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Lettera circolare
sul profilo spirituale dell’Istituto,
alla
luce di tre aspetti vissuti dai Fratelli:
la
Parola di Dio, la Santa Famiglia, il Fondatore.
1. "Confirma
fratres tuos"
(Lc
22,32).
Questo imperativo evangelico, mi ha guidato durante
la visita canonica alle comunità dell’Istituto,
iniziata il 13 febbraio del 2006 e terminata il 17
aprile del 2007.
Per raggiungerlo mi ero proposto di dialogare a
lungo con ogni Fratello, d’incoraggiare la
conversione del cuore e della mente, cammino che
l’Istituto in molte parti sta compiendo seriamente;
invitare ogni Fratello a lasciarsi penetrare sempre
più dalla Parola di Dio, approfittando seriamente
del tempo della meditazione e della lettura
spirituale, di resistere alla tentazione
dell’attivismo, che affatica il fisico, offusca la
mente ed indurisce il cuore, e di rimanere aperti al
fratello, là dove l’obbedienza chiama a vivere il
nostro apostolato. In aggiunta a quanto sopra, di
ravvivare ed approfondire la relazione con la Santa
Famiglia, modello e sostegno della nostra vita
spirituale, fraterna e apostolica, e di riscoprire
sempre più in profondità il Fondatore, padre
amoroso, guida sicura e stimolo costante.
Di fronte, poi, alle varie difficoltà che oggi si
possono incontrare nel cammino di santità ed agli
scarsi successi, ho ricordato ai Fratelli di non
disanimarsi, perché, nonostante tutto, ognuno di noi
è un dono specifico di Dio alla Chiesa e
all’Istituto.
Ai Fratelli più giovani ho chiesto di avere sempre
presente che la loro giovane sensibilità religiosa
può essere uno stimolo importante perché tutti ci
manteniamo in formazione continua.
Se, durante la visita, nell’incontro con i
Confratelli, ci fu da parte mia, un’insistenza più
accentuata su un punto specifico, questa insistenza
aveva proprio lo scopo di richiamare l’attenzione
sulla dimensione spirituale della vita del Fratello,
base della dimensione spirituale dell’Istituto.
Questo aspetto avevo già cercato di sottolinearlo
nella circolare del 12 ottobre 2005, richiamando
ripetutamente la necessità di rafforzare la nostra
dimensione spirituale per vivere in pienezza come
religiosi e apostoli, e non solo, o non tanto, come
apprezzati "operai di bene". Convinto che un
Fratello è "forte" quando è unito ai suoi Fratelli,
soprattutto nell’ambito spirituale, e che può
arricchirsi attingendo all’esperienza spirituale dei
suoi Confratelli, inoltre, sicuro che la fede
diventa più forte se la si condivide e la si
comunica, vi propongo nella presente circolare,
quanto ho colto circa l’incidenza che la Parola, la
presenza della Santa Famiglia ed il Fondatore, hanno
nella nostra vita di Fratelli della Sacra Famiglia.
In questo tentativo mi sono stati di stimolo il
senso profondo della vostra collatio nella
Lectio Divina, le proposte dell’ultimo Capitolo
Generale e la sensibilità dei giovani Fratelli del
nostro Istituto, che nel loro messaggio, al termine
dell’ incontro al Campanero in Uruguay, riguardo al
tema dell’ "ESPERIENZA DI DIO", si proponevano di
mantenere viva la coscienza della presenza di Dio
nella loro vita. E a partire da questa esperienza
esserne dei testimoni, condividendola in comunità,
impegnandosi ad essere prossimi, disponibili,
capaci di ascoltare, di accompagnare e di vivere lo
spirito di Nazaret.
Ho costatato che molti "Progetti di vita
comunitari" esprimono questo desiderio, ma,
purtroppo, ho notato anche che questo desiderio
molte volte rimane disatteso. La sfida di
condividere in comunità la nostra esperienza di Dio,
infatti, incontra, un poco ovunque, una certa
difficoltà. C’è come una resistenza interiore a
manifestarsi. E, ne parlano come di una sfida, anche
i nostri Fratelli giovani, che sentono il bisogno di
condividere fraternamente non solo ciò che fanno nel
loro lavoro professionale o in campo apostolico, ma
anche la dimensione più intima della vita: la fede,
l’incontro con Dio, le relazioni personali con la
Parola, con la Santa Famiglia, con il Fondatore.
Per potere dare a questa sfida una risposta vera,
per una conoscenza più concreta e reale, durante la
recente visita canonica ho quindi cercato di
raccogliere dalla viva voce di ogni Fratello 1’
"intimità delle sue esperienze spirituali",
esperienze che difficilmente si possono ascoltare
negli incontri comunitari. Mi considero il primo
beneficiato di questa intima comunicazione, che ho
percepito venire dal cuore dei Fratelli.
C'è da riflettere profondamente di fronte alle
meraviglie che Dio compie, meraviglie che sovente,
soprattutto nei Fratelli più anziani, vengono
nascoste da un velo di modestia, o di timore, frutto
di una educazione ricevuta.
Sollevare il velo e scoprire quello che Dio può
fare, ed ha fatto, nel cuore di un Confratello,
conforta molto, soprattutto nei momenti difficili o
di disorientamento.
Ogni "rivelazione" che il Fratello fa del suo
intimo, per piccola che sia, è un grande dono ai
Confratelli. È come la lampada di cui parla il
Vangelo: illumina la stanza "della fraternità".
Ogni "rivelazione" contribuisce a rafforzare quello
spirito di famiglia che ci è assolutamente
necessario per vivere nella gioia e nella pace il
carisma di fratel Gabriele. È un inno di lode e di
ringraziamento per la storia di salvezza che Dio
scrive nella vita dei Fratelli e dell'Istituto.
Più di una volta, ve lo confesso, ho percepito la
vostra gioia di esprimervi liberamente, proprio
perché non sempre, come ho già sottolineato, si osa
farlo in comunità. Infatti, ciò che abbiamo di più
intimo, come le relazioni con Dio, è talmente
delicato, unico e prezioso che sovente non ce la
sentiamo di esternarlo a chi non ci ha fatto capire
che ci ha aperto il suo cuore per accoglierlo. Per
poter ricevere in profondità e degnamente quanto un
Confratello ci confida del suo intimo e riconoscenti
meravigliarci del misterioso agire di Dio, è
necessario un cuore fraterno, umile e attento.
Personalmente, e non mi stanco di ripetervelo,
quello che ho raccolto è stato, e continua ad essere
per me, un vero motivo di meraviglia e di
riconoscenza a Dio.
E proprio per questo lo propongo anche a voi, perché
sono certo che quanto dice un Confratello della sua
vita interiore, del suo incontro con Gesù, con la
Santa Famiglia e con il Fondatore vi sarà di stimolo
per crescere interiormente.
Avvicinarci al mistero del Fratello ci aiuta ad
avvicinarci al mistero di Dio. Il mistero di Dio e
il mistero del fratello camminano insieme, ma hanno
bisogno di una buona dose di contemplazione per
essere percepiti. Vi auguro di poterlo realizzare.
Nel riportare quello che mi avete detto, ho
conservato lo stile colloquiale, perché credo che
porti in sé una forza particolare e una delicata
bellezza, facilmente percepibili. Sarebbe stato
certamente ancora più bello, se avessi potuto
riportare anche la vivacità ed il tono con cui vi
siete espressi.
Nella classificazione del materiale raccolto ho
fatto emergere per ognuno dei temi, il sentire dei
Fratelli suddivisi in tre fasce di età "religiosa":
quelli con oltre cinquanta anni di vita religiosa,
quelli compresi tra i venticinque e i cinquanta anni
di vita religiosa, e quelli al di sotto dei 25 anni
di vita religiosa.
In ognuna di queste fasce, emerge il "profilo di
Fratello", con il quale ci si può confrontare.
Per altre considerazioni rimando ai testi,
raggruppati sotto titoli che offrono una certa
comodità di consultazione, anche se le risposte
contengono sovente più di una prospettiva. Fatta
eccezione per alcune ripetizioni testuali, ho
preferito riportare le varie risposte come sono
state espresse.
Nel trascrivere poi quello che ho ascoltato, ho
cercato di essere il più fedele possibile. Chiedo
anche venia se a volte non sono riuscito ad
esprimerne tutta la profondità e la bellezza.
Sono certo che anche voi, al termine della lettura,
farete la mia stessa constatazione e ne trarrete la
conclusione, logica ed esaltante allo stesso tempo,
che: radicati nella Parola di Dio,
particolarmente nel Vangelo, all'esempio e con il
sostegno della Santa Famiglia, guidati ed
accompagnati da fratel Gabriele Taborin, noi
possiamo aiutarci a fare dell'Istituto un nuovo
Nazaret, una casa che rivela che l'Emmanuele, il Dio
con noi, è presente, ed è il Signore!
Fratelli, vi restituisco quindi quello che mi avete
confidato con espressione semplice e sincerità di
cuore: il profilo spirituale dell'Istituto che
emerge dalla risposta a tre domande su realtà da voi
vissute: Quale testo scritturistico, o quale
atteggiamento di Gesù o di altro personaggio
biblico, ha animato e sta animando la tua vita? Chi
è per te la Santa Famiglia? Chi è per te fratel
Gabriele Taborin?
Ringrazio ancora una volta ciascuno di voi per
quello che è, e ringrazio Dio per di avermi dato
questi Confratelli!
I. IL MIO INCONTRO CON DIO NELL’INCONTRO CON LA SUA
PAROLA
2.
Quale testo
scritturistico, o quale atteggiamento di Gesù (o di un
personaggio biblico) ha animato e sta animando la tua
vita?
La nostra regola parlando dell’incontro giornaliero
del Fratello con la Parola di Dio dice che avviene
soprattutto in quattro momenti: nella liturgia delle
ore, nella meditazione, nella celebrazione liturgica
della messa, nello studio o nella lettura meditata
della parola di Dio.
Quando la Parola può entrare nella mente e mettere
radici nel cuore diventa importante per la vita. La
parabola del seminatore ci ricorda, infatti, che la
Parola è germe di vita, ma che necessita
dell’accoglienza del cuore per germinare e portare
frutto.
Il momento che offre lo spazio di maggior apertura
alla Parola è quello della meditazione. Non per
nulla negli ultimi Capitoli generali si è molto
insistito sulla meditazione. E dell’importanza della
meditazione ne ho parlato anch’io, in comunità o nel
colloquio personale. La meditazione infatti aiuta a
prendere coscienza di chi siamo, di cosa abbiamo
bisogno, e di cosa dobbiamo fare, e di quello che la
Parola accolta può operare nella nostra vita.
Le risposte date lasciano intravedere che la Parola
ha trovato buon terreno nel cuore del Fratello, un
terreno più o meno profondo, ma sufficiente per
permettere che generi vita e la illumini.
Se, come si dice, la bocca parla dell’abbondanza del
cuore, personalmente posso dar testimonianza che
nelle risposte ascoltate appare qualcosa a lungo
meditato, a lungo amato, e da tempo vissuto. Per
questo ascoltare l’esperienza che un Confratello fa
della Parola è intravedere cosa c’è nel cuore
dell’Istituto.
3.
Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto
detto dai Fratelli che hanno più di 50 anni di vita
religiosa
Per i Fratelli compresi in questa fascia di età la
meditazione dovrebbe ormai aver raggiunto la
contemplazione, e la contemplazione avrebbe dovuto
trasformarsi in riconoscenza, ringraziamento, gioia
e pace.
Le risposte, in base alla scelta del testo, rivelano
anche il grado di esperienza contemplativa.
Ho trovato Fratelli con grande ricchezza interiore;
con il gusto della contemplazione semplice e
profonda; con la pace derivante dalla saggezza,
dovuta anche all’età, con la gioia limpida del
povero che riceve tutto come dono.
Con altrettanta onestà devo dire, però, che in
alcuni il senso contemplativo è poco sviluppato e
poco profondo. È mancata forse una formazione capace
di aiutarli a rinnovarsi nel tempo. E questo anche
se c’è fedeltà al tempo di meditazione previsto
dalla Regola.
Sì, per gli uni e per gli altri si nota un forte
senso di fedeltà al proprio dovere, in tutti i
campi. Questo senso, nell’ambito della preghiera, li
porta (e li ha sempre portati) ad essere fedeli alle
pratiche comunitarie di pietà, sempre puntuali e
fedeli al tempo stabilito, ed è raro che il tempo
della meditazione superi la tradizionale mezz’ora
prevista dalla Regola.
Nonostante questi limiti, sono riconoscente al
Signore per quanto di positivo ho potuto constatare
nel cuore dei Fratelli.
La loro scelta dei testi sui quali meditare è
significativa. Alcuni amano meditare quelli proposti
dalla liturgia della parola della messa del
giorno. Si coglie chiaro che nell’amore al
vangelo del giorno si manifesta l’amore al
"quotidiano della vita",
un camminare con Gesù, giorno dopo giorno tra la
gente con cui si vive.
Questo potrebbe far pensare che si tratta della
"virtù dell’abitudine", in realtà nasconde un’altra
dimensione, quella di un ritmo di vita pieno di
serenità, di semplicità, di attesa riconoscente, di
memoria, e anche un assaporare la speranza di
piccoli progressi. È come uno che guarda sereno
verso l’incontro definitivo.
Per numerosi di questi Fratelli emerge forte l’
amore a Dio e al prossimo. In loro è forte il
richiamo a "convertirsi all’amore di Dio e del
prossimo". Non è tanto un invito ad una conversione
dell’ultimo minuto, quanto il desiderio di giungere
alla pienezza dell’amore di Cristo che, "li amò
fino alla fine" ( li sta amando fino alla fine),
e con questo ci indica come amare in pienezza Dio e
gli uomini.
I due amori, quello a Dio e quello al fratello si
richiamano vicendevolmente: "Impara ad amare il
prossimo e imparerai ad amare Dio". Quando
l’amore al fratello visibile diventa "saggezza",
esperienza di vita, anche l’amore al Dio invisibile
si purifica e diventa stabile. Si vive della
certezza che "Dio è amore", e fonte di ogni amore. E
il banco di prova lo si vede quando si accetta il
"voi siete tutti fratelli", e quando continua ad
essere sempre nuovo il comandamento "amatevi gli
uni gli altri come Io vi ho amato", avendo
imparato che ogni cosa che viene fatta al fratello
"è a me che l’avete fatta".
Come amare? L’inno alla carità di Paolo (cf 1 Cor
13) ne è la guida. La lettura della parabola,
normalmente detta del figlio prodigo, viene
letta soprattutto dall’angolatura dell’amore del
Padre verso i due figli, entrambi bisognosi
dell’amore "paterno".
Resta sempre forte, in parecchi, il riferimento alla
vocazione. Inizia riconoscendo che "non
voi avete scelto Me, ma Io ho scelto voi" e si
sviluppa come cammino lungo e a volte faticoso:
"Signore, da chi andremo? Sei tu che hai le parole
della vita". La vocazione permane dialogo con
Colui che ce l’ha data, un dialogo che dura tutta la
vita .
La vocazione è una risposta continua, risposta
generosa che diventa desiderio di "fare la
volontà di Dio" fino alla fine, perché
"messa mano all’aratro non si deve guardare
indietro".
Anche se fisicamente si invecchia, si cerca di
tenere affinato l’udito, perché "il Signore è
alla porta e bussa", o continua a stimolarci con
il suo "duc in altum", fino all’ultimo giorno
della vita, e non possiamo fare finta di non udirlo.
Cristo è "il centro di tutto" e, come buon
pastore ci attrae. Lo si sente come la vera vite, il
pane di vita, la via, la verità e la vita.
Soprattutto è il buon samaritano. Si cammina con
Paolo per raggiungere il "per me vivere è
Cristo".
A tutte le età è importante "ripartire da Cristo"
ogni giorno, e continuamente celebrare nella
preghiera il "mio Signore e mio Dio".
Con gli acciacchi che gli anni ci portano, diventa
fonte di contemplazione la sua "passione, morte e
resurrezione", il suo essere venuto per servire,
non per essere servito.
Gesù, però, è anche Colui che propone ed insegna il
cammino della beatitudine e che ci dice che questa
comincia dalla sua amicizia: "voi siete i miei
amici".
Assumere l’invito di Paolo: "Abbiate in voi gli
stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù",
diventa la saggezza più grande, l’impegno più serio.
Per i Fratelli di questa età non mancano i
riferimenti a Maria: l’Annunciazione è la pagina
evangelica più luminosa per capire il suo "fiat".
Come non manca un richiamo all’importanza e alla
bellezza della preghiera, alla gioia del canto, allo
stimolo che viene dai Salmi, soprattutto da quelli
che invitano all’incontro con Dio.
4. Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto
dicono i Fratelli di età compresa tra i 25 ed i 50 anni
di vita religiosa
Questi Fratelli centrano la loro attenzione
soprattutto sull’impegno apostolico e sulle
responsabilità che vengono loro affidate. La
meditazione per tanti è ancora ricerca, ma
s’intravede che a poco a poco diventerà
contemplazione. L’agire si focalizza soprattutto sul
"compiere il proprio dovere", e su questo
sono particolarmente esigenti talvolta anche
critici, leggendo in questo senso il: "Non
chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel
regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del
Padre mio che è nei cieli" (Mt 7,21).
Emergono alcune preferenze significative.
Guidati dalla certezza che Dio ci ama, anche per
loro, il vangelo della liturgia del giorno resta un
punto di riferimento importante. La parabola
dell’amore misericordioso è letta collocandosi dalla
parte del figlio prodigo, ma già si profila la
sensibilità dell’amore "scandaloso" del Padre verso
i due figli.
Tra le pagine più amate del vangelo, abbiamo
i Vangeli dell’infanzia, con le figure di Giuseppe e
di Maria, il Prologo di Giovanni, la samaritana, il
samaritano, i vangeli della risurrezione e del
giudizio finale, e soprattutto i capitoli dal 6 al
13 del vangelo di Giovanni.
L’amore a Dio e al prossimo porta a centrarsi
maggiormente sull’amore al prossimo. Si direbbe che
la convinzione che ogni uomo è tuo fratello
obbedisce a quello che dice Giovanni: "come puoi
pensare di amare Dio che non vedi se non ami il
fratello che vedi". Pertanto lo sguardo si pone
orizzontale più che verticale: l’altro è mio
fratello. Dietro il volto del fratello è intuibile
il misterioso volto di Dio.
Giorno dopo giorno, qualcuno sta scoprendo, la forza
del "ma voi siete tutti fratelli".
La regola d’oro "ama il prossimo come te stesso"
la si vive "animati da affetto fraterno",
soprattutto nel saper perdonare, guidati dalle
indicazioni pratiche dell’ "inno alla carità",
e con la constatazione concreta, e certamente
sperimentata, che
"c’è più gioia nel dare che nel ricevere".
L’atteggiamento di "vicinanza" di Gesù, ad ogni
persona in necessità, diventa esempio importante per
l’apostolato.
Anche per loro la vocazione è tema di
primissimo piano, quello toccato dal maggior numero.
È vista soprattutto come risposta esplicita al
"vieni e seguimi", perché "sei tu che mi hai
scelto", riconoscendo che continua ad essere una
ricerca che deve rimanere sempre viva ed
impegnativa, perché: "Da chi andremo? Tu hai le
parole che danno pienezza alla vita". È una
risposta che diventa disponibilità a Gesù e
fiduciosa dedizione al suo volere:
"fai di me ciò che vuoi, come lo vuoi, e quando lo
vuoi".
Sono importanti alcuni personaggi biblici che hanno
vissuto la loro vocazione nella difficoltà ed anche
in forma drammatica: Abramo, il Servo sofferente,
Geremia, Pietro, Zaccheo.
Alcuni la sentono e la vivono come la lotta di
Giacobbe al fiume Yabbok, ma sanno che può diventare
come il profumo di Betania o l’esperienza sublime
del "per me, vivere è Cristo". E in questi
momenti difficili si aggrappano al
"ti basta la mia grazia".
La vocazione per l’impegno apostolico cerca di
diventare "disponibilità nel servizio, umiltà
nell’azione, perseveranza nella preghiera",
senza fare accezione delle persone, fiduciosi che "il
Signore completerà per me l’opera sua".
In questa età ci si sente più forti e coraggiosi, si
crede fermamente a quanto Gesù ha detto: "Non
temete!"
Dovrebbe apparire più chiara anche la gioia, sia
perché, come dice Neemia (Ne 8,10) "la gioia del
Signore è la vostra forza", sia perché
mostrerebbe un volto più attraente per le nuove
vocazioni e per il popolo di Dio.
Si crede a quanto Gesù ha detto: "Venite a me,
voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi
ristorerò", e quindi lo si cerca per sostare
accanto a Lui
.
Anche il desiderio della preghiera si fa più
insistente e frequente.
5.
Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto
dicono i Fratelli con meno di 25 anni di Vita religiosa
I Fratelli pongono l’attenzione soprattutto sulla
persona di Cristo, partner affascinante e
misterioso, sulla vocazione, che maturando diventa
più coinvolgente e sull’amore fraterno, sostegno
indispensabile per la loro fedeltà a Dio e
all’apostolato.
La meditazione è soprattutto ricerca di comprensione
del senso della propria vita religiosa. Appaiono le
prime esperienze di contemplazione.
L’esperienza più sentita è la vocazione. Vari
Fratelli evidenziano la forza che ha per loro il
testo:
"Signore, da chi andremo? Sei Tu che hai le parole
della vita eterna".
Sembra che il giovane Fratello ricerchi la sicurezza
della sua scelta. Gli abbandoni di alcuni compagni
di cammino sono vissuti come un rimettere in
questione aspetti, sentimenti, convinzioni,
decisioni, che durante il noviziato sembravano una
certezza acquisita.
Nella sua risposta vocazionale il Fratello sta
scoprendo quanto sia fondamentale assumere a poco a
poco l’invito esistenziale di Paolo:
"Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in
Cristo Gesù".
Nello stesso tempo, però, deve continuamente
controllare la ricerca dell’autoaffermazione e la
sequela di quel Gesù che "non è venuto per essere
servito, ma per servire". Convinto che chi lo
segue deve fare quello che Lui ha fatto, per sentire
e vivere come Lui.
I Fratelli sono convinti che la vocazione è
soprattutto risposta personale: "ti ho chiamato
per nome: tu mi appartieni". Personale è pure
l’esperienza del "ti basta la mia grazia".
Anche se ti senti "operaio dell’ultima ora",
il Signore ti dà sostegno: "porto il tuo nome
scritto sulla mia mano", ancor "prima di
formati nel seno materno".
Per questo alcune vocazioni bibliche sono
particolarmente significative: la vocazione di
Abramo e più ancora quella di Geremia, che giunge a
discutere con Dio: "Mi hai sedotto, Signore, e io
mi sono lasciato sedurre". Convinti, però, che
il fascino dell’innamoramento potrebbe indebolirsi,
se non si sperimenta una vera seduzione da parte di
Cristo.
Con i discepoli di Emmaus, il Fratello scopre che il
Signore cammina accanto, e che lo Spirito del
Signore è su chiunque segue Cristo.
Legato al tema vocazione-chiamata vi è quello della
vocazione-perseveranza. Non si deve mai dimenticare
che la vocazione
"la portiamo in vasi di argilla".
La fedeltà si vive nella pazienza del giorno dopo
giorno: "Con la vostra perseveranza salverete le
vostre anime". Importante per questo, l’esempio
di Giobbe che nelle difficoltà "rimase fedele".
Con Gesù si può giungere fino a poter dire "si
compia, [o Padre] la tua volontà e non la mia".
E a mano a mano che la vocazione viene scoperta come
dono di Dio, aumenta la preghiera al
"padrone della messe che invii altri operai".
La perseveranza richiede vigore: "rivestiti con
la corazza della fede e della carità e avendo come
elmo la speranza della salvezza". Richiede
fiducia
"nemmeno un capello del vostro capo perirà".
Molto importante è il fascino che emana dalla
figura di Gesù sul giovane religioso.
In primo luogo Gesù è "la via, la verità e la
vita", è colui che si rivela indispensabile:
"io sono la vite e voi i tralci". In Lui
"abbiamo trovato il Messia", per Lui "abbiamo
lasciato tutto". Gesù è il buon pastore, il
liberatore, colui che s’immedesima con chi viene
amato, "l’avete fatto a Me". Colui che non
teme di dirci "Se qualcuno vuol venire dietro di
me rinneghi se stesso" e nello stesso tempo
"Rimanete in Me" e "sarò con voi per sempre".
Gesù è "alla porta e bussa" ogni giorno.
Per parecchi giovani religiosi comincia ad essere
importante la meditazione del vangelo della messa
del giorno. Li aiuta a cercare l’orientamento
del proprio cammino e la volontà di Dio nel
quotidiano della vita, là, dove si trovano, con gli
altri, con la Chiesa.
Altro aspetto che sta affermandosi in loro è
l’attenzione all’altro, riconosciuto e accolto
come fratello. "Al di sopra di tutto, poi vi sia
la carità" perché "voi siete tutti fratelli"
e sull’esempio di Cristo è possibile
"dare la vita per i propri amici".
Sono sempre più attenti a riconoscere la presenza
della "saggezza della vita" e il sentimento della
riconoscenza, verso Dio e i fratelli.
È difficile stabilire una graduatoria tra le "pagine
più amate". È come trovarsi in un giardino
lussureggiante con la bellezza genuina dei vangeli
dell’infanzia e la delicata fragranza della
"contemplazione nazarena" sull’operare sorprendente
di Dio: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo
e della terra, perché hai tenuto nascoste queste
cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai
rivelate ai piccoli".
II. CHI È PER TE LA SANTA FAMIGLIA?
6.
Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto
dicono i Fratelli con oltre 50 anni di vita religiosa
sulla spiritualità nazarena.
L’attenzione di questi Fratelli viene centrata sulla
definizione e descrizione, in altre parole, su chi è
per loro la Santa Famiglia, su come vivono il loro
senso di appartenenza alla Santa Famiglia, su come
lasciarsi guidare da questo modello vivo, che genera
vita; su come vivono con gioia e fiducia la loro
devozione ai Santi Patroni.
La "definizione"
che i Fratelli danno della Santa Famiglia è
esistenziale e non intellettuale: "È la nostra
famiglia", "la nostra ‘santa’
Famiglia", una famiglia
"che ha in sé tutto il nostro essere FSF".
La Santa Famiglia è il centro della loro vita; per
loro è "tutto", è la "famiglia in cui ci
si sente fratelli", la famiglia "in cui si
cerca di vivere".
Nazaret (la parola sta per Santa Famiglia) è il
luogo dove "è nato e cresciuto il Vangelo",
"è la mia casa", "è la fonte
strabocchevole di tutto ciò che abbiamo ricevuto di
buono nella nostra famiglia naturale", è
"un modello di vita".
Il senso di appartenenza viene espresso in
due modi diversi: come "nostra famiglia" o
come famiglia a cui apparteniamo. Due modi diversi
di esprimersi, che hanno, però, lo stesso contenuto.
In entrambi si percepisce che c’è "familiarità"
con Gesù, Maria e Giuseppe. Nazaret "è la mia
casa", la Santa Famiglia è
"una famiglia dove è bello vivere".
La Santa Famiglia è il modello. E gli aspetti da
imitare sovrabbondano.
In primo luogo si desidera imitare l’amore che
regnava fra le tre persone, e poi la vita di
famiglia fatta di unione, di lavoro, di preghiera,
di nascondimento.
Il nostro lemma "in oratione, labore et charitate:
pax" e il quadro ufficiale che lo rende
"visibile", dicono chiaramente in che cosa la Santa
Famiglia è modello. In essa c’è "tutto quello di cui
abbiamo bisogno".
Nazaret è uno stile di vita. Tre sono gli
insegnamenti importanti che Nazaret ci offre: il
valore del quotidiano; il mistero dell’incarnazione;
lo spirito di famiglia, lo spirito di amore e
umiltà, di preghiera e lavoro.
La "devozione" è molto sentita e occupa un
posto importante.
Si percepisce che è soprattutto un rapporto di
fiducia, un dialogo che si instaura soprattutto con
la preghiera, con le frequenti invocazioni. Si
riconosce facilmente l’influenza della formazione
del passato che aveva due parole chiave: devozione e
imitazione.
Viene mantenuto un interesse tutto particolare per
Maria. Un po’ meno per Giuseppe. Anche qui si
riconosce l’impronta della formazione iniziale, dove
la "Consacrazione a Maria" (del Grignon de Montfort)
era proposta e fatta da tutti i Fratelli.
A chi mi chiede se si riconosce la spiritualità
nazarena, rispondo di sì, anche se non è molto
elaborata concettualmente e verbalmente. Si
manifesta soprattutto nel desiderio d’imitazione e
nel grande senso di fiducia.
7.
Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto
dicono i Fratelli dai 25 ai 50 anni di vita religiosa
sulla spiritualità nazarena.
I Fratelli di questa fascia di età pongono la loro
attenzione soprattutto sul definire (o descrivere)
chi è la Santa Famiglia per loro, perché questo
caratterizza lo stile delle relazioni. Vivono
intensamente il senso di appartenenza: si
sentono membri di quella famiglia; la prendono come
modello e sostegno; la loro sincera
devozione è espressione di fiducia e di amore;
cercano con impegno di assimilarne la spiritualità
nazarena.
Si riesce a descrivere l’oggetto del proprio
amore e del proprio interesse solo quando si ha già
vissuto la relazione di "familiarità". Nazaret è
prima di tutto un "luogo teologale e uno stile di
vita spirituale". È "la perfetta immagine
sulla terra della SS. Trinità e modello perfetto di
come vivere il Vangelo". "Ci introduce
nell’intimo del mistero dell’incarnazione del Figlio
di Dio".
Nazaret nel suo aspetto esteriore racchiude un
mistero "interiore": una vita in contatto con Dio,
una vita che vive di Dio. La vita di Nazaret è la
vita interiore nel quotidiano.
La Santa Famiglia rivela il mistero
dell’incarnazione nella profanità del quotidiano.
Tutto l’umano diventa luogo della fede, del dono di
sé a Dio. Credere è vivere in relazione con Dio nel
quotidiano, nell’ordinario, fuori dal tempio.
Ciò che più affascina è contemplare il mistero del
Figlio di Dio che si fa uomo e vive con Maria e
Giuseppe sotto l’umile tetto di Nazaret, assumendo
la condizione umana, per fare del bene all’umanità.
Ora, "se Dio ha scelto questa via, vuol dire che
è la più efficace".
Ognuna delle descrizioni proposte dai Fratelli
rivela un tentativo di approfondimento molto
interessante e … impegnativo.
Il senso di appartenenza di questi Fratelli è
molto esplicito. La Santa Famiglia "è la nostra
famiglia e cerco di vivere in essa". Nazaret è
"la nostra casa". "Se entri in questa
famiglia ti senti parte di essa". "Vivo innamorato
della Santa Famiglia e dello spirito di famiglia".
"Per me è fondamentale iniziare il giorno a Nazaret
e durante il giorno cercare di vedere e contemplare
tutto con occhi nazareni. Ti rende partecipe di
tutto ciò che interessa i tuoi confratelli e le
persone che incontri".
Si giunge a capire che l’appartenenza è amore e
adesione al "carisma", dove la Santa Famiglia ha la
sua presenza indispensabile.
La Santa Famiglia viene quindi vista come "modello
dinamico" che invita all’imitazione, che a poco
a poco genera la spiritualità. È la dimensione più
sottolineata. La Santa Famiglia è il modello,
l’archetipo per tutte le espressioni della nostra
vita, contemplate nel nostro motto: "in oratione,
labore et charitate: pax" e quelle che chiamiamo
"le virtù nazarene".
Immagine della Trinità, la Santa Famiglia è modello
d’amore, di unione, di vita quotidiana, di vita
comune e in comunione, di umiltà e di semplicità.
Ci insegna a operare il bene "senza far rumore".
"La Santa Famiglia è il modello della mia fraternità
e della mia laicità". Nazaret: è la vita di ogni
giorno dove tutto invita a "fare di ogni comunità
un nuovo Nazaret". È "modello del tuo sì"
di FSF, di consacrato, come dice un noto canto
composto da un Fratello.
La devozione, come espressione d’amore, porta
un’attenzione particolarissima sulla figura di
Giuseppe. Penso che questo corrisponda non solo al
fatto che Giuseppe è un meraviglioso modello di
umile laboriosità e di responsabilità, ma
soprattutto alla necessità di concretizzarlo nella
propria vita: "non chi dice Signore, Signore, ma
chi fa le opere …". Giuseppe è colui che ha
realizzato la volontà di Dio. I fatti sono la sua
parola, la sua risposta.
La spiritualità nazarena si riconosce nel
pensare e nell’agire dei Fratelli, nel loro vivere
lo "spirito di famiglia". Sta nel vivere la nostra
fraternità e laicità a Nazaret, consci che tutto si
origina nella Trinità. La spiritualità sa inoltre
"sublimare" quanto di buono c’è nella famiglia
cristianamente intesa. Sta nello scoprire che ogni
realtà trascendente deve incarnarsi per potersi
manifestare e generare vita.
Si tratta quindi di una spiritualità che vuole
vivere nella semplicità e nell’umiltà tutte le
"relazioni", con Dio, con gli uomini e con
l’universo.
8.
Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto
dicono i Fratelli con meno di 25 anni di vita religiosa
sulla spiritualità nazarena.
Anche per i Fratelli di questa fascia di età
l’attenzione è posta soprattutto su alcune
dimensioni importanti, come la ricerca della
definizione del mistero di salvezza nascosto a
Nazaret; lo scoprire le relazioni di mutua
appartenenza; assumere lo stile nazareno di vita
come modello da imitare costantemente;
considerare la devozione, espressione di
fiducia e amore, come passo necessario per giungere
alla spiritualità nazarena.
Alcune definizioni sono profonde e spontanee:
"Nazaret è il luogo teologale dell’incontro di
Dio". I Vangeli dell’infanzia lasciano intendere
che la Santa Famiglia è una "famiglia
straordinaria nell’ordinario del quotidiano". Da
essa sgorga il nostro "spirito di famiglia".
Ed è quindi logico che "a Nazaret troviamo tutto
ciò di cui abbiamo bisogno". Nazaret, però, è
anche "mistero di incarnazione, mistero di
inculturazione", luogo dove scopriamo che
"è nell’umiltà che Dio agisce e non tanto nella
straordinarietà".
Il senso di appartenenza vede in primo piano
"l’Istituto come famiglia attorno alla Santa
Famiglia di Nazaret".
Nazaret è come un "ambito di vita", del quale si
cerca di far parte:
"Con la professione religiosa so di essere entrato a
far parte dell’Istituto, ma anche della famiglia di
Nazaret".
Se la Santa Famiglia "è il mio tutto", essa
si presenta sempre come modello e sostegno.
"È
modello di famiglia, di comunità; è modello di
unione, di relazione, di intesa, di umiltà, di
nascondimento, di semplicità, di preghiera." "È
modello perfetto, accessibile a tutti, e in tutti
gli aspetti della vita." "È modello dinamico che
coinvolge. È modello e fonte dello spirito di
famiglia di cui abbiamo bisogno in ognuna delle
nostre comunità."
La devozione è sentimento di fiducia, di
preghiera, di invocazione che porta a chiedere la
grazia di poterne imitare lo stile di vita.
"La mia fiducia si trasforma in preghiera, perché la
Santa Famiglia è il mio tutto".
Si considera come determinante e centrale per la
nostra spiritualità fare quanto ci dice il Fondatore:
"tornare ogni giorno sotto l’umile tetto di Nazaret,
che è la vera scuola per imparare a vivere il
vangelo. A Nazaret impariamo gli atteggiamenti di
vita più evangelici ed anche più umani ed
umanizzanti".
Invocazione e imitazione, si tengono per mano. La
Santa Famiglia è modello che ci coinvolge. Noi
dobbiamo essere Santa Famiglia nella preghiera,
nell’amore, nel lavoro. La gente, vedendoci,
dovrebbe riconoscere in noi, nel nostro modo di
agire fra noi, la Santa Famiglia di Nazaret.
III. PRESENZA VIVA DI FRATEL GABRIELE
9.
Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto
dicono i Fratelli con oltre 50 anni di vita religiosa
sulla loro relazione con Fr. Gabriele.
Alla domanda "chi è per te il Fondatore" quasi la
totalità dei Fratelli ha dato una risposta piena di
affetto: è
"mio/nostro padre nel carisma", "è mio/nostro
Fratello".
Questo amore al Fondatore si esprime in varie forme
e accentuazioni, sia nel cercare di "definirlo"
per poter avere con lui una buona relazione, sia nel
considerarlo un modello che trascina a
seguire Gesù, sia nell’amarlo perché è padre
e fratello, vivo e presente.
Nel definire il Fondatore o nella descrizione della
sua personalità i Fratelli lo considerano "padre
della nostra famiglia religiosa", colui che ha
incarnato e ci ha trasmesso il carisma
dell’Istituto, il "capofila carismatico", il
modello a cui tutti dobbiamo ispirarci nel vivere e
nell’attuare, un vero uomo di Dio, che in Dio ha
posto tutta la sua fiducia. Ma anche un lottatore
tenace, un uomo di grande personalità, deciso e
fiducioso nella Provvidenza.
Fratel Gabriele è soprattutto il modello,
l’archetipo per ogni FSF. Lo è come "catechista,
educatore, innamorato della liturgia", che si
lascia guidare dallo Spirito Santo; modello molto
umano, che "ha raggiunto ciò che si era
proposto", esempio di grande saggezza.
Fratel Gabriele è
"maestro nell’insegnarci a vivere la vita cristiana
secondo un progetto che parte dal battesimo per
giungere a porre al centro di tutto l’eucaristia".
La relazione del Fratello con il Fondatore
viene descritta come una relazione con una persona
che "ci ama con amore di padre", che suscita
l’amore dei Fratelli perché: "è nostro
padre fondatore", "perché lo sento come padre,
amico, compagno, Fratello", perché è "il mio
confidente di ogni giorno". Di questa persona
"ne sono letteralmente innamorato", "lo invoco
sovente" e "merita che lo si conosca sempre
di più", perché
"più lo si conosce, più diventa grande ai nostri
occhi"."Lo invoco costantemente. Lo porto nella mia
mente, nel mio cuore, nel mio operare".
Dalle molte risposte appare chiaro che esiste una
vera devozione verso il Fondatore: "Lo
ricordo ogni giorno, con manifestazioni affettuose,
e con la preghiera". "Ho verso il Fondatore una
devozione quotidiana che m’impegno a manifestare in
tanti modi". "Ho la certezza che ci segue e
ci aiuta ogni giorno". E le espressioni di
devozione con questo sentire sono numerose.
Non mancano, però, anche quelli che dicono che non
lo si conosce abbastanza. E per loro questo non si
può o non lo si dovrebbe giustificare facilmente.
Credono importante che un Fratello che si trova in
questa fascia di età dedichi più tempo a conoscere
il Fondatore, soprattutto se non lo ha fatto prima.
Perché la conoscenza del Fondatore può aiutarlo a
dare pienezza alla vita che sta vedendo.
10.
Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto
dicono i Fratelli dai 25 ai 50 anni di vita religiosa
sulla loro relazione con Fr. Gabriele
Anche per questi Fratelli l’amore al Fondatore, lo
si può cogliere nelle tre dimensioni: nel definirlo
chiaramente, nell’accoglierlo come modello
che trascina al seguito di Gesù, nell’amarlo come un
padre.
Nel descrivere la persona del Fondatore, i
Fratelli mettono in evidenza alcuni aspetti: uomo di
fede, coraggioso, paziente, forte, un vero
"contemplativo nell’azione", colui che
"continua ad essere l’attore principale della vita
dell’Istituto", vero "padre della famiglia
dove sono nato come religioso". Un "pazzo di
Dio", per qualcuno; "un uomo abitato da Dio",
per altri.
Si direbbe che viene proiettato sul Fondatore ciò
che uno vorrebbe essere come FSF.
Fratel Gabriele "è nostro Fondatore, nostro
padre, nostra radice", è "punto di
riferimento per la vita di ogni Fratello". Ma
"è come noi un fratello, semplicemente fratello",
il religioso Fratello, che qualcuno riconosce ancora
più grande
"perché si è fatto da solo".
Fratel Gabriele è un "fondatore laico, un
educatore e catechista perfetto". Un cristiano
sempre "dalla parte della Chiesa" e "in
relazione vitale con la Santa Famiglia". È
"guida sicura per vivere lo spirito di famiglia";
"persona con la quale ogni FSF deve misurarsi,
confrontarsi",
"persona semplice, che non cercava gli onori, ma la
volontà di Dio".
Vengono sottolineate alcune caratteristiche che lo
distinguono: la fede forte e luminosa, il coraggio
nelle prove, la perseveranza nel perseguire
l’ideale, l’umiltà, l’amore alla preghiera,
l’instancabilità nel lavoro, la devozione mariana.
Tutte queste realtà "sono lì per coinvolgerti".
Fratel Gabriele è stato un instancabile lottatore
innamorato di Dio, pieno di zelo per il Regno e di
inesauribile amore per i suoi Fratelli.
La vita di fratel Gabriele si è svolta in una
continua ricerca nel perseguire l’ideale che gli
stava a cuore. È stato un uomo che ha interrogato la
vita e ne ha ricavato risposte di fede. Ha scelto di
vivere l’umiltà, e
"senza fare rumore ha fatto moltissimo per la
Chiesa, l’Istituto e l’educazione".
Fratel Gabriele è un chiaro modello per ogni
FSF. È il vero e sicuro modello del FSF.
In primo luogo si rivela "maestro di vita che ci
insegna la spiritualità dell’essere Fratello",
tanto che ogni Fratello con umiltà potrebbe
domandarsi: "Cosa farebbe oggi fratel Gabriele al
mio posto?" "Cosa posso fare con lui?". Insegna
ad essere fedele all’ideale, ad avere "fermezza
di laico impegnato nella Chiesa", ad essere
catechista, educatore, apostolo, vero uomo di Dio.
Qualcuno manifesta il suo rammarico di non conoscere
a sufficienza il Fondatore per poterlo amare come
merita ed anche il rammarico di non farlo conoscere
come conviene.
Altri dichiarano che il conoscerlo, l’amarlo,
pregarlo, anche tutti i giorni, dà loro coraggio.
"Leggere la sua vita mi incoraggia", afferma
qualcuno, "Lo sento vivo", "più lo conosco
e più lo apprezzo e amo".
"Di lui, tutto mi interessa". "La fiducia
in lui giunge a tal punto che pongo nelle sue mani
la ricerca della soluzione di ogni problema".
"Lo amo perché è stato un grande lottatore", ma
anche perché
"mi sono sentito assistito e la mia fiducia in lui è
andata crescendo".
11.
Profilo spirituale dell’Istituto che emerge da quanto
dicono i Fratelli con meno di 25 anni di vita religiosa
sulla loro relazione con Fr. Gabriele
L’amore al Fondatore, per questi Fratelli, assume la
caratteristica di un grande affetto. La sua forte
personalità suscita fascino, ammirazione, fiducia,
desiderio di imitazione. Fratel Gabriele è maestro
di vita, modello indiscusso per la vita religiosa di
ogni Fratello. L’affetto suscita spontanea la
devozione e la fiducia nel suo aiuto.
Le espressioni, poiché rivelano un mondo affettivo
vero, sono poco roboanti proprio perché vere, sono
talvolta ingenue e povere. Sono espressioni del
cuore più che riflessioni della mente.
Per i giovani Fratelli amare il Fondatore
come si ama il proprio padre è fondamentale.
Nell’espressione "è per me un vero papà" si
percepisce la forza di una idealità che da una parte
rasenta l’utopia e dall’altra una immensa fiducia.
Fratel Gabriele è un papà con il quale si può
condividere tutto, è un papà dal quale si può
ottenere tutto … proprio perché lo si ama e da lui
ci si sente amati.
Così fratel Gabriele per i giovani Fratelli è colui
che "continua ad avere molta pazienza con loro,
perché sono i suoi Fratelli", colui che, come
padre, li aiuta a realizzare la sua famiglia che è
la "nostra" famiglia, una famiglia che egli "ama
e della quale si prende cura".
Fratel Gabriele è colui che ama tutti i Fratelli e
si prende cura di ognuno di loro!
C’è chi afferma: "È mio padre, e con il padre si
ha tutto".
"Ho verso di lui un amore sincero di figlio a
padre", "un amore che è andato crescendo giorno dopo
giorno". "È per me una presenza. Qualcuno con cui
dialogo sul vissuto quotidiano".
"Fratel Gabriele è la persona che amo
di più in questo mondo. Ho letto tutto ciò che ho
potuto su di lui". "È
nostro padre spirituale" "ma è pure nostro "fratello
maggiore". "Gli voglio bene come ad un
"fratello".
Anzi, "mi piace che Fratel Gabriele sia rimasto
Fratello!"
Quando l’affetto diventa fiducia e invocazione noi
troviamo espressioni semplici e profonde: poiché
"lo sento uomo di Dio", "un santo", "lo prego
sovente e con fiducia", "lo invoco assieme alla
Santa Famiglia".
"Lo sento vicino, gli voglio bene", "mi affido a lui
e a lui affido tutti gli altri". "Amo molto il
Fondatore, la sua vita semplice, il suo amore ai
Fratelli, il suo lottare". "Sono certo che ora dal
cielo continua ad aiutarci".
Anche tra questi Fratelli qualcuno denuncia che non
lo si conosce abbastanza, e che conoscerlo è segno
di amore. Per questo ci si sente in colpa a non
conoscerlo.
La descrizione che viene fatta della persona del
Fondatore risente di un certo idealismo: fratel
Gabriele è il modello che ogni Fratello
dovrebbe imitare. Per questo fratel Gabriele,
"Fondatore dei FSF" e "radice di quello che
siamo" è colui che ha saputo essere "differente"
nel contesto della vita religiosa e cristiana ed è
diventato "un vero modello di vita religiosa"
per il FSF.
Fratello tra i suoi Fratelli, fratel Gabriele è,
egli stesso, la "nostra regola di vita" e non
solo
"il nostro maestro di vita".
È modello con grande forza di coinvolgimento essendo
stato "persona di preghiera, costante
nell’operare per il Regno" uomo di profonda vita
spirituale e molto coraggioso. È l’uomo determinato,
con un unico obiettivo: fare la volontà di Dio. "È
colui che mi dà coraggio nei momenti difficili, un
testimone di quale amore Dio ci ama".
È stato un uomo di molta fede, un uomo semplice, un
catechista e amante delle liturgia, una vera guida
per l’educatore, perseverante nelle avversità,
generoso nell’apostolato, fiducioso nella divina
Provvidenza, pieno di dedizione, di generosità, di
amore ai suoi Fratelli.
Fratel Gabriele è nostro maestro di vita: ci insegna
a stare al fianco di ogni persona, senza sacrificare
il tempo della preghiera che ci fa stare vicino a
Dio; ci invita a seguire Cristo con il suo esempio;
ci spinge ad essere costanti nel volere il bene di
tutti; ci incoraggia a rispondere alle necessità dei
nostri tempi come lui lo ha fatto al suo tempo.
Fratel Gabriele è l’"uomo
che ha fatto il bene senza mettersi in mostra". "Se
tornasse oggi fra noi forse ci inviterebbe ad avere
maggior spirito di sacrificio".
"Desidero assumere e vivere lo spirito taboriniano",
"cerco di imitare la sua umiltà, la sua semplicità".
Conclusione
Sui tre temi presi in considerazione (la Parola di
Dio, la spiritualità nazarena, il Fondatore) le
Costituzioni presentano un profilo ideale che porta
in sé la forza dell’utopia.
Sugli stessi temi, la descrizione che ne fanno i
Fratelli è più umile, meno strutturata, ma porta in
sé la forza dell’esperienza vissuta che rendo
concreto l’ideale delle Costituzioni.
Sul tema della Parola di Dio, tutte le pagine
"più significative", in particolare quelle del
Vangelo, dall’infanzia di Gesù alla sua passione,
sono state evocate dai Fratelli. Inoltre, quanto
detto dai Fratelli si percepisce che viene dal
profondo del loro cuore. Per lo più, tutti i
riferimenti rivelano sempre un profondo desiderio di
relazione esistenziale con Gesù. Sono una risposta
all’invito di Paolo: "Abbiate in voi gli stessi
sentimenti che furono nel Cristo Gesù". Avere i
sentimenti di Gesù, avere i "sentimenti del
Figlio" dice in sintesi il desiderio di vita
evangelica dei Fratelli.
Se si volesse tentare di dire ciò che è importante
per un Fratello della Sacra Famiglia nella sua
relazione con la Parola di Dio, penso che si
potrebbe riassumere dicendo che essa è il tentativo
di una lettura quotidiana del Vangelo, di tutto il
Vangelo, con occhi nazareni, forti della certezza
che Dio ci ama, e ci chiede di perseverare
nell’amore verso il fratello. La Parola ci chiede di
riscoprire e rinnovarci ogni giorno nella passione
per Cristo, presi dal fascino che emana dalla sua
persona contemplata e ricercata, sia nella Parola,
sia nell’Eucaristia. Inoltre la Parola è l’anima
della nostra vocazione: ogni giorno ci fa capire
cosa Dio vuole da noi, illumina la nostra risposta e
diventa dialogo che dura tutta la vita.
Con la Santa Famiglia i Fratelli vivono "rapporti
familiari". Nazaret è diventata la loro casa.
E questo è molto bello e consolante. Anche se, a
prima vista, in alcuni sembra che prevalga qualcosa
di "sentimentale" e povero, si scopre invece un
intimo sentire fatto di devozione-fiducia, di umile
ma vera imitazione e inizio di una incipiente, ma
vera, spiritualità "nazarena".
Parecchi Fratelli mi hanno espresso chiaramente che
per loro ciò che veramente li interessa è
l’esperienza di un vero amore per Gesù, Maria,
Giuseppe. Si sentono più a loro agio nel parlare di
quello che sentono che disquisire di teologia. Sono
coscienti che per giungere alla spiritualità sono
necessari amore, fiducia, imitazione,
contemplazione, vita.
Verso il Fondatore l’amore dei Fratelli è sincero,
anche se la conoscenza che posseggono del suo
pensiero, del suo carisma, è limitata. Tutti
conoscono gli aneddoti dell’infanzia e li raccontano
volentieri ai ragazzi. Molti confessano però di "non
conoscerlo abbastanza".
Ho notato, e questo mi ha fatto piacere, che quando
devono parlare del Fondatore agli adulti si danno da
fare per documentarsi. E che parecchi amano
ascoltare chi ha approfondito la sua conoscenze su
fratel Gabriele e comunica nuovi aspetti importanti
della sua vita religiosa ed apostolica.
L’auspicio è che soprattutto i giovani s’impegnino a
conoscerlo meglio, soprattutto ad approfondire cosa
fratel Gabriele ha voluto che fossimo come FSF.
Seguiamo l’esempio di alcune congregazioni che del
loro Fondatore sanno evidenziare e proclamare
aspetti che sono una ricchezza per tutta la Chiesa.
Sentiamoci certi che Fr. Gabriele è stato un grande,
come lo sono stati tanti altri fondatori, e lo sarà
anche nel futuro se noi sapremo essere suoi degni
figli, se sapremo capirlo e seguirlo in quello che
ci suggerisce oggi.
Che la Santa Famiglia e fratel Gabriele ci guidino e
ci sostengano in questo cammino.
Alla luce della Parola, alla scuola di Gesù, Maria e
Giuseppe, percorriamo con entusiasmo il cammino che
fratel Gabriele ci ha tracciato e saremo felici.
Fr. Lino Da Campo
Superiore Generale
Roma, 14 maggio 2007
Anniversario del Decreto
Sull’eroicità delle virtù di fratel Gabriele
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