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I N T E R V E N T O
D I A N G E L O A S T O R G A N O |
EDUCAZIONE INTERCULTURALE:
Una sfida della società pluralista
0. INTRODUZIONE
La crescente presenza di minoranze etniche, culturali e religiose
nei nostri paesi e la sua incidenza nell'ambito della scuola è una
sfida di grande attualità per le comunità educative delle nostre
istituzioni scolastiche.
L'arrivo di numerose persone, provenienti da paesi meno
sviluppati che cercano nel nostro condizioni di vita più dignitosa,
è una realtà visibile che ha notevole ripercussione nel sistema
educativo, non solo nel suo aspetto quantitativo bensì (soprattutto)
qualitativo.
Vicino a questo fenomeno sociale innovativo che reclama
attenzione, bisogna situare anche le minoranze culturali che fanno
parte delle nostre società da vari secoli e che rimangono in
situazione di marginalità, senza avere usufruito sufficientemente
delle proposte educative che si sono offerte. Il paese gitano
(zingari) è un paradigma di questa situazione, che continua
reclamando un'attuazione coordinata e globale, orientata alla
costituzione di un futuro più giusto.
L'educazione dei bambini e delle bambine di minoranze
etniche, culturali o religiose, non è una concessione che si è fatta
aprendo loro le porte delle nostre scuole, bensì un diritto che essi
hanno, riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti umani:
"L'educazione deve abilitare tutte le persone perché possano
partecipare effettivamente ad una società libera e favorire la
comprensione, la tolleranza e l'amicizia tra tutte le nazioni e tra
tutti i gruppi razziali” Art. 13.1).
Possiamo affermare che attualmente, esiste una
crescente sensibilizzazione non solo per la scolarizzazione dei
bambini e delle bambine delle minoranze, ma anche per quello che è e
suppone l'educazione interculturale per ottenere una vera educazione
integrale di tutti gli alunni. Per la scuola è una sfida pedagogica
rispondere sempre di più alla domanda di una società pluriculturale,
nella quale la cultura dominante non può ignorare, né tacere, le
culture minoritarie.
Felicemente, si sta anche creando sempre più intensa la
coscienza collettiva di quello che costituisce l'identità culturale
in ogni essere umano, nel suo processo di socializzazione e
sviluppo. I diritti inerenti alla dignità umana hanno un aspetto
culturale che non può essere dimenticato nelle programmazioni
educative.
Vicino ad alcune considerazioni di carattere più tecnico, che
richiedono investigazione e studio delle soluzioni pratiche, nel
nostro paese e nei paesi simili al nostro, si deve aumentare la
sensibilità sociale delle comunità educative, per scoprire e ridurre
le difficoltà degli alunni nella scuola, appartenenti a quelle
minoranze che, contemporaneamente, sono socio-economicamente gruppi
sfavoriti.
È evidente che il corpo insegnante non si sente
sufficientemente preparato per affrontare una domanda che può essere
progressiva. Anche i genitori degli alunni, molto preoccupati per la
qualità dell'insegnamento, possono manifestare alcune riserve
all'integrazione scolastica di questi bambini ed adolescenti, se ciò
va a detrimento dell'educazione richiesta. Nessuno nega che la
pluralità di culture è una ricchezza in sé stessa e che una scuola
pluriculturale, con un progetto appropriato e con mezzi, sostegni e
risorse imprescindibili, possa essere un arricchimento per tutti gli
alunni. Ma non si sa ancora come realizzarlo e manca la preparazione
necessaria per lavorare educativamente questa situazione.
Siamo davanti ad un problema molto complesso, è certo. Il
fenomeno migratorio attuale, come la popolazione gitana
(zingaresca), ha alcune caratteristiche originali che si devono
tenere presenti in qualunque progetto curricolare che si realizzi.
In tutti i casi, le proposte educative per fare fronte a
questo problema, più economico e sociale che pedagogico, sono colme
di difficoltà che chiamano in causa tanto gli studi sociologici come
l'esperienza quotidiana degli insegnanti.
Ma se è necessaria, benché costosa, la promozione degli
alunni e delle alunne di ambienti emarginati, con culture originarie
proprie, la presenza pluriculturale nella scuola è soprattutto
interessante per tutti gli alunni autoctoni che hanno nell'aula
l'opportunità di praticare il rispetto, l'accoglienza, la tolleranza
ed il dialogo, con un compagno di cultura, etnia o religione,
differenti. Le dimostrazioni di intolleranza, razzismo e xenofobia
verso certi gruppi d’immigrati che si osservano nella società, sono
indicative della necessità di educare a partire da una prospettiva
nuova ed aperta nei centri scolastici.
Su questo tema conviene osservare quelli che ci precedono
nella riflessione e nell'esperienza. Nei paesi dell'Europa con
immigrazione più stabile, si è fatto un’evoluzione nelle
programmazioni educative.
In un primo momento l'obiettivo fu accogliere i figli
degli immigrati nella scuola, favorendo la loro scolarizzazione. I
programmi per questi bambini stranieri si basavano sul principio
dell'assimilazione, per il quale la cultura dominante del paese di
accoglienza si offriva ed imponeva a chi accedeva al sistema
educativo.
In seguito, osservando i problemi che questi alunni
presentavano, emerse la necessità di rispondere alle loro deficienze
mediante attività di educazione compensatoria.
Attualmente l'impegno è concepire ed elaborare un'educazione con un
messa a fuoco interculturale, sostenuta dal principio
dell'integrazione e diretta a tutta la popolazione scolastica,
compresa l'autoctona.
L'educazione interculturale parte dal fatto sociologico
dell'esistenza di differenti gruppi culturali, uno maggioritario ed
altri minoritari, si basa sul diritto di tutti i cittadini a che sia
rispettata la loro cultura, ed implica il riconoscimento delle
culture presenti nell'ambito della scuola, come la valutazione
positiva che suppone la relazione reciproca tra esse.
Nella prospettiva dell'educazione interculturale, ha una
speciale importanza per la scuola la conoscenza dell'ambiente:
situazione socioeconomica e culturale delle famiglie, carenze e
necessità, il loro atteggiamento davanti all'integrazione. Tutti
questi dati devono tenersi in conto segnando gli obiettivi educativi
degli alunni provenienti da quell'ambiente. Ma l'azione educativa
sarà insufficiente se non si procurano aiuti sociali che coprano
necessità basilari e se non si stabiliscono programmi di formazione
familiare, diretti specialmente ai genitori.
Conviene anche segnalare, per le conseguenze che implica,
l'influsso che possono avere i mezzi di comunicazione sociale,
specialmente la radio e la televisione, nella sensibilizzazione
della società davanti al problema dell'immigrazione e nell'adeguata
messa a fuoco dell'educazione interculturale.
La scuola, i professori ed i genitori, in questo tema come in
tanti altri, dovranno essere attenti ai messaggi che propongono i
mezzi, con atteggiamento critico, ed aiutare le nuove generazioni,
perché si pongano con lo stesso atteggiamento, per potere analizzare
e valutare le notizie date.
1. LA DIMENSIONE INTERCULTURALE DELL'EDUCAZIONE
L'educazione interculturale sottolinea, in primo luogo, il
riconoscimento e la valutazione di tutte le culture presenti nel
contesto e nell’ambiente della scuola, e l'arricchimento mutuo che
questo fatto suppone in tutto il processo educativo. È ancora un
campo poco esplorato, nel quale si sono aperte vie importanti di
investigazione-azione, con diversi modelli e focalizzazioni, nei
vari programmi messi in marcia.
Secondo gli esperti, una delle finalità più opportune
dell'educazione interculturale è quella di preparare tutti gli
alunni, anche gli autoctoni, a comprendere, ad adattarsi e a
trovarsi bene in una società pluriculturale. Ciò implica incorporare
questa messa a fuoco nel Progetto Educativo e sviluppare nell'aula e
nella scuola una serie di attività che facilitino la conoscenza
delle differenti culture presenti, lo stimolo di atteggiamenti
favorevoli davanti alla diversità, lo sradicamento di pregiudizi e,
naturalmente, programmi specifici di apprendimento della lingua o
lingue del paese di accoglienza, per i bambini stranieri.
Un'altra delle finalità dell'educazione interculturale
è quella di ottenere un alto grado di uguaglianza di opportunità per
i bambini e le bambine provenienti dalle minoranze generalmente
emarginate. Benché questo impegno richieda politiche sociali
globali, non c'è dubbio che l'educazione può apportare una base
importante mediante la possibilità reale di adattamenti curricolari,
e gli appoggi qualificati che possano contribuire a quella meta
educativa e sociale.
In questo senso sembrano necessarie alcuni misure di
attuazione per il miglioramento della qualità dell'insegnamento:
*
L'attenzione fin dall’inizio ai gruppi infantili con rischio di
problemi di apprendimento.
* La considerazione speciale del gruppo dei docenti che attendono
alunni con probabilità di fallimento scolare, favorendo licenze di
studio ed appoggi alla ricerca.
* La presenza di professori “specialisti” nelle scuole rurali unite
e nei centri d’integrazione di alunni con necessità educative
speciali.
* L'offerta di programmi specifici, diretti alla formazione dei
professori, che lavorano con alunni appartenenti a minoranze
emarginate.
* L'incremento di programmi per la formazione di persone adulte.
* L’impiego di meccanismi compensatori.
Queste misure devono essere applicate in modo uguale nei
centri pubblici e nei centri privati che facciano la stessa opzione
di uguale opportunità.
Ma, come in tutti i campi, affinché le finalità dichiarate
non rimangano solo buone intenzioni e siano davvero operative
dovranno convertirsi in programmi molto concreti e ben pianificati
che soddisfino: la formazione in abilità comunicative, l'educazione
per la conoscenza reciproca, l'educazione per l'integrazione, etc.
Tutto ciò richiede un'analisi della realtà scolare e dell'ambiente
socioculturale per scoprire le necessità, ed alcuni programmi
specifici per rispondervi.
Due elementi sono essenziali affinché l'educazione
intercultural continui a fare strada nella scuola: il curriculum ed
il corpo insegnante. Un curriculum aperto, flessibile, con
possibilità di adattamento, ed un corpo insegnante animato,
preparato e con mezzi didattici. La comunicazione tra i centri è
anche necessaria.
È utile dire che l'educazione interculturale, oltre i suoi
aspetti tecnici che richiedono investigazione e confronto dei
progetti che si stanno realizzando con questa messa a fuoco, ha il
suo fondamento in un vero umanesimo. Da questa prospettiva si
considera ogni alunno come persona nella sua singolarità, si
facilita la conoscenza immediata ed affettiva dei visi umani
distinti, s’impara a lavorare ed a giocare insieme, si suscita la
necessità di costruire tra tutti, passo dopo passo, un futuro
migliore, più fraterno e participativo, si facilita un dialogo
permanente. L'educazione interculturale si potrà raggiungere con
programmi concreti, ma soprattutto con l'esperienza scolare
educativa.
2. LA SFIDA DELL'EDUCAZIONE INTERCULTURALE NEI NOSTRI
PAESI
È sempre più evidente che la nostra società è pluriculturale. Ed in
una società come la nostra, l'educazione ha un doppio compito: da un
lato, integrare ognuno degli individui nel proprio luogo culturale
attraverso la lingua, le tradizioni, le maniere di riferirsi, i modi
di interpretare la realtà, i valori più significativi, le forme di
sentire, etc. Ma l'educazione non può ignorare che deve preparare
anche ogni persona a vivere responsabilmente in un contesto
pluriculturale, e questo deve essere un importante obiettivo da
ottenere.
Benché questa circostanza abbia un enorme interesse
educativo, in questi momenti vogliamo porre l'attenzione nella sfida
che suppone per la nostra scuola la presenza nel nostro paese delle
culture minoritarie emarginate.
Oggi l’emigrazione, quest'esperienza dolorosa e profondamente
umana, acquisisce un significato speciale in Spagna, dato che in
poco tempo si è invertita la tendenza: da essere un paese di
emigrazione, pochi anni fa, siamo passati a ricevere immigranti che
provengono da situazioni davvero drammatiche. In questo momento, è
necessario tenere conto e valutare una serie di constatazioni
significative, a proposito del problema sociale relativo al campo
dell'educazione.
L'arrivo (e la residenza) di persone di distinte etnie,
culture e religioni, sempre minoritarie e, in generale, di paesi del
terzo Mondo, è crescente, progressivo ed inarrestabile.
Questo fenomeno, constatato in tutta l'Europa
comunitaria, è più preoccupante nel nostro paese perché i trattati e
compromessi comunitari esigono una certa distribuzione equa delle
percentuali d’immigrazione.
Questi bambini e bambine, preadolescenti ed
adolescenti, di famiglie immigrati, devono accedere per diritto
proprio, e stanno facendolo ogni volta in maggiore numero, ad un
posto a scuola, e questo crea una situazione nuova in molte scuole
pubbliche o private: nello stesso spazio ed orario scolastico devono
convivere ed imparare insieme alunni di distinte etnie, culture e
religioni proprie, ed alcune molto ridotte come numero.
Questo fatto esige che la scuola riproponga il suo
intervento educativo on-line interculturale per non fallire nei
processi di apprendimento e nella socializzazione di tutti i
bambini. Avendo presente, come obiettivo, l'integrazione armonica,
che significa formare tutti gli alunni nella disposizione mutua di
dare ed accettare, con atteggiamento positivo di riconoscimento, e
della ricchezza che suppone, la diversità.
Data la precarietà socioeconomica e la
marginalità che soffrono i gruppi etnici e culturali, provenienti
dai paesi del Terzo Mondo, deve rispondere a diversi obiettivi:
risolvere i loro problemi di abitazione, sanità, lavoro; favorire la
partecipazione attiva di quegli impegnati nella ricerca di
soluzioni; fomentare un maggiore grado di conoscenza, comprensione,
convivenza tra i differenti gruppi culturali.
Il coordinamento reciproco tra le differenti politiche
globali e la scuola sarà, senza dubbio, un fattore molto positivo
per l'integrazione.
A partire dalle esperienze che esistono già,
possiamo affermare che la presenza di bambini provenienti
dall'immigrazione, implica differenti difficoltà:
Una serie di difficoltà, per le deficienze che
questi alunni hanno, incorporandosi al sistema educativo spagnolo:
basso livello d’istruzione iniziale, ignoranza delle lingue
ufficiali dello Stato in ogni luogo, situazione di svantaggio
socioculturale, scarsa autostima, tendenza all'isolamento
individuale o rinchiudersi nel piccolo gruppo etnico marginale.
Un'altra difficoltà la provoca l'atteggiamento di
riserva, rifiuto o inibizione, esplicita o nascosta, negli alunni
autoctoni davanti ai loro compagni differenti. Il problema si
aggrava quando il sentimento di rifiuto è accresciuto nella propria
famiglia e, a volte, nei mezzi di comunicazione.
Lo status migratorio unito alla marginalità
socioeconomica e la coscienza di appartenenza ad una minoranza
culturale marginale e, a volte, minacciata, suppongono alcune
caratteristiche che la comunità educativa deve potere accettare,
comprendere ed integrare nella proposta educativa.
3. RACCOMANDAZIONI
Davanti alla situazione sociale e pluriculturale della nostra
società che suppone una nuova sfida per l'educazione, osiamo fare
alcune proposte affinché, se si considera opportuno, siano prese in
considerazione.
Queste proposte dovranno essere necessariamente differenti se
si riferiscono ai centri che non hanno alunni di minoranze
marginali, o se si considerano i centri che hanno già scolaresche
con minoranze provenienti dall'immigrazione dei paesi del Terzo
Mondo.
Nel primo caso, potrebbe sembrare che il tema dell'interculturazione
non li tocchi, tuttavia, educare per una società pluriculturale è
qualcosa di ineludibile nel momento presente. Nel caso dei centri
che hanno iniziato già un'esperienza di interculturazione, la
raccomandazione è che si consolidi e si faccia conoscere ampiamente
il frutto dell'esperienza.
CENTRI CHE NON HANNO MAGGIORANZA DI ALUNNI DI
MINORANZE ETNICHE, CULTURALI O RELIGIOSE.
1. Offrire nel Progetto Educativo un'offerta di
valori etici che contribuisca all'accoglienza ed integrazione delle
minoranze etniche e culturali residenti nel nostro paese.
Ogni comunità educativa vedrà quali valori possono contribuire a
questa messa a fuoco. Possono aiutare, ed orientare nella
riflessione, i criteri di base che configurano la dimensione
interculturale dell'educazione: la centralità di ogni essere umano,
l'accettazione delle differenze come fattore di maturazione, lo
stimolo di una coscienza critica capace di analizzare e comprendere
le cause che provocano le emigrazioni, la coltivazione metodologica
del dialogo, la priorità della solidarietà operativa,...
2. Inserire nella formazione dei professori la
tematica dell'educazione interculturale.
Tutti constatiamo che la società è sempre più complessa, e, tra i
diversi fattori che si relazionano tra loro, uno di questi è la
diversità di gruppi culturali ed etnici. La coscienza dell'identità
e specificità culturale di ogni collettivo, sempre di più viva,
mette questi gruppi in tensione dialettica, a volte conflittuale,
con la cultura maggioritaria dominante. La pretesa assimilazione
culturale che poté valere in altri momenti, deve cedere il passo
all'integrazione e al riconoscimento delle differenti culture che
esistono nella società, e non c'è dubbio che l'educazione ha un
compito importante da realizzare in questo impegno. Perciò, la
formazione del corpo docente è imprescindibile.
Non basta la buona volontà. È necessario che i professori si
preparino per ricevere e comprendere i loro alunni, le loro
famiglie, i loro colleghi provenienti da altri paesi; che rispettino
la diversità delle lingue, i modi di vita, i progetti, i
comportamenti, le religioni; che possano maneggiare i conflitti che
sorgono e sappiano approfittare di essi per arricchire culturalmente
ognuno. In realtà la formazione dei professori è la chiave
dell'educazione interculturale.
3. Essere disposti alla scolarizzazione dei bambini e
delle bambine delle minoranze culturali provenienti
dall'immigrazione.
La domanda sarà differente secondo l'ubicazione di ogni centro
scolastico. Questo è ovvio. Ma non si possono creare difficoltà alle
richieste che possono giungere, anche se si prevedono complicazioni
e si pensa di trovare giustificate resistenze.
È certo che la società chiede qualità educativa. Qui si
tratta è d’incorporare l'interculturalità con responsabilità e
preparazione, affinché si incida anche positivamente sulla qualità
educativa che pretendiamo.
CENTRI CHE HANNO GIÀ IN MODO SIGNIFICATIVO ALUNNI
PROVENIENTI DA MINORANZE ETNICHE E CULTURALI
1. Coinvolgere l’ambiente e tutta la comunità
scolastica, nella sfida che suppone l'incorporazione di un alunnato
proveniente da minoranze, tanto per tutti gli alunni, compresi gli
autoctoni, come per l'organizzazione del centro e per i professori.
La prima previsione è l'inserimento adeguato di ogni alunno
immigrato ai livelli educativi. Quanto prima bisogna conoscere e
valutare gli ostacoli e le difficoltà che rendono difficile
l'incorporazione: mancanza di conoscenza della lingua del paese di
accoglienza, tendenza all'autoisolamento, etc., ed impiantare
programmi che sblocchino la situazione di emarginazione e facilitino
la pronta normalizzazione. Un'altra determinazione è concretizzare
il modo ed il grado di incorporazione nella scuola delle espressioni
della cultura di origine. Un'altra, come lavorare praticamente per
la comprensione e l’accettazione delle differenze.
L’aiuto dei professori di sostegno è assolutamente
imprescindibile per potere portare avanti una proposta educativa d’interculturalità.
È anche necessaria un'organizzazione scolastica che dia
risposta alle necessità concrete di questi alunni: analisi della
situazione personale e scolare di ogni bambino/a, programma
specifico individuale o di piccolo gruppo per compensare le loro
deficienze, metodologia adeguata, corpo insegnante qualificato per
l'intervento specifico.
Contemporaneamente, si devono fomentare in tutti gli alunni
atteggiamenti di rispetto e stima della diversità culturale, in modo
che ne risulti una convivenza arricchente.
2. Inserire nel Progetto educativo la messa a fuoco
dell'educazione interculturale: un'educazione per tutti gli alunni,
l'introduzione di elementi interculturali nei piani curricolari e
nelle programmazioni, la previsione di adattamenti curricolari,
l'incorporazione di programmi specifici per l'apprendimento della
lingua comune.
Nel Progetto educativo deve emergere chiaro il sistema di valori per
il quale la scuola opta, le possibilità e i limiti d’integrazione
degli alunni immigranti, in modo che la qualità educativa rimanga
assicurata per tutti, la relazione col contesto, etc.
Dobbiamo essere coscienti che l'educazione interculturale
coinvolge tutto il centro scolastico, dagli obiettivi, ai programmi,
alle forme di lavorare. A poco a poco, la Direzione e i gruppi di
professori continueranno ad introdurre nel Progetto curricolare
nuovi elementi d’interculturalità, a partire dalla necessità e
dall'esperienza scolastica.
3. Stabilire una rete di centri scolastici che hanno
già esperienza con bambini e bambini di minoranze etniche e
culturali. Questa rete di comunicazione a livello di zona, di città,
di comunità autonome, avrà come obiettivo unire gli sforzi e
studiare progetto comuni.
Possibili indicazioni per lavorare assieme potrebbero
essere queste: formazione dei professori, sviluppo del curriculum
scolare, aspetti di organizzazione, difficoltà sorte a partire dal
luogo d'origine di alunni/e.
Alcuni temi da studiare assieme potrebbero essere: Elementi e
valori culturali delle minoranze presenti in ogni scuola; Profilo
degli alunni d’immigrazione; metodologie specifiche d’intervento in
aula, metodologie che potenzino la socializzazione dei bambini e
facilitino la riduzione di pregiudizi.
La formazione dei professori deve realizzarsi tanto a livello
teorico come a quello pratico. In questo senso si potrebbero
organizzare gruppi di professori dei vari centri, con un programma
di riflessione ed azione, che includa una cornice di formazione
teorica.
Ángel Astorgano Ruiz
Segretario generale OIEC
Madrid, 23 aprile di 2005. |