operaio dell’ultima ora", il Signore ti dà sostegno: "porto il tuo nome scritto sulla mia mano", ancor "prima di formati nel seno materno".

Per questo alcune vocazioni bibliche sono particolarmente significative: la vocazione di Abramo e più ancora quella di Geremia, che giunge a discutere con Dio: "Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre". Convinti, però, che il fascino dell’innamoramento potrebbe indebolirsi, se non si sperimenta una vera seduzione da parte di Cristo.

Con i discepoli di Emmaus, il Fratello scopre che il Signore cammina accanto, e che lo Spirito del Signore è su chiunque segue Cristo.

Legato al tema vocazione-chiamata vi è quello della vocazione-perseveranza. Non si deve mai dimenticare che la vocazione "la portiamo in vasi di argilla".

La fedeltà si vive nella pazienza del giorno dopo giorno: "Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime". Importante per questo, l’esempio di Giobbe che nelle difficoltà "rimase fedele".

Con Gesù si può giungere fino a poter dire "si compia, [o Padre] la tua volontà e non la mia". E a mano a mano che la vocazione viene scoperta come dono di Dio, aumenta la preghiera al "padrone della messe che invii altri operai".

La perseveranza richiede vigore: "rivestiti con la corazza della fede e della carità e avendo come elmo la speranza della salvezza". Richiede fiducia "nemmeno un capello del vostro capo perirà".

Molto importante è il fascino che emana dalla figura di Gesù sul giovane religioso.

In primo luogo Gesù è "la via, la verità e la vita", è colui che si rivela indispensabile: "io sono la vite e voi i tralci". In Lui "abbiamo trovato il Messia", per Lui "abbiamo lasciato tutto". Gesù è il buon pastore, il liberatore, colui che s’immedesima con chi viene amato, "l’avete fatto a Me". Colui che non teme di dirci "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso" e nello stesso tempo "Rimanete in Me" e "sarò con voi per sempre". Gesù è "alla porta e bussa" ogni giorno.

Per parecchi giovani religiosi comincia ad essere importante la meditazione del vangelo della messa del giorno. Li aiuta a cercare l’orientamento del proprio cammino e la volontà di Dio nel quotidiano della vita, là, dove si trovano, con gli altri, con la Chiesa.

Altro aspetto che sta affermandosi in loro è l’attenzione all’altro, riconosciuto e accolto come fratello. "Al di sopra di tutto, poi vi sia la carità" perché "voi siete tutti fratelli" e sull’esempio di Cristo è possibile "dare la vita per i propri amici".

Sono sempre più attenti a riconoscere la presenza della "saggezza della vita" e il sentimento della riconoscenza, verso Dio e i fratelli.

È difficile stabilire una graduatoria tra le "pagine più amate". È come trovarsi in un giardino lussureggiante con la bellezza genuina dei vangeli dell’infanzia e la delicata fragranza della "contemplazione nazarena" sull’operare sorprendente di Dio: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli".

 

II. CHI È PER TE LA SANTA FAMIGLIA?
 

6. Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto dicono i Fratelli con oltre 50 anni di vita religiosa sulla spiritualità nazarena.

L’attenzione di questi Fratelli viene centrata sulla definizione e descrizione, in altre parole, su chi è per loro la Santa Famiglia, su come vivono il loro senso di appartenenza alla Santa Famiglia, su come lasciarsi guidare da questo modello vivo, che genera vita; su come vivono con gioia e fiducia la loro devozione ai Santi Patroni.

La "definizione" che i Fratelli danno della Santa Famiglia è esistenziale e non intellettuale: "È la nostra famiglia", "la nostra ‘santa’ Famiglia", una famiglia "che ha in sé tutto il nostro essere FSF".

La Santa Famiglia è il centro della loro vita; per loro è "tutto", è la "famiglia in cui ci si sente fratelli", la famiglia "in cui si cerca di vivere".

Nazaret (la parola sta per Santa Famiglia) è il luogo dove "è nato e cresciuto il Vangelo", "è la mia casa", "è la fonte strabocchevole di tutto ciò che abbiamo ricevuto di buono nella nostra famiglia naturale", è "un modello di vita".

Il senso di appartenenza viene espresso in due modi diversi: come "nostra famiglia" o come famiglia a cui apparteniamo. Due modi diversi di esprimersi, che hanno, però, lo stesso contenuto. In entrambi si percepisce che c’è "familiarità" con Gesù, Maria e Giuseppe. Nazaret "è la mia casa", la Santa Famiglia è "una famiglia dove è bello vivere".

La Santa Famiglia è il modello. E gli aspetti da imitare sovrabbondano.

In primo luogo si desidera imitare l’amore che regnava fra le tre persone, e poi la vita di famiglia fatta di unione, di lavoro, di preghiera, di nascondimento.

Il nostro lemma "in oratione, labore et charitate: pax" e il quadro ufficiale che lo rende "visibile", dicono chiaramente in che cosa la Santa Famiglia è modello. In essa c’è "tutto quello di cui abbiamo bisogno".

Nazaret è uno stile di vita. Tre sono gli insegnamenti importanti che Nazaret ci offre: il valore del quotidiano; il mistero dell’incarnazione; lo spirito di famiglia, lo spirito di amore e umiltà, di preghiera e lavoro.

La "devozione" è molto sentita e occupa un posto importante.

Si percepisce che è soprattutto un rapporto di fiducia, un dialogo che si instaura soprattutto con la preghiera, con le frequenti invocazioni. Si riconosce facilmente l’influenza della formazione del passato che aveva due parole chiave: devozione e imitazione.

Viene mantenuto un interesse tutto particolare per Maria. Un po’ meno per Giuseppe. Anche qui si riconosce l’impronta della formazione iniziale, dove la "Consacrazione a Maria" (del Grignon de Montfort) era proposta e fatta da tutti i Fratelli.

A chi mi chiede se si riconosce la spiritualità nazarena, rispondo di sì, anche se non è molto elaborata concettualmente e verbalmente. Si manifesta soprattutto nel desiderio d’imitazione e nel grande senso di fiducia.

7. Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto dicono i Fratelli dai 25 ai 50 anni di vita religiosa sulla spiritualità nazarena.

I Fratelli di questa fascia di età pongono la loro attenzione soprattutto sul definire (o descrivere) chi è la Santa Famiglia per loro, perché questo caratterizza lo stile delle relazioni. Vivono intensamente il senso di appartenenza: si sentono membri di quella famiglia; la prendono come modello e sostegno; la loro sincera devozione è espressione di fiducia e di amore; cercano con impegno di assimilarne la spiritualità nazarena.

Si riesce a descrivere l’oggetto del proprio amore e del proprio interesse solo quando si ha già vissuto la relazione di "familiarità". Nazaret è prima di tutto un "luogo teologale e uno stile di vita spirituale". È "la perfetta immagine sulla terra della SS. Trinità e modello perfetto di come vivere il Vangelo". "Ci introduce nell’intimo del mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio".

Nazaret nel suo aspetto esteriore racchiude un mistero "interiore": una vita in contatto con Dio, una vita che vive di Dio. La vita di Nazaret è la vita interiore nel quotidiano.

La Santa Famiglia rivela il mistero dell’incarnazione nella profanità del quotidiano. Tutto l’umano diventa luogo della fede, del dono di sé a Dio. Credere è vivere in relazione con Dio nel quotidiano, nell’ordinario, fuori dal tempio.

Ciò che più affascina è contemplare il mistero del Figlio di Dio che si fa uomo e vive con Maria e Giuseppe sotto l’umile tetto di Nazaret, assumendo la condizione umana, per fare del bene all’umanità. Ora, "se Dio ha scelto questa via, vuol dire che è la più efficace".

Ognuna delle descrizioni proposte dai Fratelli rivela un tentativo di approfondimento molto interessante e … impegnativo.

Il senso di appartenenza di questi Fratelli è molto esplicito. La Santa Famiglia "è la nostra famiglia e cerco di vivere in essa". Nazaret è "la nostra casa". "Se entri in questa famiglia ti senti parte di essa". "Vivo innamorato della Santa Famiglia e dello spirito di famiglia". "Per me è fondamentale iniziare il giorno a Nazaret e durante il giorno cercare di vedere e contemplare tutto con occhi nazareni. Ti rende partecipe di tutto ciò che interessa i tuoi confratelli e le persone che incontri".

Si giunge a capire che l’appartenenza è amore e adesione al "carisma", dove la Santa Famiglia ha la sua presenza indispensabile.

La Santa Famiglia viene quindi vista come "modello dinamico" che invita all’imitazione, che a poco a poco genera la spiritualità. È la dimensione più sottolineata. La Santa Famiglia è il modello, l’archetipo per tutte le espressioni della nostra vita, contemplate nel nostro motto: "in oratione, labore et charitate: pax" e quelle che chiamiamo "le virtù nazarene".

Immagine della Trinità, la Santa Famiglia è modello d’amore, di unione, di vita quotidiana, di vita comune e in comunione, di umiltà e di semplicità.

Ci insegna a operare il bene "senza far rumore". "La Santa Famiglia è il modello della mia fraternità e della mia laicità". Nazaret: è la vita di ogni giorno dove tutto invita a "fare di ogni comunità un nuovo Nazaret". È "modello del tuo sì" di FSF, di consacrato, come dice un noto canto composto da un Fratello.

La devozione, come espressione d’amore, porta un’attenzione particolarissima sulla figura di Giuseppe. Penso che questo corrisponda non solo al fatto che Giuseppe è un meraviglioso modello di umile laboriosità e di responsabilità, ma soprattutto alla necessità di concretizzarlo nella propria vita: "non chi dice Signore, Signore, ma chi fa le opere …". Giuseppe è colui che ha realizzato la volontà di Dio. I fatti sono la sua parola, la sua risposta.

La spiritualità nazarena si riconosce nel pensare e nell’agire dei Fratelli, nel loro vivere lo "spirito di famiglia". Sta nel vivere la nostra fraternità e laicità a Nazaret, consci che tutto si origina nella Trinità. La spiritualità sa inoltre "sublimare" quanto di buono c’è nella famiglia cristianamente intesa. Sta nello scoprire che ogni realtà trascendente deve incarnarsi per potersi manifestare e generare vita.

Si tratta quindi di una spiritualità che vuole vivere nella semplicità e nell’umiltà tutte le "relazioni", con Dio, con gli uomini e con l’universo.

8. Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto dicono i Fratelli con meno di 25 anni di vita religiosa sulla spiritualità nazarena.

Anche per i Fratelli di questa fascia di età l’attenzione è posta soprattutto su alcune dimensioni importanti, come la ricerca della definizione del mistero di salvezza nascosto a Nazaret; lo scoprire le relazioni di mutua appartenenza; assumere lo stile nazareno di vita come modello da imitare costantemente; considerare la devozione, espressione di fiducia e amore, come passo necessario per giungere alla spiritualità nazarena.

Alcune definizioni sono profonde e spontanee: "Nazaret è il luogo teologale dell’incontro di Dio". I Vangeli dell’infanzia lasciano intendere che la Santa Famiglia è una "famiglia straordinaria nell’ordinario del quotidiano". Da essa sgorga il nostro "spirito di famiglia". Ed è quindi logico che "a Nazaret troviamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno". Nazaret, però, è anche "mistero di incarnazione, mistero di inculturazione", luogo dove scopriamo che "è nell’umiltà che Dio agisce e non tanto nella straordinarietà".

Il senso di appartenenza vede in primo piano "l’Istituto come famiglia attorno alla Santa Famiglia di Nazaret".

Nazaret è come un "ambito di vita", del quale si cerca di far parte: "Con la professione religiosa so di essere entrato a far parte dell’Istituto, ma anche della famiglia di Nazaret".

Se la Santa Famiglia "è il mio tutto", essa si presenta sempre come modello e sostegno.

"È modello di famiglia, di comunità; è modello di unione, di relazione, di intesa, di umiltà, di nascondimento, di semplicità, di preghiera." "È modello perfetto, accessibile a tutti, e in tutti gli aspetti della vita." "È modello dinamico che coinvolge. È modello e fonte dello spirito di famiglia di cui abbiamo bisogno in ognuna delle nostre comunità."

La devozione è sentimento di fiducia, di preghiera, di invocazione che porta a chiedere la grazia di poterne imitare lo stile di vita. "La mia fiducia si trasforma in preghiera, perché la Santa Famiglia è il mio tutto".

Si considera come determinante e centrale per la nostra spiritualità fare quanto ci dice il Fondatore: "tornare ogni giorno sotto l’umile tetto di Nazaret, che è la vera scuola per imparare a vivere il vangelo. A Nazaret impariamo gli atteggiamenti di vita più evangelici ed anche più umani ed umanizzanti".

Invocazione e imitazione, si tengono per mano. La Santa Famiglia è modello che ci coinvolge. Noi dobbiamo essere Santa Famiglia nella preghiera, nell’amore, nel lavoro. La gente, vedendoci, dovrebbe riconoscere in noi, nel nostro modo di agire fra noi, la Santa Famiglia di Nazaret.

III. PRESENZA VIVA DI FRATEL GABRIELE

 

9. Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto dicono i Fratelli con oltre 50 anni di vita religiosa sulla loro relazione con Fr. Gabriele.

Alla domanda "chi è per te il Fondatore" quasi la totalità dei Fratelli ha dato una risposta piena di affetto: è "mio/nostro padre nel carisma", "è mio/nostro Fratello".

Questo amore al Fondatore si esprime in varie forme e accentuazioni, sia nel cercare di "definirlo" per poter avere con lui una buona relazione, sia nel considerarlo un modello che trascina a seguire Gesù, sia nell’amarlo perché è padre e fratello, vivo e presente.

Nel definire il Fondatore o nella descrizione della sua personalità i Fratelli lo considerano "padre della nostra famiglia religiosa", colui che ha incarnato e ci ha trasmesso il carisma dell’Istituto, il "capofila carismatico", il modello a cui tutti dobbiamo ispirarci nel vivere e nell’attuare, un vero uomo di Dio, che in Dio ha posto tutta la sua fiducia. Ma anche un lottatore tenace, un uomo di grande personalità, deciso e fiducioso nella Provvidenza.

Fratel Gabriele è soprattutto il modello, l’archetipo per ogni FSF. Lo è come "catechista, educatore, innamorato della liturgia", che si lascia guidare dallo Spirito Santo; modello molto umano, che "ha raggiunto ciò che si era proposto", esempio di grande saggezza.

Fratel Gabriele è "maestro nell’insegnarci a vivere la vita cristiana secondo un progetto che parte dal battesimo per giungere a porre al centro di tutto l’eucaristia".

La relazione del Fratello con il Fondatore viene descritta come una relazione con una persona che "ci ama con amore di padre", che suscita l’amore dei Fratelli perché: "è nostro padre fondatore", "perché lo sento come padre, amico, compagno, Fratello", perché è "il mio confidente di ogni giorno". Di questa persona "ne sono letteralmente innamorato", "lo invoco sovente" e "merita che lo si conosca sempre di più", perché "più lo si conosce, più diventa grande ai nostri occhi"."Lo invoco costantemente. Lo porto nella mia mente, nel mio cuore, nel mio operare".

Dalle molte risposte appare chiaro che esiste una vera devozione verso il Fondatore: "Lo ricordo ogni giorno, con manifestazioni affettuose, e con la preghiera". "Ho verso il Fondatore una devozione quotidiana che m’impegno a manifestare in tanti modi". "Ho la certezza che ci segue e ci aiuta ogni giorno". E le espressioni di devozione con questo sentire sono numerose.

Non mancano, però, anche quelli che dicono che non lo si conosce abbastanza. E per loro questo non si può o non lo si dovrebbe giustificare facilmente.

Credono importante che un Fratello che si trova in questa fascia di età dedichi più tempo a conoscere il Fondatore, soprattutto se non lo ha fatto prima. Perché la conoscenza del Fondatore può aiutarlo a dare pienezza alla vita che sta vedendo.

10. Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto dicono i Fratelli dai 25 ai 50 anni di vita religiosa sulla loro relazione con Fr. Gabriele

Anche per questi Fratelli l’amore al Fondatore, lo si può cogliere nelle tre dimensioni: nel definirlo chiaramente, nell’accoglierlo come modello che trascina al seguito di Gesù, nell’amarlo come un padre.

Nel descrivere la persona del Fondatore, i Fratelli mettono in evidenza alcuni aspetti: uomo di fede, coraggioso, paziente, forte, un vero "contemplativo nell’azione", colui che "continua ad essere l’attore principale della vita dell’Istituto", vero "padre della famiglia dove sono nato come religioso". Un "pazzo di Dio", per qualcuno; "un uomo abitato da Dio", per altri.

Si direbbe che viene proiettato sul Fondatore ciò che uno vorrebbe essere come FSF.

Fratel Gabriele "è nostro Fondatore, nostro padre, nostra radice", è "punto di riferimento per la vita di ogni Fratello". Ma "è come noi un fratello, semplicemente fratello", il religioso Fratello, che qualcuno riconosce ancora più grande "perché si è fatto da solo".

Fratel Gabriele è un "fondatore laico, un educatore e catechista perfetto". Un cristiano sempre "dalla parte della Chiesa" e "in relazione vitale con la Santa Famiglia". È "guida sicura per vivere lo spirito di famiglia"; "persona con la quale ogni FSF deve misurarsi, confrontarsi", "persona semplice, che non cercava gli onori, ma la volontà di Dio".

Vengono sottolineate alcune caratteristiche che lo distinguono: la fede forte e luminosa, il coraggio nelle prove, la perseveranza nel perseguire l’ideale, l’umiltà, l’amore alla preghiera, l’instancabilità nel lavoro, la devozione mariana. Tutte queste realtà "sono lì per coinvolgerti". Fratel Gabriele è stato un instancabile lottatore innamorato di Dio, pieno di zelo per il Regno e di inesauribile amore per i suoi Fratelli.

La vita di fratel Gabriele si è svolta in una continua ricerca nel perseguire l’ideale che gli stava a cuore. È stato un uomo che ha interrogato la vita e ne ha ricavato risposte di fede. Ha scelto di vivere l’umiltà, e "senza fare rumore ha fatto moltissimo per la Chiesa, l’Istituto e l’educazione".

Fratel Gabriele è un chiaro modello per ogni FSF. È il vero e sicuro modello del FSF.

In primo luogo si rivela "maestro di vita che ci insegna la spiritualità dell’essere Fratello", tanto che ogni Fratello con umiltà potrebbe domandarsi: "Cosa farebbe oggi fratel Gabriele al mio posto?" "Cosa posso fare con lui?". Insegna ad essere fedele all’ideale, ad avere "fermezza di laico impegnato nella Chiesa", ad essere catechista, educatore, apostolo, vero uomo di Dio.

Qualcuno manifesta il suo rammarico di non conoscere a sufficienza il Fondatore per poterlo amare come merita ed anche il rammarico di non farlo conoscere come conviene.

Altri dichiarano che il conoscerlo, l’amarlo, pregarlo, anche tutti i giorni, dà loro coraggio. "Leggere la sua vita mi incoraggia", afferma qualcuno, "Lo sento vivo", "più lo conosco e più lo apprezzo e amo".

"Di lui, tutto mi interessa". "La fiducia in lui giunge a tal punto che pongo nelle sue mani la ricerca della soluzione di ogni problema". "Lo amo perché è stato un grande lottatore", ma anche perché "mi sono sentito assistito e la mia fiducia in lui è andata crescendo".

11. Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto dicono i Fratelli con meno di 25 anni di vita religiosa sulla loro relazione con Fr. Gabriele

L’amore al Fondatore, per questi Fratelli, assume la caratteristica di un grande affetto. La sua forte personalità suscita fascino, ammirazione, fiducia, desiderio di imitazione. Fratel Gabriele è maestro di vita, modello indiscusso per la vita religiosa di ogni Fratello. L’affetto suscita spontanea la devozione e la fiducia nel suo aiuto.

Le espressioni, poiché rivelano un mondo affettivo vero, sono poco roboanti proprio perché vere, sono talvolta ingenue e povere. Sono espressioni del cuore più che riflessioni della mente.

Per i giovani Fratelli amare il Fondatore come si ama il proprio padre è fondamentale.

Nell’espressione "è per me un vero papà" si percepisce la forza di una idealità che da una parte rasenta l’utopia e dall’altra una immensa fiducia. Fratel Gabriele è un papà con il quale si può condividere tutto, è un papà dal quale si può ottenere tutto … proprio perché lo si ama e da lui ci si sente amati.

Così fratel Gabriele per i giovani Fratelli è colui che "continua ad avere molta pazienza con loro, perché sono i suoi Fratelli", colui che, come padre, li aiuta a realizzare la sua famiglia che è la "nostra" famiglia, una famiglia che egli "ama e della quale si prende cura".

Fratel Gabriele è colui che ama tutti i Fratelli e si prende cura di ognuno di loro!

C’è chi afferma: "È mio padre, e con il padre si ha tutto". "Ho verso di lui un amore sincero di figlio a padre", "un amore che è andato crescendo giorno dopo giorno". "È per me una presenza. Qualcuno con cui dialogo sul vissuto quotidiano".

"Fratel Gabriele è la persona che amo di più in questo mondo. Ho letto tutto ciò che ho potuto su di lui". "È nostro padre spirituale" "ma è pure nostro "fratello maggiore". "Gli voglio bene come ad un "fratello". Anzi, "mi piace che Fratel Gabriele sia rimasto Fratello!"

Quando l’affetto diventa fiducia e invocazione noi troviamo espressioni semplici e profonde: poiché "lo sento uomo di Dio", "un santo", "lo prego sovente e con fiducia", "lo invoco assieme alla Santa Famiglia".

"Lo sento vicino, gli voglio bene", "mi affido a lui e a lui affido tutti gli altri". "Amo molto il Fondatore, la sua vita semplice, il suo amore ai Fratelli, il suo lottare". "Sono certo che ora dal cielo continua ad aiutarci".

Anche tra questi Fratelli qualcuno denuncia che non lo si conosce abbastanza, e che conoscerlo è segno di amore. Per questo ci si sente in colpa a non conoscerlo.

La descrizione che viene fatta della persona del Fondatore risente di un certo idealismo: fratel Gabriele è il modello che ogni Fratello dovrebbe imitare. Per questo fratel Gabriele, "Fondatore dei FSF" e "radice di quello che siamo" è colui che ha saputo essere "differente" nel contesto della vita religiosa e cristiana ed è diventato "un vero modello di vita religiosa" per il FSF.

Fratello tra i suoi Fratelli, fratel Gabriele è, egli stesso, la "nostra regola di vita" e non solo "il nostro maestro di vita".

È modello con grande forza di coinvolgimento essendo stato "persona di preghiera, costante nell’operare per il Regno" uomo di profonda vita spirituale e molto coraggioso. È l’uomo determinato, con un unico obiettivo: fare la volontà di Dio. "È colui che mi dà coraggio nei momenti difficili, un testimone di quale amore Dio ci ama".

È stato un uomo di molta fede, un uomo semplice, un catechista e amante delle liturgia, una vera guida per l’educatore, perseverante nelle avversità, generoso nell’apostolato, fiducioso nella divina Provvidenza, pieno di dedizione, di generosità, di amore ai suoi Fratelli.

Fratel Gabriele è nostro maestro di vita: ci insegna a stare al fianco di ogni persona, senza sacrificare il tempo della preghiera che ci fa stare vicino a Dio; ci invita a seguire Cristo con il suo esempio; ci spinge ad essere costanti nel volere il bene di tutti; ci incoraggia a rispondere alle necessità dei nostri tempi come lui lo ha fatto al suo tempo.

Fratel Gabriele è l’"uomo che ha fatto il bene senza mettersi in mostra". "Se tornasse oggi fra noi forse ci inviterebbe ad avere maggior spirito di sacrificio".

"Desidero assumere e vivere lo spirito taboriniano", "cerco di imitare la sua umiltà, la sua semplicità".

Conclusione

Sui tre temi presi in considerazione (la Parola di Dio, la spiritualità nazarena, il Fondatore) le Costituzioni presentano un profilo ideale che porta in sé la forza dell’utopia.

Sugli stessi temi, la descrizione che ne fanno i Fratelli è più umile, meno strutturata, ma porta in sé la forza dell’esperienza vissuta che rendo concreto l’ideale delle Costituzioni.

Sul tema della Parola di Dio, tutte le pagine "più significative", in particolare quelle del Vangelo, dall’infanzia di Gesù alla sua passione, sono state evocate dai Fratelli. Inoltre, quanto detto dai Fratelli si percepisce che viene dal profondo del loro cuore. Per lo più, tutti i riferimenti rivelano sempre un profondo desiderio di relazione esistenziale con Gesù. Sono una risposta all’invito di Paolo: "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono nel Cristo Gesù". Avere i sentimenti di Gesù, avere i "sentimenti del Figlio" dice in sintesi il desiderio di vita evangelica dei Fratelli.

Se si volesse tentare di dire ciò che è importante per un Fratello della Sacra Famiglia nella sua relazione con la Parola di Dio, penso che si potrebbe riassumere dicendo che essa è il tentativo di una lettura quotidiana del Vangelo, di tutto il Vangelo, con occhi nazareni, forti della certezza che Dio ci ama, e ci chiede di perseverare nell’amore verso il fratello. La Parola ci chiede di riscoprire e rinnovarci ogni giorno nella passione per Cristo, presi dal fascino che emana dalla sua persona contemplata e ricercata, sia nella Parola, sia nell’Eucaristia. Inoltre la Parola è l’anima della nostra vocazione: ogni giorno ci fa capire cosa Dio vuole da noi, illumina la nostra risposta e diventa dialogo che dura tutta la vita.

Con la Santa Famiglia i Fratelli vivono "rapporti familiari". Nazaret è diventata la loro casa.

E questo è molto bello e consolante. Anche se, a prima vista, in alcuni sembra che prevalga qualcosa di "sentimentale" e povero, si scopre invece un intimo sentire fatto di devozione-fiducia, di umile ma vera imitazione e inizio di una incipiente, ma vera, spiritualità "nazarena".

Parecchi Fratelli mi hanno espresso chiaramente che per loro ciò che veramente li interessa è l’esperienza di un vero amore per Gesù, Maria, Giuseppe. Si sentono più a loro agio nel parlare di quello che sentono che disquisire di teologia. Sono coscienti che per giungere alla spiritualità sono necessari amore, fiducia, imitazione, contemplazione, vita.

Verso il Fondatore l’amore dei Fratelli è sincero, anche se la conoscenza che posseggono del suo pensiero, del suo carisma, è limitata. Tutti conoscono gli aneddoti dell’infanzia e li raccontano volentieri ai ragazzi. Molti confessano però di "non conoscerlo abbastanza".

Ho notato, e questo mi ha fatto piacere, che quando devono parlare del Fondatore agli adulti si danno da fare per documentarsi. E che parecchi amano ascoltare chi ha approfondito la sua conoscenze su fratel Gabriele e comunica nuovi aspetti importanti della sua vita religiosa ed apostolica.

L’auspicio è che soprattutto i giovani s’impegnino a conoscerlo meglio, soprattutto ad approfondire cosa fratel Gabriele ha voluto che fossimo come FSF.

Seguiamo l’esempio di alcune congregazioni che del loro Fondatore sanno evidenziare e proclamare aspetti che sono una ricchezza per tutta la Chiesa.

Sentiamoci certi che Fr. Gabriele è stato un grande, come lo sono stati tanti altri fondatori, e lo sarà anche nel futuro se noi sapremo essere suoi degni figli, se sapremo capirlo e seguirlo in quello che ci suggerisce oggi.

Che la Santa Famiglia e fratel Gabriele ci guidino e ci sostengano in questo cammino.

Alla luce della Parola, alla scuola di Gesù, Maria e Giuseppe, percorriamo con entusiasmo il cammino che fratel Gabriele ci ha tracciato e saremo felici.

Fr. Lino Da Campo

Superiore Generale

 

Roma, 14 maggio 2007

Anniversario del Decreto

Sull’eroicità delle virtù di fratel Gabriele
 

1

Fà che il nostro Istituto sia opera tua.

 Carissimi Fratelli,

             Affido a ciascuno di voi, ed in modo particolare ai Superiori provinciali, questa circolare che vuole fare il punto del mio mandato fin qui trascorso e guardare con fiducia verso il prossimo Capitolo Generale.
             In questo periodo non ho inviato circolari, ho voluto però essere presente con brevi messaggi in vari momenti della vita della Chiesa o della nostra famiglia. E sempre cercando di richiamare l’attenzione sul discorso fondamentale trasmessoci dal nostro 35° Capitolo generale, ricco di suggerimenti e di indicazioni concrete.
             Per questo, fin dai primi giorni, con il Consiglio generale, ho tracciato un piano di “servizio”, un progetto esecutivo, che vi ho fatto pervenire. Ora con questo mio scritto vorrei dirvi come è stato vissuto, e parlarvi dei frutti dati.
            I momenti che più di altri hanno segnato tappe importanti per l’Istituto, perché grazie alla collaborazione di tutti hanno avuto una buona preparazione e poi una eccellente conduzione, sono i seguenti.

             Li ricordo brevemente:

- ottobre 2002 – marzo 2005:

La visita canonica a tutte le Province e ai luoghi dove vivono e lavorano i Fratelli, eccetto al settore del Messico che ho fatto visitare dal Vicario, e all’India, dove la nostra presenza è solo all’inizio. In ogni Provincia ho lasciato uno messaggio specifico per l’Autorità provinciale e per ogni Comunità. È stata un’esperienza importante, e un momento propizio per richiamare a tutti i Fratelli il messaggio del Capitolo e alcune considerazioni e impegni che riprenderò in questa circolare.

- ottobre 2002 :

La Riunione del Consiglio Generale con i Superiori provinciali, quando ci si è confrontati su come nelle Province si è messo in atto quanto il 35° Capitolo generale aveva indicato ;

- giugno 2003:

Come ben sappiamo, il giorno 6, tre Fratelli della Provincia dell'Assunta, hanno dato vita alla nostra prima comunità in India, a Madurai, nel Tamil Nadu, con lo scopo di offrire il nostro carisma e con la speranza che giovani indiani ne diventino presto propagatori solerti e fedeli. È stato un dono alla Chiesa dell'India, ma anche a ciascuno di noi FSF, perché certamente ha contribuito a rinforzare l’impegno missionario ad gentes .

- luglio 2003:

Il Congresso Internazionale delle Fraternità Nazarene, celebrato a Córdoba (Argentina), ci ha fatto sperimentare il desiderio di alcuni laici di vivere la nostra spiritualità e collaborare nella diffusione del carisma, e ci ha fatto percepire il loro amore per fratel Gabriele, nostro Fondatore.  Inoltre con la stesura del PIANO DI VITA e la richiesta di un piano formativo, ci ha fatto capire il loro desiderio di approfondire la nostra spiritualità per poterla vivere meglio

- maggio – settembre 2003:

è stato il tempo del processo diocesano per la Causa di Beatificazione del nostro Fondatore, organizzato dal Vescovo di Azul, mons. Emilio Bianchi de Carcano, e tenutosi a Tandil, dove il Tribunale ecclesiastico diocesano ha studiato il probabile miracolo della guarigione del piccolo Felipe Cifuentes, lavoro che la Congregazione per le Cause dei Santi di Roma ha riconosciuto valido, con decreto del 18 giugno 2004.  Certamente per molti Fratelli è stata occasione per riprendere entusiasmo e fiducia filiale nel Padre Fondatore. 

- novembre 2004:

Il Congresso Internazionale della Vita Religiosa. Aveva come scopo gioire per il grande impegno di tanti consacrati e consacrate che lavorano per il Regno di Dio ed il bene dei fratelli e delle sorelle del mondo intero, e di ridare fiducia e slancio a quanti oggi si sentono stanchi e talvolta anche sfiduciati. Ma anche con l'intento di indicare timide prospettive di futuro, presentando nelle icone della Samaritana e del buon Samaritano, un cammino da continuare con fiducia.  

- dicembre 2004-gennaio 2005:

l'Incontro dei giovani Fratelli con il Consiglio generale. Nelle loro risposte alle domande poste dall'Amministrazione generale, è apparsa la gioia di fare parte di una famiglia poco numerosa, ma che li accoglie come figli beniamini, li ascolta, li interpella sul futuro della Congregazione, e che li vede responsabili continuatori, domani, di un'opera della quale devono essere, a partire da ora, autentici testimoni. Un’occasione che ha anche permesso all’Amministrazione generale di avere le loro risposte sulle sue inquietudini, e che ha permesso ai giovani Fratelli di esporre i loro dubbi, i loro problemi, le loro debolezze e chiedere spiegazioni ai loro interrogativi. 

- ottobre 2005:

l' Incontro del Consiglio generale con i Fratelli provinciali, dove Provinciali riconfermati e nuovi Provinciali, avranno l'occasione di ascoltarci, illuminarci e di incoraggiarci per continuare insieme il cammino verso il  36° Capitolo generale. 

Da questo elenco cosa emerge? Emerge in primo luogo che, anche se non in forma eclatante, l'Istituto ha continuato a progredire, e che gli obiettivi che devono continuare a guidarci sono fondamentalmente due :

1) "Essere Fratelli", come ce lo chiede il 35° Capitolo generale;
              2) vivere nella storia presente, nella chiesa e nella società, con coscienza attenta e fiduciosa che il Signore sta preparando per la vita religiosa in genere, e per il nostro Istituto, prospettive di vita e di vitalità. 

            Nel colloquio, che in occasione della visita canonica ho avuto con ciascuno di voi, ho avvertito la gioia di essere FSF e ho colto la certezza che l’opzione di "essere fratelli" è una scelta valida, soprattutto oggi in un mondo dove regna la competizione ed il sopruso. Tutti siamo consapevoli che l'unità tra fratelli, la fraternità, è sì un regalo che ci è stato dato, ma anche una dimensione che va coltivata ogni giorno, proprio per non perderlo. Per questo dobbiamo ogni giorno rinsaldare i legami fraterni, all’interno della comunità e fuori, sviluppare quello che è positivo e recuperare con la riconciliazione e il perdono quello che intralcia la crescita della fraternità. 

            C’è, e la si coglie anche da noi, una questione di fondo che pervade trasversalmente tutta la vita religiosa: come sarà il futuro della vita religiosa?
           Certo che se lo sapessimo, orienteremmo in quella direzione tutte le nostre energie, e ci darebbe pace e sollievo conoscere il futuro con sufficiente sicurezza. Ed invece veniamo esposti all’umiltà dell’incarnazione, alle titubanze della fede, alla fragilità dei nostri gesti di carità. Ci rimane un amore fatto di speranza, di fiducia, di attesa.
            Questa domanda, posta anche al Congresso Internazionale della vita religiosa, celebrato a novembre 2004, non ha avuto risposta da parte della relatrice che si è limitata a cercare di intravedere come, forse, potranno sopravvivere i voti in contesti sociali futuri con matrice diversa da quella che siamo abituati a gestire.
            È probabile che la nostra fede debba ancora purificarsi a fondo per cercare di preparare nel presente ciò che si spera dal futuro. Una cosa sembra certa: per poter intravedere quanto ci assicura l’Apocalisse, “Ecco Io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21, 5-6), si deve penetrare a fondo nel cuore di Cristo! Non solo, il testo più ampio dell’Apocalisse recita: «&