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Erano le 14,30 del 3
luglio, un govedi, quando il portone della casa madre, a
Belley, si aprì per accoglere a1cuni amici dei Fratelli, venuti per
salutarli, prima della loro partenza, e per accompagnarli alla
stazione ferroviaria.C'erano capellani della comunità, alcuni
canoinici della cattedrale e dietro a questi s'intravedevano i
Fratelli delle Scuole Cristiane ,i professori del Collegio Lamartine e
un gruppo di persone. Ad un cenno dimano dei ftatelli Sulpizio e
Celestino, il gruppo Fratelli, una sessantina, e le persone
che si sono unite a loro. si àvviano verso la stazione. Un ultimo
sguardo alla casa, al giardino, al piedistallo, che fino a poco tempo
prima aveva retto la bella statua della Madonna e ora era spoglio...
e la comitiva imbocca Via Santa Maria. A destra, s'intravede la prima
casetta, dove sessant'anni prima fratel Gabriele aveva trovato un
rifugio di fortuna, quando, lasciato il paesino di Belmont, arrivò a
Belley con i suoi Fratelli. Un po' oltre, il cimitero dove, insieme al
Fondatore, riposano tanti cari defunti. Il gruppo entra e sosta
attorno alla tomba di "famiglia". Le lacrime, trattenute all'uscita
dalla casa, adesso affiorano sui volti e so1cano le guance...
A mano a mano che la
comitiva si avvicina alla stazione, altre persone si uniscono al
gruppo per esprimere ai Fratelli la loro simpatia e si forma una
piccola folla. Un mazzo di fiori è offerto a fratel Sulpizio, che
guida il gruppo. Alla stazione gli ultimi saluti e alle 15,30 un
fischio acuto e prolungato ed il treno si mette in moto. Destinazione
l'ltalia: Torino.
Che cosa era successo?
Perché questi religiosi, come tanti altri, devono abbandonare le loro
attività, le loro case, la loro Patria?
Un quarto di secolo, in
qua1che modo, aveva preparato questo momento doloroso dell'esilio.
L'evoluzione sociale e politica nella Francia di fine '800 stava
camminando verso la separazione della Chiesa dalla Stato,
manifestazione di un processo di secolarizzazione che coinvolgerà
tutti i paesi d'Europa. Nel 1901 il parlamento approvò una legge che
proclamava la libertà di associazione. Tutte le associazioni potevano
liberamente essere costituite con un sola eccezione: le Congregazioni
religiose dovevano chiedere un'autorizzazione speciale. Questa legge
fu interpretata ed applicata in modo aggressivo contra gli Istituti
religiosi, da parte del presidente deI Consiglio Emile Combes. Le
domande di autorizzazione delle Congregazioni religlose furono
rifiutate quasi in blocco (nel mese di marzo del 1903, 54 domande su
59 presentate dagli Istituti maschili non furono accettate). Nell'anno
successivo fu proibito a tutte le Congregazioni religiose,
autorizzate o no, d'insegnare, ed i loro beni furono venduti, in
condizioni più che discutibili.
Nel 1903 la
Congregazione dei Fratelli della Sacra Famiglia contava 314 religiosi
professi, impiegati in 50 comunità. A1cune erano al servizio delle
chiese o santuari, ma la maggior parte si dedicavano
all'insegnamento, ed i loro alunni erano più di 3.000. Vi erano 45
giovani in formazione, a1cuni già novizi, altri ancora postulani e 59
aspiranti. La quasi totalità di questi formandi, o almeno una buona
parte, era nel la casa madre di Belley.
Fratel Carlo Viricel, Superiore Generale, aveva presentato
personalmente a Parigi, nel mese di settembre del 1901, la
richiesta di autorizazione, fornendo tutti dati necessari. Il 3
aprile deI 1903, Domenica delle Palme, il commissario di polizia di
Belley comunicava lo scioglimento dell'Istituto e dava tre mesi di
tempo per la dispersione dei suoi membri.
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A partire da quel
momento, tre erano le possibilità che si presentavano: la dispersione,
cioè la rinuncia agli impegni religiosi assunti; la cosiddetta
"secolarizzazione", cioè rimanere nella clandestinità e
nell'illegalità, o l'esilio.
Prevedendo la tempesta,
già negli anni precedenti, e soprattutto negli ultimi mesi deI 1902, i
viaggi dei Superiori alla ricerca di soluzioni ai molteplici problemi
di ogni tipo che si presentavano, si erano moltiplicati. 1 Fratelli si
trovavano già in Uruguay dal 1889 ed in Tunisia dal 1902, dove
avevano fondato una scuola e acquistato una proprietà agricola.
Furono fatte ricerche di case in Belgio e in Svizzera, ma gli sguardi
si rivolsero sopratlutta verso l'ltalia.
Giunti alla stazione di
Torino i Fratelli francesi che avevano lasciato Belley il giorno
prima, si divisero in due gruppi di trenta: gli uni partirono alla
volta di Saluzzo, gli altri vennero a Chieri e precisamente nella
casa di campagna dei Gesuiti, a Villa Brea, dove a1cuni Fratelli
erano già presenti da qualche tempo per preparare il terreno. A
questi si aggiunsero i nuovi arrivati.
H. Teodoro Berzal
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