Archivio della A. I. S. F.

 
      Assemblea di Madrid          Olimpiade Safa 
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ASSEMBLEA  DEL CONSIGLIO REGIONALE E DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE. 

XXXIV ASSEMBLEA DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE APAS COLEGIOS SAFA

II ASSEMBLEA  DEL CONSIGLIO REGIONALE EUROPEO DELL’ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE SACRA FAMIGLIA

Madrid, 23 e 24 aprile 2005

 O.d.g.: Sabato, 23 aprile 2005 

Mattino

10, 00 h: Apertura congiunta delle Assemblee del Consiglio Regionale Europeo dell’AISF e della Federazione Nazionale APAS Colegios SAFA
               * Preghiera
               * Saluto del Presidente(i) d’onore
               * Presentazione degli assistenti di ogni Delegazione

10,15 h :
Presentazione del conferenziere, don Angel Astorgano, salesiano (Presidente dell’Associazione Internazionale della Scuola Cattolica) e della sua conferenza su: “INTEGRAZIONE DI ALTRE CULTURE”

         10, 25 h : Conferenza
         11, 30 h :
Pausa/caffè
         12, 00 h :
Lavoro in gruppo
         13, 00 h : Dibattito e presentazione delle conclusioni sulla conferenza

14, 00h  : Pranzo

Pomeriggio

16, 00 h : Assemblea del Consiglio Regionale Europeo dell’Associazione Internazionale Sacra Famiglia

     1 -  Interventi relativi agli Atti dell’Assemblea precedente
     2 – Rinnovo dei Consiglieri
     3 – Relazione della Presidenza
     4 – Relazione del Tesoriere – Approvazione dei conti, presentazione ed approvazione dei preventivi
     5 – Relazione sulle attività:
                *  le Olimpiadi a Gavà
                *  Organizzazione della Settimana Culturale 2006
     6 – Rinnovo delle cariche
     7 – Interventi vari

17,30 h : Pausa/caffè

18, 00 h : XXIV Assemblea della Federazione Nazionale APAS Colegios SA-FA

     1 – Interventi sugli  Atti della Assemblea precedente
     2 – Rinnovo dei Consiglieri
     3 – Relazione della Presidenza
     4 -  Situazione finanziaria e approvazione dei conti
     5 – Proclamazione dei vincitori del Premio SAFA ESPAÑA 2005
     6 – Proposta di lavoro peri il Premio SAFA ESPAÑA 2006
     7 – Proposta di conferenze per la prossima riunione  (“NUEVAS CONFIGURACIONE FAMILIARES”)
     8 – Informazione sulla Fondazione Gabriel Taborin
     9 – Interventi liberi
   10 – Parole conclusive del Presidente d’onore

22, 00 h : Cena di gala
 

PROGRAMMA PER GLI ACCOMPAGNATORI

 SABATOo. 23 APRILEe 2005:

       09, 30 h: Partenza dall’Hotel per il Collegio
       10, 00 h: Partenza per l’Escorial
       11, 30 h: Visita al “Monasterio Escorial”
       13, 00 h: Ritorno a Madrid

       14, 00 : Pranzo con i Congressisti

       16, 00 h : Visita alla città –
                  ore 17,00 al “Palacio Real”
                  ore 18,00 alla “Catedral de la Almudena”

      19, 00 h: Partenza per l’Hotel
      19, 30 h: Rientro in Hotel
      21, 30 h: Partenza dall’Hotel per la cena di gala

      22, 00 h: Cena di gala

DOMENICA,  24 APRILE 2005   (Congressisti ed accompagnatori)

      9, 30 h : Partenza dall’Hotel peri l Collegio
    10, 00 h: MADRID VISION
    12, 00 h: Rientro in Collegio
    12, 30 h: Santa Messa

   14, 00 h: Pranzo e commiato
 

 

S A L U T O   D E L   S U P E R I O R E   G E N E R A L E

La necessità del dialogo in un contesto di pluralismo

A Tutti, buon giorno,
e soprattutto buon lavoro nella fraternità,
per il bene di quanti il Signore ci ha affidati: figli, alunni,
ma anche per quanti in un modo o nell’altro vengono in nostro contatto

    Perché io credo che questo sia uno tra i compiti principali di un Associazione di Genitori: impegnarsi perché la società,  sia sempre più umana e fraterna, proprio per rispondere al piano di Dio.
   Un apologo tibetano recita così: “Un giorno, camminando in montagna, ho visto da lontano una bestia. Avvicinandomi, mi sono accorto che era un uomo. Giungendo di fronte a lui, ho visto che era mio fratello.”
   
La distanza, la lontananza, e poi anche il pregiudizio, i preconcetti, i sospetti, confondono i profili, generano paure, creano mostri, impediscono la comprensione autentica. E soprattutto fanno soffrire, emarginano, e sovente suscitano reazione e violenza.
   Bisogna avvicinarsi, cioè cercare di capire, di affrontare quello che prima si considerava un pericolo, o semplicemente un diverso, da non tenere in considerazione. Tanto più si accorciano le distanze tanto più emergono i veri contorni, si vedono i particolari.
    Ma questo non basta ancora. Bisogna avere il coraggio di mettersi di fronte all’altro, di guardarsi negli occhi, di parlarsi, e allora si scoprirà veramente l’altro. Uno scrittore sottolineava molto bene questa realtà: “Il nostro mondo, per viverci, amare, santificarsi, non è dato da teorie o da fenomeni della natura, ma è dato dalla presenza di quegli inauditi centri di vita che sono i volti, volti da guardare, da rispettare, da accarezzare…”
   
Nel vangelo di domani leggeremo infatti del rimprovero che Gesù fa a Filippo perché nel suo volto non ha ancora scoperto il Padre.
    Quante volte un simile rimprovero lo dovrebbe fare a noi che sotto la pelle scura, nera, gialla… non sappiamo scoprire il fratello, e lo trattiamo da estraneo, da diverso, da inferiore.
    Oggi più che nel passato, noi Fratelli e voi membri di un’Associazione, che vuole lavorare nello spirito taboriniano, non possiamo lasciarci guidare dalla paura, una paura sovente motivata dall’egoismo, dal piacere della tranquillità, dal senso di appartenenza ad una nazione ad uno status sociale, ad una cultura, perché sono tutte cose che creano discriminazioni, e dolore…. Dobbiamo convincerci che non siamo stati chiamati soltanto a lavorare per gli altri, ma a lavorare con gli altri, perché è il solo modo che ci aiuta a crescere come persone, sempre più ricchi di quei doni che il Signore ha elargito a tutti gli uomini, senza distinzione di razza o di status.
    Il tema che voi avete scelto per il vostro incontro: “Educazione interculturale, una sfida per le società plurali”, proprio in riferimento a alunni immigrati, è un tema che fa parte di un capitolo molto più vasto, che tratta come dicevo prima, di un rapporto con l’altro, un altro che non è né un numero, né un essere inferiore, ma una persona come noi, con la stessa dignità, con gli stessi diritti.
    È un dato di fatto che nella scuola l’interculturalità deve essere intesa come paideia, come via ordinaria dell’educazione, finalizzata alla formazione del cittadino e alla sua integrazione nella società plurale. E pertanto l’interculturalità deve attraversare i progetti, i curricoli, i sussidi didattici, i metodi educativi, i criteri di valutazione, il rapporto scuola famiglia e scuola-territorio.
    Nel mese di gennaio 2005, il defunto papa Giovanni Paolo II, in vista della giornata del Migrante  e del Rifugiato ci ha nuovamente invitati a lanciare lo sguardo sul fenomeno migratorio proprio dal punto di vista dell’integrazione interculturale. Ed ha sottolineato cosa deve essere l’integrazione, sovente indicata come la necessità che i migranti s’integrino veramente nei Paesi di accoglienza. Noi sappiamo che il contenuto di questo concetto e la sua pratica non si definiscono facilmente.
    E, nell’Istruzione “Erga migrantes caritas Christi”, l’integrazione non viene presentata come un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale.
    Il contatto con l’altro è concepito come qualcosa che porta piuttosto a scoprire il “segreto”, ad aprirsi a lui per accoglierne gli aspetti validi e contribuire così ad una maggiore conoscenza di ciascuno. E questo anche se a nessuno sfugge il conflitto d’identità, che spesso s’innesca nell’incontro con persone di culture diverse.
     Ci vuole quindi un giusto equilibrio tra rispetto dell’identità propria ed il riconoscimento di quella altrui. Si deve riconoscere la legittima pluralità delle culture presenti in un Paese.
     Si devono evitare modelli assimilazionisti, che tendono a fare del diverso una copia di sé, sia i modelli di marginalizzazione degli immigrati. La via da seguire è quella della genuina integrazione. Nasce quindi la necessità del dialogo in un contesto di pluralismo, che vada oltre la semplice tolleranza, e giunga alla “simpatia”. Dobbiamo convincerci che è necessaria una fecondazione reciproca di culture.
    Sul problema dell’immigrazione, diverse realtà ecclesiali hanno saputo proporre una vasta gamma d’interventi che vanno dall’assistenziale al promozionale, al formativo, e lo hanno fatto anche con gesti e parole profetici.
     Oggi noi lo proponiamo all’attenzione delle nostre scuole: le scuole SF.
     La nostra Amministrazione generale, nell’incontro con i Superiori provinciali del 2002, ha cercato di studiare una sfaccettatura di questa realtà, soprattutto riguardo alla plurireligiosità nel contesto scolastico in Africa ed in Asia. Paesi dove nei Centri educativi dei FSF sono presenti giovani di religioni diverse. E quando lo abbiamo trattato ci siamo accorti che il problema era anche di alcune nostre scuole europee, francesi in modo tutto particolari, ed i nostri amici francesi questo problema lo conoscono molto bene. Per questo sono contento che il problema venga oggi proposto, perché né l’Italia, né la Spagna possono o devono fare finta di nulla.
    A dire il vero avrei grandemente desiderato che il nostro incontro di oggi fosse come una messa in comune di un serio lavoro già fatto in diversi luoghi con il corpo insegnante e la presenza dei genitori dei centri SAFA. Dalla Francia avremmo potuto avere non poche informazioni valide per una nostra programmazione.
    E questa è la ricchezza della nostra Associazione: arricchire. Arricchirci con l’esperienza di chi lavora come noi in centri animati da uno stesso spirito, che è quello lasciatoci da fratel Gabriele Taborin.
    D’altronde è quello che leggiamo nello Statuto dell’AISF. Nell’art. V leggiamo che l’Associazione collabora alla missione dell’Istituto dei FSF, -organizza Congressi…che possano risultare utili al Progetto Educativo.
    L’augurio quindi che faccio è che se il nostro incontro non è punto finale di un cammino di riflessione e di ricerca, sia punto di partenza per una riflessione che va non solo a lustro della nostra scuola SAFA, ma a vantaggio di persone, che lo attendono da una scuola cattolica, che lo pretendono da un Centro dei FSF.

                                                                                                     
   Fr. Lino Da Campo
                                                                                                          Superiore Generale

Madrid, 23 aprile di 2005.
 

 

I N T E R V E N T O   D I   A N G E L O   A S T O R G A N O

EDUCAZIONE INTERCULTURALE:
Una sfida della società pluralista

 0. INTRODUZIONE  

    La crescente presenza di minoranze etniche, culturali e religiose nei nostri paesi e la sua incidenza nell'ambito della scuola è una sfida di grande attualità per le comunità educative delle nostre istituzioni scolastiche.
    L'arrivo di numerose persone, provenienti da paesi meno sviluppati che cercano nel nostro condizioni di vita più dignitosa, è una realtà visibile che ha notevole ripercussione nel sistema educativo, non solo nel suo aspetto quantitativo bensì (soprattutto) qualitativo.
    Vicino a questo fenomeno sociale innovativo che reclama attenzione, bisogna situare anche le minoranze culturali che fanno parte delle nostre società da vari secoli e che rimangono in situazione di marginalità, senza avere usufruito sufficientemente delle proposte educative che si sono offerte. Il paese gitano (zingari) è un paradigma di questa situazione, che continua reclamando un'attuazione coordinata e globale, orientata alla costituzione di un futuro più giusto.
    L'educazione dei bambini e delle bambine di minoranze etniche, culturali o religiose, non è una concessione che si è fatta aprendo loro le porte delle nostre scuole, bensì un diritto che essi hanno, riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti umani: "L'educazione deve abilitare tutte le persone perché possano partecipare effettivamente ad una società libera e favorire la comprensione, la tolleranza e l'amicizia tra tutte le nazioni e tra tutti i gruppi razziali” Art. 13.1).
     Possiamo affermare che attualmente, esiste una crescente sensibilizzazione non solo per la scolarizzazione dei bambini e delle bambine delle minoranze, ma anche per quello che è e suppone l'educazione interculturale per ottenere una vera educazione integrale di tutti gli alunni. Per la scuola è una sfida pedagogica rispondere sempre di più alla domanda di una società pluriculturale, nella quale la cultura dominante non può ignorare, né tacere, le culture minoritarie.
    Felicemente, si sta anche creando sempre più intensa la coscienza collettiva di quello che costituisce l'identità culturale in ogni essere umano, nel suo processo di socializzazione e sviluppo. I diritti inerenti alla dignità umana hanno un aspetto culturale che non può essere dimenticato nelle programmazioni educative.
    Vicino ad alcune considerazioni di carattere più tecnico, che richiedono investigazione e studio delle soluzioni pratiche, nel nostro paese e nei paesi simili al nostro, si deve aumentare la sensibilità sociale delle comunità educative, per scoprire e ridurre le difficoltà degli alunni nella scuola, appartenenti a quelle minoranze che, contemporaneamente, sono socio-economicamente gruppi sfavoriti.
    È evidente che il corpo insegnante non si sente sufficientemente preparato per affrontare una domanda che può essere progressiva. Anche i genitori degli alunni, molto preoccupati per la qualità dell'insegnamento, possono manifestare alcune riserve all'integrazione scolastica di questi bambini ed adolescenti, se ciò va a detrimento dell'educazione richiesta. Nessuno nega che la pluralità di culture è una ricchezza in sé stessa e che una scuola pluriculturale, con un progetto appropriato e con mezzi, sostegni e risorse imprescindibili, possa essere un arricchimento per tutti gli alunni. Ma non si sa ancora come realizzarlo e manca la preparazione necessaria per lavorare educativamente questa situazione.
    Siamo davanti ad un problema molto complesso, è certo. Il fenomeno migratorio attuale, come la popolazione gitana (zingaresca), ha alcune caratteristiche originali che si devono tenere presenti in qualunque progetto curricolare che si realizzi.
    In tutti i casi, le proposte educative per fare fronte a questo problema, più economico e sociale che pedagogico, sono colme di difficoltà che chiamano in causa tanto gli studi sociologici come l'esperienza quotidiana degli insegnanti.
    Ma se è necessaria, benché costosa, la promozione degli alunni e delle alunne di ambienti emarginati, con culture originarie proprie, la presenza pluriculturale nella scuola è soprattutto interessante per tutti gli alunni autoctoni che hanno nell'aula l'opportunità di praticare il rispetto, l'accoglienza, la tolleranza ed il dialogo, con un compagno di cultura, etnia o religione, differenti. Le dimostrazioni di intolleranza, razzismo e xenofobia verso certi gruppi d’immigrati che si osservano nella società, sono indicative della necessità di educare a partire da una prospettiva nuova ed aperta nei centri scolastici.
    Su questo tema conviene osservare quelli che ci precedono nella riflessione e nell'esperienza. Nei paesi dell'Europa con immigrazione più stabile, si è fatto un’evoluzione nelle programmazioni educative.
     In un primo momento l'obiettivo fu accogliere i figli degli immigrati nella scuola, favorendo la loro scolarizzazione. I programmi per questi bambini stranieri si basavano sul principio dell'assimilazione, per il quale la cultura dominante del paese di accoglienza si offriva ed imponeva a chi accedeva al sistema educativo.
    In seguito, osservando i problemi che questi alunni presentavano, emerse la necessità di rispondere alle loro deficienze mediante attività di educazione compensatoria.
   Attualmente l'impegno è concepire ed elaborare un'educazione con un messa a fuoco interculturale, sostenuta dal principio dell'integrazione e diretta a tutta la popolazione scolastica, compresa l'autoctona.
   L'educazione interculturale parte dal fatto sociologico dell'esistenza di differenti gruppi culturali, uno maggioritario ed altri minoritari, si basa sul diritto di tutti i cittadini a che sia rispettata la loro cultura, ed implica il riconoscimento delle culture presenti nell'ambito della scuola, come la valutazione positiva che suppone la relazione reciproca tra esse.
    Nella prospettiva dell'educazione interculturale, ha una speciale importanza per la scuola la conoscenza dell'ambiente: situazione socioeconomica e culturale delle famiglie, carenze e necessità, il loro atteggiamento davanti all'integrazione. Tutti questi dati devono tenersi in conto segnando gli obiettivi educativi degli alunni provenienti da quell'ambiente. Ma l'azione educativa sarà insufficiente se non si procurano aiuti sociali che coprano necessità basilari e se non si stabiliscono programmi di formazione familiare, diretti specialmente ai genitori.
   Conviene anche segnalare, per le conseguenze che implica, l'influsso che possono avere i mezzi di comunicazione sociale, specialmente la radio e la televisione, nella sensibilizzazione della società davanti al problema dell'immigrazione e nell'adeguata messa a fuoco dell'educazione interculturale.
    La scuola, i professori ed i genitori, in questo tema come in tanti altri, dovranno essere attenti ai messaggi che propongono i mezzi, con atteggiamento critico, ed aiutare le nuove generazioni, perché si pongano con lo stesso atteggiamento, per potere analizzare e valutare le notizie date.  

1. LA DIMENSIONE INTERCULTURALE DELL'EDUCAZIONE  

    L'educazione interculturale sottolinea, in primo luogo, il riconoscimento e la valutazione di tutte le culture presenti nel contesto e nell’ambiente della scuola, e l'arricchimento mutuo che questo fatto suppone in tutto il processo educativo. È ancora un campo poco esplorato, nel quale si sono aperte vie importanti di investigazione-azione, con diversi modelli e focalizzazioni, nei vari programmi messi in marcia.
    Secondo gli esperti, una delle finalità più opportune dell'educazione interculturale è quella di preparare tutti gli alunni, anche gli autoctoni, a comprendere, ad adattarsi e a trovarsi bene in una società pluriculturale. Ciò implica incorporare questa messa a fuoco nel Progetto Educativo e sviluppare nell'aula e nella scuola una serie di attività che facilitino la conoscenza delle differenti culture presenti, lo stimolo di atteggiamenti favorevoli davanti alla diversità, lo sradicamento di pregiudizi e, naturalmente, programmi specifici di apprendimento della lingua o lingue del paese di accoglienza, per i bambini stranieri.
     Un'altra delle finalità dell'educazione interculturale è quella di ottenere un alto grado di uguaglianza di opportunità per i bambini e le bambine provenienti dalle minoranze generalmente emarginate. Benché questo impegno richieda politiche sociali globali, non c'è dubbio che l'educazione può apportare una base importante mediante la possibilità reale di adattamenti curricolari, e gli appoggi qualificati che possano contribuire a quella meta educativa e sociale.
    In questo senso sembrano necessarie alcuni misure di attuazione per il miglioramento della qualità dell'insegnamento:  

* L'attenzione fin dall’inizio ai gruppi infantili con rischio di problemi di apprendimento.
* La considerazione speciale del gruppo dei docenti che attendono alunni con probabilità di fallimento scolare, favorendo licenze di studio ed appoggi alla ricerca.
* La presenza di professori “specialisti” nelle scuole rurali unite e nei centri d’integrazione di alunni con necessità educative speciali.
* L'offerta di programmi specifici, diretti alla formazione dei professori, che lavorano con alunni appartenenti a minoranze emarginate.
* L'incremento di programmi per la formazione di persone adulte.
* L’impiego di meccanismi compensatori.

    Queste misure devono essere applicate in modo uguale nei centri pubblici e nei centri privati che facciano la stessa opzione di uguale opportunità.
    Ma, come in tutti i campi, affinché le finalità dichiarate non rimangano solo buone intenzioni e siano davvero operative dovranno convertirsi in programmi molto concreti e ben pianificati che soddisfino: la formazione in abilità comunicative, l'educazione per la conoscenza reciproca, l'educazione per l'integrazione, etc. Tutto ciò richiede un'analisi della realtà scolare e dell'ambiente socioculturale per scoprire le necessità, ed alcuni programmi specifici per rispondervi.
    Due elementi sono essenziali affinché l'educazione intercultural continui a fare strada nella scuola: il curriculum ed il corpo insegnante. Un curriculum aperto, flessibile, con possibilità di adattamento, ed un corpo insegnante animato, preparato e con mezzi didattici. La comunicazione tra i centri è anche necessaria.
    È utile dire che l'educazione interculturale, oltre i suoi aspetti tecnici che richiedono investigazione e confronto dei progetti che si stanno realizzando con questa messa a fuoco, ha il suo fondamento in un vero umanesimo. Da questa prospettiva si considera ogni alunno come persona nella sua singolarità, si facilita la conoscenza immediata ed affettiva dei visi umani distinti, s’impara a lavorare ed a giocare insieme, si suscita la necessità di costruire tra tutti, passo dopo passo, un futuro migliore, più fraterno e participativo, si facilita un dialogo permanente. L'educazione interculturale si potrà raggiungere con programmi concreti, ma soprattutto con l'esperienza scolare educativa.  

2. LA SFIDA DELL'EDUCAZIONE INTERCULTURALE NEI NOSTRI PAESI  

     È sempre più evidente che la nostra società è pluriculturale. Ed in una società come la nostra, l'educazione ha un doppio compito: da un lato, integrare ognuno degli individui nel proprio luogo culturale attraverso la lingua, le tradizioni, le maniere di riferirsi, i modi di interpretare la realtà, i valori più significativi, le forme di sentire, etc. Ma l'educazione non può ignorare che deve preparare anche ogni persona a vivere responsabilmente in un contesto pluriculturale, e questo deve essere un importante obiettivo da ottenere.
    Benché questa circostanza abbia un enorme interesse educativo, in questi momenti vogliamo porre l'attenzione nella sfida che suppone per la nostra scuola la presenza nel nostro paese delle culture minoritarie emarginate.
    Oggi l’emigrazione, quest'esperienza dolorosa e profondamente umana, acquisisce un significato speciale in Spagna, dato che in poco tempo si è invertita la tendenza: da essere un paese di emigrazione, pochi anni fa, siamo passati a ricevere immigranti che provengono da situazioni davvero drammatiche. In questo momento, è necessario tenere conto e valutare una serie di constatazioni significative, a proposito del problema sociale relativo al campo dell'educazione.
     L'arrivo (e la residenza) di persone di distinte etnie, culture e religioni, sempre minoritarie e, in generale, di paesi del terzo Mondo, è crescente, progressivo ed inarrestabile.
     Questo fenomeno, constatato in tutta l'Europa comunitaria, è più preoccupante nel nostro paese perché i trattati e compromessi comunitari esigono una certa distribuzione equa delle percentuali d’immigrazione.
     Questi bambini e bambine, preadolescenti ed adolescenti, di famiglie immigrati, devono accedere per diritto proprio, e stanno facendolo ogni volta in maggiore numero, ad un posto a scuola, e questo crea una situazione nuova in molte scuole pubbliche o private: nello stesso spazio ed orario scolastico devono convivere ed imparare insieme alunni di distinte etnie, culture e religioni proprie, ed alcune molto ridotte come numero.
     Questo fatto esige che la scuola riproponga il suo intervento educativo on-line interculturale per non fallire nei processi di apprendimento e nella socializzazione di tutti i bambini. Avendo presente, come obiettivo, l'integrazione armonica, che significa formare tutti gli alunni nella disposizione mutua di dare ed accettare, con atteggiamento positivo di riconoscimento, e della ricchezza che suppone, la diversità.
      Data la precarietà socioeconomica e la marginalità che soffrono i gruppi etnici e culturali, provenienti dai paesi del Terzo Mondo, deve rispondere a diversi obiettivi: risolvere i loro problemi di abitazione, sanità, lavoro; favorire la partecipazione attiva di quegli impegnati nella ricerca di soluzioni; fomentare un maggiore grado di conoscenza, comprensione, convivenza tra i differenti gruppi culturali.
     Il coordinamento reciproco tra le differenti politiche globali e la scuola sarà, senza dubbio, un fattore molto positivo per l'integrazione.
      A partire dalle esperienze che esistono già, possiamo affermare che la presenza di bambini provenienti dall'immigrazione, implica differenti difficoltà:
      Una serie di difficoltà, per le deficienze che questi alunni hanno, incorporandosi al sistema educativo spagnolo: basso livello d’istruzione iniziale, ignoranza delle lingue ufficiali dello Stato in ogni luogo, situazione di svantaggio socioculturale, scarsa autostima, tendenza all'isolamento individuale o rinchiudersi nel piccolo gruppo etnico marginale.
     Un'altra difficoltà la provoca l'atteggiamento di riserva, rifiuto o inibizione, esplicita o nascosta, negli alunni autoctoni davanti ai loro compagni differenti. Il problema si aggrava quando il sentimento di rifiuto è accresciuto nella propria famiglia e, a volte, nei mezzi di comunicazione.
     Lo status migratorio unito alla marginalità socioeconomica e la coscienza di appartenenza ad una minoranza culturale marginale e, a volte, minacciata, suppongono alcune caratteristiche che la comunità educativa deve potere accettare, comprendere ed integrare nella proposta educativa.  

3.  RACCOMANDAZIONI  

    Davanti alla situazione sociale e pluriculturale della nostra società che suppone una nuova sfida per l'educazione, osiamo fare alcune proposte affinché, se si considera opportuno, siano prese in considerazione.
    Queste proposte dovranno essere necessariamente differenti se si riferiscono ai centri che non hanno alunni di minoranze marginali, o se si considerano i centri che hanno già scolaresche con minoranze provenienti dall'immigrazione dei paesi del Terzo Mondo.
     Nel primo caso, potrebbe sembrare che il tema dell'interculturazione non li tocchi, tuttavia, educare per una società pluriculturale è qualcosa di ineludibile nel momento presente. Nel caso dei centri che hanno iniziato già un'esperienza di interculturazione, la raccomandazione è che si consolidi e si faccia conoscere ampiamente il frutto dell'esperienza.  

CENTRI CHE NON HANNO MAGGIORANZA DI ALUNNI DI MINORANZE ETNICHE, CULTURALI O RELIGIOSE. 

1. Offrire nel Progetto Educativo un'offerta di valori etici che contribuisca all'accoglienza ed integrazione delle minoranze etniche e culturali residenti nel nostro paese.  

    Ogni comunità educativa vedrà quali valori possono contribuire a questa messa a fuoco. Possono aiutare, ed orientare nella riflessione, i criteri di base che configurano la dimensione interculturale dell'educazione: la centralità di ogni essere umano, l'accettazione delle differenze come fattore di maturazione, lo stimolo di una coscienza critica capace di analizzare e comprendere le cause che provocano le emigrazioni, la coltivazione metodologica del dialogo, la priorità della solidarietà operativa,...  

2. Inserire nella formazione dei professori la tematica dell'educazione interculturale.  

    Tutti constatiamo che la società è sempre più complessa, e, tra i diversi fattori che si relazionano tra loro, uno di questi è la diversità di gruppi culturali ed etnici. La coscienza dell'identità e specificità culturale di ogni collettivo, sempre di più viva, mette questi gruppi in tensione dialettica, a volte conflittuale, con la cultura maggioritaria dominante. La pretesa assimilazione culturale che poté valere in altri momenti, deve cedere il passo all'integrazione e al riconoscimento delle differenti culture che esistono nella società, e non c'è dubbio che l'educazione ha un compito importante da realizzare in questo impegno. Perciò, la formazione del corpo docente è imprescindibile.
    Non basta la buona volontà. È necessario che i professori si preparino per ricevere e comprendere i loro alunni, le loro famiglie, i loro colleghi provenienti da altri paesi; che rispettino la diversità delle lingue, i modi di vita, i progetti, i comportamenti, le religioni; che possano maneggiare i conflitti che sorgono e sappiano approfittare di essi per arricchire culturalmente ognuno. In realtà la formazione dei professori è la chiave dell'educazione interculturale.  

3. Essere disposti alla scolarizzazione dei bambini e delle bambine delle minoranze culturali provenienti dall'immigrazione.  

     La domanda sarà differente secondo l'ubicazione di ogni centro scolastico. Questo è ovvio. Ma non si possono creare difficoltà alle richieste che possono giungere, anche se si prevedono complicazioni e si  pensa di trovare giustificate resistenze.
     È certo che la società chiede qualità educativa. Qui si tratta è d’incorporare l'interculturalità con responsabilità e preparazione, affinché si incida anche positivamente sulla qualità educativa che pretendiamo.  

CENTRI CHE HANNO GIÀ IN MODO SIGNIFICATIVO ALUNNI PROVENIENTI DA MINORANZE ETNICHE E CULTURALI  

1. Coinvolgere l’ambiente e tutta la comunità scolastica, nella sfida che suppone l'incorporazione di un alunnato proveniente da minoranze, tanto per tutti gli alunni, compresi gli autoctoni, come per l'organizzazione del centro e per i professori.  

    La prima previsione è l'inserimento adeguato di ogni  alunno immigrato ai livelli educativi. Quanto prima bisogna conoscere e valutare gli ostacoli e le difficoltà che rendono difficile l'incorporazione: mancanza di conoscenza della lingua del paese di accoglienza, tendenza all'autoisolamento, etc., ed impiantare programmi che sblocchino la situazione di emarginazione e facilitino la pronta normalizzazione. Un'altra determinazione è concretizzare il modo ed il grado di incorporazione nella scuola delle espressioni della cultura di origine. Un'altra, come lavorare praticamente per la comprensione e l’accettazione delle differenze.
    L’aiuto dei professori di sostegno è assolutamente imprescindibile per potere portare avanti una proposta educativa d’interculturalità.
     È anche necessaria un'organizzazione scolastica che dia risposta alle necessità concrete di questi alunni: analisi della situazione personale e scolare di ogni bambino/a, programma specifico individuale o di piccolo gruppo per compensare le loro deficienze, metodologia adeguata, corpo insegnante qualificato per l'intervento specifico.
    Contemporaneamente, si devono fomentare in tutti gli alunni atteggiamenti di rispetto e stima della diversità culturale, in modo che ne risulti una convivenza arricchente.
 

2. Inserire nel Progetto educativo la messa a fuoco dell'educazione interculturale: un'educazione per tutti gli alunni, l'introduzione di elementi interculturali nei piani curricolari e nelle programmazioni, la previsione di adattamenti curricolari, l'incorporazione di programmi specifici per l'apprendimento della lingua comune.  

    Nel Progetto educativo deve emergere chiaro il sistema di valori per il quale la scuola opta, le possibilità e i limiti d’integrazione degli alunni immigranti, in modo che la qualità educativa rimanga assicurata per tutti, la relazione col contesto, etc.
    Dobbiamo essere coscienti che l'educazione interculturale coinvolge tutto il centro scolastico, dagli obiettivi, ai programmi, alle forme di lavorare. A poco a poco, la Direzione e i gruppi di professori continueranno ad introdurre nel Progetto curricolare nuovi elementi d’interculturalità, a partire dalla necessità e dall'esperienza scolastica.  

3. Stabilire una rete di centri scolastici che hanno già esperienza con bambini e bambini di minoranze etniche e culturali. Questa rete di comunicazione a livello di zona, di città, di comunità autonome, avrà come obiettivo unire gli sforzi e studiare progetto comuni.

     Possibili indicazioni per lavorare assieme potrebbero essere queste: formazione dei professori, sviluppo del curriculum scolare, aspetti di organizzazione, difficoltà sorte a partire dal luogo d'origine di alunni/e.
    Alcuni temi da studiare assieme potrebbero essere: Elementi e valori culturali delle minoranze presenti in ogni scuola; Profilo degli alunni d’immigrazione; metodologie specifiche d’intervento in aula, metodologie che potenzino la socializzazione dei bambini e facilitino la riduzione di pregiudizi.
    La formazione dei professori deve realizzarsi tanto a livello teorico come a quello pratico. In questo senso si potrebbero organizzare gruppi di profess
ori dei vari centri, con un programma di riflessione ed azione, che includa una cornice di formazione teorica.

                                                                                                                                       Ángel Astorgano Ruiz
                                                                                                                                   Segretario generale OIEC

Madrid, 23 aprile di 2005.

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S T O R I A

 
   1984     Barcelona     I  Olimpiada sportiva
   1988     Turín    II  Olimpiada sportiva
   1992     Lyon   III Olimpiada sportiva
   1997     Madrid   IV  Olimpiada sportiva
   2000     Turín - Villa Brea    V  Olimpiada sportiva
   2004     Gavà   VI  Olimpiada sportiva
   2008     Lione   VII  Olimpiada sportiva